La pagina illustra i quartieri di Lanciano, provincia di Chieti.

Il centro storico

La parte medievale di Lanciano è suddivisa in quattro quartieri storici, ognuno dei quali ha un proprio stemma ed una propria bandiera. Essi sono: Quartiere Borgo: attraversato al centro da Corso Roma e delimitato da Piazza Plebiscito, Largo del Malvò e Via dei Funai, via Fenaroli, via dell'Asilo, via Ravizza, comprende le chiese di San Francesco, del Purgatorio, di Santa Lucia e di Santa Chiara. Quartiere Civitanova: si sviluppa intorno a Via Garibaldi, via delle Ripe, via Santa Maria Maggiore, ed ha per confini Largo del Malvò, Largo dell'Appello, via Finamore e la Salita dei Gradoni da Piazza Garibaldi; comprende le chiese di Santa Giovina (Largo dell'Appello con le relative Torri Montanare) e di Santa Maria Maggiore, insieme a vari palazzi storici settecenteschi, inclusa la cinta muraria delle Torri Montanare. Quartiere Lancianovecchia: la sua via centrale è Via dei Frentani, mentre i suoi confini sono definiti da Piazza Plebiscito, via dei Bastioni, Piazza dei Frentani, Largo San Lorenzo e da Via degli Agorai; comprende le chiese di Sant'Agostino, di San Biagio la torre di San Giovanni. Quartiere Sacca: tagliato al centro dalla parte inferiore di Via Garibaldi, è delimitato da via Cavour, via Umberto I e da Via Valera; comprende le chiese di San Nicola e di San Rocco, oltre a quella degli Angeli oggi di rito ortodosso, e palazzi storici. A sud confina con Piazza Garibaldi.

Centro nuovo Quartiere Trento e Trieste o Piano della Fiera

Il nuovo centro principale di Lanciano incominciò a progettarsi dopo il fallimentare tentativo di allargare il borgo medievale, demolendo le mura e alcune chiese, come quelle di San Lorenzo, San Mauro e San Martino, negli anni a cavallo dell'Unità d'Italia. Il primo piano regolatore venne progettato nel 1879 dall'architetto e ingegnere locale Filippo Sargiacomo, che si era occupato anche del restauro di alcune chiese del centro vecchio. L'area scelta per la nuova città borghese fu il piano della Fiera, l'area delle storiche e secolari fiere mercantili che si tenevano in città, che separava il fosso di Piazza Plebiscito e il convento di Sant'Antonio di Padova, area delle fiere, dove esistevano alcune ville e il palazzo della dogana.Nella zona che attualmente è l'ingresso al viale delle Rose (o Salvo D'Acquisto), nel 1840 fu costruito l'ex ippodromo, dall'ingegner Nicola Maria Talli, successivamente ampliato negli anni '30, e demolito nel 2019 per la progettazione del nuovo parco pubblico "Giuseppe Valente".

L'area della Fiera fino agli anni '10 del Novecento era occupata solo da uno storico convento del XV secolo, illustrato anche nella carta di Lanciano dell'abate Pacichelli: il convento di San Mauro dei Padri Carmelitani, che fu demolito nell'800, meno la chiesa, riadattata a cinematografo negli anni '30, il Cinema Imperiale, demolito poi negli anni '80; la chiesa si affacciava su via De Crecchio e aveva l'abside su via Dalmazia. Oggi della chiesa sopravvive un affresco della Crocifissione, conservato nel museo civico diocesano.

Rispetto al nucleo medievale, il quartiere di Borgo Novecento, col corso Trento e Trieste, incominciato nel 1904 e terminato negli anni '20, è più regolare, scandito da vie a scacchiera, con l'asse principale del corso, e termina nel parco della villa comunale. Oltre al corso, le vie principali sono via Luigi De Crecchio. via Dalmazia, la parallela del corso, ossia il corso Bandiera, via Vittorio Veneto, via Renzetti e viale della Rimembranza, che sfocia nella grande Piazza Unità d'Italia (ex largo della Vittoria). Il viale si fonde successivamente con via Sant'Antonio, che scende fino al convento, da dove poi si snoda la zona moderna di Lanciano. Dietro l'ex ippodromo, sempre nel Novecento fu costruito un villaggio di lavoratori industriali, chiamato Borgo Mancino, ancora oggi in parte conservato, e attraversato dalla ferrovia.

Nel corso del Novecento, anche la zona del viale Cappuccini fu interessata dall'edilizia, dapprima con la costruzione di ville borghesi, e successivamente negli anni '50 con quella di palazzi popolari, comprendendo dunque un secondo principale agglomerato urbano, che si estende a ridosso delle Torri Montanare fino alla zona dello stadio Biondi. Le ville storiche sono Villa Spinelli D'Alessandro, Villa Pace, Villa d'Ovidio Colalè, Villa Carabba, e verso Marcianese Villa Paolucci, quartier generale dei nazisti nel periodo bellico 1943-44.

Architetture civili del Corso Trento e Trieste

Villa delle Rose e ippodromo Si trova compresa tra il viale Caduti di Nassiryia, viale Sant'Antonio e via Cesare Battisti, raggiungibile anche dal corso Trento e Trieste. La villa è documentata sin dal 1820 circa, quando era una delle prime piste del Regno delle Due Sicilie, dove far correre i cavalli berberi, tradizione che si mantenne in città sino agli anni '80.

Si tratta di due parchi distinti, realizzati dal grande orto del convento di Sant'Antonio nei primi anni del Novecento, la villa vera e propria fu realizzata tra il 1927 e il 1930. La parte della villa lungo viale Cesare Battisti e viale delle Rose porta sino alla stazione, e all'ingresso del corso Trento e Trieste, nel 1929 si è dotata di un ippodromo, attivo sino agli anni 2000 per la corsa dei cavalli, mentre il prato è stato occupato di recente dal campo del velodromo, del basket, mentre un'altra porzione, a ridosso delle tribune con le casette scommesse, è stata dotata di un ampio campo comunale da calcio. La parte verso la chiesa di Sant'Antonio è la villa pubblica tipica del primo Novecento, con una fontana centrale, decorata da piedistalli con statue che ricordano i "kuroi" greco classici, e la vasca grande, dove si trovano le anatre e i cigni.

Si trova anche una voliera. Caratteristica di questa villa è l'ingresso, con le due colonne del cancello ancora molto ben decorate dai fasci littori, elemento simbolico del Ventennio che decora anche i principali tombini del corso Trento e Trieste, realizzati nel 1928 (con l'iscrizione Anno VI), e i fasci della facciata del teatro comunale, rimossi nel 2016 in quanto frutto di una ricostruzione nostalgica del 1996 dei preesistenti del 1939, abbattuti già nel 1943.

La villa durante le feste patronali della Madonna del Ponte in settembre, era il centro delle tradizioni corse dei ciuchi, una sorta di palio locale che attirava scommettitori e turisti dalla provincia, sinché negli anni '80 del Novecento iniziò la decadenza. Nel 2018-19 è avvenuto lo smantellamento dell'ex ippodromo, con il progetto di realizzazione di un nuovo parco cittadino.

Quartiere Cappuccini Delimitato dall'omonimo viale, occupa la zona a sud della città, partendo da viale S. Spaventa, all'altezza della chiesa di Santa Chiara (Largo Martiri VI Ottobre 1943), scendendo perpendicolarmente la strada, fino alla contrada di Marcianese. Le principali strade sono viale Cappuccini, viale Marconi, via Martiri VI Ottobre, via Petragnani, via Luigi Galvani, via Belvedere, intersecate con via Meucci, via Colalè, via NicolinoTrozzi, via Alessandro Volta, via G. Ferraris, via Cesare Fagiani, via IV Novembre.

Altre zone di ampia costruzione, che tuttavia malgrado il potenziale non sono state adeguatamente sfruttate, sono quelle a ridotto di contrada Gaeta: via G. Calabrò, piazza Achille Quonzo, viale Decorati al Valor Militare, piazza Domenico Allegrino, via Brigata Maiella, via Rocco Carabba, aree destinate a scuole elementari e a piazzali parcheggio.

Il quartiere, nato già nei primi del '900 con la costruzione di villini di gusto eclettico (villa Spinelli D'Alessandro, villa Colalè, Villa d'Ovidio, villa Pace), negli anni '50 si è pienamente sviluppato con la costruzione di nuovi palazzi, uffici amministrativi, anche, scuole, chiese (quella di San Pietro e quella della Madonna delle Grazie all'inizio di Marcianese), la Banca BPER e lo stadio "Guido Biondi". A sud-est confina con ilo quartiere Santo Spirito mediante lo snodo di via Ferro di Cavallo, con cui è diventata una singola unità per il commercio e i principali poli scolastici, principalmente istituti superiori. Fino agli anni '90 il quartiere è stato il primo grande polo industriale della città, oggi dismesso e dislocato nella zona Santa Calcagna-Pagliaroni, al confine col comune di Rocca San Giovanni, in direzione del casello autostradale.

Monumenti del quartiere

Villa Pace fu realizzata negli anni '30 da Donato Villante in chiaro stile decò, con accenni di razionalismo. L'architettura è un omaggio a quella romana di Marcello Piacentini, il volume corposo e severo è a pianta rettangolare, scandito geometricamente da cornici e da paraste rettilinee, e dalle balconate a mezza-luna senza fronzoli e decorazioni di gusto classico. Villa Carabba-Sargiacomo sorge sul viale Martiri VI Ottobre, progettata da Filippo Sargiacomo, circondata da un ampio giardino. D a anni abbandonata, è detta dai locali "casa stregata" per via di leggende, e meriterebbe un accurato restauro per il gusto neoclassico, molto simile a quello di Palazzo del Capitano nel centro storico. La facciata principale è caratterizzata da un corpo centrale, su tre livelli, simmetrico rispetto ai due campi laterali, e con essi definito a mezzo di lesene bugnate, che ne accompagnano tutto lo sviluppo verticale. Oltre che nelle lesene, il motivo del bugnato è presente al pianterreno, trattato con intonaco a fasce, spezzato in corrispondenza delle aperture. Il corpo centrale è a sua volta tripartito da un doppio ordine di lesene ioniche, corrispondenti a quelle ad arco ribassato, dell'ingresso delle due finestre laterali al pianterreno. Una chiusura a terrazza con balaustra in pietra fa emergere questo corpo rispetto agli altri, nella cornice e nella decorazione, i motivi ornamentali che articolano le superfici. Villa D'Ovidio-Colalè sorge lungo il viale Cappuccini, realizzata negli anni '20 da Pietro d'Ovidio, passata poi alla famiglia del radiologo Gaetano Colalè; l'edificio è caratterizzato da una torre angolare sul fronte principale e da un repertorio formale di chiaro gusto neogotico, per quanto riguarda l'aspetto dei portali e delle finestre Villa Carabba-D'Amelio detta anche Villa Macchia, sorge su una traversa del viale Cappuccini sud, alla periferia della città con la contrada Marcianese. Fu progetta all'inizio del Novecento da Adolfo e Gino Coppedè per conto di Rocco Carabba. Un lungo viale alberato esalta il carattere monumentale della struttura, riutilizzata dalla famiglia d'Amelio come abitazione e location di cerimonie; sono da notare lo scalone monumentale realizzato a imitazione di quelli rinascimentali dei palazzi veneziani, l'esterno caratterizzato dalla cornice di coronamento, costituita da una serie di mensole fortemente aggettanti che fungono da sostegno della gronda. Come altre ville lancianesi, la casa è composta da due corpi, uno quadrangolare, e un altro addossato più alto, realizzato a forma di torretta, con tetto spiovente, e corpo aggettante. Di grande interesse sul corpo a "L" dell'edificio è la presenza della cornice di sommità, realizzata con una teoria di sottili colonnine impostate su una fascia continua, e terminanti in grossi capitelli che fanno base d'appoggio della gronda. Il prospetto principale è articolato nei due blocchi sfalsati della L, quello rientrante è l'ingresso, ricavato sotto un grosso arco policentrico sospeso su peducci, e affiancato da due aperture assunte a seguire la curva dell'arco. Al piano superiore il motivo della triplice apertura si ripete, sotto un arco ribassato con al centro un balcone con ringhiera a filo di muro. I prospetti laterali sono articolati da finestre rettangolari, singole oppure accoppiate, con davanzali e piattabande arcuate a sesto ribassato, inquadrate da mensole, al piano nobile le piattabande hanno anche chiavi di volta, tanto sulle finestre quanto sulle aperture e strette sui balconi, e anche qui con ringhiera a filo di muro.