Col termine di Pace di Parigi del 1783 si intende una serie di trattati che posero fine alla guerra d'indipendenza americana e pacificarono altri conflitti nell'area del Nord America. Il 3 settembre 1783 i rappresentanti di re Giorgio III di Gran Bretagna siglarono un trattato a Parigi coi rappresentanti degli Stati Uniti (comunemente noto come Trattato di Parigi) e altri due trattati vennero siglati a Versailles tra re Luigi XVI di Francia e Carlo III di Spagna (comunemente noti come Trattati di Versailles (1783)). Il giorno precedente era stato sottoscritto un trattato preliminare tra i rappresentanti degli Stati Generali della Repubblica Olandese, ma il trattato che pose fine alla quarta guerra anglo-olandese venne firmato solo il 20 maggio 1784; per convenienza esso viene comunque compreso tra i trattati facenti parte della pace di Parigi del 1783.
A conclusione della pace, gli inglesi riconobbero la perdita delle Tredici colonie e questa sconfitta segnò la fine dell'primo impero coloniale britannico. Gli Stati Uniti ottennero più di quanto si aspettavano, comprendendo anche i territori a ovest.Richard Morris, The Peacemakers: The Great Powers and American Independence (1983) Gli altri alleati ebbero ben poco a confronto. La Francia ottenne la sua vendetta sulla Gran Bretagna dalla Guerra dei sette anni, ma ciò che materialmente ottenne fu ben poco (Tobago, Senegal e piccoli territori in India) e si ritrovò con le finanze pesantemente intaccate dalla guerra che andarono a peggiorare la già precaria situazione finanziaria francese degli anni '80 del Settecento. Gli storici collegano tale disastro allo scoppio successivo della Rivoluzione francese. Gli olandesi non ottennero nulla di particolarmente significativo dalla pacificazione alla fine della guerra. Gli spagnoli ebbero un risultato misto: da un lato ripresero Minorca e la Florida, ma Gibilterra rimase nelle mani degli inglesi.Lawrence S. Kaplan, "The Treaty of Paris, 1783: A Historiographical Challenge," International History Review, Sept 1983, Vol. 5 Issue 3, pp 431-442
I primi passi verso la pace La notizia della resa del generale Cornwallis a Yorktown raggiunse la Gran Bretagna a novembre del 1781, poco prima che il parlamento britannico dibattesse sulla spesa militare stimata per l'anno successivo. L'idea era quella di non aumentare le truppe impegnate in Nord America, in quanto alla tradizionale politica di una guerra "offensiva" si preferì anteporre una nuova strategia, che però rimase segreta. Il budget per la guerra era stato approvato con una chiara maggioranza, ma alcuni giorni dopo si seppe che la flotta inglese nel golfo di Biscaglia era stata in grado di catturare presso Ouessant una parte di un grande convoglio francese che trasportava delle truppe destinate all'invasione delle colonie inglesi. Il parlamento immediatamente richiese l'istituzione di una commissione d'inchiesta da tenersi dopo le festività natalizie. All'inizio di gennaio si seppe che le forze francesi avevano iniziato a occupare alcune piccole isole britanniche nelle Indie occidentali anche senza l'aiuto della loro flotta e pertanto gli inglesi distaccarono una grande flotta da inviare a ovest il più presto possibile. In quello stesso mese il governo nominò anche il nuovo comandante delle forze in America settentrionale, il generale Carleton, che aveva già impedito con le armi la tentata invasione americana del Canada nella prima fase della guerra, e il Segretario per le colonie, Lord George Germain, che rimpiazzò il debole Welbore Ellis.
L'inchiesta venne seguita da un voto parlamentare il 20 febbraio, nel quale il primo Lord dell'ammiragliato, Lord Sandwich, per poco non venne dimesso. La settimana successiva il parlamento votò per una guerra "non offensiva", ritenendo che l'aumento degli sforzi bellici in America avrebbe, tra le altre cose, "voluto dire l'indebolimento degli sforzi che questo paese sta compiendo contro gli altri nemici europei". Il 27 febbraio 1782 la Camera dei Comuni votò contro il proseguimento della guerra in America con uno scarto di 19 voti. All'inizio di marzo la notizia che l'Inghilterra aveva perso due isole che erano passate ai francesi, come pure la base mediterranea di Minorca, cementò ancora di più questa convinzione. Messo alle strette dall'opposizione, il capo del governo, Lord North, persuase re Giorgio III ad accettare le sue dimissioni (già in precedenza era stato sfiduciato dal parlamento, fatto che politicamente de facto lo estrometteva dal parlamento).
La scelta del re per rimpiazzarlo ricadde su Lord Shelburne, vecchio amico di Benjamin Franklin, ma questi rifiutò l'incarico, il che portò alla formazione di un governo di coalizione capeggiato nominalmente da Lord Rockingham, che il re odiava, accompagnato da Shelburne e da Charles James Fox, che si odiavano l'uno con l'altro, come segretari di stato.Lucas, Reginald J. "Lord North", London, Humphreys (1913)
I negoziati Le regole del gioco Il governo di Rockingham riconobbe che la priorità per la Gran Bretagna era di uscire dalle quattro guerre nelle quali era coinvolta, anche perché poco dopo la nomina del nuovo team di governo si venne a sapere che altre tre isole britanniche nelle Indie occidentali erano state occupate dai francesi. Da qui la decisione di intraprendere la via di una "guerra non offensiva" e l'inizio dei primi negoziati di pace con gli americani. Tre furono i fattori che portarono a questo approccio logico: il primo era il trattato di alleanza del 1778 tra Stati Uniti e Francia, pensato appositamente per mantenere l'indipendenza degli Stati Uniti da poco costituiti con l'appoggio di una potenza straniera. Il secondo motivo, furono le discussione avute con Henry Laurens, un ambasciatore americano catturato sulla via per Amsterdam. Il 31 dicembre 1781 Laurens era stato rilasciato sulla sua parola, e ora venne convocato per dei negoziati. La terza ragione, dopo le dimissioni di Lord North, era che Benjamin Franklin aveva subito scritto da Parigi che gli americani erano pronti a dei negoziati. Ad ogni modo, Laurens, Franklin e John Adams (rappresentanti all'epoca gli Stati Uniti nei Paesi Bassi) resero subito chiaro agli inglesi che gli Stati Uniti non avrebbero potuto concludere, sulla base del trattato di alleanza del 1778, una pace senza prima aver sentito il parere della Francia. Ciò che nessuno di loro sapeva era che la Francia, per un suo trattato separato di alleanza con la Spagna, non poteva siglare la pace senza il permesso degli spagnoli e la Spagna a sua volta non era intenzionata a cedere alla pace se la Gran Bretagna non le avesse restituito la fortezza di Gibilterra, che controllava l'accesso dal Mediterraneo all'Oceano Atlantico. Le forze spagnole e francesi avevano assediato Gibilterra per quasi tre anni senza successo e pertanto era normale che ora l'Inghilterra avrebbe perlomeno proposto uno scambio territoriale, forse con una delle isole delle Indie occidentali. Per l'Inghilterra tale decisione era complessa dal momento che, se da un lato le Indie occidentali producevano vasti profitti, avere Gibilterra permetteva di controllare il commercio di buona parte dei paesi del Mediterraneo.
Il governo inglese decise di resistere ad accettare l'indipendenza degli Stati Uniti come prerequisito per i negoziati, sapendo che il governo francese era sull'orlo della bancarotta e che i rinforzi inglesi inviati nelle Indie occidentali avrebbero potuto ribaltare la situazione da un momento all'altro (la flotta era comandata dall'ammiraglio Rodney, che era tornato da poco in Inghilterra dai Caraibi). Il negoziatore inglese inviato a Parigi era Richard Oswald, un vecchio schiavista, ex socio di Henry Laurens, che lo aveva visitato alla Torre di Londra prima di partire in missione. Egli prima parlò con Franklin il quale propose che l'Inghilterra cedesse il Canada agli Stati Uniti. Il 23 aprile, lord Shelburne, replicò accettando (senza consultare i suoi colleghi) l'indipendenza statunitense, ma ai confini sino a quel momento stabiliti e senza ulteriori cessioni. Un secondo inviato inglese, Thomas Grenville (il quale non era al corrente della questione canadese), iniziò i negoziati col governo francese basandosi ancora una volta su questa proposta. Egli disse che i francesi avrebbero potuto aiutare gli statunitensi a mantenere la loro indipendenza, ma avrebbero dovuto restituire alla Gran Bretagna tutte le isole e i possedimenti delle Indie occidentali conquistati dall'inizio della guerra, proposta che ovviamente i francesi rigettarono, separando però le loro richieste di pace da quelle degli Stati Uniti e violando quindi lo spirito dell'accordo di alleanza del 1778. Altro fattore che diede rilevanza agli americani fu la decisione del 19 aprile della Repubblica Olandese di riconoscere ufficialmente John Adams quale ambasciatore di un paese indipendente. Questo portò di conseguenza al riconoscimento degli Stati Uniti da parte dei Paesi Bassi, rendendo chiara la propria posizione nei confronti della Gran Bretagna.Fiske, John Boston, Houghton Mifflin (1896), via unimelb.edu.au— accessed 2008-01-11
Il governo inglese cambia ancora Il 18 maggio, la decisione di puntare al riconoscimento della piena indipendenza degli Stati Uniti come punto dei negoziati, venne a mutare dall'arrivo della notizia che, solo un mese prima, l'ammiraglio Rodney aveva ottenuto una vittoria sui francesi nei Caraibi, trionfo di cui l'Inghilterra aveva disperatamente bisogno da troppo tempo, e che aveva portato anche alla cattura dell'ammiraglio francese de Grasse. Grenville venne inviato nuovamente in Francia per negoziare con statunitensi e francesi, ma riuscì a fare ben pochi progressi e pertanto scrisse una lettera indignata a Charles Fox. Fox a questo punto si trovò quasi costretto a far votare il parlamento sulla proposta di riconoscimento dell'indipendenza degli Stati Uniti, ma alla luce della vittoria di Rodney e della conseguente debolezza francese, rigettò tale idea.
Il 1 luglio lord Rockingham, capo del governo, morì e pertanto Shelburne venne costretto a forzare la mano, Fox si dimise e vi fu una spaccatura nel parlamento all'interno del partito Wigh.
Manovre diplomatiche Mentre gli inglesi erano intenti a stabilizzare il loro secondo governo in un anno, Franklin neutralizzò quella che avrebbe potuto essere la più grande arma nelle mani dei francesi contro gli Stati Uniti, ovvero restituì fino all'ultimo centesimo il prestito che i francesi avevano concesso agli statunitensi nel 1778 e con i quali li "ricattavano" da anni. Il totale di 18.000.000 di livres più ulteriori 10.000.000 di livres che il re di Francia aveva preso in prestito dai Paesi Basi per conto degli Stati Uniti nel 1781. Con un contratto del 16 luglio 1782, gli Stati Uniti si impegnavano a ripagare interamente questi debiti entro il termine di tre anni dalla firma di una pace., via the Avalon Project— accessed 2008--1011