L'Italia è un Paese vulcanicamente attivo, che contiene gli unici vulcani attivi nell'Europa continentaleIl Laacher See in Germania e la Chaîne des Puys in Francia potrebbero però essere quiescenti. (mentre isole vulcaniche sono presenti anche in Grecia, nell'arco vulcanico dell'Egeo meridionale). Il vulcanismo del paese è relazionato in senso lato alla presenza, a breve distanza a sud, del limite convergente tra la placca africana che si muove verso nord e la placca euroasiatica; l'interazione di tipo collisionale tra le due placche ha come effetto principale attualmente la subduzione della placca crostale ionica a sud sotto l'arco calabro lungo un piano di Benjoff e la sua progressiva fusione entro il mantello, con conseguente risalita di magmi entro la crosta e in superficie.
A grandi linee esistono tre aree principali caratterizzate da vulcanismo attivo attualmente o in tempi storici: un gruppo di centri vulcanici che decorrono in direzione sud est - nord ovest nella parte centro-meridionale e lungo la costa tirrenica della penisola italiana (l'arco vulcanico campano); un altro gruppo che comprende la parte nord orientale della Sicilia e il Mar Tirreno sud orientale (Etna e arco vulcanico eoliano); un ulteriore gruppo che copre una vasta area entro il Canale di Sicilia, situato tra l'isola di Pantelleria e la costa meridionale della Sicilia. La Sardegna ha avuto una storia geologica totalmente separata da quella del resto d'Italia: si verificarono diversi cicli di attività vulcanica, l'ultimo dei quali terminato all'inizio del Pleistocene, ma attualmente ospita solo vulcani definitivamente spenti.
A causa della loro posizione in zone densamente abitate, l'Etna e il Vesuvio sono stati inseriti nell'elenco dei Vulcani del Decennio, una lista dei vulcani da tenere più sotto stretta sorveglianza stilata a livello globale.
Vulcani
Nel territorio italiano l'attività vulcanica e plutonica ha lasciato importanti testimonianze in tutte le ere geologiche rappresentate: dal Paleozoico antico fino alle manifestazioni più recenti e tuttora attive del Quaternario dell'Italia peninsulare, nel Canale di Sicilia e nel Tirreno meridionale. Per quanto riguarda queste ultime manifestazioni è opportuno fare riferimento, per un migliore inquadramento, a settori che vengono definiti tradizionalmente come province magmatiche. Una provincia magmatica è definita come un'area relativamente ristretta entro la quale rocce ignee (intrusive e/o effusive) si sono messe in posto in un periodo di tempo relativamente ristretto e definito. Una provincia magmatica quindi costituisce l'espressione di processi geologici abbastanza simili e riflette determinate affinità di composizione. Le principali province magmatiche italiane sono cinque: Provincia toscana. Questa provincia comprende la Toscana occidentale, dalla zona di Montecatini Terme a quella del Monte Amiata e l'area tirrenica dell'Arcipelago Toscano (isole di Capraia e Gorgona, Elba, Giglio e Montecristo). L'attività vulcanica inizia nel Miocene e ha la sua massima espressione nel Pliocene (4-5 milioni di anni fa); il centro eruttivo più recente è l'Amiata (20000-300000 anni fa). Abbiamo fenomeni sia intrusivi, con batoliti granitici come quello dell'Elba, sia effusivi, con rocce sia femiche che sialiche; l'attività è stata prevalentemente effusiva, a colate laviche e duomi, ma non mancano i prodotti piroclastici. Al presente tutti i vulcani sono estinti e resta solamente attività idrotermale, ancora piuttosto intensa intorno al settore del Monte Amiata, con acque calde, soffioni e fumarole. Celebri i Soffioni di Larderello (Pisa). Qui è concentrata la maggior parte della geotermia italiana. Provincia laziale. Va dai Monti Vulsini e Cimini ai Colli albani. Si tratta di grandi centri eruttivi la cui attività va da circa 800000 anni fa a meno di 20000 anni fa per i Colli Albani. L'attività è stata prevalentemente esplosiva, con abbondanza di prodotti piroclastici e colate laviche decisamente subordinate. Il Lago di Bolsena è una grande caldera derivata dal collasso di un centro eruttivo caratterizzato da estesi depositi piroclastici da eruzioni di tipo pliniano e stromboliano, e colate laviche. Il vulcano è considerato estinto: permane una sporadica attività sismica e attività idrotermale con sorgenti di acque calde e venute di vapore e gas vulcanici, in alcuni casi sfruttata geotermicamente per la produzione di energia elettrica (Latera e Torre Alfina). I Colli Albani sono quanto resta di un grande stratovulcano collassato: si tratta in realtà di una caldera composita, le cui maggiori depressioni sono colmate dai laghi Albano e di Nemi. I prodotti sono prevalentemente piroclastici, inizialmente da ricaduta di cenere e lapilli e poi di origine freato-magmatica, con attività fortemente esplosiva, e colate laviche subordinate. Questo centro eruttivo ha eruttato a partire da 600 000 anni fa fino a meno di 20 000 anni fa, con manifestazioni tardive fino all'epoca romana e oltre. Anche attualmente i dati del monitoraggio relativi all'attività sismica, alla deformazione del suolo e alle emissioni gassose indicano che il vulcano non può dirsi con sicurezza estinto, ma viene considerato in prevalenza dalla comunità scientifica come in una fase di lunga quiescenza. Attualmente è monitorato dalla sede romana di INGV dal 2000, soprattutto per il forte rischio di rilascio di gas tossici (soprattutto anidride carbonica, idrogeno solforato e radon), in conseguenza di morie di bovini e di pecore (oltre che di animali selvatici) per asfissia verificatesi nel settore di quest'area più prossimo a Roma (Cava dei Selci). Provincia campana. Fanno parte di questa provincia i tre centri eruttivi principali del Vesuvio, dei Campi Flegrei e dell'isola di Ischia, considerati attualmente quiescenti, ma che hanno eruttato varie volte in epoca storica o recente, insieme con altri vulcani considerati estinti, come il vulcano di Roccamonfina (a nord di Caserta) e l'isola di Procida (la cui ultima eruzione risale a circa 18000 anni fa). Tutti questi vulcani si sono formati all'interno di un'area, la Piana Campana, ribassata da faglie. L'attività di queste faglie (faglie normali o dirette) è causata da una "distensione" della crosta terrestre in questo settore (che ha favorito la risalita del magma). Vengono aggregate a questa provincia anche le Isole Pontine (Ponza e Ventotene le principali), il cui vulcanismo si è estinto in età pleistocenica (poco più di un milione di anni fa). Arco Eoliano. Questa provincia magmatica viene in genere distinta in letteratura per le sue peculiarità genetiche e morfologiche. Si tratta di un vero e proprio arco vulcanico, che mostra spiccate affinità con strutture similari della "cintura di fuoco" del Pacifico occidentale (come ad esempio le Isole Marianne, o le Aleutine), sia pure su scala più ridotta. Questo comprensorio è costituito non solo dalla parte insulare emersa, rappresentata dalle sette Isole Eolie (da ovest: Alicudi, Filicudi, il gruppo Salina-Lipari-Vulcano, Panarea, Stromboli): queste ultime sono solo la parte centrale emersa di una "catena" di apparati vulcanici per lo più subacquei. Guardando una carta del fondale marino nell'area si scopre che questa catena costituisce un arco a forma di "ferro di cavallo". Tutti questi edifici vulcanici sono impostati sulla scarpata continentale siciliana e calabra. Altri vulcani che non fanno parte strettamente dell'arco delle Eolie ma con genesi e attività correlate sono il grande vulcano Marsili (attivo), più o meno al centro dell'arco eoliano, e gli apparati vulcanici Vavilov e Magnaghi (probabilmente estinti), più a ovest, tutti impostati sulla crosta tirrenica, di tipo oceanico. Tutti questi centri eruttivi sono direttamente relazionati alla collisione della placca tettonica ionica (di pertinenza africana) che muovendosi verso nord-ovest va in subduzione sotto la Calabria e sotto la placca tirrenica, generando attività sismica e risalita di magma. Provincia siciliana. La provincia magmatica siciliana è piuttosto composita: comprende il grande apparato vulcanico dell'Etna (attivo), oltre a vari altri centri eruttivi localizzati nell'Altopiano Ibleo (estinti), nel Tirreno meridionale (Ustica, estinto) e nel Canale di Sicilia (attualmente quiescenti ma attivi in epoca storica, anche con attività recente). Da quanto è esposto sopra risulta chiaro che l'attività vulcanica in Italia si è verificata in tempi sempre più recenti procedendo da nord verso sud.
Considerando invece lo stato e la tipologia di attività dei centri vulcanici è possibile distinguere:
Vulcani attivi Attualmente in Italia sono due i centri eruttivi che presentano un'attività persistente:
L'Etna, in Sicilia (il più alto vulcano in Europa a ovest del CaucasoIl Teide è più elevato, ma le isole Canarie sono considerate europee solo da un punto di vista politico.). Lo Stromboli, parte delle isole Eolie.
Vulcani dormienti
Numerosi altri centri vulcanici hanno visto eruzioni in tempi storici, o comunque in tempi geologicamente recenti, tra cui alcuni vulcani sottomarini. Nell'ordine delle eruzioni più recenti, sono:
Il Vesuvio, vicino a Napoli (ultima eruzione nel 1944); l'unico vulcano ad aver eruttato in tempi recenti nell'Europa continentale. Pantelleria, al largo delle coste della Tunisia, eruttò per l'ultima volta intorno al 1000 a.C. Nel 1831 e nel 1891 ci furono delle eruzioni sottomarine a pochi chilometri a nord-est dell'isola, che probabilmente erano collegate al vulcano principale. Vulcano, parte delle isole Eolie, eruttò per l'ultima volta nel 1888-1890. Collegato alla stessa isola da un istmo, è il piccolo cono di Vulcanello, che emerse dal mare nel 183 a.C e mostrò attività occasionale fino al 16º secolo. Si ritiene che facciano parte dello stesso sistema vulcanico. I Campi Flegrei, un'enorme caldera contenente l'area occidentale di Napoli, eruttarono l'ultima volta nel 1538, generando un piccolo cono di tufo denominato Monte Nuovo. Ischia, un'isola a 20 chilometri a ovest di Napoli, l'ultima eruzione fu nel 1302. Lipari, un'isola a un paio di chilometri da quella di Vulcano, ha un vulcano che eruttò per l'ultima volta nel 1230. Colli Albani, un tranquillo complesso vulcanico a sud di Roma. Le eruzioni più recenti hanno prodotto il lago di Nemi e il lago di Albano. Potrebbe aver eruttato l'ultima volta nel 5000 a.C., ma recentemente l'idea di eruzioni durante l'Olocene è stata messa in discussione, e l'ultima eruzione accertata è invece avvenuta nel 34 000 a.C. Poiché tale intervallo temporale è paragonabile al tempo medio di dormienza del vulcano, esso non può comunque essere considerato spento. Panarea, parte delle Isole Eolie, eruttò l'ultima volta nel Pleistocene, ma un'elevata attività sismica e gassosa fa supporre che possa essere considerato quiescente. Monti Sabatini (vulcano Bracciano e Sacrofano), un complesso vulcanico e la caldera a nord di Roma. Eruttò per l'ultima volta nel 70.000 a.C., ma, come per i Colli Albani, non può ancora essere considerato spento.
Vulcani sottomarini
Oltre ai vulcani sulla terra emersa, sono presenti numerosi vulcani sottomarini nei mari che circondano l'Italia, in particolare nel Tirreno sud-orientale e nel Canale di Sicilia:
Marsili, un vulcano sottomarino nel Mar Tirreno. Marsili sorge a 3000 metri dai fondali marini del Mar Tirreno a sud-ovest di Napoli. La sua cima è a soli 500 metri sotto la superficie dell'acqua. Il vulcano ha eruttato l'ultima volta tra 2100 e 5000 anni fa, ed è considerato attivo, e potenzialmente pericoloso, in quanto un eventuale collasso dell'edificio vulcanico potrebbe innescare un maremoto. Non è però ancora chiaro quanto tale eventualità sia effettivamente possibile, in quanto non risultano prove di simili collassi (e di conseguenti maremoti) negli ultimi 700 000 anni.