La Società Italiana di Credito Provinciale è stato uno dei più importanti Istituti di credito italiani negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Nato nel 1911 dalla trasformazione della preesistente "Banca di Busto Arsizio" avvenuta anche grazie alla partecipazione di capitali francesi, conobbe negli anni successivi una forte crescita, trasformandosi da banca prevalentemente insediata nel nord della Lombardia in azienda di credito di dimensione nazionale. Nel 1915, unitamente alla "Società Bancaria Italiana", confluì nella "Banca Italiana di Sconto", che diventò uno dei primi tre gruppi bancari italiani per dimensioni, ma fu poi travolta da un dissesto avvenuto nel 1921.

Origini: la "Banca di Busto Arsizio" (1873 - 1899) Il 5 marzo 1873 veniva costituita la "Banca di Busto Arsizio", dotata inizialmente di un capitale sociale di 1 milione e mezzo di lire suddiviso in 6.000 azioni da 250 lire ciascuna, delle quali la prevalenza venne sottoscritta dai fondatori, mentre un restante 15% fu assegnato ad esponenti della borghesia agiata della città, oppure offerto in pubblica sottoscrizioneRava, cit. p.131. Pochi mesi dopo, con R.D. del 1 luglio 1873, la nuova banca fu autorizzata ad operare e stabilì la sua sede iniziale in locali, inizialmente modesti, siti al 5 della via RomaCesare Gallazzi, I primordi della Banca Commerciale a Busto, stampato in proprio, Busto Arsizio, 1981, dove resterà per oltre quarant'anniVedasi convocazione della Assemblea straordinaria degli azionisti del 27 novembre 1911, pubblicata ne Il Sole del 6 - 7 novembre 1911.

La nascita della banca rientrava nell'ambito di un periodo espansivo dell'attività produttiva e commerciale italiana dovuto anche alla crisi francese del 1870-71, cui si aggiungeva l'afflusso di capitali tedeschi creatisi grazie all'indennità bellica franceseLa Francia sconfitta pagò in tre anni, dal 1870 al 1873, una somma in oro ed altri beni superiore all'equivalente di 5 miliardi e 300 milioni di franchi. Cfr. (FR) Henri Welschinger, La guerre de 1870: causes et responsabilités, Paris, Pion, 1909, p.237: ciò portò nel quadriennio 1870 - 1873 alla creazione in Italia di ben 135 nuove banche, in prevalenza con la formula giuridica di società anonime, superando i modelli precedenti basati su aziende di natura famigliare; numerose furono quelle nate a margine delle attività di tessitura, come la produzione ed il commercio serico (un esempio per tutti fu la costituzione del Banco di Sconto e Sete)Alessandro Polsi, Alle origini del capitalismo italiano, Torino, Einaudi, p.96-97 e 277. In particolare, l'ambiente in cui nasceva la banca di Busto era quello della lavorazione del cotone, consolidatasi nel "distretto" lombardo dell'industria tessile esteso tra valle dell'Olona e la Brianza, arrivando sino alle valli bergamascheMaria Cristina Cristofoli, Martino Pozzobon, I tessili milanesi, Milano, Franco Angeli, 1981, p.13. Si trattava di uno sviluppo produttivo particolarmente favorito da tariffe doganali di protezione e dal corso forzoso, che crearono le condizioni per un processo di industrializzazione e che rese disponibili i capitali necessari per la nascita di istituzioni bancarieLuciano Cafagna, La formazione della base industriale dal 1896 al 1914 in (a cura di) Alberto Caracciolo, La formazione dell'Italia industriale, Roma-Bari, Laterza, 1969, p.147-148.

Tra i principali artefici della creazione della Banca vi fu Eugenio Cantoni, uno dei più importanti imprenditori della zona, attivo soprattutto nel settore cotoniero, ma con interessi anche nella meccanica e nella stampa, che raggruppò attorno a sé diversi altri industriali intenzionati a sostenere finanziariamente l'industria tessile e, in generale, l'attività produttiva del territorio; del primo Consiglio di Amministrazione fecero infatti parte Cesare Rossi, che fu nominato PresidenteÈ opportuno precisare che questo dirigente bancario, che fu anche Sindaco di Busto e che poi avrà un ruolo rilevante nella successiva vicenda della Banca Italiana di Sconto, è soltanto omonimo dell'uomo politico che fu coinvolto nel sequestro e nell'uccisione di Giacomo Matteotti, Filippo Vinzaghi, Antonio, Giovanni e Leopoldo Introini, Costanzo Cantoni e Attilio Pozzi, tutti appartenenti a famiglie dell'imprenditoria bustoccaPeppino Rossi, cit. p.131, e fra gli industriali coinvolti figurava anche l'imprenditore ed ex sindaco Pasquale Pozzi.

+ TAB. 1 - Perdite di capitale della Banca di Busto Arsizio 1875 - 1894 date assemblee sociali riduzioni di capitale 22 marzo 1875 da 1.500.000 a 900.000 5 dicembre 1880 da 900.000 a 600.000 6 marzo 1887 da 600.000 a 400.000 17 febbraio 1894 da 400.000 a 280.000 FONTE: Rava, cit. in bibliografia, p. 132

+ TAB. 2 - Banca di Busto Arsizio - bilanci disponibili ante 1894 esercizi 1889 1890 1891 1892 dati x 1.000 assembleaazionisti16.2.1890 assembleaazionisti22.2.1891 assembleaazionisti6.3.1892 assembleaazionisti26.2.1893 ATTIVOazionisti 300 300 300 300 cassa 61 68 49 62 portafoglio 577 452 662 797anticipi 14 500 2 400fondi pubblici 427 569 625 579 conti garantiti 80 81 86 48 debitori diversi 14.083 14.252 12.849 14.943 depositi 405 387 377 450 int. passivi 67 68 65 70 attrezzature 2 2 2 2 spese generali 21 21 21 19 imposte 13 14 13 15 svalutazioni 53 riporti 511 702 605 602 interessi 7 7 7 TOTALE ATTIVO 16.569 16.924 15.675 17.954 PASSIVOcapitale sociale 400 400 400 400 fondi riserva 33 43 34 34 libretti risp. 33 43 34 34 creditori diversi 13.518 13.824 12.726 14.727 depositi cauzion. 405 387 377 450 interessi pass. 1 1 1 1utili lordi 143 139 128 137TOTALE PASSIVO 16.569 16.924 15.675 17.954 FONTE: opuscoli promozionali della Banca pubblicati in Busto Arsizio da tipolitografia f.lli Pistoni

Nei suoi primi anni di vita la banca non ebbe un particolare sviluppo ed anzi già due anni dopo la fondazione si dovette operare una prima riduzione del capitale sociale, a cui seguirono poi ulteriori diminuzioni (v. tabella 1), segno che gli affari non erano caratterizzati da floridezza, benché non si disponga di dati completi in quanto sino al 1895 non esisteva un obbligo normativo di deposito dei bilanciRava, cit, p.132-134. Di conseguenza gli unici documenti contabili disponibili per quel periodo sono alcuni opuscoli pubblicati dalla Banca per essere distribuiti in occasione delle assemblee degli azionisti relative agli esercizi dal 1889 al 1892 (v. Tabella 2), da cui traspare una sostanziale stagnazione delle attività, che infatti verrà definita da un osservatore successivo come un «aver a lungo vivacchiatoGille, cit. p.374».

Fu nella seconda metà degli anni '90 che iniziò un periodo di crescita della banca, caratterizzato da utili non eccezionali, ma costanti, da un aumento continuo di depositi, segno di una crescente fiducia nei confronti dell'Istituto, e da un incremento dei finanziamenti erogati verso le attività commerciali e produttive; questo sviluppo, che concludeva un periodo di quasi vent'anni di modesti risultati, rese necessari due aumenti di capitale con cui vennero in parte recuperate le riduzioni del ventennio precedente: il primo nel 1899, che riportava la dotazione a 400.000 lire, immediatamente seguito l'anno successivo da un ulteriore aumento a 600.000. Questo ritrovato dinamismo venne messo in correlazione anche con l'arrivo alla direzione dell'Istituto di Angelo Pogliani, proveniente dalla milanese "Banca Lombarda", che nel 1894 era stato chiamato a sostituire il deceduto, precedente, consigliere delegato Egisto Carnelutti e che in seguito tanta parte avrà nella complessa vicenda della "Banca di Sconto"Angelo Pogliani era nato a Milano il 14 giugno 1871 e dopo aver lavorato in diversi istituti di credito milanesi, nel 1895 si era trasferito alla "Banca di Busto Arsizio", di cui nel 1898 divenne consigliere delegato. Cfr Cesare Rossi Assalto alla "Banca di Sconto", Milano, Ceschina, 1950, p. 7.

Nonostante i segnali di ripresa, la "Banca di Busto Arsizio" realizzò sino alla fine del secolo un'attività quasi esclusivamente locale, senza comparire tra le prime 15 aziende di credito italiane per attivo patrimoniale e posizionandosi dietro ad altre banche presenti nello stesso territorio quale la "Banca di Gallarate" (attivo patrimoniale nel 1897 di 8.800.000 lire, 8ª banca per dimensione a scala nazionale) e la "Banca di Varese di Depositi e Conti Correnti" (attivo patrimoniale, nello stesso anno, pari a 6.600.000 lire, 11ª banca per dimensione a scala nazionale)Confalonieri 1894-1906, cit, volume Iº, p.274. All'inizio '900, invece, si avviò un processo che vide da un lato il declino di alcune aziende di credito già esistenti e dall'altro lo sviluppo di altre, tra cui la "Busto"; determinanti a tal fine furono progressivi interventi di concentrazione e di espansione della propria presenza territorialeConfalonieri 1894-1906, cit. volume IIº, p.259.

Crescita economica e territoriale (1900 - 1910) Con l'inizio del XX secolo prese il via un grande sviluppo che nel giro di 14 anni trasformò la "Banca di Busto Arsizio" da uno dei tanti istituti di credito attivi a livello locale in una delle 5 maggiori banche italiane. Ciò fu reso possibile da bilanci che, ad ogni esercizio, registravano una crescita reddituale e patrimoniale (v. Tabella 3). Questi risultati crearono le risorse per una continua concentrazione attraverso l'assorbimento di altri istituti bancari locali, spesso in difficoltà, ed una progressiva espansione su gran parte del territorio nazionale. Infatti, già nel 1906 la Banca, con un attivo patrimoniale cresciuto a 24.400.000 lire risultava la decima azienda di credito italiana; poi in soli due anni, nel 1908, una sensibile crescita dell'attivo patrimoniale, ormai arrivato a quasi 34 milioni, la faceva progredire sino alla settima posizioneCfr. Confalonieri 1907-1914, cit., volume Iº, tabelle p.231-232.

Concentrazione ed espansione bancaria Risale al 1901 la prima acquisizione della "Banca di Busto Arsizio", con l'assorbimento della "Cassa fratelli Zerbi" di SaronnoL'economista italiano, n.11 del 16 marzo 1912. In seguito, ancora per qualche anno, gli interventi di aggregazione bancaria si limitarono ad interessare istituti di credito operanti nello stesso ambito territoriale: nel 1906 fu acquisita la "Banca popolare di Meda e Seregno",e l'anno successivo la "Banca di Vigevano". Nel 1908 l'ampliamento proseguì con l'acquisto della "Banca privata Lucini" di CantùBachi 1914, cit. p.59-60. Poi, nel 1910, per la prima volta, la banca bustocca uscì dal territorio alto lombardo delle sue origini per insediarsi nel Piemonte orientale, con l'acquisizione del "Credito Verbanese" che portò in dote le sue filiali di Intra, Pallanza ed Omegna, anche se la sua liquidazione presentò non poche difficoltà e si concluse solo due anni dopoLa Società Italiana di Credito Provinciale nel suo ultimo esercizio, articolo ne La Finanza italiana, n.10 del 3 marzo 1912.

Un altro importante passo in avanti della Banca verso un dimensione territoriale più ampia fu l'apertura nel 1904 di una filiale a Milano, in piazza San Sepolcro, il cui successo fu tale che due anni dopo, nel 1906 era già diventata la più consistente dell'Istituto. Ma in genere le nuove sedi della banca vennero aperte a seguito delle acquisizioni di altre aziende di credito, delle quali essa proseguì l'attività e solo in qualche altro caso si trattò di iniziative "ex novo", come nei casi di Orta novarese ed Ornavasso nel 1907 e di Carate Brianza nel 1908.

Aumenti di capitale e di redditività