Lirrazionalismo è un atteggiamento di pensiero tendente a esaltare unicamente le facoltà extra-razionali della mente, ad esempio l'istinto, l'intuizione, l'immaginazione, il sentimento,L'intuizione e i sentimenti, tuttavia, non sono considerate facoltà meramente "irrazionali" dai maggiori sistemi filosofici razionali, che anzi attribuiscono loro una notevole importanza. Ad esempio Aristotele nel Trattato sulle passioni dell'anima, o Spinoza nellEthica Ordine Geometrico Demonstrata, considerano l'intuizione una facoltà sovra-razionale capace di accedere a quei princìpi primi che sono a fondamento della logica. la volontà cieca, come strumenti privilegiati per la conoscenza della realtà, mentre la ragione, con i suoi tipici procedimenti come le distinzioni, le definizioni e le deduzioni, è ritenuta insufficiente a spiegare adeguatamente la totalità dell'esperienza.Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente

Tipologie Si può distinguere un irrazionalismo radicale o metafisico, che nega un qualunque significato, scopo o senso alla realtà o alla storia. In quest'ambito rientra anche quello che viene definito irrazionalismo ontologico nel senso che la realtà si fonda su un principio non razionale come il caso, il fato, la vita stessa intesa come un complesso di avvenimenti imprevedibili e sfuggenti alla direzione della volontà umana.Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Giunti Editore, 2000 p.460

Vi è poi un irrazionalismo moderato o gnoseologico che nella ricerca della verità non è diretto ad escludere la ragione ma che sostiene l'insufficienza di quest'ultima rispetto a un metodo conoscitivo che, riferendosi «ai sentimenti, alle passioni, agli istinti, all'intuizione, alla fede, all'esperienza estetica», riesca a dare una conoscenza della totalità dell'esperienza nella sua complessità.Sapere.it alla voce corrispondente Esempi di questa forma di irrazionalismo sono presenti nella storia passata del pensiero come lo scetticismo, che nega ogni tipo di verità, la mistica nelle varie religioni e la teologia negativa, che basavano la conoscenza sull'intuizione, e, nella storia della letteratura, il Romanticismo più misticheggiante e il successivo Decadentismo, per i quali l'arte e il sentimento sono gli unici strumenti di vera e profonda conoscenza.

Pensieri di tipo irrazionalista radicale Già nel primo Ottocento la linea nazionalista romantica che metteva in discussione la razionalità universalista a favore di una verità radicata nell’ethnos, nella lingua e nella comunità storica ebbe come figura chiave Johann Gottfried Herder: per tale autore il sapere è storicamente e linguisticamente ubicato; poiché ogni popolo ha una propria visione del mondo, lo “spirito del popolo” andrebbe visto come fonte del diritto, della cultura e della verità. La ricaduta epistemologica di tale approccio è che la logica argomentativa dovrebbe cedere il passo a un’idea organica e intuitiva della comunità: non solo la storia, ma la stessa normatività sociale sarebbe governata dall’organicità comunitaria, non da principi razionali universaliAlasdair MacIntyre, After Virtue, 3ª ed., University of Notre Dame Press, 2007 ..

Verso la seconda metà dell'Ottocento, specie dopo i moti rivoluzionari del 1848 in Francia, crebbe in Europa un profondo disprezzo per il positivismo di Comte e l'idealismo hegeliano, accusati di aver formulato una concezione astratta della realtà come frutto di una riflessione teorica che, basata sull'Assoluto e sul fideismo scientista del progresso tecnologico, ignorava la concretezza della vita e il valore dei sentimenti umani; la fede nella tecnologia venne quindi screditata da un irrazionalismo antitetico ad essa, che trovò espressione nella produzione poetico-letteraria e nelle correnti artistiche della fin de siècle (simbolismo, modernismo e decadentismo).

Schopenhauer

L'irrazionalismo del pensiero di Schopenhauer si rileva nella teoria della vita come manifestazione cieca di un principio arbitrario e alternativo alla ragione: una insopprimibile volontà di vivere, sfrenata e irrazionale, che non persegue nessuno scopo fenomenico se non quello di accrescere se stessa. La volontà di vivere produce dolore ma non per se stessa o per una sua connotazione maligna, poiché essa è puro "noumeno".«Il mondo come cosa in sé è una grande volontà che non sa cosa vuole; essa infatti non sa ma vuole soltanto, proprio perché è volontà e nient'altro» (Manoscritti 1804-1818, in Der Handschriftliche Nachlass, vol. I, p. 170, DTV, München-Zürich 1985). Il dolore infatti nasce quando la volontà di vivere si oggettiva nei corpi che volendo vivere esprimono una continua tensione, sempre insoddisfatta, verso quella vita che appare loro come sempre mancante di quanto essi vorrebbero. Quanto più si ha brama di vivere tanto più si soffre. Quanto più si accresce la propria vita arricchendola tanto più si soffre.

La volontà, essendo irrazionale e cieca, annulla ogni visione del mondo come teleologicamente organizzato. Ordine e armonia lasciano spazio a follia, pulsioni e irrazionalità dettate dalla volontà che è l'essenza, la cosa in sé di ognuno.

In contraddizione tuttavia col carattere imperscrutabile«In generale la conoscibilità [...] appartiene solo all'ambito della manifestazione [...] Ma se lasciamo il mondo, e cerchiamo di rispondere a quegli interrogativi, lasciamo il terreno su cui solo è possibile la conoscenza: al di là è tutto instabilis tellus, innabilis unda [terra instabile, mare non navigabile]» (Il mondo come volontà e rappresentazione, 1859, in Sämtlich Werke, vol. II, p. 823, Cotta-Insel, Stuttgart-Frankfurt, 1960-1964). e ineluttabile del suo irrazionalismo, dal quale non vi sarebbe via d'uscita senza riconoscere all'uomo una qualche possibilità di scelta consapevole, Schopenhauer pone all'uomo un compito razionale e morale di liberazione dal dolore attraverso l'auto-negazione della volontà di vivere: l'ascesi.

Schopenhauer dunque, sostenendo a differenza di Nietzsche che «solo l'eliminazione della volontà di vita in generale può liberarci»Manoscritti 1804-1818, in Der Handschriftliche Nachlass, ibid., p. 391., non svaluta completamente il ruolo della ragione, concepita platonicamente come espressione della vita stessa che vuole conoscersi diventando consapevole di sé: Questa consapevolezza coincide con l'auto-negazione della volontà e permette così di uscire dal ciclo insensato dei desideri, morti e rinascite.David E. Cartwright, Historical Dictionary Of Schopenhauer's Philosophy, Scarecrow Press, 2005, p. 21.

Nietzsche

Esponente di un irrazionalismo radicale esteso sino alle ultime conseguenze è quello di Nietzsche, che esalta l'aspetto vitale e "dionisiaco" dell'essere umano in contrapposizione a quello riflessivo e "apollineo". Da qui l'esaltazione della volontà, intesa come volontà di potenza, quale principio fondamentale da cui nasce ogni azione o pensiero, inclusa la filosofia stessa che risulta così non più vincolata da criteri logici in base ai quali poter distinguere il vero dal falso, il bene dal male. La ragione, strumento filosofico per eccellenza, nega se stessa, al fine di liberare dal suo dominio la spontaneità del pensiero.

Bataille Anche Georges Bataille, filosofo del limite, ha esplorato i confini oscuri dell'esperienza umana attraverso i temi del sacrificio, dell'erotismo e della morte, rifiutando il principio economico dell'ordine razionale, assegnando invece un primato al dispendio improduttivo della «parte maledetta», cioè allo spreco intenzionale di energia non basato sull'utile, ma rivolto ad attività «altre», sacre, o di scarto, che trascendono la logica convenzionale.

Estetismo, futurismo, dadaismo Connesso all'irrazionalismo è pure l'estetismo, sorto a cavallo tra Ottocento e Novecento, presente in particolare nel dannunzianesimo, dove più che una formulazione teorica esso diventa un vero e proprio stile di vita. Nel romanzo Il piacere, ricco di elementi autobiografici, D'Annunzio descrive come l'esteta si lasci guidare unicamente dal perenne fluire delle sensazioni, senza più seguire un ordine logico né morale.

In ambito artistico-letterario il tema dell'irrazionalismo, come reazione alla tendenze positiviste e razionaliste della società borghese, lo si ritrova sia nel decadentismo, sia soprattutto nel suo contraltare: il futurismo.L'accostamento del futurismo all'irrazionalismo lo si deve a un suo detrattore, Benedetto Croce, che gli contestava «l'irrisione verso la tradizione storica» (cfr. Salvatore Cingari, Benedetto Croce e la crisi della civiltà europea, pag. 329, Rubbettino, Catanzaro 2003). In esso prevale l'esaltazione della tecnologia e del progresso, accompagnata da un rifiuto degli schemi precostituiti e delle regole tradizionali. L'uso delle "parole in libertà" testimoniano ad esempio la volontà di trasgredire la logica dei costrutti sintattico-grammaticali,Un esempio di utilizzo di parole in libertà è dato dal libro Zang Tumb Tumb di Filippo Tommaso Marinetti (1914). mentre l'attivismo e l'ebbrezza del vivere vengono celebrati come elementi portanti del suo manifesto.

Infine rientra nell'irrazionalismo la corrente estetica del dadaismo che, nata come protesta contro il barbarismo della prima guerra mondiale, in seguito divenne una sorta di nichilismo artistico. La ragione e la logica avevano lasciato all'umanità gli orrori della guerra, e l'unica via di salvezza era il rifiuto della logica per abbracciare l'anarchiaStefano D'Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e nella critica all'anarchismo del ventesimo secolo, pag. 226, Mimesis, Milano 2007. e l'irrazionale. Tuttavia è stato osservato come l'anarchia e il rifiuto dei valori e dell'ordine conservi una certa razionalità: la distruzione sistematica dei valori, non è irrazionale, se si pensa che debba essere messa in atto.Fred S. Kleiner; Christin J. Mamiya (2005). Gardner's Art Through the Ages..

Irrazionalismo nella scienza Si parla di irrazionalismo nella scienza per designare quelle forme di pensiero filosofico che non condividono la validità del metodo scientifico. Tra le figure di spicco di questa corrente vi è Paul Feyerabend, portatore di un sostanziale scetticismo, che nega il carattere razionale della scienza e la possibilità di costruire forme di conoscenza logicamente giustificabili.Paul Feyerabend, Contro il metodo (1975).

Il dibattito sull'irrazionalismo del Novecento La questione dell'irrazionale viene dibattuta in particolar modo nel Novecento per la sua connessione politica alle ideologie fondanti dei principali Stati totalitari d'Europa che si erano venuti a costituire dopo il disastroso esito della Grande Guerra, ovverosia il Terzo Reich (nazismo), il Regno d'Italia (fascismo) e l'Unione Sovietica (comunismo).«La materializzazione dell'irrazionalismo in fenomeni collettivi è per Croce il "totalitarismo", termine che accomuna comunismo, fascismo e razzismo, ossia ogni ideologia che ponga se stessa come un'universale senza individualizzamento'» (In Italia contemporanea, Edizioni 146-149, Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione., 1982 p.66)

Il nazismo si rifaceva apertamente al pensiero di Friedrich Nietzsche, o piuttosto alla versione distorta dalla sorella Elisabeth Förster-Nietzsche, e anche all'opera di Oswald Spengler Il tramonto dell'Occidente, dove, richiamandosi alle teorie irrazionalistiche del vitalismoEnciclopedia Garzanti di Filosofia alla voce "Irrazionalismo" si sosteneva che tutte le civiltà attraversano un ciclo naturale di sviluppo, fioritura e decadenza, e che l'Europa, vittima di un angusto materialismo e del caos urbano, si trovava nell'ultimo stadio: l'inverno di un mondo che aveva conosciuto stagioni più fruttuose. L'Europa, a meno di riuscire a purificarsi e ripristinare i suoi valori spirituali e il suo ceppo originario, sarebbe caduta preda di politiche selvagge e di guerre di annientamento.