Il problema dei due imperatori (in tedesco Zweikaiserproblem; in greco πρόβλημα δύο αυτοκρατόρων) è un termine storiografico usato soprattutto per indicare la disputa tra gli Imperatori romani d'Oriente e gli Imperatori del Sacro Romano Impero per il titolo di legittimo Imperatore romano.

Secondo la concezione medievale cristiana, l'Impero romano era indivisibile e il suo imperatore aveva una posizione egemone su tutti i cristiani, compresi quelli che vivevano al di fuori dei confini imperiali. In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente nel corso della Tarda Antichità, il Papa e i nuovi regni romano-barbarici nell'Europa Occidentale continuarono a riconoscere la legittimità del titolo di Imperatore romano assunto dagli imperatori della superstite pars orientis (cioè l'Impero bizantino). La situazione cambiò nel 797 allorquando il titolo imperiale fu assunto da una donna, l'imperatrice Irene. Papa Leone III, rifiutando l'idea che una donna potesse assumere il titolo di imperatore, considerò vacante il titolo imperiale e ciò gli fornì il pretesto per incoronare "Imperatore dei Romani" il re dei Franchi Carlo Magno nel Natale dell'800, attuando così una translatio imperii ("trasferimento dell'Impero") dai Greci ai Germani.

Nel corso dei secoli, la disputa sul titolo imperiale, sorta in seguito all'incoronazione di Carlo Magno, avrebbe costituito uno dei principali punti di attrito nei rapporti diplomatici tra i due imperi, anche se raramente ebbe come conseguenza scontri militari, anche a causa della distanza geografica che separava i due stati. Con il trattato di Aquisgrana dell'812 i due imperatori trovarono un compromesso parziale riconoscendosi reciprocamente il titolo di Imperatore ma non quello di "Imperatore romano". Il Sacro Romano Imperatore era considerato dai Bizantini lImperatore (o Re) dei Franchi e successivamente Re di Germania, mentre le fonti occidentali attribuivano all'Imperatore bizantino il titolo di Imperatore dei Greci o Imperatore di Costantinopoli. A complicare la situazione, il titolo imperiale fu occasionalmente rivendicato dai sovrani bulgari e serbi, portando a conflitti militari con Bisanzio.

La Quarta crociata, pur portando alla momentanea caduta dell'Impero bizantino e alla sua sostituzione con l'Impero latino, non pose fine alla disputa. Gli imperatori latini, pur riconoscendo i sacri romani imperatori come gli imperatori romani legittimi, rivendicarono per sé lo stesso titolo, che tuttavia non era riconosciuto dal Sacro Romano Impero. Nel tentativo di raggiungere un compromesso, Papa Innocenzo III propose il concetto di divisio imperii (divisione dell'impero), secondo cui l'egemonia imperiale sarebbe stata divisa tra Occidente (il Sacro Romano Impero) e Oriente (l'Impero latino). Anche se l'Impero latino sarebbe stato distrutto dall'Impero di Nicea, che ricostituì l'Impero bizantino nel 1261 sotto la dinastia dei Paleologi, lo stato bizantino declinò inesorabilmente e i suoi imperatori preferirono ignorare il problema dei due imperatori per favorire rapporti diplomatici più stretti con l'Occidente per via della necessità di ottenere aiuti contro gli altri nemici dell'Impero.

Il problema dei due imperatori si ripresentò in seguito alla Caduta di Costantinopoli nel 1453, allorquando il sultano ottomano Mehmed II, ambendo all'egemonia universale, rivendicò la dignità imperiale assumendo il titolo di Kayser-i Rûm (Cesare dell'Impero romano). I sultani ottomani rivendicarono per sé stessi il titolo di imperatori romani, non riconoscendolo ai Sacri Romani Imperatori, definiti kıral (re) dalle fonti turche. La disputa tra Ottomani e Tedeschi per il titolo imperiale si protrasse fino alla Pace di Zsitvatorok del 1606, con la quale gli Ottomani, accettando il principio compromissorio della divisio imperii, riconobbero il titolo imperiale dei Sacri Romani Imperatori. In seguito alla caduta di Costantinopoli i sovrani russi, ritenendosi gli eredi dell'Impero bizantino, assunsero il titolo di Zar (derivante da "Cesare"). Il Sacro Romano Imperatore accettò di riconoscere il titolo imperiale allo zar di Russia solo nel 1726, in occasione di un'alleanza militare, pur continuando a disconoscerlo come suo pari.

Contesto storico

In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente avvenuta nel V secolo, la civiltà romana era sopravvissuta nella superstite parte orientale dell'Impero romano, convenzionalmente chiamata dagli studiosi moderni Impero bizantino (sebbene si autoidentificasse semplicemente come "Impero romano"). Come gli imperatori romani dell'Antichità, gli imperatori bizantini si consideravano sovrani universali. L'idea che in tutto mondo vi fosse un solo impero (quello romano) e una sola Chiesa sopravvisse al collasso della parte occidentale dell'Impero. Sebbene l'ultimo serio tentativo di mettere in pratica questa idea fosse costituito dalle guerre di riconquista di Giustiniano I nel VI secolo, che vide la riconquista imperiale di Italia e Africa, l'idea di una grande riconquista dei territori occidentali continuò a rimanere per secoli una delle aspirazioni degli imperatori bizantini..

Poiché le frontiere settentrionali e orientali dell'Impero erano costantemente minacciate, i Bizantini non furono in grado di dare molta attenzione all'Occidente e i territori riconquistati da Giustiniano furono gradualmente perduti. Nonostante ciò, la loro aspirazione all'impero universale era riconosciuta dalle autorità temporali e religiose nell'Occidente, benché la sua effettiva restaurazione apparisse irrealizzabile. I re visigoti e Franchi nel V e VI secolo riconobbero la superiorità gerarchica e morale dell'Imperatore, ricevendo in cambio titoli e cariche onorifiche prestigiose che garantivano una posizione nell'ordine mondiale percepito all'epoca.

Un punto di svolta geopolitico nelle relazioni tra Occidente e Oriente che si rivelò decisivo avvenne nel corso del lungo regno dell'Imperatore Costantino V (741–775), il quale era un iconoclasta ancora più convinto del padre Leone III, e per tale motivo i rapporti con il Papato si deteriorarono. Costantino V, inoltre, concentrò la sua attenzione sui Musulmani e i Bulgari, che costituivano minacce immediate, per cui la difesa dell'Italia fu negletta. Di conseguenza l'Esarcato di Ravenna cadde in mano longobarda nel 751, portando alla fine della dominazione bizantina nell'Italia settentrionale..

La caduta dell'Esarcato ebbe conseguenze a lungo termine. I Longobardi, condotti dal loro re Astolfo, ambivano a conquistare la stessa Roma al fine di unificare l'Italia sotto la loro dominazione, allarmando Papa Stefano II, vassallo bizantino, che si rese conto che i Bizantini non potevano più garantire una protezione efficace contro la minaccia longobarda e di conseguenza decise di rivolgersi al regno occidentale più potente, quello dei Franchi, per ottenere aiuti contro gli invasori.. Pipino il Breve, diventato da poco re dei Franchi con l'appoggio del Papa, scese in Italia con un forte esercito e, in due spedizioni nel 754 e nel 756, sbaragliò ripetutamente l'esercito dei Longobardi, riuscendo a conquistare l'Esarcato con la Pentapoli e il vecchio corridoio bizantino. Tuttavia, nonostante le vivaci proteste di due ambasciatori bizantini, le terre conquistate non furono restituite all'Imperatore d'Oriente ma furono donate al Papa. Sorse così lo Stato Pontificio.. Il Papato giustificò il proprio potere temporale fabbricando un documento falso, la cosiddetta donazione di Costantino, secondo la quale già nel IV secolo l'Imperatore Costantino I avrebbe attribuito ai pontefici la giurisdizione civile sulla città di Roma, sull'Italia e sull'Impero romano d'Occidente.. Con tale documento, probabilmente fabbricato sotto il pontificato di Papa Paolo I, veniva implicitamente negata la legittimità del dominio universale rivendicato dagli imperatori bizantini.. L'alleanza tra Papato e Franchi portò alla caduta del Regno longobardo, avvenuta nel 774 per mano del re dei Franchi Carlo Magno, il quale, dopo aver deposto l'ultimo re longobardo Desiderio, assunse il titolo di "re dei Franchi e dei Longobardi".

I Franchi avevano ormai sostituito i Bizantini come protettori e alleati del Pontefice.. D'altronde, i rapporti tra Papato e Impero bizantino si erano deteriorati a causa della politica imperiale iconoclasta, respinta come eretica dalla Chiesa di Roma. Nelle epistole di Papa Paolo I i Bizantini erano definiti sprezzantemente dei nefandissimi Graeci, nemici della fede e della Chiesa. Inoltre gli imperatori iconoclasti avevano trasferito l'Italia meridionale e l'Illirico dalla giurisdizione dei Papi a quella dei Patriarchi di Costantinopoli, al fine di punire il Papato per la ferma condanna dell'iconoclastia. Benché gli stessi Bizantini con il Concilio di Nicea II del 787 avessero condannato come eretica l'iconoclastia ripristinando il culto delle immagini, ciò non migliorò in maniera sostanziale i rapporti con il Papato, a causa del rifiuto da parte bizantina di riconoscere il primato papale e di restituire alla giurisdizione ecclesiastica del Papa l'Italia meridionale e l'Illirico. La parte della lettera in cui Papa Adriano I riaffermava il primato della Chiesa di Roma e pretendeva la restituzione dell'Italia meridionale e dell'Illirico fu tagliata dalla traduzione in greco che fu letta al Concilio di Nicea II. Inoltre, complice una scadente traduzione in latino degli atti del Concilio, Carlo Magno si era convinto che i Bizantini fossero passati nell'errore opposto, cioè nella venerazione eccessiva delle immagini, e in occasione del Sinodo di Francoforte del 794, anche al fine di "riaffermare, contro Bisanzio, l'indipendenza religiosa del Regno dei Franchi", fece condannare sia la distruzione che il culto delle immagini, nonostante le riserve del pontefice che tuttavia alla fine cedette alle pressioni del re franco. Il mondo mediterraneo era stato definitivamente diviso tra Occidente e Oriente..

Nel 797 il giovane imperatore Costantino VI fu arrestato, deposto e accecato dalla madre ed ex reggente, Irene di Atene, la quale cominciò a governare come Imperatrice regnante, assumendo il titolo maschile di Basileus invece della forma femminile Basilissa (usata per le imperatrici consorti). Papa Leone III rifiutò di riconoscere Irene quale sovrana legittima, ritenendo inaudito che una donna potesse assumere il titolo di imperatore. Il fatto che in Occidente il titolo imperiale fosse considerato vacante, a causa del mancato riconoscimento di Irene, fu il pretesto con cui fu giustificato il colpo di mano attuato il giorno di natale dell'anno 800, allorquando, in occasione di una visita a Roma, Carlo Magno fu incoronato Imperatore dei Romani da Papa Leone III..

Disputa tra Sacro Romano Impero e Bizantini

Periodo carolingio

Ideologia imperiale