I Mazzolini sono un'antichissima famiglia aristocratica, di origine germanica, che esercitò attività politica in diverse città del Nord Italia, in particolar modo in Romagna, sin dal 1200.

Origini Il primo riferimento è datato al finire del X secolo quando l'Imperatore Ottone III di Sassonia, su richiesta di papa Gregorio V, inviò a Tivoli il suo duca Mazzolinus come rettore della città per sedarvi una rivolta che il Pontefice non riusciva a domare.

Il duca si recò a espletare l'incarico conferitogli con il suo seguito che comprendeva la presenza della madre, appartenente a un ramo di una importante famiglia aristocratica romana, la cui influenza locale poteva essere d'utilità per la buona riuscita della sedazione della rivolta. Il Duca Mazzolinus venne catturato e ucciso dai rivoltosi ma la madre, su intercessione del monaco Romualdo di Camaldoli fondatore dell'Ordine dei Camaldolesi e canonizzato nel 1595, concesse il suo perdono all'assassino del figlio e lo fece liberare come segno di pacificazione e con l'intento di promuovere la pace sociale.

In Nord Italia, nella fattispecie in Romagna, diverse famiglie della aristocrazia d'alto rango che si inurbarono nel Duecento per assumere ruoli di governo politico delle rinate città provenivano da rami di famiglie aristocratiche germaniche.

Cinque di queste sei famiglie erano collegate per linee parentali dirette o indirette a famiglie dell'alta aristocrazia franca/germanica: gli Este alla famiglia Obertenghi, i Da Polenta e i Geremei a Geremias o Jeremihas, Duca di Koln (l'attuale Colonia in Germania), gli Ordelaffi legati a Berengario I di Carolingia memoria e i Mazzolini alla famiglia GrosserSteinNotizia ricevuta oralmente da un ramo della famiglia che era in possesso di documenti andati perduti ai primi del "800 e che sino ad oggi non sono stati ritrovati, nome che trae origine da una località al confine tra Renania-Vestfalia e Sassonia, famiglia estintasi attorno al XI secolo e legata alla casata dei Welfen (Casata di Sassonia).M. Battagli, Marcha, a cura di A.F. Massera, ibid

Storia dal Duecento alla fine del Settecento

Dopo la prima comparsa sulla scena politica a cavallo tra X e XI secolo non troviamo più tracce in tal senso, per lo meno nelle documentazioni sinora note, a parte un Guido Cavaliere dell'Ordine di San Giacomo nel anno 1070, sino all'anno 1234 ove ritroviamo un altro Guido, figlio di Raule, come podestà di Bologna (questi due nomi ricorreranno spesso in successione nella Casata in quel secolo).Portale Comune di Bologna - Portale Medioevo - Elenco Podestà di Bologna (http://badigit.comune.bologna.it/governo_bologna/podesta.htm)

Da notare che la famiglia in questo periodo storico accettò quasi esclusivamente cariche podestarili nelle varie città. A tal proposito, come eccezione che conferma la regola, troviamo nel 1265 un congiunto di Guido, Offreduccio detto "l'Alemanno" (per evidenziarne l'antica germanica origine), cavaliere dell'Ordine Teutonico, come capitano del popolo della città di Bologna, chiamato a rivestire questo incarico dalla potente famiglia ghibellina bolognese dei Lambertazzi.S. Muzzi, Annali della Città di Bologna, per i tipi S. Tommaso D’Aquino, 1844

Il figlio del Guido di cui sopra, anch'esso di nome Raule, lo ritroviamo poi Podestà di Modena nel 1289 e poi Podestà di Mantova nel 1290 e nel 1291.Carlo d'Arco, Studi intorno al Municipio di Mantova, vol. VI, Mantova, 1873 Alla città di Mantova, peraltro, la famiglia dette un'altra carica di governo e questo nella persona di Paolo, Podestà nel 1260.S. A. Maffei, Gli Annali di Mantova, Viola, 1675

Quest'ultimo Raule ebbe un ruolo molto importante nel predominio politico che la famiglia ebbe sulla città di Cesena per alcuni decenni a cavallo tra il Duecento e il Trecento nel tentativo di realizzazione di una signoria stabile su questa città, tentativo che naufragò a seguito della morte di papa Bonifacio VIII, il quale sorresse sino alla sua morte la famiglia nel perseguimento di questo obiettivo, avendo il Pontefice l'intento di contrastare adeguatamente l'espansionismo della famiglia dei Malatesta, signori di Rimini.A. Falcioni, Dizionario Biografico Treccani, 2008

Sempre in Romagna si registra nel 1241 Giovanni Cavaliere dell'Ordine degli Ospitalieri di Gerusalemme (denominatosi poi Sacro Sovrano Militare Ordine di Malta) oltre che, sempre nei primi decenni del Duecento, un Paolo come vescovo di Cesena e questo a indicare una sempre più accentuantesi presenza politica sul territorio.A. Vasina, Fasti comunali cesenati, in Storia di Cesena, Rimini, 1983

Il predominio politico su Cesena e il progetto di Signoria Nella seconda metà del Duecento la famiglia, considerata dagli storici la più potente della città di Cesena, primeggiava tra le altre potenti famiglie degli Artechini, dei Calisesi - altra nobilissima famiglia di origine germanica - e degli Ubertini, e iniziò a impegnarsi politicamente per raggiungere un dominio stabile che potesse dar luogo alla creazione di una signoria.V. Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, Milano, 1928-1935

Il Raule di cui sopra (già menzionato come Podestà di Mantova e Modena) unitamente ai suoi congiunti, si alternarono in quel periodo nell'appartenenza ora alla parte Guelfa ora a quella Ghibellina e tale atteggiamento altalenante non era estraneo al tempo alle famiglia d'alto rango in quanto, al di là della strategia politica del momento, tale passaggio dall'una all'altra fazione non risultava difficile in quanto non era una famiglia a trarre prestigio e beneficio dall'appartenenza ad una delle due parti ma erano le parti Guelfa o Ghibellina a trarre prestigio e profitto dall'avere ai propri rispettivi vertici una famiglia prestigiosa.

Nel 1275, dopo la sconfitta dei Bolognesi ad opera dei Cesenati guidati dal ghibellino Guido da Montefeltro (molto influente sulla città di Cesena), il Raule era a capo di coloro che erano stati messi al bando dalla città e che ora vi facevano rientro tra molti onori. In tali anni il Raule si avvicinò molto alla posizione dei Montefeltro unitamente a Maghinardo Pagani da Susinana il quale nel 1275 fu investito podestà di Faenza e l'anno successivo, il 1276, fu il Raule stesso ad assurgere alla carica di Podestà di Faenza a riprova del consolidato rapporto di reciproca collaborazione politica con i Montefeltro.C. Dolcini, Comune e Signoria, 1983

È significativo che proprio durante la podestaria del Raule i Faentini appoggiarono i Montefeltreschi nell'opera di distruzione di alcuni possedimenti nella valle del Marecchia appartenenti a personalità invise alla famiglia dei Montefeltro.

Nell'anno successivo, il 1277, la famiglia si spostò improvvisamente sul lato guelfo: in questo anno le più potenti famiglie Guelfe di Romagna si recarono a Roma per "consegnare" politicamente a papa Niccolò III Bologna e la Romagna; a tale importante ambasciata partecipò anche Guido, uno dei figli del Raule di cui sopra, come testimonianza e segnale tangibile del cambiamento di atteggiamento politico della famiglia.A. Vasina, I Romagnoli fra autonomie cittadine ed accentramento papale nell’età di Dante, Firenze, 1965

La strategia della famiglia e del Raule in particolare, era quella di spegnere l'influenza dei Montefeltro sulla città di Cesena per instaurarvi una propria Signoria ed a tal fine avvicinarsi temporaneamente ai Malatesta di Rimini oltre che, nello stesso tempo, ricevere l'appoggio del Papato (che arrivò con l'elezione al Soglio di Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII) per la costituzione di una Signoria su Cesena proprio in quanto il Papato desiderava limitare le mire espansionistiche dei Malatesta stessi.

Il gradimento di parte guelfa per tale cambiamento di posizione non tardò ed arrivare e, a suggellarlo formalmente, vi fu una cerimonia d'investitura in pompa magna a Cesena: nel 1289, presso la cattedrale arcivescovile, alla presenza del vescovo di Cesena, dell'arcivescovo di Ravenna e del vescovo di Rimini, il Rettore di Romagna Stefano Colonna investì il Raule Cavaliere dell'Ordine di Santa Maria di Gerusalemme (comunemente detto Ordine dei Cavalieri Teutonici); al termine della cerimonia il Raule, con il suo seguito, parti per Modena per ricoprirvi la carica di Podestà.R. Zazzeri, Storia di Cesena dalla sua origine ai tempi di Cesare Borgia, Cesena 1890

L'avvicinamento ai Malatesta in funzione di contrasto nei confronti dei Montefeltro si espresse nel 1292 quando la famiglia favorì l'investitura di Malatestino dall'Occhio Malatesta a Podestà di Cesena. Questo atteggiamento politico scatenò una asprissima lotta tra le fazioni Guelfa e Ghibellina e indusse il rettore di Romagna, Ildebrandino da Romena a sospendere la podestaria di Malatestino Malatesta e a far esiliare dalla città i capi dei due schieramenti in lotta, tra cui il Raule, suo nipote Guido, il loro congiunto Mazzone e Rodolfino dei Calisesi. Questo provocò nella famiglia un sentimento di forte avversione nei confronti del rettore Ildebrandino e favorì il recupero della podestaria a Malatestino Malatesta che, come primo atto, fece rientrare in città sia il Raule, con i suoi congiunti, che Rodolfino dei Calisesi.Annales Caesenates, a cura di E. Angiolini, in Fonti per la storia dell’Italia medievale, Antiquitates, XXI

Nello stesso anno altre città romagnole si erano ribellate al rettore papale Ildebrandino e questo portò la famiglia Guelfa bolognese dei Geremei a contattare Guido Mazzolini, nipote di Raule, per convincere le città romagnole ad accettare Bologna come mediatrice nei confronti del Rettore e partecipare ad una giunta, accompagnato da Maghinardo dei conti di Cuino e Baciacomare dei Baciacomari, questi ultimi esponenti Ghibellini e Guelfi, per addivenire ad una soluzione del contrasto, riconoscendo alla famiglia un ruolo di punto di riferimento sia per la parte Guelfa che per quella Ghibellina.L. Tonini, Rimini nella signoria de’ Malatesti, Appendice di documenti, IV, 2, Rimini 1880; R. Zazzeri

In accordo con questo atteggiamento "super partes", il Raule, nel 1298, accettò la carica di Capitano del Popolo nella città di Forlì, quando la stessa si consegnò alla parte Ghibellina e, tre anni dopo nel 1301, lo indusse a capeggiare una rivolta Guelfa nella città di Cesena, a cacciare il Podestà di quell'anno (Federico da Montefeltro) unitamente a Uguccione della Faggiuola e Zappettino degli Ubertini e ad aprire le porte al nuovo Rettore di Romagna, il cardinale Matteo d'Acquasparta, intimo amico quest'ultimo di un prozio di Raule, quel Paolo Mazzolini che fu Podestà di Mantova nel 1260. Come conseguenza di questa direzione politica, uno dei figli del Raule, Gherardo, fu eletto Podestà di Cesena ed agì prontamente contro i Montefeltro con la distruzione di Castel Vecchio.A. Fiorini, I Castelli della Romagna, ed. All’Insegna del Giglio, 2009

L'elezione al soglio pontificio di Bonifacio VIII e l'intenzione di quest'ultimo di portare ordine nelle Romagne, fece mutare l'atteggiamento politico della Famiglia nei confronti dei Malatesta. Il nuovo papa, infatti, vedeva di buon occhio che la famiglia passasse dal primeggiare politico sulla città di Cesena ad una stabile Signoria e questo anche in funzione di un bilanciamento del potere dei Malatesta.

Un nipote di Raule, anch'esso di nome Gherardo, alla fine del 1301 fu insignito, con breve papale, del Vicariato di Sant'Arcangelo di Romagna, cittadina proprio ai confini delle terre riminesi.

Da notare che il titolo di Vicario, in quel periodo storico, era una investitura che il potere Papale o Imperiale utilizzava per riconoscere "obtorto collo" il dominio di fatto di una determinata famiglia su una città o su un territorio, unitamente ad una contestuale formale dichiarazione di fedeltà (insita nel termine stesso di Vicario), da parte della famiglia che ne beneficiava, nei confronti del Papato o dell'Impero.Sandro Carocci, Il nepotismo nel medioevo, Ed. Viella, 1999