La goezia (goezìa, dal latino gŏētīa)La voce goezia sul Dizionario della lingua italiana di Niccolò Tommaseo. è una pratica magica tipicamente europea incentrata sull'invocazione ed evocazione di dèmoni, spesso definita semplicemente stregoneria, che è stata trasmessa attraverso i grimori, libri contenenti istruzioni di magia.
La parola ha origine dal greco antico γοης, goēs, che originariamente indicava indovini, maghi, guaritori e veggenti. Era originariamente intesa come "magia bassa", (o "magia nera") cioè fraudolenta o ingannevole, in contrapposizione alla teurgia, considerata invece magia alta o divina / "magia bianca",. ed è oggi solitamente intesa in senso dispregiativo o comunque negativo...
Praticata sin dall'antichità, dopo la battuta d'arresto provocata dall'Illuminismo (XVIII secolo), la goezia riacquisì vigore tra XIX e XX secolo nell'ambito del "Magical revival" promosso da esoterici ed occultisti quali Eliphas Lévi e Aleister Crowley, che interpretarono e divulgarono le tradizioni magiche, incorporando elementi della Cabala, dell'Ermetismo e della Magia cerimoniale.
La pratica è oggi tema di dibattiti etici: alcuni la affrontano con cautela, a causa dei rischi derivanti dall'interazione con entità potenti; altri la vedono come un mezzo di trasformazione interiore e di auto-potenziamento.
Etimologia Il termine deriva dal greco γοητεια (goēteia) con il significato di «incantesimo», derivante a sua volta da γοης che significa «mago», probabilmente in relazione con γοητες («gemente»), di derivazione onomatopeica, allusivo della voce lamentevole con cui si ripetono le formule magiche.
Nelle altre lingue europee, la parola mantiene una forma strettamente legata al vocabolo latino goetia.Ad esempio goecia in lingua spagnola, goécia in lingua portoghese, goetia (più raramente goety) in lingua inglese, goétie in lingua francese, goetia/goëtie in lingua tedesca, goeția in lingua romena, goecja in lingua polacca, гоэтия (traslitterato "goetiya") lingua russa, ecc.
Storia Nell'antichità si contrapponeva la goezia alla teurgia, la "scienza divina", di cui essa era la controparte "nera". Con l'affermazione del Cristianesimo, le differenze tra le due scienze si ridussero, anche se i padri della Chiesa mostravano di distinguerle bene.Cfr. Agostino, De civitate Dei, XVIII, 8.
La pratica non scomparve. Se ne trova menzione nel grimorio seicentesco Piccola Chiave di Salomone (anche noto come "Lemegeton Clavicula Salomonis"). Ed è da qui che largamente deriva lars goetia del moderno esoterismo.
La goezia è spiegata in particolare nella prima delle cinque sezioni del suddetto grimorio, la quale contiene descrizioni dei 72 demoni che si dice furono evocati da Salomone e da lui confinati in un vaso di bronzo sigillato con simboli magici obbligandoli a servirlo. Il grimorio fornisce dettagliate istruzioni pratiche su come costruire un vaso simile e su come invocare in modo sicuro tali entità, le quali possono essere amichevoli, indifferenti o maligne.
Un'edizione rivista in lingua inglese dellArs goetia fu pubblicata nel 1904 a cura del mago Aleister Crowley, e costituisce una componente chiave del suo popolare sistema magico, divenendo così uno dei più conosciuti tra tutti i grimori.
L'alchimista Patrick Burensteinas avverte tuttavia come le istruzioni di tali grimori consentano di aprire porte sull'ignoto che spesso non spiegano come richiudere.Patrick Burensteinas, Un alchimista racconta (2017), pp. 183-184, Roma, Edizioni Studio Tesi, 2019.
Antica Grecia
L'Antica Grecia preservò la memoria dell'origine "barbara"/orientale della magia, stigmatizzando l'Egitto e la Tessaglia (corridoio di penetrazione nell'Ellade delle invasioni persiane) come terre di stregoneria. Etimologicamente, poi, la parola "magia" fu mutuata, tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C., dalla parola di lingua persiana maguš (lett. "grande; autorevole; potente") nel greco antico come μάγος, magos (plurale μαγεία).. Nel passaggio, però, l'etimo assunse connotazioni negative perché prese ad indicare un ciarlatano le cui pratiche rituali erano fraudolente, strane, non convenzionali e pericolose. Le eccezioni sono pochissime: nella tradizione culturale e filosofica greca, gli unici maghi presentati come sapienti e uomini di potere sono solo il mitico Orfeo, il semi-mitico Pitagora ed Empedocle.. Come osservò Davies, per gli Antichi Greci e poi per gli Antichi Romani «la magia non era distinta dalla religione ma piuttosto un’espressione sgradita e impropria di essa – la religione dell'altro»,. mentre lo storico Richard Gordon suggerì che, per gli Antichi Greci, essere accusati di praticare magia era «una forma d'insulto»..
Le operazioni magiche, nella Grecia delle poleis, rientravano principalmente in due categorie: teurgia (grc. θεουργία, theurghía) o "alta magia" e goezia (grc. γοητεία, goēteia) o "bassa magia"/stregoneria. In alcuni contesti, l'accezione teurgica sembra semplicemente glorificare il tipo di magia che viene praticata, solitamente da una figura sacerdotale, rispettabile seppur coinvolta in riti di origine chiaramente barbara... Goēteia era invece termine dispregiativo che indicava una magia bassa, speciosa o fraudolenta...
Le tavolette di cera e piombo coperte di maledizioni e sotterrate, le Defixiones, erano un rituale praticato da tutti gli strati della società greca, a volte con lo specifico intento di proteggere la città-stato, la polis.. Le maledizioni comunitarie pronunciate in pubblico diminuirono dopo la Grecia classica (VI–IV secolo a.C.) ma le maledizioni private rimasero comuni. Furono allora identificate o meglio distinte come "magiche" perché individualistiche, strumentali e, spesso, sinistre.. Queste qualità e la loro percepita deviazione dai costrutti culturali intrinsecamente mutevoli della normalità, distinsero la magia antica dai rituali religiosi di cui faceva originariamente parte..
Come anticipato, un gran numero di "Papiri magici greci", redatti in greco, copto e demotico, sono stati recuperati e tradotti a partire dal XIX secolo.. Essi contengono i primi esempi noti di: uso di parole magiche con il potere di comandare spiriti e dèmoni e d'invocare divinità; uso di simboli/sigilli misterici propiziatori alla invocazione/evocazione;. nonché la prima formula magica per l'invisibilità..
Antica Roma
Nella società romana antica, la magia era associata alle culture sviluppatesi ad oriente dell'Urbe. Come anticipato, Plinio il Vecchio sostenne che la magia era stata creata da Zaratustra. e tradotta in Grecia da Ostane,. qui giunto al seguito del re achemenide Serse (r. 485–465 a.C.) durante la Seconda guerra persiana (480–479 a.C.).. Fu non prima del I secolo a.C. che il concetto greco di magos fu mutuato dalla lingua latina ed utilizzato da numerosi antichi scrittori romani nella forma magus e magia. Il primo uso latino conosciuto del termine figura nellEgloga (40 a.C.) del poeta Virgilio: «magia [...] sacris» (it. "riti magici").. I Romani avevano già altri termini per indicare l'uso negativo dei poteri soprannaturali: veneficium (parola dal duplice significato di avvelenamento o magia nociva) e saga.
L'uso romano del termine "magia" era simile a quello dei greci ma poneva maggiore enfasi sull'applicazione giudiziaria dello stesso. Il diritto romano, infatti, incluse leggi che criminalizzavano tutto ciò che era considerato magico ben prima dell'avvento del cristianesimo.. Sempre Plinio riporta che le Leggi delle XII tavole (451–450 a.C.), condannavano i veneficia e le maledizioni dannose per i raccolti («fruges excantare»),. seppur l'unico processo registrato che coinvolgeva questa legge, sempre secondo Plinio, fu quello intentato contro Gaio Furio Cresimo nel II secolo a.C.. Nella Lex Cornelia Sullae de sicariis et veneficis (81 a.C.) si seguitò a punire il veneficium fosse esso perpetrato tramite avvelenamento o magia. Si giunse così alla proibizione della magia, in un contesto però ormai romano-cristiano, nel Codice teodosiano (438 d.C.): «Se dunque un mago o una persona imbevuta di contaminazione magica, che per usanza popolare è chiamato mago [...] dovesse essere arrestato nel mio seguito o in quello di Cesare, non sfuggirà alla punizione e alla tortura grazie alla protezione del suo rango.»
Premesso quanto sopra, le prove archeologiche pervenuteci relative alla pratica magica romana sono prettamente legate alla forma più gretta e materiale della goezia: un gran numero d'incantesimi deprecatori o propiziatori su Defixiones, rinvenute non solo nella città di Roma ma nella maggior parte delle città dell'Impero. Ad oggi, il corpus più consistente è quello delle c.d. "Defixiones di Bath": 130 tavolette, tutte, tranne una, riguardanti la restituzione di beni rubati, rinvenute nel sito inglese di Aquae Sulis (l'attuale Bath) nel biennio 1979–1980... Oltre 80 tavolette simili sono state scoperte nei pressi di un tempio dedicato a Mercurio nelle vicinanze di Bath, a West Hill (Uley),. facendo della Gran Bretagna sud-occidentale uno dei principali centri di ritrovamenti di defixiones latine, tanto che lo studio storico della magia nell'isola parte oggi da quella romana. Ricorrente sulle defissioni è la figura di Ecate, la dea greca della magia e degli Inferi, sincreticamente accomunata alla dea sumera Ereškigal, invocata nella Tarda Antichità «sia nella magia protettiva sia nelle maledizioni», quindi sia in ambito goetico sia teurgico, la cui sovrapponibilità con le divinità femminili di altre culture, come la Morrigan dei Celti, ne favorì la diffusione nella pratica magica delle province. Una defixio ritrovata in Dacia, un interessante manufatto in oro con testo bilingue greco-latino, costituisce un buon esempio della pratica goetica sincretica di Roma: il testo greco richiama elementi semitici nell'invocazione «Adonai theoi hypsistoi [il Signore e gli altri dèi]», mentre la maledizione nel testo latino recita «Demon immunditiae te agitet Aeli Firme. Stet supra caput Iuliae Surillae», lett. "Possa il demone dell'impurezza perseguitarti, Elio Firmo. Sia esso sopra la testa di Gulia Surilla"..
Altro elemento ricorrente nella pratica magica romana, rinvenuto in diversi siti ed in diverse forme (amuleti, manoscritti,Lo storico britannico Richard Cavendish (1930–2016) ha osservato che un manoscritto medievale nella Biblioteca Bodleiana recita: «Scrivi queste [cinque parole del sator] su una pergamena con il sangue di un piccione di Culver e portala nella tua mano sinistra e chiedi ciò che vuoi e lo avrai. Fiat.» - arredi ecc.) e passato alla pratica magica cristiano-medievale è il Quadrato del Sator, impiegato per una vasta gamma di applicazioni: come rimedio, cura o lenitivo per i dolori del parto o il mal di denti invece che come parte di un incantesimo amoroso o come strumento apotropaico capace di scacciare spiriti e malefici e financo di svelare una strega sotto mentite spoglie.
Discosta da questa pratica bassa, seppur concreta, della goezia romana è invece l'immagine delle streghe che traspare dalla letteratura latina: vere e proprie creature infere, proteiformi, dedite alla negromanzia ed all'evocazione di potenti spiriti, naturali e non: la Erichto della Pharsalia (VI, vv. 507 ss.) di Lucano, una strega mostruosa dai superpoteri tali da poter essere lei stessa oggetto d'evocazione come dèmone/ nume tutelare;. la Canidia nel quinto epodo di Orazio;. la Dipsade negli Amores (I, 8) di Ovidio; o la Meroe ne Le metamorfosi (I 7, 7) di Apuleio solo per citare le più celebri..
Magia e Goezia nell'Europa medievale