Le azioni militari nel Borneo furono una serie di battaglie e scontri che interessarono i Paesi Bassi all'area del Borneo, nelle Indie orientali, dal 1817 al 1867. Intorno al 1787, la Repubblica Olandese aveva il controllo sulla parte occidentale e meridionale del Borneo. Nel frattempo, il Trattato di Parigi (1784) aveva posto fine al monopolio della compagnia olandese delle Indie orientali sulle spedizioni marittime nell'arcipelago indonesiano, ma anche al suo interno essa aveva iniziato a tracollare, venendo sciolta poi sul finire del secolo. A causa di questi sviluppi, il Borneo venne momentaneamente accantonato come prospettiva coloniale. Nel 1790, le autorità di Batavia, la capitale olandese in Indonesia, giunsero a dichiarare che le posizioni olandesi sulla costa occidentale erano prive di significato, un problema e persino un fastidio a livello coloniale, facendo ritirare i propri coloni un anno dopo. L'area privata al sultano di Banjarmasin nel 1787 gli venne restituita nel 1797. Successivamente, l'unica presenza visibile dei Paesi Bassi era costituita da un piccolo forte a Tatas, sulla costa meridionale del Borneo. Solo nel corso del diciannovesimo secolo l'interesse coloniale per il Borneo iniziò nuovamente ad aumentare, sia dal lato britannico che da quello olandese. L'interesse britannico per il Borneo si è concentrato sulla parte settentrionale dell'isola, in prossimità delle principali rotte marittime verso l'India e Singapore. Gli olandesi tentarono per ragioni commerciali e politiche (la vicinanza con Giava) di aumentare la loro influenza nella parte meridionale dell'isola.Irwin, Introduction

L'influenza britannica sul Sarawak

Nello stato malese del Sarawak, gli inglesi avevano un loro "Raja bianco", la figura di James Brooke. Un'eredità gli aveva permesso nel 1839 di intraprendere una spedizione nel Borneo del Nord, che comprendeva di toccare il Sultanato del Brunei ed il Sarawak. L'area era abitata da commercianti e pirati malesi, alcuni cinesi e indigeni come i Dajak. Questi iniziò poco dopo ad impegnarsi personalmente nella pirateria, assumendo dei malesi come forze ausiliarie e nel contempo imparando da loro tale arte. Il sultano rivendicava il possesso del Sarawak come sua proprietà personale ed era effettivamente riconosciuto come un sovrano dal popolo malese, ma aveva ben poco controllo territoriale. Brooke venne in contatto a Kuching, nel Sarawak, con raja Muda Hassim, uno zio del sultano. Questi si trovava a Sarawak per reprimere una ribellione, ma aveva avuto modo di notare come alcuni malesi sulla costa occidentale fossero favorevoli ad unirsi col sultanato di Sambas, il quale era affiliato alle Indie orientali olandesi. Brooke si offrì come mediatore. Brooke non era a favore dello sfruttamento commerciale del Borneo settentrionale, il che lo portò a degli attriti con gli investitori a Londra. Egli riteneva infatti che la prima cosa importante fosse il migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. Brooke si trovò in difficoltà nel 1849 dopo aver coinvolto la Royal Navy in un'azione contro i pirati a Batang Marau, sul fiume Sarang, nel Borneo settentrionale. Più di 80 barche furono distrutte e almeno 300 persone morirono tra la popolazione locale. L'intervento ebbe successo in quanto nell'area non si manifestarono più recrudescenze di pirateria, tuttavia le azioni di Brooke e della marina inglese vennero considerate sproporzionate da molti. Sebbene Brooke fosse stato assolto su diversi punti, la sua reputazione "etica" venne violata dal semplice fatto di essere stato oggetto di un'indagine. La sua posizione di sovrano del Sarawak ne uscì indebolita per quanto riuscì a ricoprire tale ruolo sino alla propria morte nel 1868. Fin dall'inizio, Brooke ha criticato la politica olandese nell'arcipelago, che era incompatibile con i suoi principi e, secondo lui, aveva rovinato molto l'ambiente locale. Inoltre, egli non aveva un'alta opinione del potere del governo olandese, ritenendo che esso potesse continuare ad esistere nelle Indie orientali sono in assenza di un valido concorrente.Irwin, Chapter 4: The white Raja of Sarawak

L'influenza olandese L'influenza olandese sul Borneo aumentò leggermente nel periodo compreso tra il 1817 ed il 1845. L'affermazione degli olandesi sull'isola, tuttavia, si espresse solo con un numero limitato di avamposti lungo la costa. Quasi tutta l'attenzione dei Paesi Bassi era focalizzata su Giava. Le postazioni commerciali, infatti, comportavano dei costi notevoli per gli olandesi ed avevano il mero scopo di confermare le pretese olandesi sull'intero arcipelago.Kreuger, blz. 17

Il Borneo occidentale Alla fine del XVIII secolo, la Compagnia olandese delle Indie orientali era andata al fallimento ed il governo olandese aveva assunto personalmente gli interessi coloniali della nazione. La presenza dei Paesi Bassi in Indonesia ad ogni modo era solo formale e limitata al solo Borneo occidentale. Nel 1817 i sultani di Sambas e Pontianak avevano chiesto agli olandesi di tornare nei loro territori (precedentemente abbandonati) perché rinsaldassero il controllo sul territorio dove alcuni coloni cinesi stavano spadroneggiando.

Nel luglio del 1818 venne istituito un avamposto permanente del governo delle Indie occidentali olandesi a Pontianak, seguito poi da altri avamposti in altri luoghi vicini. Dalla metà del XVIII secolo circa, gruppi di cercatori d'oro cinesi erano infatti arrivati nel Borneo occidentale. Inizialmente questo fatto venne incoraggiato anche dai sultani malesi e dai capi di distretto perché era chiaro che i cinesi fossero degli esperti in questo lavoro.Dharmowijono, p.109 Vi fu quindi poca competizione iniziale coi malesi e con i Dajak; questo tipo di lavoro era molto pesante e riguardava diversi sitiSomers Heidhues, p. 47-52, motivo per cui gli indonesiano compresero che era più semplice far pagare ai cinesi una tassa per l'esportazione della materia che ricavarla loro stessi. L'estrazione e l'oro si svolgeva in konghsi, delle joint venture che erano molto comuni anche in Cina e che comprendevano centinaia di membri tra cercatori d'oro, corrieri, commercianti e altri impiegati. Nel Borneo occidentale, con l'appoggio dei governi locali, i cinesi erano divenuti migliaia. Per le loro crescenti dimensioni comunitarie, per la loro struttura interna stretta ed i metodi di lavoro efficienti, questi divennero sempre più indipendenti dalle autorità malesi. Ad un certo punto essi giunsero a ritenere superfluo il pagamento del contratto di concessione per le loro terre e trovarono anche un modo per aggirare la giustizia e la fiscalità locali.Dharmowijono, p. 112 I principi malesi avevano visto scomparire la loro prosperità nel corso di vent'anni. L'influenza cinese si estese anche sui villaggi dei Dajak, giungendo a far pagare a questi delle tasse col vantaggio di poter acquisire credito presso i cinesi, fatto che li rendeva da loro dipendenti. Né i principi locali né i coloni olandesi avevano un'organizzazione societaria pari.Somers Heidhues, p. 55

Nel 1828 nel Borneo vi erano circa cinesi; il numero di Dajak era di ed il numero di malesi era di Somers Heithues, p. 78-85

Borneo meridionale e orientale Nel 1817 il sultano di Bandjermasin aveva trasferito la sovranità della costa orientale al governo olandese delle Indie orientali. L'area lungo la costa orientale era costituita da un gran numero di piccoli stati, più o meno indipendenti, ognuno dei quali aveva poca potenza se preso individualmente. Alla testa vi era un principe o un sultano locale. Il governo olandese aveva poco interesse per la costa orientale sino a quando non seppero della presenza di due navi inglesi presso il fiume Kutei. Ciò indicava chiaramente un crescente interesse britannico per l'arcipelago e ne conseguì un cambiamento nella politica olandese. Dal 1844 il governo dei Paesi Bassi adottò un approccio più attivo e firmò dei contratti con i leader locali sulla costa orientale. Dal 1843 divenne ministro delle colonie Jean Chrétien Baud il quale sostenne una politica più attiva sul Borneo. Il governatore generale delle Indie orientali olandesi era all'epoca Jan Jacob Rochussen il quale perseguì una linea chiaramente imperialista.Irwin, p. 151-153Kreuger, p. 18 Nel 1846 i due funzionari olandesi giunsero a sviluppare di concerto una nuova struttura di gestione dell'area coloniale con la formazione del "Governatorato del Borneo", con capitale Sintang, a nell'entroterra. Fu così dimostrato che il Borneo fosse da considerare a tutti gli effetti un'unità statale comprendente anche l'interno, in quanto fino ad allora il colonialismo si era incentrato prevalentemente lungo le coste. Tuttavia, Sintang faticò a funzionare come capitale del nuovo stato, al punto che il nuovo governatore locale Weddik si rifiutò di viverci in maniera permanente; nel 1847 chiese di essere trasferito e venne destinato nell'arcipelago delle Molucche. Nel 1848, il governo de L'Aia si rese conto che il piano per un governo centralizzato si era dimostrato un fallimento e pertanto il territorio del Borneo venne suddiviso a livello coloniale in una parte occidentale ed una meridionale-orientale. In quest'ultima parte, il residente di Bandjermasin aveva le funzioni di governatore, mentre la parte occidentale era rimasta senza un referente. La rivalità anglo-olandese diminuì dopo il 1848 quando il governo olandese decise di rassegnarsi alla presenza degli inglesi sulla costa nord-occidentale del Borneo.

Le miniere di carbone Nel periodo coloniale vennero individuati vari giacimenti carboniferi nel sultanato di Bandjermasin, la cui estrazione in miniere a ciel aperto era parzialmente possibile. I fiumi potevano essere utilizzati a questo scopo per il trasporto. Su piccola scala, l'estrazione del carbone era già stata attuata dal sultano stesso, ma ovviamente il mercato più ambito era quello europeo. Di conseguenza, nell'ottobre del 1850 venne annunciato che le compagnie olandesi potevano sfruttare le risorse minerarie dell'arcipelago, ad eccezione delle miniere di stagno di Giava e Banka. Nel Borneo, fino al 1880 circa, ciò non era stato possibile.Irwin, p. 163 Il Sultano di Bandjermasin inizialmente si era infatti rifiutato di autorizzare lo sfruttamento delle miniere sotto il suo controllo. Tra il 1846 ed il 1884, vennero aperte cinque nuove miniere di carbone, quattro delle quali erano società pubbliche. Alcuni di queste ad ogni modo funzionarono solo per alcuni anni e non riuscirono a soddisfare aspettative a lungo termine.Kreuger, p. 24 Lo sfruttamento era infatti sufficiente all'uso proprio del governo e della marina. Il carbone era di scarsa qualità e non poteva essere venduto se comparato alla qualità del carbone importato. Poiché gli strati più ricchi di carbone si trovavano nell'area appartenente al sultano, il desiderio del governo olandese-indiano di portare il Borneo sotto il proprio diretto controllo, possibilmente con mezzi militari, crebbe sempre di più.Meyners, p. 2

La prima azione militare nel Borneo occidentale Azioni militari contro i cinesi Una prima azione militare contro i cinesi da parte del governo olandese ebbe luogo nel 1823-1824. I konghi cinesi, infatti, attaccavano regolarmente gli avamposti dei Paesi Bassi, causando morti, feriti e la fuga di molte persone. Il commissario olandese Tobias chiese a Batavia la possibilità di dare una dimostrazione di forza con l'invio sul posto di un gruppo di 300 soldati. La città ormai dominata dai cinesi di Sambas venne posta facilmente sotto diretta amministrazione degli olandesi, ma nel 1824, dopo lo scoppio di un'ulteriore rivolta cinese, i soldati olandesi vennero scacciati e nessun rinforzo poté loro pervenire dalla madrepatria, già ampiamente impegnata a livello bellico nella guerra di Giava. Gli olandesi furono in grado di mantenere unicamente le posizioni lungo la costa.