Con regione di Vilnius (; ; ), precedentemente nota come regione di Wilno o regione di Vilna, si indica il territorio nell'attuale Lituania e Bielorussia originariamente abitato da popolazioni di etnia baltica (cosiddetta Lituania propria). Col passare dei secoli, la regione subì influenze culturali slave e polacche.
Centro pulsante del luogo era (ed è) Vilnius, capitale storica del Granducato di Lituania. La Lituania, dopo aver dichiarato l'indipendenza dall'Impero russo, rivendicò la regione di Vilnius sulla base di questo retaggio storico. La Polonia sosteneva invece il diritto all'autodeterminazione dei polacchi locali, che costituivano la maggioranza etnica al termine della prima guerra mondiale. Nel periodo interbellico nacque un aspro contenzioso tra i due Paesi. L'Unione Sovietica riconobbe l'area come territorio lituano nel trattato di Mosca del 1920, ma nel medesimo anno la città fu conquistata dalla Polonia e divenne parte dello stato fantoccio di breve durata noto come Lituania centrale: successivamente, si procedette all'incorporazione alla Seconda Repubblica Polacca. Le schermaglie militari che causarono questi ultimi episodi (guerra polacco-lituana e ammutinamento di Żeligowski) furono seguiti da infruttuosi negoziati sollecitati dalla Società delle Nazioni. Dopo l'invasione sovietica della Polonia nel 1939, come previsto dal patto Molotov-Ribbentrop, l'intera regione passò in mano ai russi. Circa 1/5 della regione, inclusa Vilnius, fu ceduto alla RSS Lituana da Mosca il 10 ottobre 1939 in cambio dell'autorizzazione dei sovietici a realizzare nel Paese baltico delle basi militari. Il conflitto sulla regione di Vilnius si risolse dopo la seconda guerra mondiale, quando sia la Polonia che la Lituania passarono sotto il dominio sovietico nel blocco orientale e alcuni polacchi furono coattivamente rimpatriati in patria. Sempre nello stesso periodo, i sovietici cedettero altri chilometri della regione perlopiù alla Lituania (la restante fetta fu lasciata alla RSS Bielorussa), situazione confermata quando la Lituania riacquisì l'indipendenza nel 1990.
Localizzazione geografica
Inizialmente la regione di Vilnius non possedeva confini precisi di per sé, ma comprendeva le aree circostanti vicino a Vilnius oltre alla città. Questo territorio rimase conteso tra la Lituania e la Polonia nel 1918, dopo che entrambi i Paesi avevano riacquisito la propria indipendenza. Più tardi, il limite occidentale della regione divenne una linea di demarcazione assolutamente nebulosa a seguito dell'azione militare polacca operata negli ultimi mesi del 1920. La Lituania si rifiutò di accettare il nuovo confine così come originato dagli eventi bellici. Il limite orientale della Lituania fu definito dal trattato bilaterale sovietico-lituano del 1920, in cui la Russia riconobbe altresì il Paese baltico come stato indipendente. La linea orientale non fu mai trasformata in un effettivo confine tra i due Stati, rispecchiando solo le aspirazioni lituane sulla regione. Il territorio rivendicato copriva poco meno di di superficie.La stima, che resta approssimativa, è stata estrapolata sommando la metà della superficie occupata dalla contea di Vilnius () alla metà della regione di Hrodna () e alla metà del Voivodato della Podlachia ().
La situazione più critica nacque al momento della costituzione della Lituania centrale, lo stato fantoccio proclamato da Lucjan Żeligowski dopo il suo ammutinamento messo in atto col consenso di Józef Piłsudski. Da questo evento ne scaturirono, dopo 18 mesi di protezione militare più o meno occulta dell'esercito polacco, l'annessione il 24 marzo 1922 e la creazione del Voivodato di Wilno nel 1926.
Oggi il limite orientale della regione si trova tra il confine lituano e bielorusso. Questo confine seca la regione di Vilnius in due parti, quella occidentale e quella orientale. La regione occidentale di Vilnius, compresa la capitale, è ora parte della Lituania e forma circa 1/3 dell'intera regione di Vilnius. Il 10 ottobre 1939 la Lituania ottenne dall'Unione Sovietica circa e, in seguito, ulteriori il 3 agosto 1940 (incluse Druskininkai e Švenčionys) ceduti dalla RSS Bielorussa. La regione orientale di Vilnius è diventata parte della Bielorussia. Nessun km² fa oggi parte della Polonia. Nessuno dei Paesi ha sollevato attualmente pretese territoriali.
Contesa di Vilnius
Nel Medioevo, Vilnius e i suoi dintorni erano diventati il nucleo pulsante del primo proto-stato lituano, il Ducato di Lituania, indicato anche nella storiografia lituana come parte della Lithuania Propria, che divenne Regno di Lituania e successivamente il Granducato di Lituania.
Dopo le spartizioni della Polonia alla fine del XVIII secolo, questa fu annessa dall'Impero russo confluendo nel distretto amministrativo del Governatorato di Vilna. Durante la Grande Guerra, la Germania si affrettò a costituire il comando dell'Ober-Ost una volta espugnata la regione geografica. Con la sconfitta tedesca del 1918 e lo scoppio della guerra civile russa, l'area fu contesa dai neo-formati Stati della Lituania, della Polonia e della Bielorussia.
I polacchi rivendicarono la regione sulla base dei dati demografici che non potevano differire dalla volontà degli abitanti. I lituani (in primis il Presidente Antanas Smetona) ripresero argomenti geografici e storici e sottolinearono il ruolo di Vilnius come capitale del Granducato di Lituania. Gli attivisti più nazionalisti della Lituania ritenevano in realtà che più che di polacchi e di bielorussi si trattasse di "lituani slavizzati".
La Conferenza di Vilnius del settembre 1917, organizzata da personaggi di spicco lituani sotto approvazione tedesca, nominò un consiglio della Lituania, fautore dell'Atto d'indipendenza nazionale in cui si proclamò uno stato lituano sovrano con capitale a Vilnius. Il governo lituano, tuttavia, non riuscì a reclutare soldati tra gli abitanti della zona di Vilnius e non fu in grado di allestire una difesa adeguata della regione contro i bolscevichi. Durante i mesi di novembre e dicembre 1918, vennero create formazioni di autodifesa polacche a Vilnius e in molte località circostanti. Sono stati ufficialmente arruolati nell'esercito polacco entro la fine dell'anno. Il Taryba lituano lasciò Vilnius assieme al presidio tedesco il 1º gennaio 1919, quando si verificarono i primi combattimenti tra le forze bolsceviche in avvicinamento e le truppe polacche a est della città.
Dopo lo scoppio della guerra polacco-sovietica, durante l'offensiva estiva dell'Armata Rossa, la regione passò sotto il controllo sovietico come parte della pianificata Repubblica Socialista Sovietica Lituano-Bielorussa (Litbel). In cambio del supporto militare dopo la guerra lituano-sovietica, le autorità bolsceviche firmarono un trattato di pace con la Lituania il 12 luglio 1920 a Mosca. Secondo il documento, tutte le aree contese tra Polonia e Lituania, all'epoca controllate dai bolscevichi, spettavano Lituania. Tuttavia, il controllo effettivo sull'area rimase nelle mani ai russi. Dopo la battaglia di Varsavia del 1920, l'avanzata dell'armata polacca verso est riprese e presto i soldati giunsero alle porte della Lituania. Vista la situazione delicata, le autorità bolsceviche desistettero dal proposito di instaurare nuovamente una Repubblica Sovietica e trasferirono il comando dell'area ai baltici. I biancorossi riuscirono a riconquistare gran parte della regione contesa, mentre la parte più importante di essa, ovvero il circondario di Vilnius e la città stessa, fu assicurata dalle truppe della Lituania.
A causa delle tensioni diplomatiche tra le due potenze, gli Alleati negarono le pretese presentate della Lituania fino al 1922. Poiché i due Stati non erano formalmente in guerra, iniziarono i negoziati diplomatici. Nonostante la mediazione internazionale, non si raggiunse nessun risultato e fino al 1920 il territorio conteso rimase diviso in una parte lituana e una polacca.
Negli anni '20, la Società delle Nazioni tentò due volte di dirigere le trattative, sebbene nessuna delle due parti fosse intenzionata a parteciparvi. Dopo il finto Ammutinamento di Żeligowski, i polacchi assunsero il controllo della zona e organizzarono elezioni, boicottate dalla maggior parte dei lituani come consigliato anche dal governo situato a Kaunas, ma anche da molti ebrei e bielorussi, a causa della forte presenza dei militari polacchi.
Il governo polacco mai riconobbe il trattato russo-lituano del 12 luglio 1920, che riconosceva la sovranità di quest'ultimo Paese sui territori sottratti alla Polonia dall'Armata Rossa durante la guerra polacco-sovietica e poi promessi alla Lituania; già qualche anno prima i sovietici erano stati costretti a rinunciare a qualsiasi rivendicazione sui territori baltici nel Trattato di Brest-Litovsk. A loro volta, le autorità lituane non riconobbero il confine polacco-lituano tra il 1918 e il 1920 come permanente né accettarono la sovranità della Lituania centrale.
L'area concessa alla Lituania dai bolscevichi nel 1920 continuò ad essere rivendicata dalla Lituania, con la città di Vilnius ritenuta capitale ufficiale dello stato e quella temporanea posta invece a Kaunas. Fino all'ultimatum polacco del 1938 le due nazioni rimasero in rapporti diplomatici assai tesi.
Alcuni storici hanno ipotizzato che la perdita di Vilnius ha comunque permesso di salvaguardare l'esistenza stessa dello Stato lituano nel periodo interbellico. Nonostante l'alleanza con i sovietici e la guerra con la Polonia, la Lituania fu infatti molto vicina ad essere convertita con la forza in una repubblica socialista dai sovietici nell'estate del 1920. Si crede che fu solo la vittoria biancorossa contro i sovietici a Varsavia (e il fatto che i polacchi non si opposero a una qualche forma di indipendenza lituana) che fece deragliare i piani sovietici e permise alla Lituania di rimanere uno Stato sovrano per circa un ventennio.
Nel 1939, i sovietici proposero di stipulare un trattato di assistenza reciproca. Secondo quest'intesa, circa 1/5 della regione di Vilnius, compresa la stessa città, sarebbe stato restituito alla Lituania in cambio della collocazione di 20.000 truppe sovietiche nel Paese baltico. Inizialmente i lituani si dimostrarono reticenti, ma in seguito l'URSS dichiarò che le truppe sarebbero giunte a prescindere in Lituania: per questo motivo, la Lituania dovette accettare l'accordo. Quanto promesso della regione di Vilnius fu ceduto in mano ai lituani.
All'Unione Sovietica fu permesso di trattenere la regione di Vilnius durante la Conferenza di Jalta, la quale successivamente divenne parte della RSS Lituana. Circa 150.000 polacchi furono rimpatriati dalla RSS Lituana in Polonia.
Popolazione Prima del XX secolo La zona era originariamente abitata da Balti lituani. Fu soggetta ad influenze culturali degli slavi orientali e dei polacchi che portarono ad una graduale rutenizzazione e polonizzazione. Secondo lo storico Norman Davies, Vilnius era culturalmente polacca dal XVII secolo. La componente bielorussa tra XVIII e XIX secolo continuò ad essere una minoranza costante. Queste comunità si trasferirono anche per via della devastazione dovuta alle guerre del XVII-XVIII secolo (nelle contee settentrionali di Ašmjany, Trakai, Švenčionys e Vilnius). Secondo il censimento russo del 1897 (particolarmente attento alla situazione linguistica, ma non alle componenti etniche) il Governatorato di Vilna contava numerosi cittadini di lingua bielorussa (56,05%), mentre i locutori polacchi rappresentavano solo l'8,17% della popolazione. I russi sostenevano che i polacchi locali appartenessero principalmente alla nobiltà e all'alta borghesia e che i contadini della regione non potevano essere polacchi.
Censimento del 1897
XX secolo