LAction française è un movimento politico francese di estrema destra di ispirazione monarchica e nazionalista, fondato nel 1899 da Henri Vaugeois e Maurice Pujo, il cui ideologo e massimo leader fu Charles Maurras; nacque inizialmente attorno al quotidiano L'Action Française, di ideologia maurassiana, oltre che violentemente germanofobo (da cui la diffidenza dell'AF verso il nazionalsocialismo tedesco provocò diverse scissioni di membri filo-nazisti) fino all'accettazione del semi-collaborazionismo, nonché antisemita, antiparlamentare e antidemocratico. Il nazionalismo integrale e l'antisemitismo dell'Action française preannunciarono i movimenti totalitari del fascismo e del nazismo.

Disciolto nel dopoguerra e rifondato come quotidiano, sotto diverso nome, e poi negli anni 1970 come movimento, attualmente sopravvive come gruppo monarchico marginale e ammorbidito, come uno dei diversi gruppuscoli alla destra del FN/RN; il nome ufficiale è stato cambiato in Centre royaliste d'Action française e pubblica il bimestrale L'Action Française 2000.

Il simbolo del partito è il giglio simbolo della monarchia francese, di colore oro o bianco, su sfondo blu.

Storia Nascita e primi anni Il movimento fu fondato nel 1899 da Henri Vaugeois, professore di filosofia, e da Maurice Pujo, giornalista e scrittore, inizialmente raccolti in gruppo d'opinione attorno alla Revue d'Action française, dalla fusione di diversi gruppi nazionalisti attivi come anti-dreyfusards durante l'affare Dreyfus.

All'inizio del ventesimo secolo per opera di Charles Maurras i membri dell'Action française si convertirono alla causa monarchica, orientata verso l'orleanismo più che per il legittimismo, poi per l'unionismo tra le due correnti. Il partito sosteneva il ripristino della monarchia costituzionale, il federalismo, il ripristino del cattolicesimo come religione di Stato e, contro la tradizione monarchica legittimista della Restaurazione e di Enrico d'Artois, il mantenimento della coscrizione obbligatoria istituita durante l'epoca rivoluzionaria-napoleonica e in vigore sotto la monarchia di luglio.

Il 21 marzo 1908 uscì il primo numero del quotidiano L'Action française (definito "organo del nazionalismo integrale") che, arrivando a raggiungere una tiratura di 30.000 esemplari, contribuì alla diffusione delle idee monarchiche e funse da punto centrale del movimento, raccolto attorno alla linea che Maurras dettava dalle sue pagine.

Nuove personalità aderirono al partito che giunse a contare probabilmente fino a 20.000 iscritti tra i quali noti intellettuali, quali il polemista e romanziere Léon Daudet (figlio di Alphonse Daudet), lo storico Jacques Bainville, il critico Jules Lemaître e l'economista Georges Valois, e in seguito anche Georges Bernanos e Jacques Maritain (per un periodo). Nonostante fosse ebreo, omosessuale e fosse stato dreyfusard, anche lo scrittore Marcel Proust ammirava Maurras come poeta e aveva amici nell'Action française, tra cui persone di spicco come Daudet (ebbe una relazione col fratello Lucien e dedicò il terzo volume di Alla ricerca del tempo perduto a Léon). Era inoltre abbonato al quotidiano.Charles Maurras su actionfrancaise.net

Il movimento sostenne la rivendicazione al trono di Francia da parte del pretendente Luigi Filippo, duca d'Orléans (per i monarchici Filippo VIII, 1869-1926), e in seguito del duca Giovanni di Guisa (per gli orleanisti Giovanni III, 1874-1940) e di suo figlio Enrico, Conte di Parigi (Enrico VI, 1908-1999) fino al 1937 quando il Conte ruppe i rapporti con Maurras, finendo poi per sostenere de Gaulle nel 1940 dopo un effimero appoggio al maresciallo Pétain.

I militanti di Action française non esitavano a ricorrere alla violenza fisica. Nel novembre del 1908 nacquero i Camelots du Roi, un gruppo di giovani incaricati della vendita del giornale e di azioni propagandistiche in strada e che contribuirono a far crescere il prestigio tra i giovani studenti reazionari. Tra le azioni dei Camelots du Roi che crearono più scalpore si possono ricordare:

La manifestazione del giugno del 1908 durante il trasferimento delle ceneri di Émile Zola al Panthéon. I loro manifesti accusavano il regime repubblicano di essere un "governo di quegli stranieri più o meno naturalizzati o meticci che, in questi giorni, insozzeranno il Panthéon sconsacrato col cadavere del loro Zola", nemico dei nazionalisti e antisemiti durante l'affare Dreyfus (il "sindacato ebraico" in difesa di Dreyfus, anche se fosse stato effettivamente innocente, fu un tema propagandistico usato continuamente da Maurras per tutta la vita, anche molto tempo dopo la morte dell'ufficiale ebreo, condannato per tradimento a favore della Germania e poi graziato). Durante la solenne cerimonia di traslazione delle ceneri di Zola un giornalista di estrema destra, Louis Grégori, sparò due colpi di pistola ad Alfred Dreyfus, ferendolo leggermente a un braccio. Il giornalista dichiarò di aver agito da solo e di non aver voluto colpire Dreyfus come persona, ma come rappresentante del dreyfusianesimo colpevole, ai suoi occhi, di «glorificare il tradimento di Dreyfus e l'antimilitarismo di Zola». I giurati popolari lo assolsero perché in quel momento «non era responsabile dei suoi atti». È, in un certo senso, un atto annunciato. Grazie a un informatore, la polizia sapeva che durante alcune riunioni degli estremisti di destra dell'Action française si era parlato a lungo di compiere un «atto dimostrativo», assassinando Dreyfus durante la cerimonia Zola. Un certo André Gaucher si offrì di compiere la missione. Un ricco monarchico offrì un premio di ventimila franchi a chi avesse ucciso il «traditore ebreo». Chi si oppose fu proprio Charles Maurras: «Sopprimendo Dreyfus, perdiamo la nostra migliore arma contro la Repubblica» Nel dicembre del 1908 scoppiò l'Affaire Thalamas: i Camelots disturbarono violentemente le lezioni di Amédée Thalamas alla Sorbona. Thalamas era peraltro già stato preso di mira dall'Action française nel 1904, quando era un semplice professore di storia al liceo Condorcet, per avere "insultato Giovanna d'Arco" proponendo ai suoi alunni una visione positivista della vita, nonostante Maurras fosse per certi aspetti un seguace del secondo positivismo comtiano. Nel 1911 nel Quartiere latino il gruppo insorse contro una pièce di Henri Bernstein, che era ebreo e fu accusato di avere disertato il servizio militare, contribuendo così al rilancio dell'antisemitismo. Nel 1914 il partito fu in prima fila nell'interventismo e nell'incitare a combattere l'Impero tedesco invasore nella Grande Guerra, per riconquistare Alsazia e Lorena perse nel 1870.

Nel 1919 Charles Maurras si schierò a favore del diritto di voto per le donne, che sarà concesso solo nel 1945.

La condanna da parte del papato

Preparata già dal 1913 da papa Pio X - col principale rimprovero di subordinare la religione alla politica e al nazionalismo - e rinviata più volte (anche se alcune opere palesemente agnostiche di Maurras erano già state messe all'indice), la condanna arriverà il 29 dicembre 1926. Papa Pio XI condannò l'Action française anche per l'influenza troppo grande che aveva sui giovani cattolici: i libri di Maurras e il Journal furono messi all'Indice per decreto del Sant'Uffizio. L'8 marzo 1927 agli iscritti all'Action française venne vietata la partecipazione ai sacramenti. Il movimento subì così un colpo molto duro: molti aderenti lo abbandonarono e iniziò un periodo di declino. Un cattolico che si vide obbligato a trovare altre strade in politica fu ad esempio Georges Bernanos. Papa Pio XII tolse la condanna nel 1939 a seguito della guerra civile spagnola, in un periodo di rinnovato anticomunismo in seno alla Chiesa. Papa Pacelli si limitò tuttavia ad ammorbidire la posizione della Chiesa nei confronti del movimento, in funzione antibolscevica, senza con questo revocare i motivi della condanna stabilita dal predecessore (né le opere di Maurras furono rimosse dall'Index).

Il primo dopoguerra

Durante il primo dopoguerra, l'Action française conobbe un notevole sviluppo tanto che alle elezioni legislative del 1919 la Liste d'Union nationale, appoggiata dall'Action française, ottenne trenta eletti tra i quali Léon Daudet a Parigi. Il movimento in questo periodo continuò a reclutare iscritti tra le giovani generazioni (come Robert Brasillach, Thierry Maulnier, Lucien Rebatet, ecc.) ma vide anche al suo interno la nascita di varie dissidenze. Tra queste, oltre agli esempi di Louis Dimier e dell'organizzazione Cagoule, si può ricordare la scissione promossa da Georges Valois, che uscì dal movimento con 2.000 iscritti per fondare il Faisceau. I militanti dell'Action française capeggiarono la manifestazione del 6 febbraio 1934, un tentato colpo di Stato abortito. In politica estera, Maurras e Bainville furono favorevoli a un'alleanza con l'Italia contro la Germania nazista.

La seconda guerra mondiale

Nel 1940, dopo l'invasione e l'armistizio con la Germania nazista, Charles Maurras definì una "sorpresa divina" l'arrivo al potere del maresciallo Pétain a capo del regime filotedesco nella zona sud della Francia non occupata direttamente, il cosiddetto Stato Francese con sede a Vichy e sostenitore di una révolution nationale. Maurras, simpatizzante di Mussolini, non fece lo stesso con Adolf Hitler a causa della sua germanofobia, ma, fino al 1941 (quando accettò un blando collaborazionismo), non rinnegò e continuò a collaborare coi suoi discepoli che ammiravano il nazismo: Robert Brasillach, Lucien Rebatet e la maggior parte degli altri giornalisti che collaboravano con Je suis partout, Abel Bonnard, Paul Chack, e altri. Molti si allontanarono dalla linea dell'AF per sposare posizioni filotedesche, e vicino a Maurras rimase il suo segretario Pierre Pascal, poeta e iranista amico di Henry de Montherlant, che alla fine della guerra fuggirà in Italia.

Durante l'occupazione tedesca della Francia, Maurras fece riapparire L'Action française, sostenendo il regime di Vichy, che si ispirava in larga misura alle sue idee e ammorbidendo leggermente il suo sentimento antitedesco. Continuò le sue polemiche contro gli ebrei, i francs-maçons e i métèques (termine offensivo per indicare gli asiatici e gli africani), con lo slogan: «Io l'avevo ben detto!».

Il principale torto di Pétain, ai suoi occhi, fu quello di non andare abbastanza lontano nella politica antisemita: lo "statuto degli ebrei" dell'ottobre 1940 era per Maurras e i suoi collaboratori una buona cosa, ma doveva essere indurito e applicato più rigorosamente. Il nuovo statuto, del giugno 1941, fu una parziale soddisfazione.

Rifiutando il collaborazionismo, Maurras fu comunque, almeno in pratica, l'incarnazione di una collaborazione "nella dignità". Così scrisse nell'Action française del 28 agosto 1942: «Con tutta la Francia, i prigionieri felicemente ringraziano il signor Hitler».

Verso la figura del dittatore tedesco Maurras mantenne sentimenti misti fra ostilità e rispetto. Già nella sua edizione del 1º novembre 1940, L'Action française approvava l'annuncio di una collaborazione dal maresciallo Pétain a Montoire. Maurras non interruppe fino al 1944 le sue invettive contro i membri della Resistenza francese, invocando punizioni spietate su di loro, o sui loro familiari nel caso in cui i partigiani non potessero essere arrestati. Egli che aveva molto apprezzato Charles de Gaulle fino alla primavera del 1940 si scatenò contro il generale, partito per Londra dove aveva fondato l'associazione Francia Libera.