L'analisi dei Sistemi-mondo è un metodo di ricerca multidisciplinare che studia i fenomeni storici, economici, politici e sociali su scala globale. Nata negli anni Settanta, si colloca tra la storia globale e le teorie sociali post-coloniali di ispirazione marxista, rappresentando un'evoluzione della teoria della dipendenza.
Al centro di questo approccio vi è il concetto di sistema-mondo, l'unità di analisi usata per spiegare i processi storici su larga scala. I sistemi-mondo sono definiti così non perché comprendono necessariamente l'intero globo, ma perché sono mondi autonomi rispetto a ciò che è esterno a essi.
L'obiettivo di questa prospettiva è quello di analizzare la storia economica e sociale per comprendere fenomeni come l'economia globale, la nascita e la distribuzione geografica del capitalismo, il colonialismo, l'imperialismo e la colonialità.
I principali teorici di questo metodo sono i sociologi Immanuel Wallerstein, Giovanni Arrighi,Pubblicazione di riferimento: Andre Gunder Frank,Pubblicazione di riferimento: e l'economista Samir AminPubblicazione di riferimento: (scherzosamente chiamati “la banda dei quattro”). Altri autori rilevanti sono Oliver Cox, Christopher Chase-Dunn e Li Minqi.
Le origini La definizione di sistema-mondo è stata fornita da Wallerstein nel 1973. Le basi metodologiche e concettuali provengono dalla seconda generazione della scuola degli Annales, rappresentata da Fernand Braudel, dalla tradizione marxista, di cui in particolare è stato recuperato il concetto di egemonia di Antonio Gramsci, e dagli esponenti della teoria della dipendenza. Le riflessioni economiche sono state invece influenzate da Karl Polanyi e Nikolai Kondratieff.
La ripresa del metodo dalla Scuola delle Annales
L'analisi dei sistemi-mondo è profondamente influenzata dai concetti di économies-monde e longue durée sviluppati dallo storico Fernand Braudel e ripresi pressoché integralmente dagli accademici dei sistemi-mondo.
Il termine économie-monde indica un'unità geografica ed economica che può essere descritta come un sistema che al suo interno è profondamente interconnesso, ma risulta autonomo e autosufficiente dal resto del pianeta. L’attenzione di Braudel per un concetto che possa riferirsi contemporaneamente ad aspetti economici, sociali e culturali è stata fondamentale affinché gli accademici dei sistemi-mondo sviluppassero un approccio multidisciplinare. Questa visione ha inoltre permesso agli studiosi di superare l'analisi centrata sugli Stati-nazione, focalizzandosi invece su sistemi economici, sociali e culturali più ampi. Il concetto di longue durée si riferisce al fatto che non tutti i fenomeni storici avvengono con la stessa velocità: l’analisi storica non si può limitare allo studio di eventi o decenni isolati, ma deve considerare i processi storici di natura sociale ed economica come parte di una dinamica continua e interconnessa, rintracciabile solo attraverso una prospettiva di lungo periodo.
È il contributo della scuola degli Annales che fa sì che l’analisi dei sistemi-mondo, da ipotesi sociologica e politologica, possa essere a buon diritto considerata un modello di riferimento per l’interpretazione storica: lo spazio di un ‘mondo’ e il tempo di una ‘lunga durata’ si combinano per formare un particolare sistema-mondo.
Il rapporto tra Braudel e Wallerstein fu anche personale: i due si incontrarono durante un ciclo di seminari su Civiltà materiale, economia e capitalismo, XV-XVIII secolo e Braudel ebbe modo di leggere in anteprima e commentare The modern World-System vol I. Il debito accademico fu così importante che l'accademia scientifica fondata per proseguire la ricerca attraverso l'analisi dei sistemi-mondo fu chiamata Fernand Braudel Center in suo onore.
Il superamento della teoria della dipendenza
L'analisi dei sistemi-mondo amplia le critiche dei teorici della dipendenza verso le teorie degli stadi. Come nella teoria della dipendenza, l'analisi dei sistemi-mondo utilizza i concetti di "nucleo" e "periferia" per descrivere paesi con un peso maggiore o minore nell’economia globale: per entrambe le scuole questo peso non è il risultato di uno sviluppo capitalistico più o meno avanzato, ma l'esito dei rapporti di forza che ogni Stato-Nazione è riuscito a costruire all'interno del sistema capitalista.
Due invece sono le differenze tra gli accademici dei sistemi-mondo e i teorici della dipendenza:
i primi sostengono che il capitalismo sia un sistema mondiale e la divisione del lavoro sia internazionale. Ciò significa che i capitalisti degli Stati-Nazione del nucleo non sfruttano solo i lavoratori dei paesi periferici, ma tutti coloro che occupano le posizioni più basse della gerarchia economica globale. La redistribuzione cruciale tra nucleo e periferia riguarda il plusvalore complessivamente prodotto dalla divisione internazionale del lavoro e non solo i trasferimenti di risorse umane e materiali da un paese periferico verso quello centrale. l'analisi dei sistemi-mondo non si limita a riprendere le acquisizioni principali della teoria della dipendenza, come la consapevolezza che l'influenza economica e tecnologica dei paesi più ricchi sui paesi più poveri determina la creazione di strutture economiche squilibrate, ma ha ampliato il pensiero facendo riferimento all'egemonia, un concetto preso in prestito dalla tradizione marxista. Questo concetto mira ad evidenziare che il dominio dei paesi più ricchi non è solo di natura economica, ma anche politica e culturale, e che proprio in virtù di questa influenza sociale, politica e culturale, i paesi più ricchi mantengono il controllo del sistema globale, aumentando le disuguaglianze con i paesi poveri.
Il debito dal concetto di egemonia culturale
Il concetto di egemonia, sviluppato dal filosofo marxista Antonio Gramsci, ha avuto un ruolo cruciale nello sviluppo dell'analisi dei sistemi-mondo. Gramsci definisce l'egemonia come la capacità di una classe o di uno Stato di esercitare un dominio non solo economico e politico, ma anche culturale, imponendo i propri valori e idee come universali e naturali. In questo modo, il potere egemonico non si basa solo sulla forza (militare ed economica), ma anche sul consenso popolare e sull'influenza culturale: l'egemonia è il dominio esercitato da uno Stato sul sistema-mondo, tale dominio permette alla potenza egemonica di definire le regole del gioco internazionale a proprio vantaggio. Per gli analisti dei sistemi-mondo, ad esempio, il sistema economico capitalista viene rafforzato dal liberismo in economia politica, dal pensiero liberale in politica interna, dall’ideologia dell’autodeterminazione e della sovranità dei popoli in politica internazionale: tutte costruzioni ideologiche che si sono affermate sotto l’egida degli Stati Uniti d’America, l’attuale potenza egemonica.
Nell'analisi dei sistemi-mondo, Wallerstein applica il concetto di egemonia per spiegare la dinamica di scontro tra le potenze globali nel tentativo di ottenere e mantenere il predominio; l’egemonia è ritenuta infatti storicamente instabile e soggetta a sfide da parte di altre potenze emergenti che cercano di rovesciare lo status quo: le guerre sono -in questo contesto- interpretate come la diretta conseguenza della lotta per l’egemonia (la guerra dei Sette Anni tra Francia e Inghilterra; la Seconda Guerra Mondiale tra Inghilterra e Stati Uniti contro il Terzo Reich).
Fondamenti economici
Dal punto di vista economico Wallerstein, come Karl Marx, individua nel processo di accumulazione del capitale il motore principale dell'economia capitalista. Si discorsa però dalla teoria marxista ortodossa perché integra nell’analisi dei sistemi-mondo le prospettive di Karl Polanyi e Nikolai Kondratieff.
Seguendo le tesi esposte da Polanyi in La Grande Trasformazione, gli analisti dei sistemi-mondo contestano la nozione del capitalismo come prodotto di uno sviluppo economico deterministico e rifiutano -di conseguenza- l'idea che esista un unico percorso inevitabile verso di esso. In aperta polemica con i filosofi classici, entrambe le scuole di pensiero affermano invece che il capitalismo si è sviluppato esclusivamente grazie all'intervento attivo e alla protezione degli Stati-Nazione. Polanyi contribuisce all'analisi dei sistemi-mondo anche definendo tre tipi di economie (di reciprocità, di redistribuzione e di mercato) che Wallerstein utilizzerà per distinguere i diversi assetti economici delle tre categorie di sistema-mondo. Nikolai Kondratieff, economista russo, ha descritto l'andamento ciclico dell'economia capitalista attraverso le fasi A di espansione e le fasi B di stagnazione o recessione. Mentre la teoria marxista ortodossa prevede che la contraddizione tra capitale e lavoro porterà inevitabilmente al collasso del capitalismo, Kondratieff e successivamente Wallerstein sostengono che le crisi economiche non sono un punto di rottura definitivo, ma parte integrante del processo di accumulazione del capitale. Wallerstein, influenzato da queste letture, ritiene quindi che il conflitto capitale-lavoro non si risolverà semplicemente con una crisi economica, ma richiederà anche una crisi ideologica e politica, durante la quale le basi culturali e sociali che sostengono il capitalismo saranno messe in discussione.
Definizione di sistema mondo Il sistema-mondo è un concetto che descrive un sistema sociale al cui interno esistono connessioni politiche, economiche e culturali. L’idea di "sistema" deriva dalla teoria dei sistemi: l’immagine più comune per spiegare il concetto è quella di un organismo composto da parti strettamente interconnesse attraverso regole interne, che dipendono l'una dall'altra per funzionare.
Nel sistema-mondo, le "parti" sono rappresentate dalle istituzioni sociali, formali e informali, che variano a seconda del contesto storico. Per esempio nell’età carolingia le parti del sistema-mondo erano le marche, le contee e i ducati; nel sistema-mondo moderno le parti sono gli Stati-Nazione. Queste istituzioni, anche se diverse, interagiscono tra loro seguendo regole interne: nell’epoca carolingia le regole erano i rapporti feudali; oggi sono le politiche interstatali e le leggi internazionali.
Ogni sistema-mondo è unico perché al suo interno esiste una e una sola divisione del lavoro che rende le varie aree interdipendenti e complementari: nessuna è autosufficiente, ma ciascuna è specializzata in una funzione economica e dipende dalle altre per beni, servizi, risorse o manodopera. Un esempio evidente è quello dell’Impero Romano, nel quale alcune regioni come l’Egitto e l’Africa Proconsolare si occupavano di produrre e distribuire il grano per quasi tutte le altre regioni dell’Impero.
Questa divisione del lavoro ha conseguenze politiche, sociali e culturali: le specializzazioni economiche determinano le gerarchie di potere all’interno del sistema-mondo e modellano le relazioni tra le sue parti. Il legame economico è quindi essenziale per comprendere l'unità del sistema-mondo, ma deve essere analizzato anche attraverso le sue conseguenze sociali e politiche. Ad esempio, un’economia basata sulla redistribuzione delle risorse interne non può fiorire senza un potere centrale forte e organizzato che garantisca il funzionamento della raccolta e della distribuzione delle risorse.
Secondo alcuni studiosi, diversi sistemi-mondo possono coesistere senza interagire significativamente, come fu per l’Impero Romano e quello Cinese nel primo secolo d.C. Tuttavia, quando le interazioni tra sistemi-mondo diventano rilevanti, questi possono fondersi o entrare in conflitto, generando un nuovo sistema-mondo.
Mini-sistema, Imperi-mondo, Sistema-mondo Moderno I sistemi-mondo si dividono storicamente in tre principali modelli: mini-sistema, imperi-mondo e il sistema-mondo moderno.