Vaprio d'Agogna (Vavru in dialetto novarese, Vaver in lingua lombarda e Vavron in lingua piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Novara in Piemonte.

Si trova a circa 90 km a nord-est della capitale regionale Torino e a 15 km a nord del capoluogo provinciale Novara.

Geografia Vaprio è situato nella zona medio-collinare della provincia di Novara, nelle cosiddette "Terre di Mezzo". La zona è caratterizzata da formazioni di origine morenica che partendo dalle prealpi del Verbano scendono in direzione sud, terminando nella metà della provincia novarese.

Il territorio del paese è caratterizzato dai corsi torrentizi dell'Agogna e del Terdoppio, a cui vanno ad intersecarsi una serie di corsi d'acqua minori, principalmente canali adibiti all'irrigazione dei campi. Il paese sorge in un'area semi-pianeggiante posta ad ovest, che lascia poi il posto ad un'ampia zona collinare; quest'ultima, meno sfruttata dall'agricoltura (principalmente mais, granaglie e vitigni) presenta numerose aree boschive attorno alla valle del Terdoppio.

Vaprio confina con la città di Oleggio a sud-est, con il paese di Mezzomerico a nord-est, con Suno a nord, con Momo a sud e con i paesi di Barengo e Cavaglietto a ovest.

Storia Nella zona dell'odierno comune di Vaprio si possono far risalire i primi insediamenti autoctoni all'epoca preromana: urne funerarie della Cultura di Golasecca confermano l'ipotesi. La prima importante espansione si ebbe però nel periodo tra il IV ed il II secolo a.C. quando nell'area del novarese giunsero numerose tribù d'origine celtica appartenenti al popolo dei Vertamocori.

Furono costoro, che si sovrapposero agli abitanti locali, a dare origine al primo vero insediamento di Vaprio. Il toponimo deriverebbe dal gallico *vabero-, «ruscello incassato», che si ritrova in diversi insediamenti di origine celtica come Vaprio d'Adda, la belga Wavre e la francese Vabre; la tradizione locale ne ricostruisce una forma Wabero, che avrebbe indicato una «stretta valle con un rio infossato», con riferimento alla posizione originaria del villaggio lungo il Terdoppio.

In effetti, come hanno dimostrato alcuni reperti, l'insediamento primigenio si trovava più ad est dell'attuale Vaprio (località Vavrina), in un'area collinare incentrata attorno al fiume Terdoppio. In seguito, però, con la colonizzazione romana che lentamente aveva decentrato l'insediamento e per via di costanti alluvioni del Terdoppio stesso, la popolazione dell'antica Vaprio si trasferì nell'area pianeggiante e più fertile dove tutt'oggi si trova il paese. Il passaggio deve essere stato graduale e si è concluso nel tardo Alto Medioevo, come ricorda la stessa tradizione orale locale.

L'influenza romana è stata dimostrata grazie al reperimento, durante la costruzione del locale castello nel XII-XIV secolo, di un'ara votiva romana dedicata a Giove Ottimo Massimo; essa si era conservata intatta nelle mura dell'antica chiesa che sorgeva là dove fu eretto il castello. La pietra silicea venne poi donata nel 1820 alla cattedrale di Novara.

Essendo un piccolo insediamento decentrato, Vaprio non conobbe mai una grande espansione, venendo posto nella sua storia sotto vari feudi. La sua situazione durante il Regno Longobardo non è nota, ma paesi vicini come Suno, Barengo e Fara conobbero sicuramente una presenza longobarda. Il paese fu assegnato in epoca medioevale al Comitato di Pombia; passò poi nel 1152 sotto ai Conti di Biandrate, e da quel periodo seguì le sorti del limitrofo comune di Momo, di maggiori dimensioni.

Nel 1402 il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti consegnò il feudo al novarese nobile Barbavara che poi lo vendette a tale Cristoforo di Casate. Nel 1534, Vaprio fu ceduto per 16.800 lire al signore di Fontaneto d'Agogna, Galeazzo Visconti, rimanendo sotto tale famiglia fino agli inizi dell'Ottocento. In epoca barocca Vaprio conobbe un leggero ampliamento, tanto che nel comune si stabilì una confraternita religiosa che fondò un modesto monastero; oggigiorno però di esso non rimane nulla.

Nel Seicento, il paese divenne un possedimento minore della famiglia Caccia, sotto cui avvennero alcune importanti modifiche nel castello locale. Essi furono inoltre i primi committenti della costruzione della nuova chiesa di Vaprio, che sostituì la precedente, più piccola e antica, che era situata entro le mura del castello. Il più noto componente della famiglia fu Gian Battista Caccia (detto Cacìta dai vapriesi per la piccola statura); arrestato e condannato a Milano per crimini di vario genere, è uno dei potenziali personaggi che avrebbero ispirato il don Rodrigo di Alessandro Manzoni. Caccia appare anche come personaggio minore nel romanzo di Sebastiano Vassalli La Chimera.

Nei primi dell'Ottocento, numerosi terreni agricoli vennero acquistati da due famiglie benestanti, i Bono e gli Acerbi. Anche grazie ad essi venne ampliato il sistema di irrigazione dei territori circostanti, con la creazioni di nuovi canali e cavi. Le due famiglie, che oggi non esistono più, erano storicamente legate all'ambiente borghese e aristocratico milanese e novarese. Sono commemorate nel cimitero di Vaprio da due imponenti tombe: quella degli Acerbi, il principale sepolcro del paese, è caratterizzata da un soffitto finemente affrescato e dai ritratti in marmo dei principali componenti, tra cui spicca Baldassare Acerbi. Al di sopra è inciso il nome di famiglia, Acerbi-Bertone (questi ultimi altra famiglia congiuntasi agli Acerbi). La famiglia Bono è ricordata da una tomba a gradoni in cui è sepolto Gaudenzio Bono, garibaldino caduto nel 1867 nella battaglia di Mentana.

Nella metà dell'Ottocento il paese conobbe una notevole crescita demografica: gli abitanti erano soprattutto impiegati nell'agricoltura, ma vi erano anche numerosi artigiani.

Fino al 1738 la provincia era considerata a tutti gli effetti lombarda ed era sottoposta al controllo del Ducato di Milano: dal 1738 fino al 1863, il paese fu parte dello Stato di Piemonte ed era noto semplicemente come Vaprio. Fu con l'unificazione italiana che nel 1863 il nome fu mutato in Vaprio d'Agogna tramite regio decreto di Vittorio Emanuele II, in modo da distinguere il paese dall'appena acquisito comune lombardo di Vaprio d'Adda.

Oggi la popolazione di Vaprio è in calo, e solo una minima parte si dedica ancora all'agricoltura, mentre si è sviluppato il settore secondario, con l'apertura di aziende specialmente nell'area ad ovest del paese, vicino alla strada provinciale che collega Novara con il Lago d'Orta.

Monumenti e luoghi d'interesse

Il castello L'edificazione del castello (sarebbe più idoneo definirlo casa-forte) risale al 1220 circa, commissionato da feudatari di Momo che esercitavano il loro potere anche su Vaprio: esso fu distrutto nel 1358 durante una contesa fra il marchese del Monferrato e Galeazzo Visconti. Il castello venne ricostruito alla fine del XIV secolo, passando dapprima alla famiglia Barbavara, poi ai Casati e in seguito alla famiglia Caccia, che ne fece eseguire degli importanti riabbellimenti; fu confiscato insieme a tutti gli altri possedimenti quando l'ultimo erede, Giovanni Battista Caccia (detto il Caccetta, Cacìta per i vapriesi), fu condannato e giustiziato per azioni criminose.

Nel 1688 il castello andò a Galeazzo Visconti e la sua casata lo tenne per tutto il Settecento. La struttura divenne poi proprietà della famiglia Tagliabue, che la conservò così come è ancora visibile oggi. Il castello è un edificio di tre piani, non imponente e a pianta rettangolare, abbellito da un'elegante facciata..

La chiesa della Santissima Annunziata e San Lorenzo Secondo le fonti storiche, durante la visita pastorale avvenuta nel 1595 il vescovo di Novara Bascapé reputò che la parrocchia di Santa Maria, situata all'interno del castello della famiglia Caccia, fosse in pessime condizioni. Egli dunque, tramite un accordo con il conte Giovanni Battista Caccia (feudatario del paese) diede ordine che la vecchia chiesa venisse demolita, per poter avviare l'edificazione di un nuovo edificio all'esterno della cinta muraria del castello.

Iniziò nel 1601 la costruzione della chiesa dedicata all'Annunziata, che venne consacrata finalmente nel 1698. Lungo 36 metri e largo 16, l'edificio ha ricevuto numerose modifiche nel tempo, e nonostante la sobrietà della facciata, all'interno essa è divenuta una delle chiese parrocchiali più eleganti della provincia di Novara: dietro all'altare è possibile ammirare un pregevole coro di noce massiccio del 1707, che occupa per intero l'abside; in prossimità dell'ingresso principale sono posti dei confessionali risalenti al 1715; la chiesa è dotata di un organo ottocentesco, opera del novarese Alessandro Mentasti; pregevoli sono gli affreschi, come anche la balconata e l'altare realizzato nel 1775 dallo scultore Martino Argenti.

Particolarità della chiesa è la cappelletta della Madonna di Lourdes, ove è ricostruito il luogo dell'apparizione della vergine, nonché il ricco battistero e le tele dipinte poste nelle cappelle laterali. La chiesa venne in seguito co-dedicata anche al santo martire Lorenzo, il cui culto è molto sentito nel paese.

Sulla chiesa si racconta un aneddoto, la cui veridicità è dubbia: mentre essa era in costruzione, gli operai che si reputavano sottopagati andavano a lamentarsi dal feudatario, il famigerato Giovan Battista Caccia, il quale ascoltate le loro proteste soleva dire: "Se desideri più soldi, vai pure a prenderli, sono lassù", indicando poi un punto irraggiungibile sul tetto dell'edificio. I manovali, comprendendo che tramite tale frase il signorotto minacciava conseguenze alle lamentele esposte, desistevano dal chiedere l'aumento di salario. La costruzione si protasse abbastanza a lungo da far sorgere nei paesi vicini il detto "è come andare a fare la chiesa di Vaprio" (andè fé la gesa ed Vavru) per parlare di opere impegnative, possibilmente interminabili.

La chiesa di San Lorenzo La chiesa dedicata al santo martire è oggi circondata dal cimitero, al limitare dell'abitato in direzione nord. Di modeste dimensioni, è l'edificio più antico del paese. La sua presenza come principale centro spirituale di Vaprio era già attestata nell'Alto Medioevo, quando era posta sotto la competenza della pieve di Suno. All'interno, una botola nel pavimento permette di osservare le fondamenta romaniche dell'edificio originale. Rimaneggiata nei secoli, sono interessanti i due affreschi seicenteschi che ritraggono san Lorenzo martire e il novarese san Lorenzo al Pozzo. Nella chiesa sono sepolti una nobildonna milanese e i parroci del paese.

La chiesa di San Rocco Situata in direzione di Momo, domina su una piana situata ad ovest rispetto al centro abitato. Questa chiesa minore risalirebbe al 1740, mentre il sobrio ma interessante pronao venne realizzato nel 1756. Pare che nel 1832 nel paese scoppiò una importante epidemia di colera; per l'occasione, questa chiesa fu adibita a lazzaretto. Secondo alcune fonti, ancora oggi sarebbero custoditi nella sagrestia alcuni lettini in ferro risalenti all'epoca, dove venivano riposti i malati.

La cappella di Sant'Antonio Posta nel rione omonimo, la cappella è dedicata ai due santi sant'Antonio da Padova e sant'Antonio abate. A quest'ultimo sono rivolte le celebrazioni del 17 gennaio in cui nella cappella si distribuisce pane benedetto per gli animali da cortile. Il piccolo santuario si trova verso l'uscita del paese in direzione della stazione, al principio di via Novara.

Società Evoluzione demografica

Amministrazione Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Note

Bibliografia

Voci correlate Stazione di Vaprio d'Agogna

Altri progetti

Collegamenti esterni Castello https://www.castellovisconti.it/