Di fronte ad un brusco aumento della domanda fin dall'inizio del XVIII secolo, la coltura di Coffea arabica si ampliò rapidamente, seppur su una base genetica assai limitata; solo alcune delle varietà Typica e Bourbon vennero esportate e duplicate in tutto il mondo.. Nel 1706 quattro piante vennero riportate dagli olandesi da Giava ad Amsterdam e in seguito offerte - nel 1714 - a vari orti botanici europei: questa rappresenta la cosiddetta specie Typica.
Entro il 1730 vi sono già tre denominazioni di caffè in competizione: Java, Mokha (comprendente il caffè delle attuali Antille olandesi) e Bourbon pointu (francese, a partire dal 1715 a La Réunion e successivamente di Saint-Domingue).. Con lo scoppio della rivoluzione francese oltre l'80% della produzione mondiale giunse dalla Guyana olandese, dalla Colonia del Brasile e da Saint Domingue; quest'ultimo sarà principalmente riesportato, sia nel continente europeo ma anche nel Vicino Oriente, a tutto discapito del Java.
Primi grandi mercati
Sul mercato di Amsterdam il caffè venne messo all'inizio all'asta ogni sei mesi, poi ogni trimestre ed infine mensilmente.. La comparazione dei prezzi del caffè di Amsterdam proveniente da Giava e Sumatra mostra un notevole divario tra il 1660 e il 1770;. per il Java 3 guilder per libbra, molto di più rispetto alle aree produttive da cui proveniva il che viene spiegato dagli storici quale effetto dei larghi margini di profitto derivanti dalla monopolizzazione messa in atto dalla "Compagnia olandese". Confrontando le differenti origini del mercato di Amsterdam si può constatare che nel 1721 veniva importato ancora il 90% di Mokha, mentre già nel 1736 la proporzione si era rovesciata a favore del Java, la cui produzione era appena decollata. Il caffè giavanese venne infine battuto da quello della Guyana olandese, che venne a costare solo 6 fiorini. Nella seconda metà del XVIII secolo i prezzi sul mercato di Amsterdam stabiliti su base mensile furono abbastanza simili tra le importazioni giavanesi e quelle americane; ciò dimostra come l'economia globale del caffè si stesse facendo sempre più integrata. Durante il secolo precedente i prezzi avevano oscillato molto di più, a seconda dell'arrivo di ogni battello carico, ancora abbastanza raro.
Da 12 a 15.000 tonnellate di caffè annuali prodotte dallo Yemen provenivano da piccole aziende agricole del tutto prive di una qualsiasi vocazione professionale; cominciò inoltre ad essere commercializzata anche una varietà proveniente da Surat. I prezzi yemeniti seguirono una regolarità minore, ma anch'essi entro la fine del secolo di avvicinarono a quelli di Amsterdam.
A Marsiglia il 90% del caffè riesportato prendeva la via per Istanbul, andando a sostituire dal 1770 quasi del tutto i propri concorrenti sulla piazza dell'Impero ottomano. Il commercio a Le Havre, col caffè proveniente anche da Martinica, aumentò da 2.600 tonnellate nel 1666 a 6.605 nel 1777 fino a toccare le 15.000 tonnellate nel 1799, più di 1/3 di tutte le importazioni francesi. A Nantes, originariamente porto dello zucchero, una delle prime due fortune milionarie della fine del secolo fu quella realizzata dall'armatore e negoziante Louis Drouin, attivo nel caffè di Saint-Domingue, ove possedeva le forniture quasi complete di tutti i magazzini e piantagioni.
Ma il grande vincitore risultò essere Bordeaux, dove la riesportazione del caffè crebbe del 300% dal 1778 al 1786.. Le esportazioni dal porto dell'Aquitania furono del 400% superiori a quelle di Le Havre, del 300% rispetto a quelle di Nantes e del 200% rispetto a quelle di Marsiglia. Nel 1786 vennero importate 65.000 tonnellate di zucchero, per un valore di 29,4 milioni di livre e 28.000 tonnellate di caffè (pari a 24,3 milioni). Il commercio coloniale di Bordeaux nel corso della rivoluzione americana rappresentò il 25% dell'intero commercio di zucchero (derivato dalla canna da zucchero), il 70% di quello del caffè, il 30% di quello dell'indaco; il singolo prodotto che invece registrò un calo delle importazioni pari al 38% fu il cacao.
"Spedizioni di Mokha" e impianto a Riunione
La caffeicoltura, al termine del monopolio olandese sulle importazioni, moltiplicò di 25 volte le sue dimensioni tra il 1735 e il 1743. Gli inizi furono più lenti; i corrieri-corsari di Saint-Malo organizzarono tra il 1708 e il 1715 ben 3 "spedizioni di Mokha" doppiando il Capo di Buona Speranza. La prima permise loro di portare 1.500 tonnellate di caffè in patria.
Nel 1712 il regno di Francia e la Repubblica delle Sette Province Unite prepararono gli accordi di pace che dovevano essere firmati nel corso del Trattato di Utrecht. Il borgomastro di Amsterdam De Brancas, successore di Nicolaes Witsen, offrì a Luigi XIV di Francia una pianticella di Coffea la quale però morì rapidamente.. Il colonnellò dell'artiglieria di Ressons-sur-Matz riuscì a procurarsene un'altra di contrabbando. Il medico e botanico Antoine de Jussieu, sovrintendente della serra del giardino reale (il futuro Jardin des Plantes), fece pubblicare nel 1713 un'interessante descrizione della pianta nelle sue Mémoires de l'Académie des sciences.. Prima di morire il "Re Sole" riuscì felicemente a moltiplicare la Coffea.
Gli olandesi inviarono un'altra pianta al sovrano ufficialmente nel 1714; il re la curò personalmente nei propri giardini privati situati a Marly-le-Roi. Chiese all'ufficiale di marina Guillaume Dufresne d'Arsel di partecipare alla seconda "spedizione di Mokha" per riportarne altre. La corte di Versailles apprezzò il gusto del caffè, tantoché la Compagnia francese delle Indie orientali diede a d'Arsel la responsabilità d'impiantare gli arbusti provenienti da Mokha a La Réunion (allora chiamata "Bourbon") - nel bel mezzo dell'Oceano indiano - attraverso una terza "spedizione di Mokha"; ricevette l'ordine di partire con "L'Auguste" del capitano M. De la Boissière il 27 giugno del 1715..
In settembre 6 piante di Mokha, offerte questa volta dal sultano dello Yemen, vennero fatte attecchire a Saint-Paul sotto la supervisione del governatore Antoine Desforges-Boucher. La "Compagnia francese" organizzò per intero la produzione, acquistò i semi, costruì depositi e strade; offrì infine concessioni gratuite a qualsiasi colono di età compresa tra i 15 e i 60 anni che accettasse di occuparsi della crescita di almeno 100 piante.
Gli olandesi impongono la coltura a Giava
Nel 1720 gli olandesi imposero la coltura del caffè alla popolazione di Giakarta e della zona montagnosa di Priangan a Giava Occidentale. Ai capi distrettuali venne richiesto per contratto di consegnare una certa quantità di caffè ogni anno; si dovettero assicurare che gli indigeni lo piantassero, ne mantennessero la coltivazione ed infine che ne fornissero la quantità necessaria e di buona qualità.
Nella provincia di Batavia il caffè fu coltivato con successo anche a Gambir (distretto di Giacarta Centrale), a breve distanza dal palazzo presidenziale e a Jatinegara (distretto di Giacarta Orientale); i volumi e la quantità richiesti furono consegnati tempestivamente. Nelle altre parti di Giava e nelle isole esterne, Sumatra Occidentale e nelle Molucche, la popolazione si dimostrò invece maggiormente riluttante e pertanto risultarono necessari degli incentivi finanziari. Nel 1724 un milione di libbre di caffè furono inviati ad Amsterdam, 4 milioni nel 1727 e 6 milioni nel 1736: ai raccoglitori si consegnò un fiorino olandese per libbra. La raccolta venne organizzata dai capi villaggio; il prezzo pagato agli agricoltori fu solamente una frazione di quello ricevuto dai raccoglitori.
Durante la seconda metà del XVIII secolo la coltura venne estesa anche al centro dell'isola, seppur su scala più limitata; mentre la spinta in direzione dell'intera Giava e degli altri isolotti circostanti avvenne per opera del governatore generale Daendels (1808-11) e degli amministratori che gli succedettero.
Francesi a Martinica, Guadalupa e Guyana
Le prime piante di caffè vennero introdotte nelle Americhe attraverso la Guyana olandese nel 1718. Due anni più tardi al capitano di fanteria Gabriel de Clieu fu permesso di tornare alla sua isola di Martinica con 2-4 piante olandesi; dopo un viaggio travagliato solo un singolo esemplare riuscì a giungere a destinazione.Una versione estesa dell'evento si trova in Ukers, p. 6 e seguenti.
Nel 1721 venne raccolto un chilogrammo di bacche. L'isola tuttavia contava solo 200 coloni nel 1726, questo almeno secondo gli scritti di Jean-Baptiste Labat.. Nel 1723 ne vennero affidate alcune anche al colonnello delle milizie Claude de la Garrigue de Survilliers. Il 7 novembre del 1727 una terribile tempesta distrusse la maggior parte degli alberi di cacao, rendendo in tal modo provvidenzialmente disponibile la terra per il caffè, seppur questo non raggiunse mai la stessa estensione che avrà a La Réunion. Questi germogli si riprodussero felicemente e negli anni 1770 vi erano 18.680 alberi di caffè a Martinica i quali permisero il trapianto e la diffusione generalizzata della coltivazione a Saint-Domingue, a Guadalupa e nelle colonie americane dell'impero spagnolo. L'isola rimarrà competitiva per un breve periodo di tempo, ma sarà presto sbalzata dall'espansione maggiormente competitiva di Riunione.
Il successo non arrise invece alla Guyana francese. François de La Motte-Aigron, luogotenente del re e governatore di Cayenna ad interim, si trasferì nella Guyana olandese nel 1725 con l'obiettivo di procurarsi alcuni alberi da far trapiantare successivamente nelle terre di sua proprietà; ne raccolse e seminò più di 1.200 piedi. Nello stesso lasso di tempo gli olandesi potenziarono le proprie piantagioni di Giava e della Guyana olandese, lasciando in tal modo ben poco spazio alle colonie francesi in un mercato mondiale ancora relativamente ristretto. Il caffè, esteso intanto fino a Guadalupa, ebbe molto più successo a La Réunion e Saint-Domingue rispetto che nella Guyana francese e a Martinica.
Tra il 1748 e il 1790 furono invece la Capitaneria generale di Cuba, il Vicereame della Nuova Spagna e la Capitaneria generale del Guatemala ad ottenere risultati assai proficui.
Origini del caffè brasiliano
All'incirca nel 1727 Giovanni V del Portogallo inviò il sergente Francisco de Melo Palheta nella Guyana francese per ottenere i primi semi di caffè che sarebbero diventati parte del mercato dell'impero portoghese. Francisco ebbe inizialmente notevoli difficoltà ad ottenerli ma, affascinando la moglie del governatore francese, riuscì a farsene consegnare abbastanza per poter avviare la caffeicoltura nella Colonia del Brasile..
La coltivazione crebbe inizialmente non molto lontano da Rio in un convento dell'ordine francescano, che la presentò al viceré portoghese nel 1774. Dopo un avvio difficile nella regione amazzonica dell'attuale Grão-Pará fu introdotto in un primo tempo nella Regione Nordest del Brasile. Essendo una zona soggetta a siccità, non si ottennero risultati costanti. Tra il 1779 e il 1806 la colonia brasiliana esportò solo una quantità minimale di caffè, ancora del tutto insignificante nel mercato internazionale. L'uso degli schiavi venne introdotto immediatamente, in quanto lo schiavismo era già stato ben sviluppato all'interno del paese come istituzione su larga scala, causato dal primo boom minerario del XVIII secolo; durante questa evoluzione, Rio, con una popolazione relativamente scarsa per tutto il XVI e XVII secolo, gradualmente venne a sostituire Salvador come maggior sede di depositi di raccolta, fornendo la giunzione alle regioni minerarie d'oro situate all'interno.
Riunione rompe il monopolio olandese
La caffeicoltura di Riunione decollò nel 1735, un anno prima dell'abolizione del monopolio sulle importazioni detenuto dalla Compagnia olandese delle Indie orientali. Il flusso di caffè Bourbon raggiunse la cifra di 100.000 libbre annuali, per schizzare a 2,5 milioni nell'anno record 1744..