Fu uno fra i maggiori esponenti del cattolicesimo liberale ottocentesco, restaurò l'ordine domenicano in Francia dopo la soppressione avvenuta nel 1790.

Biografia Gioventù e formazione Figlio di un dottore della marina francese, Henri Lacordaire crebbe a Digione con la madre, Anne Dugied, figlia di un avvocato del parlamento della Borgogna, rimasta precocemente vedova. Ebbe tre fratelli, dei quali uno fu l'entomologo Théodore Lacordaire. Educato nella fede cattolica, se ne allontanò durante gli studi liceali a Digione. In seguito studiò Giurisprudenza, preparandosi alla carriera di avvocato, e si distinse come oratore brillante in seno alla Société d'études di Digione, un circolo politico e letterario che riuniva la gioventù monarchica della città, dove scoprì le teorie ultramontane di Bonald, de Maistre e Félicité de Lamennais. Sotto la loro influenza, Lacordaire abbandonò le idee degli enciclopedisti e di Jean-Jacques Rousseau, conservando comunque un amore profondo e sincero per la libertà e gli ideali rivoluzionari del 1789.

Nel 1822, partì per Parigi al fine di effettuare il suo tirocinio d'avvocato. Grazie all'appoggio del presidente Riambourg, amico della sua famiglia, riuscì ad entrare nell'ufficio del procuratore generale Mourre. Benché secondo la legge fosse troppo giovane per patrocinare una causa, difese con successo diversi imputati in Corte d'assise, suscitando l'interesse del grande avvocato liberale Pierre-Antoine Berryer. Tuttavia, malgrado la prospettiva di una carriera brillante, a Parigi si annoiava e si sentiva isolato, non essendo granché attratto dalle distrazioni mondane offerte dalla capitale. In seguito a un lungo periodo di dubbi e interrogativi, nella primavera del 1824 si convertì e decise di diventare sacerdote.

Grazie al sostegno di monsignor de Quélen, arcivescovo di Parigi, che gli concesse una borsa di studio e malgrado le forti contrarietà di sua madre e dei suoi amici, il 12 maggio 1824 entrò nel seminario Saint-Sulpice, a Issy-les-Moulineaux, poi, dal 1826 fu a Parigi, dove la qualità non elevata dell'insegnamento, non si confaceva ai suoi studi precedenti, al suo carattere e alla sua formazione liberale. Scriverà in seguito: «Coloro che mi hanno seguito in seminario, hanno avuto molte volte la tentazione di prendermi per matto.» La sua esperienza di seminarista ispirò Sainte-Beuve, per il suo romanzo Volupté. A Saint-Sulpice strinse amicizia con il Duca di Rohan-Chabot futuro cardinale-arcivescovo di Besançon, che gli consigliò di entrare nella Compagnia di Gesù. Infine, grazie alla sua insistenza, e dopo lunghe esitazioni dei suoi superiori, fu ordinato prete il 22 settembre 1827 da monsignor de Quélen. Il quale, dopo aver pensato di nominarlo parroco della chiesa della Madeleine o della chiesa di Saint-Sulpice, gli affidò il modesto incarico di cappellano di un convento di Visitandine, e, l'anno seguente, quello di secondo cappellano al Liceo Enrico IV. Quest'esperienza gli confermò l'ineluttabile scristianizzazione della gioventù francese affidata all'insegnamento pubblico.

Lamennais, Montalembert, l'Avenir e il cattolicesimo liberale

Nel maggio 1830 fu invitato da Félicité de Lamennais, all'epoca uno dei leader intellettuali della gioventù cattolica francese, nella sua tenuta bretone della Chênaie. A lungo critico verso l'intransigenza di Lamennais, Henri Lacordaire fu sedotto dal suo entusiasmo e dalle sue idee ultramontane e liberali. All'epoca, egli aveva in mente di partire per gli Stati Uniti, come missionario, ma gli avvenimenti del 1830 lo trattennero in Francia. Con Lamennais, l'abate Philippe-Olympe Gerbet e Charles de Montalembert, che divenne uno dei suoi più cari amici, scelse di unirsi alla rivoluzione di luglio, esigendo l'applicazione integrale della costituzione del 1830, di sostenere le rivoluzioni in Polonia, Belgio e Italia e il 16 ottobre 1830 fondarono il giornale L'Avenir, il cui motto era «Dio e la libertà!». In un contesto rivoluzionario a maggioranza anticlericale, il giornale sposava coraggiosamente ultramontanismo, difesa della sovranità assoluta del papa in materia religiosa, liberalismo, democrazia e cattolicesimo.

Il 7 dicembre 1830 i redattori de l'Avenir riassumevano così le loro rivendicazioni:

Tra le altre rivendicazioni figuravano la libertà di stampa, la libertà di associazione e l'allargamento del suffragio elettorale.

Lacordaire si distinse in particolare per alcuni articoli riguardanti la libertà di stampa e di espressione e la libertà d'insegnamento, contro il monopolio statale dell'Università si oppose al Ministro della Pubblica Istruzione e dei culti, Camille de Montalivet. Ma soprattutto s'impegnò nel sostegno alla battaglia per la divisione tra Chiesa e Stato. Così, chiese ai preti francesi di rifiutare il salario loro versatogli dal governo, ed esaltò la povertà del clero. Il 15 novembre 1830 scriveva: « Siamo pagati dai nostri nemici, da coloro che ci ritengono degli ipocriti o degli imbecilli, e che sono persuasi che le nostre vite dipendano dal loro denaro [...]. La libertà non si concede, si prende.» Queste rivendicazioni, i numerosi attacchi contro i vescovi nominati dal nuovo governo, definiti «ambiziosi e servili», la virulenza degli articoli, in particolare quelli di Lamennais e Lacordaire, scandalizzarono l'episcopato francese, in larga parte gallicano e conservatore. I vescovi francesi, quindi, intentarono un processo ai redattori de l'Avenir. Nel gennaio 1831 Lamennais e Lacordaire dovettero difendersi davanti alla giustizia, ottenendo un proscioglimento trionfale.

Al fine di difendere la libertà d'insegnamento, al di fuori del controllo dell'Università, conformemente alla loro interpretazione della Costituzione del 1830, i redattori de l'Avenir fondarono nel dicembre 1830 l'Agenzia generale per la difesa della libertà religiosa e, il 9 maggio 1831 Lacordaire, Montalembert e de Coux fondarono una scuola libera in rue des Beaux-Arts, che fu chiusa dalla polizia due giorni dopo. Dopo il processo intentato dalla Camera dei Pari di Francia contro Montalembert, che si concluse con la condanna dell'iniziativa e la chiusura definitiva della scuola, l'Avenir sospese le pubblicazioni per iniziativa dei suoi fondatori il 15 novembre 1831. Il 30 dicembre, Lacordaire, Lamennais e Montalembert, i «pellegrini della libertà», si recarono a Roma, allo scopo di rivolgersi al papa Gregorio XVI, al quale presentarono una Memoria redatta da Lacordaire. Inizialmente fiduciosi, furono presto delusi a causa della fredda accoglienza loro riservata. Il 15 agosto 1832 il papa, senza nominarli, condannò le loro idee nell'enciclica Mirari Vos, in particolare le richieste sulla libertà di coscienza e di stampa. Prima di questa condanna, Lacordaire si era separato dai suoi amici ed era tornato a Parigi dove aveva ripreso il suo incarico di cappellano delle visitandine.

L'11 settembre pubblicò una lettera di sottomissione al papa. Egli usò tutta la sua forza di persuasione per convincere Montalembert, inizialmente restio, a seguirlo nella sottomissione. Nel 1834 disconobbe Lamennais, condannato dall'enciclica Singulari nos, dopo la pubblicazione di Parole di un credente, con le sue Considerazioni sul sistema filosofico di M. de La Mennais, opera nella quale Lacordaire evocava la sua delusione per le conseguenze della rivoluzione del 1830 e proclamava la sua fedeltà alla Chiesa di Roma. Egli condannava l'orgoglio di Lamennais e lo tacciava di protestantesimo, accusandolo di aver voluto porre l'autorità del genere umano al di sopra di quello della Chiesa.

Nel gennaio 1833 incontrò per la prima volta Madame Swetchine, letterata russa convertita al cattolicesimo, che aveva un salotto celebre a Parigi, frequentato da Montalembert, il conte di Falloux e Félix Dupanloup. Egli sviluppò con Madame Swetchine una relazione al contempo filiale e amicale, attraverso un'imponente corrispondenza.

Un predicatore brillante

Nel gennaio 1834, su proposta del giovane Frédéric Ozanam, il fondatore della Società di San Vincenzo de' Paoli, che lo conosceva da poco tempo, padre Lacordaire tenne una serie di conferenze al Collège Stanislas, che incontrarono un grandissimo successo, non solo tra gli studenti. Ma l'onnipresenza del tema della libertà nei suoi discorsi, cosa che era sospettata di pervertire la gioventù, provocò forti critiche e le conferenze furono dunque sospese.

Ciononostante, monsignor de Quélen, arcivescovo di Parigi, affermò il suo sostegno a Lacordaire, e gli domandò di predicare durante la Quaresima del 1835 nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, nell'ambito delle Conferenze di Notre-Dame, specialmente destinate all'iniziazione dei giovani al cristianesimo, anch'esse fondate su richiesta di Ozanam. La prima conferenza di Lacordaire ebbe luogo l'8 marzo 1835. A causa del successo ottenuto dalla sua predicazione, proseguì l'esperienza l'anno seguente. Di fatto, le Conferenze di Notre-Dame, dove si univano religione, filosofia e poesia, rappresentarono un rinnovamento originale della tradizionale eloquenza sacra.

Ma nel 1836, a motivo sia del considerevole successo che degli attacchi violenti di cui era stato fatto oggetto, in particolare su alcune sue debolezze teologiche, e dopo la morte di sua madre, Lacordaire, conscio di dover acquisire una preparazione più solida, oltre che dei sostegni più saldi, si ritirò a Roma, dove studiò presso i gesuiti. Qui pubblicò la sua Lettera sulla Santa Sede, dove riaffermava con forza le sue posizioni ultramontane, insistendo sul primato del papa, pontefice romano, «depositario unico e permanente, [...] organo supremo della parola evangelica e fonte inviolabile della comunione universale » e sui vescovi. Questo testo guastò i suoi rapporti con monsignor de Quélen, gallicano convinto.

La ricostruzione dell'Ordine dei Frati Predicatori in Francia Nel 1837, confortato dall'esempio di dom Guéranger che aveva ricostruito l'ordine benedettino, Lacordaire superò le sue iniziali reticenze, cioè la paura di perdere la sua libertà seguendo la regola di un ordine religioso, e decise di entrare tra i domenicani, decidendo di ristabilire quest'ordine religioso in Francia. Infatti, l'Ordine dei Predicatori, fondato nel 1215 da Domenico di Guzmán, era stato soppresso in Francia nel 1790. Henri Lacordaire scelse di aderire a questo ordine medievale in ragione della vocazione dei domenicani che è quella d'insegnare e predicare, al fine di rinnovare e ricristianizzare la società del suo tempo. Anche la duttilità delle costituzioni dell'Ordine, la sua organizzazione interna democratica ed elettiva, la sua «incredibile flessibilità»Lettera a Charles de Montalembert, 4 ottobre 1838., l'avevano sedotto. Infine, l'appartenenza a quest'ordine gli offriva una grande libertà rispetto alle polemiche e alle prese di posizione politiche dell'episcopato francese.

In quest'impresa, Lacordaire fu sostenuto dal papa Gregorio XVI e dal maestro generale dei domenicani, padre Ancarani che gli offrì di usare il convento romano di Santa Sabina, dove ebbe sede il primo noviziato dei domenicani francesi. Nel settembre 1838, Lacordaire tornò in Francia, con lo scopo di trovare dei candidati al noviziato, e dei sostegni alla sua impresa. Fece pubblicare un annuncio sul giornale l'Univers, e nella sua Memoria per il ristabilimento in Francia dei Frati Predicatori (1839), largamente diffusa, si appellò con eloquenza e in maniera estremamente moderna all'opinione pubblica, al popolo francese, e al suo rispetto per i diritti dell'uomo, per sostenere la libertà religiosa e quella d'associazione.

La Memoria cominciava così:

Per dimostrare l'inutilità della legislazione antireligiosa messa in atto dei rivoluzionari francesi, Lacordaire sottolineava l'evoluzione della vita religiosa, mostrando come fosse ormai inconcepibile nel XIX secolo entrare in un ordine sotto costrizione, contrariamente a quanto avveniva prima della Rivoluzione francese.