Il dialetto bresciano (nome nativo: dialèt bresà o bressà) è, insieme al bergamasco, al cremasco, ai dialetti delle zone confinanti delle province di Cremona e Mantova, un idioma del gruppo orientale della lingua lombarda, appartenente al ceppo delle lingue gallo-italiche. Il bresciano è parlato, nelle sue diverse varietà, nel territorio della provincia di Brescia, nella parte nord-occidentale della provincia di Mantova (Castiglione delle Stiviere, Solferino, Medole, Castel Goffredo, Casalmoro, Asola), in quella sud-occidentale della provincia di Trento, nella valle del Chiese, valli Giudicarie e val Rendena Giovanni Bonfadini, presentazione all'Atlante Lessicale Bresciano.

Caratteristiche principali

La maggior parte del lessico del bresciano ha origini latine, esattamente come nella lingua italiana: infatti, i dialetti del lombardo sono nati dal latino volgare parlato in quei territori abitati al tempo della colonizzazione romana da popolazioni di varie stirpi. Il territorio bresciano in particolare fu sede dei Galli Cenomani che si insediarono a loro volta sovrapponendosi alle popolazioni preesistenti, probabilmente di stirpe affine ai Liguri e agli Euganei nelle valli e da genti di origine etrusca nelle pianure.

Più tardi il territorio bresciano fu invaso dai Longobardi, popolazione germanica originaria della Scandinavia meridionaleJörg Jarnut, Storia dei LongobardiLida Capo, Commento a Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, che hanno lasciato numerose tracce nel lessico.

Nell'evoluzione successiva, il bresciano ha accolto termini provenienti da altre lingue, quali principalmente l'italiano che è ormai conosciuto e parlato dalla totalità della popolazione bresciana e dal quale provengono quasi tutti i neologismi, ma anche il francese (per esempio: söför da chauffeur, conduttore di vettura; oppure pöm da pomme, mela) e in tempi recenti l'inglese (per esempio: fóbal da football, pallone da calcio, gioco del calcio; compiùter da computer, calcolatore elettronico eccetera).

Il dialetto bresciano, come gran parte dei dialetti italiani e delle lingue minoritarie regionali italiane, fino a sessant'anni fa era il linguaggio di ogni giorno e conosciuto da tutti nella provincia di Brescia, poiché poche persone conoscevano un italiano corretto. In particolare modo in provincia, dove fino agli anni sessanta il 70% dell'economia girava attorno all'agricoltura e all'allevamento, il bresciano era l'unico idioma conosciuto. Oggi, seppure permanga in larga misura accanto a un'ampia conoscenza dell'italiano, ha perso quella vasta varietà di vocaboli, chiaramente diversi dall'italiano, che soprattutto in ambito agricolo rendevano classificabile ogni singolo utensile. È possibile sentire vocaboli ormai desueti, in particolare relativi all'ambito agricolo, solo da persone di età avanzata. Tra le generazioni più giovani è in uso un dialetto fortemente contaminato dall'italiano.

Zona di diffusione La distribuzione del bresciano è con buona approssimazione assimilabile con i confini provinciali. Poiché la provincia di Brescia è molto estesa, anche le varietà dialettali sono numerose e risentono delle influenze degli idiomi parlati nelle province confinanti. Nella zona occidentale si risente molto del confinante e affine dialetto bergamasco. Nelle parlate della bassa (territorio pianeggiante a sud della città) è possibile riconoscere l'influsso del cremonese e del mantovano, sebbene siano proprio le parlate dell'alto cremonese e dell'alto mantovano a essere influenzate dal dialetto bresciano. Particolari inflessioni, gerghi, detti e modalità espressive le si possono riconoscere già passando nei diversi comuni come Manerbio, Leno, Bagnolo Mella, Ghedi, Verolavecchia, Quinzano d'Oglio, Pontevico, San Paolo e Orzinuovi in cui certi vocaboli o espressioni comuni al dialetto bresciano vengono spesso riconvertite e fatte proprie; per esempio gnaro/matèl, sòc/s-cèpol, fasöl/mantilì eccetera.

Classificazione Il bresciano appartiene al gruppo delle lingue romanze, e in particolare, essendo un dialetto lombardo, appartiene al ceppo galloitalico. All'interno dei dialetti del lombardo, il bresciano si colloca insieme al bergamasco, al cremasco, al soresinese e alle parlate dell'alto mantovano, fra i dialetti lombardi orientali.

Varianti Le varianti del dialetto bresciano sono molto numerose. In alcuni casi si tratta di semplici variazioni nella pronuncia, ma alcune parlate, come per esempio il lumezzanese, i dialetti della Val Camonica e il gardesano mostrano differenze molto marcate a tal punto da ridurre considerevolmente la mutua comprensibilità. Oltre a queste già elencate, si possono incontrare altre importanti varianti del dialetto bresciano nelle zone della Bassa Bresciana, della Franciacorta, dell'Alto Mantovano ed a Monte Isola (lago d'Iseo).

Fonologia Le seguenti note si basano essenzialmente sulla varietà parlata nell'area urbana di Brescia. I principi generali sono validi anche per le altre varietà del bresciano benché si possano incontrare differenze locali anche notevoli.

Il bresciano ha 9 vocali e 20 consonanti.

Consonanti  bilabialelabiodentaledentalealveolarepostalveolarepalatalevelarelabiale-velareocclusiva          nasale            vibrante              fricativa          affricata              approssimante            laterale            

Le consonanti sonore , , , , , non si trovano mai in finale di parola. Il fonema viene pronunciato [j] se precede una consonante. Questo non accade mai all'interno di una stessa parola in quanto la sequenza +consonante non esiste in bresciano. Per contro, ciò avviene quando il fonema è in posizione finale di una parola che ne precede una che inizia per consonante. Per esempio:

i è nacc a Bèrghem - = sono andati a Bergamo i è nacc vìa - = se ne sono andati

La laterale palatale compare soltanto nella parola englià (traducibile in italiano con di là) e nel verbo sbaglià e rispettive forme coniugate. Esempio: va 'nglià a éder - = vai di là a vedere sbàgliet mìa - = non sbagliarti

I suoni e sono fonemi semiconsonantici, palatale il primo e labiale-velare (coarticolazione) il secondo. Sono fonemi diversi dalle vocali , . Le coppie minime riportate nell'esempio che segue mettono in evidenza questa situazione: =quanto =covato

=piatto =morso

Localmente, il suono viene sostituito dal suono . Ciò accade principalmente nei dialetti della Val Trompia, della media e bassa Valle Camonica e in Franciacorta. In queste aree pertanto Brescia viene pronunciato invece che .

In realtà, anche nelle aree dove questo fenomeno è la regola, ci sono alcune interessanti eccezioni da tenere in conto. Parole come grasie (it. grazie) non vengono mai pronunciate *. La pronuncia più comune nelle ultime generazioni è ma nelle persone più anziane non è infrequente sentirlo pronunciare .Altri esempi per questo aspetto:

licensià (licenziare) → / cristià (cristiano) → / pasiù (passione) → / .

Il fonema , anche se viene utilizzato in un crescente numero di parole, non è un suono genuino e viene utilizzato principalmente per i prestiti dall'italiano. Per esempio: scià = sciare

Assimilazione L'assimilazione in confine di parola è un fenomeno comune in bresciano. L'assimilazione può essere completa o parziale.

Assimilazione completa avviene quando due suoni occlusivi entrano in contatto. In questo caso la prima occlusiva viene completamente assorbita dalla seconda ed il suono risultante ha tutte le caratteristiche della seconda consonante tranne che la durata dell'articolazione viene allungata. Per esempio: el g'ha fat pàla [ɛlgafaˈpːala] l'è tròp calt [ˌlɛtrɔˈkːalt] el gat bianc [ɛlgaˈbːjaŋk]

Lo stesso fenomeno avviene quando una consonante occlusiva precede una nasale o una consonante liquida. Per esempio: en gat négher [ɛŋgaˈnːegɛr] l'è tròp mis [ˌlɛtrɔˈmːis] so ché strac mórt [soˌkestraˈmːort]

L'assimilazione completa avviene anche quando una consonante occlusiva precede una fricativa. Per esempio: l'è nit vért [ˌlɛniˈvːert]

Quando una sequenza nasale-occlusiva viene in contatto con un'altra consonante occlusiva o una fricativa, la prima occlusiva cade completamente e la nasale subisce un'assimilazione parziale. In questo caso non avviene nessun allungamento dell'articolazione. Per esempio: el ga 'l sanc blö [ɛlˌgalsamˈblø] l'è lonc fés [ˌlɛloɱˈfes]

Ma quando un'occlusiva precede una [z], l'assimilazione coinvolge entrambe le consonanti ed il risultato è un suono affricato: l'è nit zó ècc [lɛˌnid͡zːoˈɛt͡ʃ] l'è tròp zalt [ˌlɛtrɔˈd͡zːalt]

Il fonema può essere sottoposto ad assimilazione a seconda del punto di articolazione delle consonanti che seguono. Pertanto, il fonema /n/ nelle sequenze e viene reso con la velare , nelle sequenze o viene reso con la labiodentale e nelle sequenze e viene reso con la bilabiale . L'assimilazione anche in questo caso avviene anche se i suoni entrano in contatto pur appartenendo a parole diverse, per cui: en ca - (un cane) vàghen fò! - (sbrigati!) l'an pasàt - (lo scorso anno)

Vocali Il bresciano ha 9 fonemi vocalici: IPA Descrizione Esempio Italiano Vocale anteriore chiusa non arrotondata sic cinque Vocale anteriore semichiusa non arrotondata sét sete Vocale anteriore semiaperta non arrotondata sèc secco Vocale anteriore aperta non arrotondata sac sacco Vocale posteriore semichiusa arrotondata ciót chiodo Vocale posteriore semiaperta arrotondata sòc ceppo Vocale anteriore semichiusa arrotondata söt asciutto Vocale anteriore chiusa arrotondata mür muro Vocale posteriore chiusa arrotondata mur gelso

Solo tre fonemi vocalici sono permessi nella sillaba finale quando non accentata: il fonema /a/ unicamente in sillaba aperta. i fonemi /o/ e /e/ sia in sillaba aperta che in sillaba chiusa.

Suoni vocalici diversi possono essere presenti nei prestiti.

Il suono finale nella parola caàj (cavalli) è in realtà la consonante approssimante /j/.

È da notare il fatto che dal punto di vista strettamente fonetico, la -j finale è scarsamente distinguibile dalla realizzazione fonetica del fonema vocalico /i/, ma la sua natura consonantica in questo caso è messa in evidenza dal comportamento davanti a una vocale, come negli esempi che seguono:

dés caàj enfilàcc fò (dieci cavalli in fila) si pronuncia [deskaˈajɛɱfilajˈfɔ]. dés gnàri enfilàcc fò (dieci ragazzi in fila) si pronuncia [des'ɲariɱfilaj'fɔ].

Nel primo caso la -j si comporta da consonante infatti la e- iniziale di enfilacc non viene elisa mentre nel secondo caso la -i finale di gnari — essendo e comportandosi da vocale — ne provoca l'elisione.

Nella maggior parte delle varietà del bresciano, il fonema , quando atono e in finale di parola, viene reso con l'allofono o (che non va confuso con il fonema ). Per esempio:

(luna) (settimana) (coda)

Sistema delle vocali non accentate e variabilità locale Il sistema vocalico per le vocali non accentate è ridotto in confronto a quello delle vocali accentate. Nella varietà urbana del bresciano per esempio e non contrastano. Ciò significa che la parola robà (rubare) può essere pronunciata sia che senza che ciò venga percepito come errore. Inoltre, un'ulteriore variante è possibile ma in questo caso la differenza verrebbe percepita come una variante locale e l'intelligibilità non sarebbe in alcun modo compromessa. Inoltre, il suono sostituisce il suono quando la vocale accentata è una /i/ o una /u/, vedere la sezione #armonia vocalica per una descrizione più esaustiva. Anche i suoni e non sono contrastivi nelle sillabe non accentate, per cui la parola vedèl (vitello) può essere pronunciata indifferentemente oppure . Anche in questo caso, viene sostituita da in caso di armonizzazione vocalica. In altri contesti lo scambio fra e non è tollerato nella stessa misura in cui viene tollerato lo scambio fra e : un'ipotetica variante sarebbe percepita come una pronuncia errata anche se non completamente contrastiva (non esistono coppie minime).