Cortemilia (Cortmija in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte.
Storia Preistoria ed Evo Antico Nell'area rurale che circonda il sito sono stati rinvenuti alcuni frammenti di manufatti attribuibili al paleolitico e strumenti del neolitico, come la parte anteriore di un'ascia in serpentino di mm 80 × 57 qui raffigurata (collezione privata), a conferma della possibile esistenza nel luogo dove ora sorge Cortemilia, di "stazioni" (insediamenti più o meno temporanei) di popolazioni nel periodo che va dal VI al II millennio a.C
Il nucleo originario di Cortemilia è probabilmente di origine preromana e su di esso si innestò l'amministrazione consolare, anche se di tale processo non si hanno dirette testimonianze in documenti scritti . Alcune lapidi funerarie trovate nell'area anche oltre i limiti del territorio comunale, attestano tuttavia l'importanza che il sito doveva avere in epoca repubblicana a fini strategici ed economici.
Il nome Cohors Aemilia, secondo un'ipotesi piuttosto accreditata farebbe riferimento al console, poi censore, Marco Emilio Scauro, al quale si deve la predisposizione del tracciato e la costruzione, dal 109 a.C., della Via Aemilia Scauri che congiungeva Luni a Vada Sabatia (Savona) e che toccava anche Acqui Terme con diramazioni varie, compresa una verso Alba. Si può ragionevolmente presumere in questa parte della Langa un preesistente villaggio di Liguri Statielli conquistato o romanizzato in forma pattizia nel periodo che va dalla fondazione di Aquae Statiellae (Acqui Terme), verso la metà del II secolo a.C., e quella di Alba Pompeia (intorno al 100 a.C.). Più riconosciuta e documentata, per l'attuale toponimo, è l'origine in Curtismilium, da curtis, vasta proprietà agricola autosufficiente di epoca tardoimperiale, nucleo primitivo della successiva struttura feudale .
Medioevo Documenti cartacei dell'alto medioevo sanciscono il ruolo politico e mercantile del territorio di Cortemilia, per la collocazione alla confluenza di due valli e di almeno quattro direttrici di comunicazione: verso Alba e la pianura del Tanaro e del Po, lungo la Valle Bormida in direzione di Acqui e dell'alessandrino e verso la Liguria, raggiungibile anche per il valico appenninico del Carretto.
Probabili, anche se non documentate, le invasioni e le occupazioni gotiche, longobardiche, dei Saraceni e degli Ungari, di cui forse è possibile trovare traccia in alcuni toponimi e nel fatto che Cortemilia fu inclusa nei territori detti del "Vasto" (dalla radice celtica wast, deserto, o luogo depredato, in latino vastus), poi anche "Guasto".
La prima documentazione certa risale al X secolo (967) e precisamente al diploma con cui Ottone I assegnò Cortemilia (Curtemilia) e altre 15 "corti" del "Vasto" al marchese Aleramo. Un altro documento del 991, relativo all'istituzione dell'Abbazia di San Quintino di Spigno, cita dieci mansi del territorio di Cortemilia (già così definito: "Cortemilia") .
Nel secolo XI il territorio del "Vasto" confluì nel marchesato dell'aleramico Bonifacio del Vasto e dopo il 1125 Cortemilia fu trasmessa a uno dei suoi figli, Bonifacio il Minore, rimasto senza figli maschi.
Per buona parte del XIII secolo Cortemilia appartenne ai marchesi del Carretto di Savona, discendenti da un altro figlio di Bonifacio del Vasto, Enrico I Del Carretto.
Documenti di storia francescana dei secoli XVI e XVII, di natura agiografica, riportano una sosta a Cortemilia di san Francesco d'Assisi nel 1213 e la sua fondazione diretta del convento dei frati minori, imponente complesso che rivela il ruolo fondamentale dell'ordine francescano nell'urbanizzazione di Cortemilia. Secondo altri, invece, la fondazione sarebbe avvenuta in epoca successiva (metà del XIII secolo) per opera del predicatore minorita Guglielmo Rubone, poi beato. (Non esistono se non fragili e controversi indizi sulle origini cortemiliesi e persino sulla reale esistenza del personaggio ma la tradizione ecclesiastica e la memoria popolare sono in proposito piuttosto radicate; inoltre il cognome è presente, benché con varianti, in documenti dell'epoca). Agli inizi del XIII secolo risalgono i primi documenti certi sulla fondazione della chiesa della Pieve (Sancta Maria de Plebe, ecclesia matrix), le cui origini però, come quelle di molte Pievi dell'Alta Italia potrebbero essere collocate molto più indietro, forse al V, VI secolo. La pieve fu parrocchiale sino al 1585, data in cui, a causa della constatata inadeguatezza dell'edificio, il titolo venne trasferito alle due, preesistenti, chiese borghigiane di San Pantaleo e di San Michele Arcangelo. Occorre infine far menzione che, nell'area dell'attuale San Michele, sino al XVI secolo fu presente in Cortemilia anche un monastero benedettino che di quella chiesa era probabilmente titolare, ma che ebbe un ruolo meno incisivo dell'insediamento francescano. Può essere interessante osservare che le chiese di San Michele e del Convento francescano si fronteggiano quasi specularmente lungo l'asse della via Vittorio Alfieri, il cui tracciato segnava il confine tra la parte di spettanza signorile (Castello) e il borgo, come a formare due poli opposti lungo l'antica cinta muraria del nucleo più strettamente medioevale di Cortemilia .
Altri importanti manufatti testimoniano la fioritura economica e urbana del XIII e XIV secolo, quando Cortemilia si presentava probabilmente come una forte cittadina, raccolta attorno all'altura centrale sulla quale si ergeva il castello di Cortemilia, di cui rimangono importanti vestigia murarie e un'imponente torre cilindrica.
Vi erano altri castelli e fortificazioni: uno alla Castella, verso l'abitato di Bergolo, identificabile con il "Bricco delle Forche", da cui si possono agevolmente osservare sia la Valle Bormida che la Valle Uzzone; un altro, detto del Cheronzio, forse situato dove ora si trova la Cascina di Monte Oliveto, si trovava su un poggio sovrastante la chiesa della Pieve e il torrente che gli dava il nome, oggi Rio della Madonna; altri due sorgevano sulle alture di Castel Martino, non lontano dall'abitato di Castino.
Tra i secoli XIII e XIV a Cortemilia operò una zecca, che su ordine dei Marchesi del Carretto, coniò diverse monete di pregio, d'oro e d'argento. Alcune di esse vengono tuttora riprodotte. Fra queste vi era il "Marchesano" di Oddone del Carretto, di seguito presentato nella riproduzione corrente.
Per alcuni secoli la popolazione si distribuì in sette borghi: oltre a San Michele e San Pantaleo, che traggono il loro nome dalle rispettive parrocchiali, posti l'uno sulla riva sinistra e l'altro sulla riva destra della Bormida, esisteva il borgo del Cheronzio, oggi detto della Pieve, e quello di San Paolo (San Po'), ai piedi della cosiddetta salita di Castino (muntà 'd Càstu).
Verso il 1850 vi era ancora in piedi una chiesetta, poi abbattuta. Dalla parte opposta, lungo il versante che costeggia l'Uzzone, era il borgo detto dei Prati e Palazzi, posto oltre l'antica porta di Uzzone, corrispondente all'attuale Piazza Savona (gli anziani cortemiliesi ricordano bene l'espressione n s'la pòrta per indicare in passato Piazza Savona). Lungo la Valle Bormida e sul versante della collina di Bergolo si trovava il borgo delle Chiappelle. L'ultimo borgo citato, le Braide, è di difficile localizzazione, anche se il nome, di origine longobarda, identifica un terreno fertile e redditizio per l'agricoltura e, quindi, probabilmente in pianura.
Dal 1322 fin verso la fine del Cinquecento tenne il feudo di Cortemilia la famiglia Scarampi, costanti feudatari di diversi principi.
In questi secoli si verificò probabilmente una crisi economica, demografica e politica di Cortemilia, che tra l'altro potrebbe essere stata colpita e decimata nella popolazione dalla spaventosa epidemia di peste che flagellò l'Italia nel 1348.
Età moderna e contemporanea
Con l'interramento del porto di Savona da parte dei Genovesi (1528), i commerci tra la Liguria e l'entroterra piemontese, di cui Cortemilia era un importante centro, languirono e la cittadina fu tagliata fuori dalle rotte mercantili.
Del coinvolgimento territoriale di Cortemilia nelle guerre tra Carlo V e Francesco I, concluse con la pace di Cateau Cambrésis del 1559, vi è testimonianza nella lapide che ricorda la morte, avvenuta nel 1540, dell'ufficiale del presidio spagnolo, Alvaro Medrano de Calagura (o Calaruega), murata nel Chiostro del Convento Francescano.
Una pestilenza nel 1530 e una grave inondazione nel 1584, delle molte che la zona subì da parte della Bormida e dell'Uzzone, fecero contrarre ulteriormente il numero degli abitanti. Nel 1630 il castello subì gravi danni da parte delle truppe francesi e nel 1636 da quelle austriache.
Un'ulteriore pestilenza ridusse ancora la popolazione, che si concentrò da quel momento nei soli due borghi di San Michele e San Pantaleo. Una stampa, molto diffusa in Cortemilia, realizzata su lastra di rame nel 1675 dall'incisore e cartografo Giovanni Tomaso Borgonio per essere inserita successivamente nel Theatrum Sabaudiae, pubblicato ad Amsterdam nel 1682, presenta la cittadina (Curtismilium) come essa era nel XVII secolo, ancora circondata da mura e baluardi, ma con il castello ormai diroccato.
Unita alle sorti dei Savoia, Cortemilia mantenne un ruolo secondario, anche se non del tutto marginale, nelle vicende storiche, politiche ed economiche degli ultimi tre secoli, ad esempio come centro di produzione e commercio della seta, del legname, del vino e del bestiame. Fu concessa come feudo agli Alfieri di Cortemilia, il cui ultimo conte fu il drammaturgo Vittorio Alfieri, poi alla famiglia Luda.
Fiere e mercati, istituiti sin dal Medioevo e molto frequentati ancora oggi, testimoniano una vocazione mercantile mantenuta nel tempo, nonostante le difficoltà dei collegamenti viari, solo recentemente migliorati. Non marginale anche la funzione di centro amministrativo, giudiziario e culturale, che Cortemilia ha ricoperto sino a pochi decenni fa e che per certi aspetti ancora ricopre nell'area dell'Alta Langa. Cortemilia ha ampliato, a partire dall'ultimo dopoguerra, il proprio tessuto urbano, estendendosi soprattutto lungo le direttrici viarie principali.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR dell'11 ottobre 1972.
Monumenti e luoghi d'interesse Del castello di Cortemilia, in origine forse già parte dell'insediamento romano in materiale ligneo, e successivamente ampliato e progressivamente fortificato, posto in posizione dominante sulla confluenza delle valli Bormida e Uzzone, rimangono ruderi imponenti, come una muraglia rivolta a sud-est e scandita all'interno da 20 arcate, resti di palazzi e di quelli che dovevano essere il fossato e l'ingresso. La torre circolare, che misura attualmente di altezza e circa 26 di circonferenza, doveva in origine superare i ; un'altra poderosa struttura a ferro di cavallo difendeva l'area sul versante nord.
A partire dal XIII secolo si fanno più numerosi e più importanti i monumenti di interesse storico: la pieve, di impianto romanico, conserva l'abside con all'esterno archi pensili con figure in bassorilievo, un campanile che mantiene intatta la forma originaria, e all'interno un pregevole bassorilievo che potrebbe risalire ad epoche anteriori al 1200. Esso raffigura la Vergine con Bambino in trono, in posizione frontale e ieratica, tra santi monaci e circondata da simboli, anche complessi, del cristianesimo altomedievale.
Databile al XIII secolo, anzi, secondo la leggenda, fondato dal santo assisiate, il convento francescano, imponente complesso monumentale ha una chiesa ad una sola navata, che testimonia una prima fase romanico-gotica ed un ampliamento barocco portato a termine all'inizio del XVIII secolo e oggetto recente di un accurato restauro.