A partire dalla fine del XVI secolo, gli inglesi, i francesi, gli spagnoli, gli svedesi e gli olandesi iniziarono a colonizzare la costa atlantica dell'America del Nord. I primi tentativi inglesi, ad esempio sull'isola di Roanoke, fallirono, ma in seguito furono fondate colonie più fortunate e stabili.

I colonizzatori che si stabilirono nel Nuovo Mondo erano assai diversi tra loro, sia dal punto di vista sociale che da quello etnico e religioso. Gli olandesi dei Nuovi Paesi Bassi, i quaccheri della Pennsylvania, i puritani della Nuova Inghilterra, i cercatori d'oro di Jamestown ed i forzati della Georgia: ognuno arrivò in America per motivi assai differenti e le colonie che fondarono furono, di conseguenza, molto diverse sotto il profilo sociale, religioso, politico e delle strutture economiche.

Gli storici, in genere, dividono le terre che diverranno in seguito la parte orientale degli Stati Uniti, in quattro regioni. Da nord a sud: la Nuova Inghilterra, le Colonie Centrali, le Colonie sulla Baia di Chesapeake e le Colonie del Sud. Diversi studiosi aggiungono una quinta regione, la frontiera, che ebbe certe caratteristiche peculiari. Le colonie della Nuova Francia (più tardi sotto la dominazione britannica, denominate Québec) e la Florida spagnola confinavano con le regioni sopra descritte, ma per lungo tempo si svilupparono in maniera del tutto indipendente.

Antefatti delle esplorazioni e della colonizzazione Durante il XV e il XVI secolo, l'Europa entrò in una notevole fase di sviluppo, che incoraggiò le esplorazioni e la nascita di nuove colonie. Una ripresa degli studi classici ravvivò l'interesse per la geografia e l'interesse per il mondo. Nel contempo, lo sviluppo nelle tecniche della navigazione rese possibile affrontare le immensità oceaniche.

Le nazioni europee che più si dedicarono alla colonizzazione erano quelle in cui si stavano sviluppando innovazioni nella costruzione delle navi e nelle tecniche di navigazione e che avevano una popolazione in crescita disposta a, e capace di, emigrare e stabilirsi in terre straniere. Gli spagnoli e i portoghesi, nel corso della Reconquista, avevano acquisito un'esperienza plurisecolare di conquista e colonizzazione; essa, insieme alle nuove tecniche di navigazione con navi oceaniche (sviluppate principalmente in Italia) fornì gli strumenti, le capacità e il desiderio di colonizzare il Nuovo Mondo. La Reconquista ebbe termine nel 1492, lo stesso anno in cui iniziò la colonizzazione dell'America. Fu solo più tardi che gli inglesi, i francesi e gli olandesi avviarono la creazione di colonie in America. Essi erano in grado di costruire navi oceaniche, ma, a differenza della Spagna, non avevano un'esperienza così significativa di colonizzazione in terre straniere, anche se la conquista e la colonizzazione inglese di parte dell'Irlanda ebbe un ruolo rilevante nello sviluppo successivo di iniziative in tal senso su scala più vasta.

A partire dal XVI secolo, i sovrani delle nuove monarchie nazionali, nel progressivo consolidamento dei loro regni, raggiunsero il livello di risorse e di potere centralizzato necessario ad avviare tentativi sistematici di colonizzazione. Tuttavia non tutte queste iniziative furono intraprese dai governi centrali. Un ruolo cruciale nell'esplorazione fu svolto da compagnie commerciali privilegiate e da società private. L'esperienza della Spagna durante la Reconquista fece sì che la sua colonizzazione in America fosse caratterizzata da controllo governativo centralizzato, conquista militare e sforzo religioso missionario. Invece i paesi dell'Europa nordoccidentale furono influenzati dallo sviluppo delle prime forme di capitalismo (mercantilismo), che risalivano a organizzazioni come la Lega anseatica, e questo fece sì che le loro iniziative di colonizzazione in America fossero caratterizzate da investimento mercantile e minor controllo governativo.

Inoltre, via via che l'economia europea rifioriva, divenne chiaro che il primo paese che avesse scoperto una via commerciale diretta verso le "Indie" ne avrebbe tratto immensi vantaggi. Fu in quest'atmosfera che Cristoforo Colombo partì dalla Spagna per il suo famoso viaggio verso ovest. Egli mirava a raggiungere l'Asia, ma le terre a cui giunse, come poi si scoprì, appartenevano a un continente del tutto diverso. La Spagna e il Portogallo rapidamente organizzarono una decisa opera di colonizzazione e conquista, e nel giro di pochi decenni si divisero con profitto l'America meridionale e Centrale e i Caraibi.

Nel XVI e nel XVII secolo sorse una nuova generazione di potenze coloniali: Inghilterra, Francia e Paesi Bassi. Le regioni che oggi costituiscono gli Stati Uniti orientali apparivano a queste nuove potenze un luogo attraente per stabilirvi colonie. Nonostante la loro relativa vicinanza all'Europa, queste regioni avevano suscitato scarso interesse in Spagna e Portogallo, anche se entrambi questi paesi avevano esplorato la costa e compiuto diversi tentativi di stabilire avamposti nel tratto settentrionale, dalla baia di Chesapeake a Terranova. Il loro insuccesso nel creare colonie a nord della Florida spagnola diede la possibilità di farlo ai paesi dell'Europa nordoccidentale. Un ostacolo rilevante per la fondazione di colonie in queste zone erano i nativi americani, la cui presenza sul territorio richiedeva agli europei la conquista militare per poter stabilire insediamenti che non fossero piccoli e temporanei. Durante il XV e il XVI secolo le malattie epidemiche decimarono le popolazioni locali, rendendo più facile la colonizzazione europea su vasta scala.

Per varie ragioni, fu solo all'inizio del XVII secolo che i tentativi degli inglesi di stabilire colonie in Nordamerica ebbero successo. In questo periodo, il proto-nazionalismo inglese e la capacità della nazione di affermarsi sulla scena internazionale si svilupparono in risposta alla minaccia di invasione da parte della Spagna, e furono sostenuti anche da un certo grado di militarismo protestante e di adorazione verso la regina Elisabetta I. A quell'epoca, comunque, non vi fu alcun tentativo ufficiale, da parte del governo inglese, di creare un impero coloniale. Invece, le motivazioni che spinsero alla fondazione delle diverse colonie furono variabili e disparate. Tra esse ebbero influenza considerazioni pratiche come la volontà di sviluppare nuove attività imprenditoriali, la sovrappopolazione, il desiderio di libertà religiosa.

Primi tentativi di colonizzazione

Negli ultimi decenni del XVI secolo, gli inglesi tentarono più volte, ma senza riuscirvi, di stabilire colonie sulla costa orientale degli attuali Stati Uniti, nella regione che chiamarono "Virginia" in onore di Elisabetta I, la "regina vergine". Uno di quelli che più si avvicinarono al successo fu la "colonia perduta di Roanoke", creata nel 1587 su un'isola costiera in quella che oggi è la Carolina del Nord (allora parte della Virginia). La spedizione fu finanziata da Walter Raleigh, e John White ne fu il governatore. A causa della situazione in Inghilterra (che in quel momento doveva fronteggiare la minaccia di un'invasione da parte della Spagna), per tre anni non fu possibile inviare rifornimenti alla colonia. Una spedizione del 1590 trovò solo un villaggio abbandonato. Anche se precedenti tentativi di colonizzare la zona avevano provocato scontri con i nativi americani che vivevano nelle vicinanze, sull'isola non si trovarono segni di lotta.

Nel 1607 la Compagnia della Virginia di Plymouth fondò la colonia di Popham alla foce del fiume Kennebec, nell'attuale Maine. Nello stesso anno la Compagnia di Londra fondò quella di Jamestown, nell'attuale Virginia. La colonia di Popham fu abbandonata dopo un solo anno; la Compagnia di Plymouth perse così la sua ragione di essere, e nel 1607, con una modifica dello statuto della colonia della Virginia, la Compagnia di Londra ottenne diritti esclusivi sulla maggior parte dei territori costieri che in precedenza erano in comune.

Colonie della regione di Chesapeake

Jamestown La prima colonia inglese che sopravvisse e si sviluppò fu quella di Jamestown (così chiamata in onore di re Giacomo (James) I, da poco asceso al trono), che fu fondata nel 1607 lungo un piccolo fiume vicino alla baia di Chesapeake. L'impresa era stata finanziata e organizzata dalla Compagnia della Virginia di Londra, una società per azioni che sperava di scoprire giacimenti d'oro, così come avevano fatto i conquistadores spagnoli. La baia di Chesapeake era stata scoperta dallo spagnolo Lucas Vázquez de Ayllón, che circa ottant'anni prima nella stessa zona aveva fondato la colonia di San Miguel de Guadalupe, estintasi però poco dopo.

La colonia di Jamestown andò vicino all'autodistruzione. Poiché aveva l'obiettivo di scoprire e sfruttare giacimenti di metalli preziosi, la Compagnia della Virginia vi inviò gioiellieri, orafi, aristocratici, ma nemmeno un agricoltore. Come la Compagnia si aspettava da loro, i coloni si dedicarono alla ricerca dell'oro, contando di ottenere cibo mediante il commercio con gli indiani Powhatan, che abitavano la regione. Inizialmente l'insediamento inglese non fu né redditizio né socialmente stabile, poiché i coloni si sentivano scarsamente legati alla comunità, e ricercavano solo l'arricchimento personale. La fragilità della comunità fu accentuata dal fatto che tutti i primi coloni, e molti di quelli che giunsero in seguito, erano uomini (le prime donne arrivarono nel 1619); senza donne o bambini, i coloni avevano ben pochi incentivi a proteggere il loro insediamento o a lavorare per la sua crescita a lungo termine.

Le indagini archeologiche indicano che la regione in quel periodo fu colpita dalla più forte siccità che si fosse verificata nell'arco di secoli. In questa situazione, gli indiani erano assai riluttanti a cedere il loro mais, e per i coloni divenne molto difficile procurarsi il cibo. Solo un terzo di loro sopravvisse al primo inverno, che chiamarono "il tempo della fame", e sembra che alcuni si ridussero al cannibalismo. Tuttavia la colonia sopravvisse, in gran parte grazie all'azione di John Smith. Enigmatico personaggio, Smith fece di sé stesso il benevolo, ma inflessibile, autocrate della colonia. Il suo motto era "niente lavoro, niente cibo", e il suo rigido atteggiamento militaresco riuscì a portare la disciplina tra i riottosi coloni. Egli li mise al lavoro, e divenne amico di Pocahontas, figlia del capo Powhatan, che fornì alla colonia una quantità di cibo aggiuntiva.

La colonia era sopravvissuta, ma non era ancora divenuta profittevole. L'oro non fu mai trovato. Infine, nel 1612, John Rolfe scoprì che la coltivazione del tabacco poteva essere redditizia. I coloni la appresero dagli indiani, che la praticavano estesamente. Piccole quantità di tabacco venivano già esportate in Europa, e il fumo si stava diffondendo, accrescendone la domanda e il valore di mercato. Nel primo anno l'esportazione di tabacco procurò un guadagno favoloso alla Compagnia; nel secondo il guadagno fu minore, ma pur sempre straordinario. In breve tempo l'economia della Virginia divenne quasi completamente basata sul tabacco, che continuò a essere il suo fondamento per due secoli. La scarsità di moneta circolante e la diffusione generalizzata del tabacco fece sì che esso fosse utilizzato come mezzo di pagamento fino al XVIII secolo inoltrato.

Le piantagioni La coltivazione del tabacco era un'attività ad alta intensità di lavoro, e in questa regione l'agricoltura di piantagione si sviluppò presto. Dapprima i proprietari impiegarono servi a contratto, che, per pagare il costo del viaggio verso l'America, si impegnavano a lavorare nelle piantagioni per alcuni anni. Alcuni dei servi erano africani, e come tutti gli altri, diventavano liberi alla scadenza del contratto, ma la maggior parte veniva dall'Inghilterra.