Militante comunista e antifascista in gioventù, nel 1941, internato a Ventotene, insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni redasse il manifesto "Per un'Europa libera e unita" (più comunemente noto come Manifesto di Ventotene), considerato un precursore del processo di integrazione europea.

Nel 1943 fu fondatore del Movimento Federalista Europeo e poi cofondatore dell'Unione dei Federalisti Europei. Ricoprì diversi incarichi nelle istituzioni comunitarie e italiane, tra cui: membro della Commissione europea dal 1970 al 1976, poi del Parlamento italiano (1976) e quindi del primo Parlamento europeo nel 1979. Fu promotore di un progetto di trattato istitutivo di un'Unione europea con marcate caratteristiche federali che venne adottato dal Parlamento europeo nel 1984.

Questo progetto influenzò in maniera significativa il primo tentativo di profonda revisione dei trattati istitutivi della CEE e dell'EURATOM, l'Atto unico europeo. Fu membro del parlamento europeo per dieci anni, eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano come indipendente, e rimase uno degli attori politici principali sulla scena europea attraverso il Club del coccodrillo, da lui fondato e animato nel 1981.

Biografia Ambiente familiare e formazione culturale Nato a Roma il 31 agosto 1907 dai teatini Carlo e Maria Ricci, trascorse la prima infanzia nella città brasiliana di Campinas, dove il padre esercitava la funzione di viceconsole del Regno d'Italia. Quando compì cinque anni, suo padre decise di interrompere la carriera diplomatica per quella imprenditoriale e ritornò in patria, con la famiglia.

Durante gli anni al liceo Mamiani di Roma, Spinelli dimostrò una discreta capacità di assimilare le lingue che studiava, come il latino, il tedesco e il francese. Il greco classico lo studiò in carcere, poiché il liceo classico che frequentava aveva una sezione sperimentale nella quale il greco era sostituito da una seconda lingua straniera. Fin da giovanissimo approfondì da autodidatta il pensiero marxista grazie ai libri della biblioteca paterna, ma la lettura gli risultò molto complessa. Per descrivere il suo livello di conoscenza della filosofia marxista in quel tempo, Spinelli coniò l'espressione cattedrale di granito e nebbia con la quale indicava la fede cieca nella dottrina del partito, nonostante le lacune e la mancata comprensione di alcune questioniAltiero Spinelli,Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino, 1999, pp.52-54.

Riuscì a diplomarsi all'età di sedici anni e poi si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza all'Università "La Sapienza".

Impegno politico La reazione dei giornali italiani ad una manifestazione fascista del 1921 mirante a traslare la salma di Enrico Toti al Cimitero del Verano, spinse Spinelli ad avvicinarsi al comunismo, sul piano delle idee. Quasi tutti i giornali, infatti, avevano taciuto la reazione degli abitanti del quartiere San Lorenzo, tranne un giornale comunista. Ciò lo convinse del fatto che i comunisti fossero più coraggiosi e più coerenti rispetto ai socialisti, maggiormente portati al dialogo con le forze borghesi. Da ciò derivò la frattura tra il giovane Spinelli e il padre, tenacemente ancorato al Partito Socialista ItalianoAltiero Spinelli, cit., pp.54-57.

Si iscrisse al Partito Comunista d'Italia nel 1924, l'anno dell'assassinio di Giacomo Matteotti, col fascismo ormai al potere e i comunisti costretti alla clandestinità. Tale situazione non lo scoraggiò e divenne ben presto il leader della cellula del quartiere Trionfale, grazie alla conoscenza della dottrina marxista, che gli permetteva di offrire spiegazioni ai garzoni e bottegai che facevano parte della cellula. L'attività di partito ben presto lo sottrasse agli affetti familiari e lo costrinse a trasferirsi a Milano per sfuggire alla polizia. Il tentativo comunque fu inutile perché il 3 giugno 1927 fu arrestato e, sulla base delle leggi speciali per gli oppositori politici introdotte dal regime, condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a sedici anni e otto mesi di carcere, dopo un anno già passato a San Vittore.

Periodo in carcere Spinelli scontò circa dieci anni di carcere dal 1928 al 1937 in tre città diverse: a Lucca (1928-1931), a Viterbo (1931-1932) e a Civitavecchia (1932-1937). A queste tre fasi vanno aggiunti pochi mesi passati a Roma nel 1937, nel carcere di Regina Coeli, nell'attesa di tornare in libertà, essendogli stati condonati cinque anni nel 1932, in occasione del decennale della marcia su Roma e altri due anni nel 1934 per la nascita della principessa Maria Pia di Savoia, figlia del principe Umberto II di Savoia. In questi anni, a causa della lontananza, si concluse il suo rapporto con Tina Pizzardo (nipote del cardinale Giuseppe Pizzardo).

Trascorse tale periodo approfondendo i suoi studi nel campo della filosofia, soprattutto Hegel e Marx, della storia e dell'economia, ma anche in quello letterario (imparò il russo e lo spagnolo leggendo i classici in lingua originale). Tra i compagni di reclusione, Spinelli stimava Giuseppe Pianezza, Umberto Terracini e Leo Valiani. Pur rimanendo iscritto al partito, maturò gradualmente il suo distacco dal marxismo, . Non si avvicinò ancora, tuttavia, ad altre ideologie politiche e, per questo, fu costantemente guardato con sospetto dagli altri detenuti politici. Nel 1937 fu trasferito a Roma ma, mentre attendeva con ansia il momento del rilascio, ricevette la brusca notizia del trasferimento al confino sull'isola di Ponza.

Anni del confino Altiero Spinelli fu confinato in due località diverse: a Ponza (1937-1939) e a Ventotene (1939-1943)Commissione di Roma, ordinanza del 17.2.1937 contro Altiero Spinelli ("Scontata la pena carceraria inflittagli dal TS viene confinato"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1401Commissione di Littoria, ordinanza del 13.3.1942 contro Altiero Spinelli ("Al termine della pena precedente, riassegnato per la cattiva condotta politica"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1305. In quegli anni di confino fu uno dei pochi esponenti comunisti a prendere le distanze da Stalin, dai processi di Mosca e dal comunismo sovietico in generale.

Spinelli non rifiutava solo l'interpretazione del terrore staliniano come di un necessario periodo «giacobino» che avrebbe rafforzato la rivoluzione, bensì negava alle fondamenta tutto l'insieme della politica comunista quale si era configurata dal periodo del «socialfascismo» fino alla politica dei fronti popolari, colpendo anche le basi della dottrina marxista. Celeste Negarville scrive nel suo diario un commento proprio alle posizioni di Altiero nell'isola in quel periodo, commentando che «la posizione di Altiero è pericolosissima: "condizione per la rivoluzione in Europa, l'abbattimento della dittatura staliniana"». Spinelli rilevava come «la dittatura del proletariato si era trasformata in dittatura del partito, poi del Comitato centrale, poi personale di Stalin».

Nel 1937, quindi, Altiero Spinelli fu espulso dal Partito Comunista d'Italia con l'accusa di voler «minare l'ideologia bolscevica, e di essersi trasformato in un piccolo borghese», quindi ritenuto trockista, definizione infamante per un comunista ortodosso dell'epoca.

Il periodo del confino, tuttavia, fu fondamentale nel suo percorso intellettuale e politico. Ebbe l'opportunità di leggere una serie di articoli scritti negli anni venti da Luigi Einaudi sul Corriere della Sera, pubblicati col titolo "Lettere di Junius", e condivise tale esperienza con uomini politici di primaria importanza nella storia d'Italia, come il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini e, in particolare con l'esponente di Giustizia e Libertà Ernesto Rossi e il socialista Eugenio Colorni.

Manifesto di Ventotene

Nel giugno del 1941, durante il soggiorno forzato sull'isola di Ventotene, Spinelli scrisse insieme a Ernesto Rossi il documento base del federalismo europeo italiano: il Manifesto per un'Europa Libera e Unita, meglio conosciuto come Manifesto di Ventotene.

Le vicende della stesura originale, le successive versioni e la diffusione clandestina del Manifesto sono tuttora oscure. Le testimonianze circa il modo in cui il Manifesto uscì clandestinamente da Ventotene non concordano. Decisivo fu sicuramente il contributo di Ursula Hirschmann, moglie di Colorni che, non essendo confinata e avendo la possibilità di mantenere rapporti costanti col marito, sarebbe riuscita a far giungere lo scritto nella penisola e a diffonderlo. Secondo la versione più suggestiva, ma improbabile, il testo, per mancanza di carta, fu scritto sulla carta da sigarette e, per evitare i controlli della polizia, nascosto nel ventre di un pollo arrosto e portato sul continente. Questa versione è improbabile poiché un pollo arrosto, nelle condizioni di privazione che vivevano tutti nel 1942 al confino, guardie comprese, difficilmente sarebbe arrivato intero sul continente. Più verosimilmente, come ricorda Silvana Boccanfuso nella sua biografia della Hirschmann, il testo scritto sulle cartine venne occultato nella fodera del soprabito di Ursula Hirschmann e in questo modo venne da lei portato sul continente. Assieme a Hirschmann contribuirono alla diffusione dello scritto Gigliola e Fiorella Spinelli (sorelle di Altiero) e Ada Rossi (moglie di Ernesto). Tuttavia non è rimasta traccia di nessuna delle versioni dattiloscritte o ciclostilate del documento che circolavano tra il 1941 e il 1943.

Spinelli fu liberato da Ventotene quasi un mese dopo l'arresto di Benito Mussolini, il 18 agosto del 1943. Di fronte a quella che era stata la catastrofe europea, Spinelli aveva maturato la convinzione che solo un'organizzazione federale avrebbe potuto farla rientrare da protagonista nel quadro internazionale. Per servire tale convinzione, Spinelli non fondò un partito, bensì un movimento trasversale ai partiti politici.

Il 27 e il 28 agosto 1943, in casa di Mario Alberto Rollier in Via Poerio, a Milano, dove una lapide ricorda l'evento, si tenne il congresso di fondazione del Movimento Federalista Europeo. Erano presenti, tra gli altri, Spinelli, Colorni, Rossi, Hirschmann, Manlio Rossi Doria, Giorgio Braccialarghe e Vittorio Foa. Il movimento adottò come programma le "Tesi politiche" che Spinelli aveva redatto nel luglio 1943 a Ventotene, pochi giorni prima della sua liberazione; il Manifesto di Ventotene valse principalmente come riferimento ideale ma alcuni suoi punti programmatici, come ad esempio la costituzione di un partito rivoluzionario federalista, vennero del tutto abbandonati. Il matrimonio tra Hirschmann e Colorni, intanto, era entrato in crisi. Fu durante la riunione milanese di fondazione del MFE che i due decisero di stare insiemeSimonetta Fiori, E nel confino sbocciò il suo grande amore, La Repubblica, 13 aprile 2006. e, insieme, di passare in Svizzera per sottrarsi ai rischi di una cattura da parte dei tedeschi occupanti il nord Italia.