La Luna, l'unico satellite naturale della Terra, in astrologia è considerato un pianeta, uno dei due luminari assieme al Sole, e indica l'inconscio, i lati più nascosti dell'individuo, la sensibilità, i sentimenti, la fantasia, le abitudini, le reazioni, gli istinti, i sogni, l'infanzia, la memoria, la casa, la famiglia, la fertilità; per analogia governa le acque, le moltitudini di gente, le tradizioni ancestrali dei popoli, le capacità intuitive e talora chiaroveggenti.

Rappresenta in particolare la parte recettiva e femminile delle persone, il comportamento emotivo e spontaneo. È la notte con i suoi sogni, ed è complementare del Sole, pianeta maschile, diurno e attivo, a cui si contrappone con la sua femminilità e passività.Henri J. Gouchon, Dizionario di astrologia (1975), pp. 471-475, trad. it. di Antonino Anzaldi, Mondadori, 1993.

La sua interpretazione in un tema natale simboleggia la madre, dando informazioni sul tipo di rapporto del soggetto con quest'ultima; nel caso di un oroscopo femminile indica anche come viene interpretato il proprio ruolo di madre, mentre in un tema maschile dà informazioni sul tipo di donna ideale.

Caratteristiche e posizioni La Luna è il luminare governatore del segno del Cancro, suo domicilio diurno e notturno, con la relativa IV casa astrologica o Imum Coeli, attinente alla famiglia e al focolare domestico. Caratteristiche tipiche del Cancro sono romanticismo, sensibilità, affetto materno e protettivo, passione ed emozione (contrapposti alla razionalità), timidezza, per analogia umidità, e sono proprio queste le caratteristiche peculiari di questo pianeta.

La Luna è in esaltazione in Toro, in esilio in Capricorno, in caduta in Scorpione. Sebbene la tradizione attribuisca l'esaltazione della Luna nel segno del Toro, una parte dell'astrologia moderna, a seguito della revisione delle esaltazioni proposta da Lisa Morpurgo, considera l'esaltazione nei Pesci e la caduta nel segno della Vergine.Lisa Morpurgo, Introduzione all'astrologia, Longanesi, 1972, p. 27.

Dal punto di vista medico e anatomico, la Luna presiede allo stomaco, alla digestione, alla linfa, ai liquidi corporei, al gran simpatico, alle funzioni femminili, ed è perciò responsabile di eventuali disturbi in questi ambiti. Tra i metalli governa l'argento, ed è associata in generale a tutto ciò che è fluido, ad esempio al mare, alle maree, alla navigazione, e per estensione al ritmo del tempo, in particolare quello ciclico. Ispira inoltre l'immaginario, l'inconscio e le opinioni collettive, la letteratura.

È il luminare minore dello zodiaco, l'altro essendo il Sole, e gli aspetti che intercorrono tra questi due pianeti ci informano sulle difficoltà di armonizzazione tra le due parti maschile e femminile dell'individuo. In quanto satellite della Terra, la Luna è l'unico pianeta dello zodiaco a non ruotare intorno al Sole. La rivoluzione lunare attorno alla Terra si completa in circa 28 giorni, il che significa che il segno zodiacale in cui transita la Luna cambia ogni 2-3 giorni circa: da una prospettiva geocentrica essa è quindi la più veloce tra i pianeti.

Il geroglifico lunare

Come il glifo del Cancro, suo domicilio, quello della Luna rimanda a un rapporto di dualità o di polarità tra due opposti. La sua forma di falce, infatti, poteva essere talora assimilata all'aspetto di due corna, soprattutto bovine, quale diadema di divinità cornute, come ad esempio dell'egizia Hathor, Vacca celeste riconducibile alla Grande Madre, dal carattere ambivalente in quanto dispensatrice sia di vita che di morte.

Secondo Mircea Eliade sussisterebbe in proposito una sorta di «metafisica della Luna»Mircea Eliade, Il sacro e il profano, Torino, Paolo Boringhieri, 1967, p. 124. incentrata sui concetti di contrapposizione, dualismo, ciclicità, come pure ricomposizione dei contrari, che hanno ispirato le varie mitologie e simbolismi lunari.

Tali associazioni sarebbero state ispirate dalla posizione della Luna astronomicamente antitetica al Sole durante il suo culmine, cioè alla mezzanotte quando è in Luna piena: emerge allora il perfetto dualismo di Luna e Sole, che si affievolisce invece quando la prima torna ad avvicinarsi al secondo. La perfezione di quella contrapposizione astronomica vede paradossalmente la Luna dominare nel mondo manifesto, ed il Sole invece esercitare il proprio influsso migliore in quello infero-invisibile,Hugo Winckler, La cultura spirituale di Babilonia, trad. it. di Augusto Menduni, Milano, Rizzoli, 1982, p. 64. testimoniato anche dal significato alchemico del sol niger.

Per questo nelle religioni antiche come la babilonese e quelle prevalenti nel Mediterraneo (salvo che nella mitologia egizia) alla Luna era generalmente riservato un culto supremo ed egemone rispetto al Sole. Se in origine la divinità che la rappresentava era maschile, come il babilonese Sin (oltre al romano Lunus),Lunus derivante da lux, dalla radice indoeuropea leukos, «splendore». molte erano femminili.Nelle Metamorfosi di Apuleio, ad esempio, Iside appare nelle sembianze della Luna rivelandosi così al protagonista Lucio: «i Frigi, i primi abitatori della terra, mi chiamano "Madre degli Dèi", adorata in Pessinunte; gli Attici autoctoni, Athena (Minerva) Cecropia; i Ciprioti bagnati dal mare, Venere di Pafo; i Cretesi abili arcieri, Diana Dyctinna; i Siciliani, trilingui, Proserpina Stigma; gli abitanti dell'antica Eleusi, Cerere Attea; alcuni, Giunone; altri, Bellona; gli uni, Ekàte; gli altri, Rammusia. Ma le due stirpi degli Etiopi, gli uni illuminati dai raggi nascenti del Sole all'alba, gli altri da quelli morenti al tramonto, e gli Egiziani cui l'antico sapere conferisce potenza, mi onorano con riti che appartengono a me sola e mi chiamano con il mio vero nome, Iside Regina» (Apuleio, Metamorfosi, libro XI, 5; trad. it. in L'Asino d'Oro, Milano, Rizzoli, 1993, pag. 342).

Simbolismo delle fasi lunari La Luna poteva inoltre rappresentare tre aspetti diversi della stessa Dea, in relazione alle sue fasi, enumerate in tre (anziché quattro): quello di una giovane o della primavera, dopo la luna nuova; quello di una donna matura o dell'estate, corrispondente alla luna piena; e di una vecchia megera o befana, corrispondente all'autunno-inverno ed alla luna calante.

In Grecia la Luna piena si chiamava Selene, figlia della titanessa Theia e sorella di Elios, dio del Sole, col quale essa giaceva di notte per 25 giorni consecutivi, mentre i 3 del novilunio li trascorreva in compagnia di un giovinetto, di nome Endimione, durante i quali si rendeva invisibile.La parola Endimione è stata tradotta da Károly Kerényi come «colui che si ritrova dentro di sé», a significare l'uomo che recupera il contatto con la propria anima, con l'inconscio e la femminilità, avendo ricevuto da Zeus, grazie all'intercessione di Selene, il dono di un sonno senza fine, grazie al quale restava eternamente giovane (cfr. Elémire Zolla, L'amante invisibile: l'erotica sciamanica nelle religioni, pag. 59, Marsilio, 1986). Presso i Frigi si chiamava Men, che significa «misura», da cui deriva il termine latino mensis, «mese», essendo il calendario romano basato originariamente sui mesi lunari. Associata alla luna piena era anche Leda, la prima ninfa, e Nemesi, figlia della Notte, che si era trasformata in un'oca per sfuggire alle lusinghe di Zeus. Costui si trasformò allora in un cigno per unirsi a lei: entrambi i pennuti sembrano rimandare tuttavia ad un unico uccello androgino, da cui nasce il mondo in forma di Uovo primordiale, immagine della Luna stessa ricorrente in tutte le mitologie arcaiche.Marina Cepeda Fuentes, Le tre facce della luna, Milano, Camunia, 1996, pp. 44-45. La Luna nera era invece denominata Ecate, associata all'oscurità, al simbolismo della caverna, dell'utero cosmico e della morte in cui veniva risucchiata la vita per poi rinascere. Secondo il racconto di Esiodo,Esiodo, Teogonia, 411-452. essa era anticamente onorata da Zeus, padre degli Dèi, al punto da partecipare al suo governo universale su terra, mari e cielo, prima di venire a lui sottomessa. Ecate divenne così una divinità ctonia, connessa col mondo delle ombre, della stregoneria e degli incantesimi, e apparendo nelle sembianze di animali come la giumenta, la cagna o la lupa, oppure come dea tricefala. Era ad esempio invocata da Medea,Ovidio, Metamorfosi, VII, 174. e da Circe.Ovidio, ibid., XIV, 397-405. Vi era infine la Luna crescente che risorgendo dagli inferi veniva chiamata Artemide: sorella di Apollo, che essa aveva aiutato a far nascere, era perciò protettrice delle partorienti, della fecondità, dei neonati e dei cuccioli, pur essendo al contempo Vergine, secondo l'ambivalenza tipica delle figure della Grande Madre. Il suo arco da cacciatrice, che rimandava alla falce di Luna, alludeva infatti alla fase «selvaggia» della vita delle giovani ragazze fino al matrimonio, i cui progressivi momenti di sviluppo erano personificati dal crescere della Luna fino allo splendore della sua pienezza.Marina Cepeda Fuentes, Le tre facce della luna, op. cit., pag. 85. Una divinità corrispondente nell'antica Roma era Diana, sebbene costei anticamente fosse di origine silvestre, la cui etimologia dius rimanda alla luce boschiva del giorno (dalla radice di dies) e solo in seguito venisse identificata con la Luna,Renato Del Ponte, Dei e miti italici: archetipi e forme della sacralità romano-italica, Edizioni culturali internazionali Genova, 1985, pag. 18. a cui fu dedicato un santuario ad Ariccia.

Cosmologia esoterica

Al di là degli aspetti mitologici, che furono progressivamente tralasciati, la Luna assunse un ruolo peculiare in seno alle cosmogonie antiche che prevedevano una sostanziale tripartizione dell'essere umano in tre strati o dimensioni; soprattutto nel dialogo di Plutarco De facie quae in orbe Lunae apparet, la Luna era considerata portatrice dell'anima, sede delle emozioni e dei sentimenti, mentre il Sole forniva l'intelletto e la Terra il corpo.Plutarco, De facie in orbe Lunae, XXIX, 945. In tal modo la Luna, con l'anima che le era associata, si trovava a svolgere un ruolo mediano, di ricombinazione, mescolanza ed eterogeneità tra la vita solare proveniente dall'alto e la caducità mortale terrestre dal basso, in cui si ritrova la capacità ambigua della Grande Madre di donare vita, morte, e rinascita.

Analogamente Macrobio, superando il dualismo platonico di anima e corpo, nel suo commentario al Somnium Scipionis di Cicerone, assegnava alla Luna una posizione di confine tra la dimensione della vita perenne, brulicante nella sfera immobile delle stelle fisse, e la fredezza mortale proveniente dal mondo sublunare: al di sotto dell'orbita (o cielo) della Luna iniziava cioè il regno della caducità e della temporalità.

La dimensione della contaminazione poteva anche riguardare le sette sfere planetarie nel loro complesso, che andavano così distinte dalla purezza superiore del resto del cielo, sede dei Campi Elisi; l'uomo era visto come un frammento dell'anima cosmica che, generata dalla Mente universale (noûs), generava a sua volta il mondo, al quale veniva sospinta a causa di una brama nascosta. Scendendo dalle altezze cosmiche si rivestiva di una materia astrale rarefatta che diveniva sempre più densa e pesante man mano che attraversava le orbite dei pianeti, a partire da Saturno, poi per Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, fino alla sfera d'influenza della Luna, detta «Terra eterea», dove l'anima riceveva la capacità di crescere e riprodurre i corpi, a cui dava attuazione sulla Terra fisica, dimora dei quattro elementi in forma tangibile.