Nato da una famiglia di ex schiavi della regione di Galveston, in Texas, iniziò la sua carriera da pugile combattendo nelle battle royal, ossia gli incontri d'intrattenimento tra neri per un pubblico di bianchi. Debuttò come professionista nel 1897, all'età di 19 anni, e nel 1903 conquistò il "titolo mondiale dei pesi massimi di colore", l'unico consentito agli atleti afroamericani. Dopo una serie di convincenti vittorie, nel 1908 divenne il primo pugile di colore e il primo texano a vincere il titolo del mondo di boxe dei pesi massimi, quando sconfisse il campione in carica Tommy Burns. Per questa ragione fu considerato una sorta di simbolo dell'orgoglio razziale dei neri all'inizio del ventesimo secolo, soprattutto poiché nel periodo erano ancora in vigore le leggi Jim Crow.

Nel 1910 fu protagonista in ciò che divenne noto come "incontro del secolo", per via anche dell'enorme caratura del suo avversario – l'imbattuto James J. Jeffries, bianco – il quale lo affrontò per "difendere l'orgoglio bianco". Johnson ne uscì vittorioso e ciò lo aiutò a rendere ulteriormente popolare il suo nome, oltre a dare inizio ad un progressivo ingresso di campioni mondiali neri nel panorama pugilistico dell'epoca. Mantenne il titolo mondiale per quasi sette anni, prima di essere sconfitto da Jess Willard nel 1915. Soprannominato "il gigante di Galveston" (The Galveston Giant), la sua onnipresenza sulla stampa, affiancata al suo eccentrico stile di vita fuori dal ring, contribuirono a renderlo uno dei primi esempi di "campione moderno".

Attirò una serie di critiche nel 1912, quando fu accusato di aver violato la legge Mann, che proibiva di "portare donne da uno Stato all'altro" per "propositi immorali". Le accuse erano tuttavia considerate motivate da discriminazione razziale; benché vi fosse mancanza di prove, una giuria composta da soli bianchi lo condannò ad un anno di carcere. Johnson cercò di evitare l'arresto lasciando gli Stati Uniti e vivendo, insieme alla moglie Lucille Cameron, in esilio sino al 1920. Lo stesso anno si consegnò alle autorità statunitensi e, dopo aver scontato la pena, tornò a combattere, senza però ottenere grandi risultati.

Nel maggio 2018, 105 anni dopo la sua condanna, Johnson è stato graziato dal presidente Trump, alla presenza dell'attore Sylvester Stallone e di passate e presenti glorie della boxe.

Disputò il suo ultimo incontro professionistico nel 1938, all'età di 60 anni. Grande amante di automobili, morì tragicamente a seguito di un incidente stradale il 10 giugno 1946.

Dopo la sua morte divenne un'icona del Black Power negli anni sessanta e settanta. Nat Fleischer, fondatore della storica rivista boxistica Ring Magazine, lo definì come "il miglior peso massimo che aveva mai visto". La International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.

In un documentario sulla sua vita, il regista Ken Burns affermò che "per più di tredici anni, Jack Johnson fu il più famoso afroamericano sulla Terra".Ken Burns, Unforgivable Blackness La sua vita ispirò il film Per salire più in basso, con James Earl Jones, uscito nel 1970. L'anno seguente il jazzista Miles Davis dedicò in suo onore l'album A Tribute to Jack Johnson, registrato come colonna sonora per il documentario con lo stesso titolo.

Biografia Gli inizi Secondo di sei figli, nato in una famiglia povera di ex schiavi, lasciò la scuola al quinto anno di frequenza e provò diversi lavori in tutto il sud del Texas. Iniziò la sua carriera nel mondo della boxe come sparring partner e nelle battle royal, mero intrattenimento per i bianchi che lanciavano soldi al vincitore.

La carriera

Passò al professionismo nel 1897, ma nel 1901, dopo un match perso contro il veterano Joe Choynski, venne arrestato poiché gli incontri di box remunerati erano fuorilegge nel Texas. Imprigionato insieme a Choynski per aver infranto tale regola, Johnson rimase in carcere per 25 giorni finendo per fare amicizia con il suo avversario che, intraviste le grandi potenzialità del pugile, decise di iniziare ad allenarlo. Nel 1902 Johnson aveva ormai alle spalle circa una cinquantina di vittorie contro avversari sia di pelle nera che bianca.

Si aggiudicò il suo primo titolo il 3 febbraio 1903, sconfiggendo "Denver" Ed Martin per la cintura di World Colored Heavyweight Championship (campione mondiale dei pesi massimi "di colore"). James J. Jeffries, il campione mondiale bianco di allora, si rifiutò di combattere contro di lui a causa del colore della sua pelle.

Nel 1908 Johnson batté Tommy Burns in un incontro organizzato in Australia e si laureò campione del mondo, anche se il titolo non venne ufficializzato fino al 1910, anno in cui finalmente combatté contro Jeffries a Reno riuscendo a sconfiggerlo sonoramente.

Il match contro Burns durò 14 riprese prima di venire fermato dalla polizia davanti a 20.000 spettatori. Il titolo di campione del mondo venne assegnato a Johnson su decisione dell'arbitro che decretò la vittoria per KO.

La "sfida del secolo": Jeffries contro Johnson

Nel 1910 l'ex campione mondiale dei pesi massimi James J. Jeffries, ritiratosi imbattuto, tornò sul ring per sfidare Johnson. Egli non aveva più combattuto un match da 6 anni e dovette perdere più di 45 kg per poter partecipare all'incontro rientrando nella categoria di peso predefinita. Inizialmente Jeffries non aveva nessun interesse a scontrarsi con Johnson, essendosi felicemente ritirato a vita privata e essersi dedicato all'agricoltura. Ma le richieste di chi voleva vedere sconfitto il pugile di colore si fecero sempre più pressanti, e a Jeffries per mesi vennero continuamente offerte ingenti somme di denaro per tornare a combattere e battere Johnson (si stima una cifra di circa 120.000 dollari) e alla fine egli accettò. Mai una cifra simile era stata raggiunta per un incontro di pugilato. Il 60% della posta in palio sarebbe dovuto andare al vincitore, il restante 40% al perdente.

Jeffries mantenne un basso profilo con i mezzi d'informazione fino al giorno dell'incontro, mentre Johnson si sottopose con piacere alle attenzioni della stampa. John L. Sullivan, che anni prima aveva reso la boxe uno sport popolare ed estremamente spettacolare dando lustro alle varie cinture di campione, affermò che Johnson era in una condizione fisica così superiore rispetto a Jeffries che egli avrebbe potuto perdere l'incontro solo se avesse avuto un mancamento il giorno stesso del match. In preparazione dell'incontro, Johnson fece sparring con il veterano Al Kaufman. Prima della sfida, Jeffries dichiarò: «È mia precisa intenzione andarci giù pesante con il mio avversario, in modo da buttarlo al tappeto più in fretta possibile».

Inizialmente si scelse San Francisco come luogo dell'incontro, ma a tre settimane dalla sfida il governatore della California James Gillett dichiarò che l'evento non si sarebbe potuto più svolgere nel suo territorio. Il pugilato era ancora illegale in molti Stati e numerosi gruppi d'influenza avevano convinto il politico ad annullare il match, su presupposti religiosi e morali. L'impresario Tex Rickard agì rapidamente e spostò l'evento a Reno, nel Nevada, punto di incontro di diverse linee ferroviarie e dove lo sport era considerato legale.

Le tensioni razziali crebbero intorno all'incontro e per prevenire che a uno dei due pugili potesse essere fatto del male, furono proibite le armi da fuoco all'interno e nei pressi dell'arena, e proibita la vendita di bevande alcoliche nelle vicinanze. Dietro alle tensioni razziali parzialmente istigate dai mezzi d'informazione stessi, che ponevano l'attenzione principalmente sullo scontro "bianco contro negro" piuttosto che sul semplice evento sportivo, si celavano anche ingenti affari di scommesse gestite dalla malavita locale che davano Jeffries vincente 10-7.

L'incontro ebbe luogo lunedì 4 luglio 1910 davanti a un pubblico di 20.000 persone, su un ring costruito appositamente per l'occasione a Reno. Jeffries si dimostrò incapace di tenere testa al campione più giovane e Johnson dominò ampiamente il match. Nel quindicesimo round, dopo che Jeffries era stato messo al tappeto due volte per la prima volta in carriera, i secondi di Jeffries gettarono la spugna per porre termine al'incontro dall'esito ormai segnato (e per evitare a Jeffries di subire un umiliante KO). Johnson dichiarò in seguito che si rese conto di aver vinto il match già intorno al 4º round, quando, dopo aver colpito l'avversario con un potente montante, vide l'espressione di sofferenza sul viso di Jeffries.

La "battaglia del secolo" (così definita dai giornali) fece guadagnare a Johnson una borsa di 65.000 dollari e zittì i suoi detrattori, che avevano denigrato e sminuito la sua precedente vittoria su Tommy Burns (definito un "finto pugile").

Disordini e conseguenze L'esito del match fomentò diversi tumulti razziali in gran parte degli Stati Uniti; dal Texas al Colorado, da New York a Washington, si susseguirono episodi di violenza razziale in tutto il Paese. La vittoria di Johnson sul "bianco" Jeffries distrusse il sogno dei razzisti di aver trovato la "great white hope" (letteralmente la "grande speranza bianca") in grado di sconfiggere il campione nero. Molti bianchi si sentirono umiliati dalla sconfitta patita da Jeffries.

La gente di colore, al contrario, celebrò la vittoria di Johnson come una conquista del movimento per l'emancipazione razziale. Il poeta William Waring Cuney rievocò la reazione del popolo dei neri alla vittoria di Johnson nel suo poema My Lord, What a Morning. Persone di colore uscirono addirittura per le strade in processioni festanti ed improvvisate e alcune di loro si riunirono in gruppi di preghiera per ringraziare Dio.

In alcune città, come Chicago, la polizia non disturbò le celebrazioni, ma in altre città la polizia, insieme ad orde di cittadini bianchi indignati, cercò di far cessare le manifestazioni di giubilo. Gli agenti di polizia dovettero intervenire per bloccare decine di tentativi di linciaggio ai danni di cittadini di pelle nera. Nel complesso i "disordini" ebbero luogo in più di 25 Stati e in 50 città. Circa 23 afroamericani e due bianchi morirono in modo violento, e centinaia di persone rimasero ferite.

Documentario dell'incontro Svariate compagnie cinematografiche statunitensi unirono le loro forze per produrre un documentario dell'incontro tra Johnson e Jeffries, che venne a costare circa 250.000 dollari. Il film, con il titolo Jeffries-Johnson World's Championship Boxing Contest venne distribuito in tutti gli Stati Uniti e anche all'estero. In America, la proiezione del film venne vietata in molti Stati ed in diverse città per paura dello scatenarsi di nuovi disordini. Come risultato, nel 1912, Il Congresso degli Stati Uniti proibì la distribuzione di film che contenessero immagini di incontri di pugilato professionistici (il bando venne tolto solo nel 1940). Nel 2005 il film-documentario del match Jeffries-Johnson è stato aggiunto al National Film Registry dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti in modo da essere preservato per i posteri.Library of Congress

Perdita del titolo

Il lunedì 5 aprile 1915 Johnson perse la cintura di campione mondiale dei pesi massimi contro Jess Willard, un cowboy originario del Kansas che aveva iniziato a boxare quando aveva già 29 anni di età. Il campione veniva da più di venti incontri vinti, Willard aveva un record di 22 vittorie 5 sconfitte e 2 pareggi.

Johnson registrò 102 kg mentre Willard 108 kg. L'incontro si svolse davanti ad una folla di 25.000 persone sotto il sole cocente dell'Oriental Park Racetrack dell'Avana, a Cuba. Johnson, dopo 1 ora e 43 minuti, fu messo KO al 26º round di un match che ne prevedeva 45. Johnson, anche se si era dimostrato superiore in quasi tutti i round precedenti, iniziò a mostrare fatica dopo il 20º round, e venne visibilmente scosso da pesanti colpi al corpo portati in successione da Willard.