La legge 20 febbraio 1958, n. 75 (anche nota come legge Merlin dal nome della promotrice nonché prima firmataria della norma, la senatrice Lina Merlin) è una legge della Repubblica Italiana.Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 1958.
La norma abolì la regolamentazione della prostituzione, chiudendo le case di tolleranza e introducendo i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. La prostituzione in sé, volontaria e compiuta da donne e uomini maggiorenni e non sfruttati, restò però legale, in quanto considerata parte delle scelte individuali garantite dalla Costituzione, come parte della libertà personale inviolabile (articolo 2 e articolo 13). La legge Merlin regola tuttora il fenomeno in Italia.
Storia
Questo provvedimento legislativo fu il principale dell'attività politica della parlamentare socialista Lina Merlin, che intese seguire l'esempio dell'attivista francese ed ex prostituta Marthe Richard, sotto la cui spinta nel 1946 erano state chiuse le case di tolleranza in Francia, e riprende i principi della Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949, entrata in vigore il 25 luglio 1951 e resa esecutiva in Italia con legge 23 settembre 1966 n. 1173 sul sito della Caritas Italiana.
Merlin aveva presentato una prima versione del suo disegno di legge in materia di abolizione delle case chiuse in Italia nell'agosto del 1948 (anno in cui pare che fossero attivi oltre 700 casini con 3.000 donne registrate, che risulteranno ridotte a circa 2.500 al momento dell'entrata in vigore della legge) su sollecitazione di un gruppo di donne dell'Alleanza femminile internazionale in visita al Parlamento italiano e su suggerimento di Umberto Terracini, la cui tesi di laurea verteva sul tema della prostituzioneIntervista di Enzo Biagi a Lina Merlin, in RAI Storia, La legge Merlin.. Il progetto divenne legge, dopo un lunghissimo iter parlamentare, il 20 febbraio 1958: veniva abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti dello sfruttamento e del favoreggiamento della prostituzione.
Il primo atto parlamentare di Merlin era stato quello di depositare un progetto di legge contro il sesso in compravendita e l'uso statale di riscuotere la tassa di esercizio. Oltre all'esempio di Richard in Francia, un ulteriore incentivo alla sua azione legislativa venne poi dall'adesione dell'Italia all'ONU nel 1955: a seguito di questo evento, il governo dovette sottoscrivere diverse convenzioni internazionali, fra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, che faceva obbligo agli Stati firmatari di impedire la tratta degli esseri umani, e l'aggiuntiva Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui del 1949/1951. Il Partito Socialista Italiano di allora intendeva, come conseguenza della ratifica di questi trattati, abolire le case di tolleranza gestite dallo Stato; l'allora ministro degli Interni Mario Scelba aveva comunque già smesso di rilasciare licenze di polizia per l'apertura di nuove case dal 1948.
La proposta di legge presentata di Merlin fu l'unica al riguardo. La senatrice ribadì nel dibattito parlamentare come l'articolo 3 della Costituzione italiana sancisse l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l'articolo 32 annoverasse la salute come fondamentale diritto dell'individuo; veniva citato inoltre il secondo comma dell'articolo 41, che stabilisce come un'attività economica non possa essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana.
Dibattito e schieramenti finali Alcuni dissidenti del PSI, come il medico Gaetano Pieraccini, pur essendo d'accordo nell'eliminare lo sfruttamento in sé, consideravano inestirpabile il fenomeno e preferivano dunque che la prostituzione restasse regolamentata con un qualche altro sistema alternativo delle case chiuse; affermavano che relegare nell'ombra la prostituzione avrebbe potuto peggiorare le condizioni del fenomeno, aumentando lo sfruttamento e portando a conseguenze disastrose per la salute pubblica. Pieraccini affermò che «per evitare la prostituzione, dovremmo essere costruiti come gli animali inferiori, ad esempio il corallo, che è asessuale e non ha il sistema nervoso»; sempre nel PSI, Eugenio Dugoni ebbe scontri verbali durissimi con la Merlin.
Benedetto Croce (Partito Liberale Italiano) dichiarò che qualsiasi male ci fosse nelle case di tolleranza era comunque minore che nel caso fossero state abolite: «Eliminando le case chiuse non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male». Il PLI riteneva inoltre la legge Merlin un'indebita intrusione dello Stato in decisioni morali e lavorative personali, benché nelle intenzioni della legislatrice la legge non impediva l'esercizio della decisione di prostituirsi, ma solo il suo sfruttamento economico. Se alcuni consideravano le prostitute come criminali o asociali in cerca di facile guadagno, Merlin puntava il dito contro i clienti dei bordelli, definiti «corrotti»:
Un altro senatore socialista, Gustavo Ghidini, parlò di incostituzionalità della proposta di legge in quanto contraria proprio all'articolo 32 della Carta fondamentale dello Stato, comma 1: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», in quanto la legge avrebbe potuto potenzialmente favorire la diffusione delle malattie veneree. Entrambe le parti, interpretandolo ciascuno a sostegno delle proprie posizioni, si richiamarono come detto all'articolo 32, ma anche ai comma 1 e 2 all'articolo 41: «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».
Secondo Merlin, la prostituzione anche volontaria era dannosa per la dignità della donna, mentre secondo i fautori del modello allora vigente e della legalità del meretricio era un'attività economica privata che era perciò da lasciare libera e, previa libera decisione della lavoratrice e svolta in condizioni di legalità e sicurezza, non pregiudicava la dignità e la libertà della donna (cosa peraltro sancita anche da pronunce giudiziarie dei decenni successivi, che definirono la prostituzione non sfruttata come un normale lavoro, e sostenuta da varie associazioni per la difesa dei diritti umani); la donna invece sarebbe stata pregiudicata se la professione di prostituta fosse stata collocata nell'illegalità o fuori da ogni controllo, rendendo la prostituta soggetta alla criminalità. Nella proposta Merlin la punizione dei clienti e delle prostitute singole invece non fu ritenuta idonea, anche perché mancava in Costituzione qualsiasi norma cogente (come previsto dall'articolo 54) contro il mero consumatore di un'attività non legale o contro il lavoratore, in essa "sfruttato" e quindi vittima, e contro la libera professionista, figura rientrante nella sfera delle libere scelte personali e inviolabili dell'individuo (articolo 2 e 13).
Fra i compagni di partito di Merlin, lo stesso Pietro Nenni era perplesso su molti aspetti della legge: percependo da loro poco sostegno, nel 1958 Merlin minacciò di rendere pubblici i nomi di esponenti socialisti tenutari di bordello. Tuttavia, nessuno di questi autorevoli oppositori poté votare la legge poiché, a causa del lungo iter, quasi tutti morirono prima del 1958, a eccezione di Nenni e Ghidini (che però non era più deputato).
A detta della senatrice, le leggi che fino ad allora avevano regolamentato la prostituzione potevano e dovevano essere abolite, senza che a esse venisse sostituito alcun controllo o permesso di esercitarla in luogo pubblico. Occorsero circa dieci anni perché la sua proposta di legge percorresse l'intero iter legislativo. Nonostante avesse dalla propria parte una maggioranza di consensi, la legge incontrò ostacoli di diverso genere durante il dibattito nelle aule parlamentari, dovendo essere ripresentata allo scadere di ogni legislatura e ricominciare i dibattiti tanto in aula quanto in commissione.
A favore della legge si schierarono infine socialisti, comunisti, repubblicani, democristiani e alcuni socialdemocratici, mentre contrari furono liberali, radicali, missini, monarchici, la maggioranza dei socialdemocratici e vari dissidenti di partiti favorevoli (diversi socialisti, molti dei quali lasciarono il PSI per aderire al PSDI, alcuni repubblicani, qualche comunistaAd esempio Loris Fortuna, che nel 1956 approdò al PSI e avrà poi la doppia tessera radicale e socialista, ma che tuttavia non poté votare nel 1958 perché parlamentare solo dal 1963 in poi., ecc.). Alla fine prevalse la posizione di Merlin e la legge fu votata dal Parlamento nel 1958.
Contenuto La legge stabiliva, nel termine di sei mesi dall'entrata in vigore della stessa, la chiusura delle case di tolleranza, l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l'introduzione di una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui.
La legge, proibendo l'attività delle "case da prostituzione"Art. 1 legge 20 febbraio 1958, n 75., puniva sia lo sfruttamento sia il favoreggiamento della prostituzione, in particolar modo «chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui»Art. 3 comma 8 legge 20 febbraio 1958, n 75.. La norma prescriveva anche la costituzione di un Corpo di polizia femminile, che da allora in poi si sarebbe occupata della prevenzione e della repressione dei reati contro il buon costume (sanzionati anche dalla stessa legge Merlin come «libertinaggio») e della lotta alla delinquenza minorileArt. 12 legge 20 febbraio 1958, n 75..
I risvolti sociali La tenacia di Lina Merlin nel portare avanti, fin dal momento della sua elezione, la propria lotta al lenocinio (favoreggiamento) inteso come sfruttamento di prostitute, portò all'approvazione dell'omonima e ampiamente discussa legge. L'avvenimento, che segnò una svolta nel costume e nella cultura dell'Italia moderna, venne visto da alcuni come una svolta positiva, da altri col timore di alcune conseguenze quali gravi epidemie di malattie veneree e il dilagare delle prostitute nelle strade delle città, timore molto diffuso nel dibattito dell’epoca..
L'ostilità verso Merlin da parte dei tenutari di case di tolleranza, riuniti in un'associazione denominata APCA (Associazione Proprietari Case Autorizzate), e di altri oppositori della riforma si accompagnò anche a minacce di morte rivolte alla senatrice..
In ogni caso, la legge entrò in vigore il 20 settembre 1958; in quella data furono chiuse in tutta Italia 560 case di tolleranza, che ospitavano circa 2.700 prostitute. La legge prevedeva inoltre la promozione di speciali istituti di patronato per la tutela, l'assistenza e la rieducazione delle donne uscenti dalle case di prostituzione. Il dibattito Pur essendo l'argomento per sua natura scabroso, e perciò improponibile sui pudibondi mezzi di informazione dell'Italia degli anni cinquanta, nel Parlamento e nella società si creò una spaccatura trasversale tra coloro che sostenevano l'opinione di Merlin, fra cui molti esponenti di area cattolica, e molti altri che invece opposero un atteggiamento di rifiuto totale e categorico. Anche dopo l'approvazione della legge il dibattito continuò acceso per lungo tempo.