Sostenne il ritorno delle Chiese cattoliche di rito bizantino alla Chiesa ortodossa. Fu autore di una moltitudine di opere di storia sacra, etnografia e sulla situazione religiosa e politica della Rutenia subcarpatica sotto la dominazione austro-ungarica. Guida riconosciuta del movimento nazionale carpato-ruteno, fu organizzatore dell'avvicinamento culturale, linguistico ed etnico fra i ruteni e i russi.

Biografia

Origine e istruzione Adolf Dobrjan'skyj proveniva da una famiglia di antica nobiltà, che aveva ottenuto, secondo le note autobiografiche di Dobrjan'skyj, dal voivoda ortodosso Tomov Sova, che dalla Rus' si trasferì in Pannonia nel X secolo al tempo di Géza d'Ungheria. I Dobrjan'skyj probabilmente furono riconosciuti nobili nel 1445 con il conte Kendeš della signoria di MakóФ. Ф. Аристов, Карпаторусские письменники, Москва, 1916, pp. 210 – 211, e furono confermati in questa condizione dall'assemblea legislativa di Máramaros nel 1763. Il padre di Adolfo, Ivan Dobrijan'skyj era un presbitero cattolico di rito bizantino, così come lo era stato suo nonno. Fu madre era Šarlota Andreevna, nata Sepešhazi, figlia del sindaco di Levoča.

A Rudlov il padre era sacerdote cattolico di rito bizantino. Entrambi i genitori erano persone istruite; la madre parlava tedesco, ungherese, francese e padroneggiava il latino e ovviamente il russo, l'ucraino e lo slavo ecclesiastico. A leggere e scrivere in russo Adolf imparò in famiglia, il tedesco gli divenne familiare attraverso la nonna di Levoča. Fu in questa città che iniziò a frequentare il ginnasio, portando a termine due anni scolastici nel 1828. A Rožňava frequentò il terzo anno e imparò l'ungherese. Il quarto e il quinto anno li passò a Miskolc, dove si impratichì dei fondamenti del rito bizantino. Infine per il sesto anno tornò a Levoča, poiché il padre era divenuto nel frattempo parroco della vicina Závadka.

Proseguì con l'istruzione superiore a Košice per il corso filosofico, e poi a Eger alla facoltà di giurisprudenza. In questo periodo si formò la sua concezione del mondo e le sue opinioni religiose e socio-politiche. Dal punto di vista religioso si avvicinò agli ortodossi e divenne la guida spirituale dei suoi compagni, ammiratori della slavofilia. Dopo un breve praticantato si iscrisse all'Accademia mineraria e forestale di Banská Štiavnica, dove per quattro anni studiò tecnica mineraria e scienze forestali. Qui fece la conoscenza di galiziani, moscoviti e altri slavi che studiavano a Banská Štiavnica.

La carriera nella pubblica amministrazione Nel 1840 Dobrjan'skyj fu nominato praticante a Štiavnické Bane e in due anni divenne funzionario. Dopo quattro anni fu premiato per meriti eccezionali e fu inviato a Vienna: qui sotto la guida dei migliori ingegneri doveva perfezionare le sue conoscenze nei cantieri della ferrovia da Vienna a Gloggnitz. Nel 1847 fu inviato nel Paese Ceco, dove aprì cave di pietre e carbone e fu nominato funzionario a Brandýs. Durante il suo soggiorno nel Paese Ceco conobbe Václav Hanka, Karel Havlíček Borovský, František Palacký, František Ladislav Rieger e molti altri panslavisti.

Nel marzo del 1848 ottenne l'autorizzazione a tornare nel Regno d'Ungheria, ove nel maggio fu presentato al ministro delle finanze Lajos Kossuth e infine partì per la regione mineraria di Banská Štiavnica, dove lo attendeva la moglie Еleonóra Оsipovna, nata Miľvjus con i figli. Gli slovacchi del luogo lo accolsero con entusiasmo. Prese parte alle elezioni per il Parlamento del Regno d'Ungheria, ma l'esito delle elezioni fu annullato e fu eletto deputato Erich Šemberg. Scoppiò la rivoluzione e la vita di Dobrjan'skyj fu minacciata. Si nascose dal padre nella regione di Spiš e dal genero Janicek a Malcov, dove non riuscì a raggiungerlo l'esercito austriaco guidato dal conte Franz von Schlick. Allora si trasferì a Prešov, dove iniziò a raccogliere adesioni per presentare a Francesco Giuseppe I una petizione per unire la Rutenia subcarpatica alla Galizia, il che avrebbe estromesso la dominazione magiara sulla regione. Per il cambiamento della situazione il generale von Schlick dovette arrendersi e all'inizio del 1849 a dare la caccia a Dobrjan'skyj furono gli honvéd rivoluzionari ungheresi; così Dobrjan'skyj dovette riparare in Galizia. Fu a Tylicz, dove nacque suo figlio Miroslav e in seguito si trasferì a Przemyśl.

Più tardi Dobrjan'skyj si stabilì a Leopoli, dove alloggiava presso il palazzo arcieparchiale vicino alla cattedrale di San Giorgio. A Leopoli prese parte attiva al movimento nazionale galiziano-ruteno, conobbe Mychajlo Kuzems'kyj, eparca di Chełm, Маlynovs'kyj, Lotoc'kyj, Velyčkovs'kyj, Petruševyč , Zubryc'kyj e altri. Prese parte ai lavori del Parlamento ruteno e intervenne come deputato alle sue sedute. L'obiettivo del parlamento era sollecitare l'unione della Rutenia subcarpatica al Regno di Galizia e Lodomeria. Viaggiò quindi a Vienna per sottoporre la petizione, incontrò il viceministro degli interni e si rese conto che la richiesta era in contrasto con l'interesse pubblico.

Il 19 maggio 1849 Dobrjan'skyj fu nominato commissario civile per l'armata russa di Ferenc Zichy, accorsa nell'Austria alleata per combattere contro i rivoluzionari ungheresi. Il 13 giugno si unì alla III armata sotto il comando del generale Fëdor Vasil'evič Ridiger. Partecipò alle battaglie di Vác e Debrecen, prese prigionieri alla resa di Világos e fu presente nel villaggio di Ártánd nei dintorni di Gran Varadino ove una delegazione dell'esercito ungherese inviata al generale Ridiger a nome di tutto l'esercito presentò domanda di annessione dell'Ungheria all'Impero russo. Dobrjan'skyj ricevette onorificenze dal conte Paskevič: l'Ordine di San Vladimiro di IV classe, l'Ordine di Sant'Anna di III classe e anche la medaglia «Per la riconciliazione dell'Ungheria con la Transilvania».

Dopo la repressione della rivoluzione per qualche tempo fu alto commissario nel comitato di Csongrád, ma a causa di una grave malattia dovette dimettersi. Dopo essersi ristabilito partì per Vienna con alcuni patrioti ruteni. La delegazione guidata dall'eparca di Prešov Jozef Gaganec fu ricevuta dall'imperatore Francesco Giuseppe I. Presentò la petizione dell'unione della Rutenia subcarpatica alla Galizia. La richiesta fu respinta, ma poco dopo fu istituito il comitato di Ung e le responsabilità amministrative furono affidate a funzionari ruteni. Lo stesso Dobrjan'skyj ebbe il posto di secondo magistrato del comitato (referente) e reggente della cancelleria di Užhorod. Ciò gli consentì di dedicarsi più vigorosamente alla causa del Risorgimento ruteno. Per sua iniziativa furono scelti impiegati ruteni, negli atti pubblici si usava il russo e nelle strade campeggiavano scritte in russo. Ciò suscitò reazioni negative da parte dei magiari del luogo, che si studiavano invece di assimilare e magiarizzare i ruteni. Dopo cinque mesi per ordine del generale Bordolo, comandante del distretto militare di Košice, Dobrjan'skyj fu inviato nella regione di Šariš come regio commissario per indagare sui crimini commessi dai magistrati e dai funzionari di quel comitato. In diversi comitati fu nominato a incarichi amministrativi: nel 1851 fu segretario di I classe presso il governo ungherese, dopo il 1853 membro del consiglio del comitato di Bihar e infine ebbe analogo incarico a Budapest. Nel disimpegno di questi incarichi fu insignito dal governo nel 1857 con l'Ordine della Corona di Ferro di III classe e il titolo di cavaliere con il diritto di aggiungere al cognome il predicato von Sačurov, che deriva da una località vicina a Rudlov di proprietà della sua famiglia.

Nel 1859 fu scelto come membro corrispondente dell'Istituto geologico imperial-regio per meriti nella ricerca chimica e geologica sulle sorgenti minerali. Nel 1861 fu incaricato della riforma del carcere di Mukačevo. Nello stesso anno partecipò alle elezioni del Parlamento del Regno d'Ungheria e divenne deputato, ma i magiari si adoperarono per l'annullamento delle elezioni. Le elezioni furono quindi ripetute e dopo la seconda vittoria di Dobrjan'skyj nuovamente annullate.

Nel 1862 gli fu conferito l'Ordine di Sant'Anna di II classe in occasione dei festeggiamenti del millennio della Russia; nel 1863 fu nominato membro del Reichsrat. Nello stesso anno fu tra i fondatori della Matica slovenská, contribuì al giornale slovacco Slovenské novinyФ. Ф. Аристов. op. cit., p. 210 e con Alexander Duchnovič si impegnò a organizzare e fondare la Società di San Giovanni Battista di Prešov; nel 1864 a Užhorod diede vita alla Società di San Basilio Magno per la promozione della letteratura religiosa e didattica.

Nello stesso anno 1864 Dobrjan'skyj per decreto imperiale fu nominato consigliere della cancelleria di corte del Regno d'Ungheria a Vienna, che fino al 1867 fu il supremo organo di governo del Regno d'Ungheria. Finalmente nel 1865 riuscì a diventare deputato al Parlamento del Regno d'Ungheria e vi intervenne fino al 1868 come politico, economista e sostenitore dei principii dell'allargamento delle autonomie locali, della riforma della tassazione e del rispetto delle nazionalità. Nel 1867 abbandonò la carriera nella pubblica amministrazione per dedicarsi interamente alla causa del Risorgimento nazionale ruteno, stabilendosi nelle sue proprietà.

L'attività culturale e patriottica Tornato al suo villaggio dedicò il suo tempo all'attività divulgativa, letteraria e organizzativa. Fu a capo della Società di San Basilio Magno, promosse la stampa rutena, galiziana e anche slovacca e grande attenzione prestò anche alle questioni ecclesiastiche. Redasse un programma di sviluppo per la Chiesa greco-cattolica rutena. Nel 1868 fu denunciato insieme con altri due deputati. Per i magiari il suo piano era irricevibile, perché pretendevano l'autonomia di tutta la Chiesa cattolica ungherese e non solo quella della Chiesa greco-cattolica rutena.

Nel sinodo del 1869, a cui intervenne come rappresentante del comitato di Zemplén, sostenne la necessità di eleggere un Consiglio speciale per la Chiesa rutena, ma aveva di fronte una maggioranza magiara, a cui si aggregò anche l'eparca di Mukačevo Stefan Pankovič, che voleva soltanto l'autonomia per la Chiesa cattolica del Regno d'Ungheria. Per protesta Dobrjans'kyj abbandonò il Consiglio e gli inviò una nota, in cui esprimeva il suo disaccordo con le proposte degli altri consiglieri. Lo sostennero molte personalità all'interno della Chiesa rutena e anche di quella rumena, cosicché i propositi del Consiglio speciale non si poterono realizzare.

Dobrjan'skyj però si era fatto nuovi nemici, a cui si aggiunse il nazionalismo ungherese. Nel 1871 i nazionalisti ordirono contro di lui un attentato a Užhorod. Ne fu vittima il figlio Miroslav, che patì gravi ferite. Dobrjan'skyj non poteva più partecipare pubblicamente alle sedute del parlamento né prendere parte alle assemblee rutene, che, private della sua guida, decaddero. Criticò il partito filo-ucraino, che apparve negli anni 1870, per il danno che portava alla causa rutena e criticò anche il partito dell'antica Rus' per inattività. Nel 1875 per qualche mese diverse grandi città dell'Impero russo, Varsavia, Vilnius, San Pietroburgo, Kiev e Mosca, in cui incontrò Konstantin Petrovič Pobedonoscev, Michail Nikiforovič Katkov, Ivan Sergeevič Aksakov, Ivan Petrovič Kornilov, Sergej Michajlovič Solov'ëv e altri; fu accolto anche dallo zarevič Alessandro.