LEiger è una montagna svizzera delle Alpi bernesi, alta 3967 m s.l.m., situata nella regione montuosa dell'Oberland, formando assieme a Mönch e Jungfrau una triade montuosa particolarmente nota nel mondo dell'alpinismo: famosa è infatti la sua parete nord, che ha costituito uno dei principali problemi alpinistici degli anni trenta.
Toponimo Il nome compare per la prima volta in un documento del 1252 (si tratta della seconda più vecchia citazione ufficiale del nome di una montagna della Svizzera, dopo il Bietschhorn, citato in un documento del 1233). In un atto di compravendita tra Ita von Wädiswyl ed il prevosto di Interlaken si parla di un fondo "ad montem qui nominatur Egere". Circa cinquant'anni più tardi, in un beneficio, abbiamo la prima testimonianza del nome in lingua tedesca: "under Egere".
Per quanto riguarda l'origine del nome, esistono tre ipotesi. La prima si rifà al nome altotedesco Agiger o Aiger, che si immagina essere stato il nome del primo colono ai piedi del monte. La seconda ipotesi si rifà al latino acer, mediato dal francese aigu nel senso di "acuto, appuntito", rifacendosi alla forma della montagna. La terza ipotesi si appoggia sull'antica ortografia Heiger, che potrebbe essersi sviluppata dall'espressione dialettale hej Ger, laddove hei vale il tedesco hoch (in it. Alto), e Ger è il nome di una lancia usata dai popoli germanici: Hej-ger significherebbe dunque: l'alta lancia, un nome comunque ispirato dalla sua forma appuntita.
Descrizione Si trova nelle Alpi Bernesi, in prossimità delle località di Grindelwald e Wengen. La cresta principale (cresta Mittellegi), che sale in direzione ovest-sud-ovest, raggiunge la vetta per piegare verso sud, scendendo ad un colle che separa l'Eiger dal vicino Mönch; dalla vetta del Mönch la cresta scende al passo dello Jungfraujoch, punto di arrivo della Ferrovia della Jungfrau. Dalla vetta dell'Eiger si dipartono due creste secondarie: una scende in direzione ovest verso il colle della Kleine Scheidegg, l'altra digrada verso sud-ovest. Tutte le facce della montagna sono assai scoscese. La via normale si sviluppa sul versante occidentale. La parte nord misura 1600 m di dislivello circa, quasi completamente verticali, mentre il dislivello a partire dalla base erbosa raggiunge i 2300 m circa di prominenza.
La montagna è attraversata dal tunnel della ferrovia Jungfraubahn, che unisce la Kleine Scheidegg allo Jungfraujoch. Si tratta di una ferrovia a scartamento ridotto con alimentazione a corrente trifase, attiva dal 1898. La ferrovia ha due stazioni intermedie in galleria all'interno dell'Eiger, Eigerwand e la Eismeer, che rappresentano due punti panoramici rispettivamente sulla parete nord dell'Eiger e sul ghiacciaio di Grindelwald (Grindelwaldgletscher). La stazione di partenza alla Kleine Scheidegg offre un'ottima visuale della parete nord dell'Eiger, e permette quindi di seguire (con l'ausilio di cannocchiali e binocoli) le cordate che ne tentano la salita.
Nel luglio del 2006 una frana di oltre 500.000 metri cubi di roccia si è staccata dalla parete est. Pur creando molto scompiglio ed una comprensibile preoccupazione, la frana non ha provocato danni a persone.
Ascensioni Prime ascensioni
La prima ascensione dell'Eiger fu effettuata l'11 agosto 1858 dall'alpinista irlandese Charles Barrington con le guide Christian Almer e Peter Bohren; la squadra seguì quella che è oggi la via normale sul versante occidentale. Il 14 luglio 1871 vi fu la prima salita della cresta sud-ovest, da parte di William Auguste Coolidge e Meta Brevoort, con le guide Christian Bohren, Christian Almer e Ulrich Almer.
Il 31 luglio 1876 George Edward Foster con le guide Hans Baumann ed Ulrich Rubi raggiunge la vetta passando per la cresta sud, dopo aver raggiunto il colle Eigerjoch risalendo il ghiacciaio Eiger. Nel 1890 ebbe luogo la prima salita invernale, effettuata da Mead e Woodroffe, con le guide Ulrich Kaufmann e Christian Jossi.
La cresta Mittellegi fu salita per la prima volta il 10 settembre 1921 da Fritz Amatter, Samuel Brawand, Yuko Maki e Fritz Steuri. Nel 1924 vi fu la prima salita scialpinistica, effettuata salendo dal ghiacciaio Eiger. Nel 1932 Hans Lauper ed Alfred Zücher aprirono la via Lauper sul versante nord-orientale.
Record di velocità I primi scalatori impiegarono 3 giorni a salire la parete nord, ma già nel 1950 Leo Forstenlechner ed Erich Wascak riuscirono a completare l'ascensione in giornata, impiegando circa 18 ore; lo stesso tempo verrà impiegato da Michel Darbellay nel 1963 per salire la parete in solitaria. I tempi furono notevolmente accorciati da Peter Habeler e Reinhold Messner, che nel 1974 completarono l'ascensione della parete nord in 10 ore,.
Il record assoluto fu migliorato nel 1981 dalla guida svizzera Ueli Buhler, che salì la parete in 8 ore e mezzo; nel 1982 questo tempo fu ulteriormente migliorato dall'alpinista sloveno Franc Knez, che salì la parete in 6 ore. Nel 1983 l'austriaco Thomas Bubendorfer riuscì a salire la parete in 4 ore e 50 minuti. Pochi giorni dopo, l'altoatesino Reinhard Patscheider completò la salita in un tempo appena superiore (5 ore).
Questo record rimase imbattuto fino al 24 marzo 2003, quando Christoph Hainz riuscì a completare l'ascensione in appena 4 ore e 40 minuti. Il 21 febbraio 2007 lo svizzero Ueli Steck infranse questo record, riuscendo a completare la salita della Via Heckmair in 3 ore e 54 minuti.
Lo stesso Steck riuscì a migliorarsi ulteriormente il 13 febbraio 2008, salendo in libera la Via Heckmair in 2 ore, 47 minuti e 33 secondi. Per "stracciare" il suo precedente record del 2007 Steck ha perso 5 kg di peso ed è salito solo con 1 chiodo da ghiaccio, 2 moschettoni a ghiera, 2 moschettoni, 1 rinvio e una corda 7 mm da 30 m che gli ha consentito di alleggerire lo zaino di 3 kg.
Il record è stato ulteriormente abbassato dallo svizzero Dani Arnold il 20 aprile 2011 salendo in 2 ore, 28 minuti. Arnold, a differenza di Ueli Steck, ha però salito la parete con il difficile traverso Hinterstoisser già attrezzato.
Il 16 novembre 2015 Ueli Steck si è ripreso il record, arrivando in vetta all'Eiger in 2 ore e 22 minuti, quindi soli 6 minuti in meno del precedente best time. La salita è stata eseguita sempre lungo la Via Heckmair, ma a differenza del suo record del 2008 questa volta anche Steck, come Arnold nel 2011, ha usufruito di corde fisse nel traverso Hinterstoisser. Steck peraltro era salito in vetta sulla stessa via qualche giorno prima del 16 novembre assieme ad un altro alpinista, Nicolas Hojac, stabilendo in 3 ore e 46 minuti il nuovo record per una ascensione di coppia.
Concatenamenti
Pareti nord del Cervino, dell'Eiger e delle Grandes Jorasses - 25 luglio 1985 - Primo concatenamento in 24 ore con trasferimenti in elicottero realizzato da Christophe Profit: il Cervino in 4 ore, l'Eiger in 6h:45 e il Linceul alle Grandes Jorasses in 4 ore. Pareti nord del Cervino, dell'Eiger e delle Grandes Jorasses - 12 e 13 marzo 1987 - Primo concatenamento invernale con trasferimenti in elicottero realizzato da Christophe Profit in 42 ore: Sperone Croz sulle Grandes Jorasses, Via Heckmair sull'Eiger e Via Schmid sul Cervino.
Free solo e FreeBASE Il 6 agosto 2008 l'americano Dean Potter ha salito la via Deep Blue Sea sulla parete nord in FreeBASE, ossia in solitaria, senza corda, con solo un paracadute sulle spalle, che lo avrebbe protetto solo in caso di caduta dalla parte alta della via. La via ha uno sviluppo di 300 metri e difficoltà fino al 7b+. Nell'agosto 2009 la guida alpina spagnola Jordi Tosas ha salito in free solo sulla parete nord la via d'arrampicata Le Chant du Cygne, via di 900 metri con difficoltà fino al 7a.
Storia della parete nord Primi tentativi e prime tragedie
La parete nord dell'Eiger rappresentò a lungo un problema alpinistico insolubile. Le grosse difficoltà della parete sono sia di carattere ambientale che tecniche dovute alla verticalità e all'elevata quota altimetrica raggiunta. A causa della sua esposizione presenta ampie zone di neve perenne e ghiacciai ed è soggetta a frane, distacchi e scariche di pietre, soprattutto nella stagione estiva, a causa del disgelo diurno.
Per questi motivi la parete fu evitata fino agli anni trenta del XX secolo, quando si susseguirono diversi tentativi di scalarla. Il primo ebbe luogo nel 1934, da parte degli alpinisti tedeschi Willy Beck, Kurt Löwinger e Georg Löwinger. La cordata riuscì a salire fino ad una quota di 2.900 m, prima di ritirarsi.
Nel 1935 la salita fu tentata da un'altra cordata tedesca, composta da Karl Mehringer e Max Sedlmeyer. I due raggiunsero una quota di 3.300 m, ma, sorpresi dal maltempo, restarono bloccati e morirono; il posto dove persero la vita è da allora noto come bivacco della morte. Heinrich Harrer, The White Spider - the story of the North face of the Eiger, Harper Perennial, Londra, 2005, ISBN 0-00-719784-5; pagg. 29-38
Nel 1936 vi fu un ulteriore tentativo, da parte di due cordate separate: i tedeschi Andreas Hinterstoisser e Toni Kurz e gli austriaci Willy Angerer e Edi Rainer. Incontratesi in parete, le due cordate decisero di unire le forze. Hinterstoisser riuscì ad oltrepassare il passaggio chiave della via, un lungo traverso esposto che oggi porta il suo nome, traversata Hinterstoisser. Nelle fasi successive però Angerer fu colpito alla testa da delle pietre, rimanendo ferito, ma tentò comunque di proseguire. Al quarto giorno di salita, a causa delle cattive condizioni fisiche di Angerer e del peggiorare del tempo, il gruppo decise di ritirarsi, ma non riuscendo ad effettuare a ritroso la traversata Hinterstoisser, dovettero scendere per la via più diretta, molto esposta a frane e slavine. Quasi alla fine della discesa, a soli 40 metri di altezza, il gruppo fu travolto da una valanga: Angerer, Rainer e Hinterstoisser morirono subito, mentre Toni Kurz, rimasto appeso alla fine della cordata con i compagni morti sopra di lui, morì di sfinimento il giorno successivo, nonostante i tentativi di salvarlo da parte di una squadra di soccorso, chiamata dai passeggeri di un treno che passava poco lontano, attirati dalle grida di KurzHeinrich Harrer, op. cit., pagg. 39-56.
Il primo successo
Nel 1938 altri alpinisti pianificarono un tentativo alla nord dell'Eiger. Vi fu anche un tentativo italiano, da parte degli alpinisti di Valdagno Bortolo Sandri e Mario Menti. Partiti il 21 giugno, i due morirono cadendo in prossimità della "fessura difficile", nella parte bassa della parete. Un ulteriore tentativo era in programma da parte degli alpinisti lecchesi del gruppo di Riccardo Cassin.ALP - speciale ritratti n. 2: Riccardo Cassin, CDA & Vivalda, Torino, Anno VI, N. 4, settembre-ottobre 2008; pag. 22 e pag. 33 Gli italiani furono però preceduti da una cordata mista austro-tedesca, composta dai tedeschi Andreas Heckmair e Ludwig Vörg e dagli austriaci Fritz Kasparek e Heinrich Harrer.
I quattro alpinisti erano partiti come due cordate separate. Il 20 luglio Heckmair e Vörg erano saliti alla cosiddetta "grotta del bivacco", nella parte bassa della parete, dove il 21 mattina furono raggiunti prima da Kasparek e Harrer, poi da una seconda cordata, composta dai viennesi Freissl e Brankowski. Temendo un peggioramento del tempo, Heckmair e Vörg decisero di scendere, mentre gli altri quattro procedettero insieme per un tratto. Poco più avanti però Fraissl fu colpito alla testa da una pietra ed i due viennesi decisero di scendere. Kasparek e Harrer proseguirono fino al "secondo nevaio", dove si fermarono e bivaccarono, ritenendo quel passaggio troppo pericoloso a quell'ora.