Non chant per auzel ni per flor è una canso in lingua occitana antica del trovatore Raimbaut d'Aurenga.

Si compone di sei coblas di otto versi di octosyllabes e di una tornada di quattro.

La tradizione filologica accosta il componimento a Can vei la lauzeta mover di Bernart de Ventadorn e a D'Amors qui m'a tolu a moi del trouvère Chrétien de Troyes nei termini di una tenso poetica attorno al tema del cantar d'amore.

Cobla I: «Non chant per auzel ni per flor»

Raimbaut rivendica l'origine del proprio cantare nel solo amore per la donna, in marcata discontinuità con la diffusa abitudine, tra i trovatori suoi contemporanei, a costruire una concordanza lirica con gli elementi naturali.

Tornada: «Carestia, esgauzimen»

Nel 1958, Aurelio Roncaglia propone la lettura di «Carestia» come un senhal per Chrétien de Troyes. Nella sua D'amors qui m'a tolu a moi , Chrétien affronta la vicenda dell'avvelenamento di Tristano in una forma che hai i tratti della risposta a Raimbaut. Tuttavia, sulla base delle riflessioni dello stesso Roncaglia e dell'inverosimile relazione temporale tra le tre canzoni, Costanzo Di Girolamo ritiene che Carestia fosse più probabilmente Bernart de Ventadorn e dunque l'apertura di un envoi per il poeta limosino.

Bibliografia A. Roncaglia, Carestia, in Cultura neolatina vol. 18 (1958) p. 121-138 C. Di Girolamo, I trovatori,Torino, Bollati Boringhieri, 1989

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