Grotteria è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.

Geografia fisica Grotteria è una cittadina della Vallata del Torbido nella Locride, è uno dei territori del versante jonico, 30º comune per superficie della provincia di Reggio Calabria

Caratteristiche geologiche Il territorio di Grotteria si sviluppa su un complesso di calcare evaporitico bianco-giallastro, talvolta arenaceo, con sottili strati di silts e argille siltose. Questo substrato geologico presenta una moderata resistenza all'erosione e una media permeabilità.

Nelle aree circostanti si trovano depositi di sabbie grossolane, di colore variabile dal bruno chiaro al biancastro, caratterizzate da buona compattazione e intercalazioni arenacee. Questi depositi mostrano una moderata resistenza all’erosione e un’elevata permeabilità, influenzando le caratteristiche idrogeologiche del territorio.

Origini del nome Sorta in una zona abitata fin dal secolo VIII a.C., stando ai reperti archeologici rinvenuti nei dintorni, viene da alcuni identificata con l'antico Castrum Minervae. Il toponimo, che in documenti del Duecento, redatti in greco, compare nelle forme Agriotèra, Agriotèras e Agriotèrou, nel XIV secolo è attestato come Grutteriae, Agrettarie e Gruttarie; potrebbe trattarsi di un composto delle voci greche àgrios, "selvaggio", e tèra, "caccia", o di un derivato del greco krupterìa, "luogo nascosto", "nascondiglio". Non manca però chi riporta la denominazione del centro al latino CRYPTA AUREA, "grotta dorata", riferito alle miniere d'oro che si trovavano nelle sue vicinanze.

Storia Le origini di Grotteria sono incerte. Sembra sia stata fondata, prima dell'XI secolo a.C. dal greco Idomeneo che costruì in quel luogo un tempio dedicato alla dea Minerva. Per questa ragione il centro fu chiamato Eruma Atenaies (Castel di Minerva). In seguito fu occupato dai locresi che lo rinominarono Athenaeon forse per la presenza di edifici dove si insegnavano le scienze e le arti. Quando l'imperatore romano Augusto occupò molti luoghi della Calabria (compresa Grotteria) il nome della cittadina fu nuovamente modificato in Crypta-Aurea (Grotta d'oro). Nella zona circostante il centro abitato, infatti, esisteva una miniera dalla quale si estraevano minerali tra cui anche oro e argento. Nel X secolo d.C. i Saraceni invasero le coste calabre costringendo le popolazioni a spostarsi nelle zone più interne.

Anche i grotteresi abbandonarono le abitazioni, portandosi sulla cima di una collina, nel tentativo di difendersi dagli attacchi via mare. Contemporaneamente la Calabria fu soggetta al dominio bizantino e Grotteria risentì molto dell'influenza di Costantinopoli. Usi, costumi, riti religiosi e denominazioni si adeguarono alle tradizioni degli invasori. Anche il nome del torrente Zarapotamo, che scorre nei pressi del paese, deriva dal greco e vuol dire “fiume asciutto”. Pochi anni dopo, però, i Normanni si insediarono nella regione e Grotteria fu inserita nella contea di Ruggiero d'Altavilla con giurisdizione sui territori compresi tra Squillace e Reggio Calabria.

All'inizio del XII secolo il paese diventò signoria indipendente, acquisendo una notevole importanza. Ma questo momento di prosperità durò poco perché nel 1160 e nel 1184 due violenti terremoti si abbatterono su Grotteria, provocando danni e vittime. Con l'arrivo degli Svevi nel XIII secolo il borgo rifiorì e verso il 1458 Grotteria fu a capo di un'importante contea, avendo ben 32 casali sotto la sua dipendenza tra cui i centri di Martone, Mammola, Siderno, Gioiosa Jonica e San Giovanni. Raggiunse il suo massimo splendore nel 1507 quando la sua giurisdizione raggiunse la massima estensione. Nel frattempo si diffuse l'uso della lingua volgare e il paese fu denominato Grottarea, poi Grottaria, quindi Grotteria. In seguito ai danni provocati dal terremoto del 1783 si avanzò l'ipotesi di trasferire il centro storico altrove, ma si scelse invece di ricostruirlo.

Tra il XIII e XVIII secolo molte dinastie feudali possedettero Grotteria, dai Piscicelli ai Caracciolo ai De Luna, ai D'Aragona de Ayerbe, ai Carafa. Questi ultimi lo tennero a lungo, e in due distinte fasi, fino al 1806.

Nel 1806 Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, fu acclamato re di Napoli. Col nuovo riordino amministrativo che ne seguì Grotteria diventò circondano con giurisdizione sui territori di Mammola, Gioiosa Jonica, Martone e San Giovanni. Ma ancora una volta la cittadina fu devastata. Il 13 novembre 1855, infatti, un violentissimo temporale distrusse le abitazioni e inondò le campagne, riducendo molte famiglie in miseria.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose La religiosità dei grotteresi è testimoniata dal fatto che, nella sua storia, Grotteria giunse a possedere ben 23 luoghi di culto. Oggi rimangono la chiesa di San Giorgio Martire (detta San Domenico); quella di San Nicola; il santuario del Santissimo Crocifisso; la Cattolica dei greci parrocchia Santa Maria assunta (Matrice); la cappella della Concezione; la chiesetta di Sant'Antonio, e la chiesa di recente costruzione, Molte altre non esistono più: la chiesa del Carmine, la chiesa di San Giorgio, la chiesa di Valverde, la chiesa del Soccorso, la chiesa della Trinità, la cappella di Sant'Onofrio, la chiesa della Santissima Annunziata, la chiesa detta dell'Oratorio, la chiesetta/cappella della Bofia detta Madonna della scala.

Chiesa di San Giorgio Martire (Detta San Domenico) Fu costruita nell'XI secolo e distrutta dal terremoto del 1793. Riedificata, fu nuovamente danneggiata dal sisma del 7 marzo 1928 e ristrutturata due anni dopo. La facciata presenta un portale in pietra con decorazioni a fiori affiancato da quattro finte colonne corinzie (due per lato). L'interno è a unica navata. L'altare in marmi policromi è sormontato dalla statua della Madonna di Pompei con Santa Caterina da Siena e San Domenico. Nella chiesa, inoltre, sono custoditi un fonte battesimale in marmo con copertura in legno e un'antica statua di Santa Filomena donata alla parrocchia dalla famiglia Tavernese.

Sant'Antonio Fu fondata nel 1640 dall'avvocato Antonio De Maggio. Successivamente divenne cappella privata della famiglia Macedonio. Nella facciata si apre un ingresso sormontato da un timpano a lunetta con stemma. Sopra una finestra. All'interno c'è una pala d'altare in muratura con la statua di Sant'Antonio da Padova. Nella chiesetta è anche custodita la statua di San Vincenzo Ferreri (XVIII secolo).

Santuario SS. Crocifisso Fu costruita, più ampia e in stile moderno, su una preesistente chiesetta risalente al XVI secolo. Il piccolo edificio, infatti, subì molti danni a causa del terremoto del 1783 e fu completamente distrutto da quello del 1908. La facciata presenta un portale in muratura con due nicchie laterali. All'interno, a unica navata, è custodito il Santissimo Crocifisso (probabilmente opera seicentesca di un frate cappuccino) al quale i grotteresi attribuiscono un prodigio. Nel febbraio 1745 una terribile tempesta si abbatté sulla zona provocando danni e vittime. I fedeli, allora, portarono in processione il Crocifisso e, improvvisamente, la pioggia cessò. Da allora il SS. Crocifisso diventò patrono di Grotteria sostituendo San Gaudioso. Inoltre nel santuario si custodiscono la statua della Madonna Addolorata, della Madonna di Valverde, la statua lignea del sacro cuore di Gesù, ed un feretro policromo ligneo con all'interno il Cristo morto deposto dalla croce adornato da tutti i simboli lignei della passione.

Cattolica dei Greci parrocchia Santa Maria Assunta (Matrice) Una delle più importanti e imponenti della diocesi di Locri-Gerace, subito dopo la basilica minore di Gerace. Fu eretta probabilmente alla fine del X secolo con il nome di Maria Santissima Assunta della Cattolica dei Greci. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita e riaperta al culto il 12 novembre 1926. La facciata presenta un portale in muratura sormontato da un timpano spezzato e da una finestra rettangolare (anch'essa con timpano). Più in alto un rosone cieco. Ai lati dell'ingresso, al quale si accede attraverso una scalinata, ci sono due finestre. Sulla chiesa svetta il campanile con l'orologio.

L'interno è a tre navate. Sull'altare in marmi policromi, trova posto una tela raffigurante il Crocifisso. Le pareti e la cupola dell'abside sono interamente affrescate e vi si trovano anche alcune grandi tele di notevole pregio: “ Crocifisso tra Santi” (opera secentesca della maniera del Ribeira), “San Francesco con l'Assunta” (anche questa opera secentesca di Fabrizio Santafede, della scuola di Andrea da Salerno), proveniente dal convento dei Cappuccini, che sorgeva nell'area oggi occupata dalla chiesa del Crocifisso, “Madonna delle Grazie con Angeli e Santi e un Giovinetto in costume nobiliare” (dipinto ad olio di Scuola Napoletana, recante l'iscrizione "Janaurius Sernelli A.D. 1720"). Lungo le navate ci sono due altari con le statue della Madonna Immacolata e di San Giuseppe. Nella chiesa sono anche conservate le statue della Madonna del Rosario, Madonna delle grazie, Santa Lucia, San Giovanni Apostolo, Sant'Antonio, Cristo Risorto (proveniente dalla antica chiesa che sorgeva di fianco alla piazza del tocco attuale teatro), San Francesco di Paola con reliquia, Sant'Antonio Abate (quest'ultima opera del pittore e scultore locale, Giuseppe CavaleriDomenico Lupis, Giuseppe Cavaleri. L'uomo, l'artista e il patriota nella grotteria dell'Ottocento, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003.).

San Nicola de' Francò La chiesa di San Nicola di Bari è detta di Francò dal cognome di una fedele che avviò i lavori di costruzione dell'edificio (XV secolo). La facciata presenta un portale in pietra sormontato da una finestra. Più in alto una struttura in muratura con campane. All'interno, a unica navata, c'è un altare in marmi policromi sul quale è stata sistemata una tela raffigurante la Madonna con il Bambino insieme a San Nicola e San Domenico. Nella chiesa è conservata anche una statua di San Nicola

Cappella della Concezione La cappella, ricavata nelle catacombe della chiesa matrice, fu sistemata tra il XIII e il XIV secolo. Della struttura originaria rimane ancora un'arte della pavimentazione e lo scheletro di alcuni gradini che comunicavano con la matrice. I lavori di recupero delle catacombe e di ampliamento della cappella sono stati interrotti per rischio di crollo. All'interno è custodita un'antica statua in marmo raffigurante la Madonna della Concezione con il Bambino (IV secolo d.C.).

San Nicola de Protonotaris in contrada Pirgo Costruita nel 1963 per servire meglio le varie frazioni oltre il Torbido, dopo il trasferimento della parrocchia dalla chiesa di Santo Stefano Papa(nell'omonima contrada) a quella di Pirgo. Dopo questa chiesa, fu costruita un'altra accanto, che oggi è la sede della parrocchia.

Santuario della Madonna delle Grazie in contrada Farri Il santuario fu costruito, probabilmente, intorno al 1400, dipendendo dal monastero di Santa Barbara di Mammola e successivamente alla Matrice di Grotteria. Fu ricostruito molte volte, a causa delle esondazioni della fiumara Torbido. Il 27 luglio 1997 la Madonna delle Grazie di Farri fu proclamata Regina e protettrice della Vallata del Torbido ed è festeggiata l'ultima domenica di luglio.

Santo Stefano Papa e Martire La struttura originaria è dell'XI secolo, allargata tra il XVIII e il XIX secolo e dipendendo dal diciassettesimo secolo dalla matrice di Grotteria. La chiesa fu fondata da dei monaci di Serra San Bruno e dal 1912 al 1963 fu sede della parrocchia di San Nicola de Protonotaris. Santo Stefano papa e martire viene festeggiato il 2 agosto.

Architetture civili