La Rocca di Monselice o Colle della Rocca è l'estremo rilievo collinare posto a sud est dei Colli Euganei verso la pianura. Ha una forma tondeggiante, un'altitudine di 150 metri sul livello del mare, un diametro alla base di circa 500 metri che si restringe in sommità a circa 80 metri. La Rocca con il suo mastio Federiciano collocato sulla sommità, sono divenuti rappresentativi del paesaggio urbano medievale di Monselice e della sua storia. La costruzione, voluta da Federico II di Svevia, venne edificata sui resti dell'antica pieve di Santa Giustina, chiesa poi ricostruita a metà monte e localmente citata anche come Duomo Vecchio.
La chiesa di Santa Giustina, costruita prima del Mille, sarebbe stata edificata all'interno di un insediamento fortificato nato dopo la fine dell'Impero Romano d'Occidente in un'area fortemente strategica di confine, tra le aree recuperate dagli imperiali e quelle dove si insediarono i Goti e poi i Longobardi. Non è tuttavia chiaro, se l'origine del castello sia da attribuire ai Goti o ai Bizantini.Una sintesi in Vedovetto 2023 pag. 8 a partire dalle relazioni di scavo consegnate al Ministero della Cultura.
Storia Alto medioevo Le prime fonti scritte dove si menziona Monselice in modo esplicito sono la Cosmographia dell'Anonimo RavennateRavennate, IV, 31. composta tra il VII e l'VIII secolo d.C. e la Historia Langobardorum di Paolo DiaconoDiacono, II, 14; IV, 25. scritta alla fine dell'VIII secolo d.C.
Nella Cosmographia Monselice viene elencata tra le città (civitates) dell'Italia situate “circa maris litora” (IV, 31 Monssilicis) mentre nella Historia Langobardorum è nominata insieme a Padova e Mantova come città (civitates) dell'Italia Settentrionale che non furono conquistate nella prima fase dell'avanzata dei Longobardi guidati dal re Alboino nel 568 d.C. Nella descrizione dell'offensiva del re Agilulfo che porterà alla conquista longobarda di Padova e Monselice nel 601 d.C. Paolo Diacono definisce Monselice castrum. Le fonti tra il VI ed il IX secolo d.C. non danno una distinzione precisa fra i termini castrum e civitas, l'uso di entrambi si riferisce sia a “castelli” da poco nati sia a città di antica tradizione.Settia 1994, pag. 90
L'abitato di Monselice si estendeva dalla sommità del monte della Rocca sino al suo piano creando un unico insediamento, come comprovato da strati archeologici riferibili all'alto medioevo. I vari insediamenti che si sono sviluppati fuori dalle mura del castello orbitavano intorno a chiese collegate ai monasteri, possessori di terreni che gli erano stati donati dai sovrani o da famiglie con funzioni pubbliche.Casazza 2009 pag. 38
Gli scavi archeologici degli ultimi anni hanno integrato le fonti scritte consentendo di collocare la fondazione di Monselice nel VI secolo d.C. La valutazione si è concentrata intorno ai resti di una cinta muraria che dalla sommità scendeva verso le pendici occidentali permettendo di avanzare due ipotesi sulla sua costruzione; l'epoca gota quando il re Teodorico I decise di potenziare il sistema difensivo a fronte dell'espandersi dei Franchi; epoca bizantina quando l'insediamento fu inserito nelle opere di difesa per proteggere il territorio di Padova dagli attacchi dei Longobardi stanziati a Vicenza e Verona nel 569Vedovetto 2023 pag. 9. Monselice rimase sicuramente bizantina fino al 601 – 602 quando venne conquistata dal re longobardo Agilulfo, da questo momento il castrum conquisterà il ruolo di direzione militare e amministrativa del territorio a scapito di Padova nonché il carattere di territorio di frontiera.Casazza 2009, pag. 32
L'insediamento riuscirà a mantenere le funzioni legate alla sicurezza militare, ma nello stesso momento non verrà abbandonato o dismesso nel momento in cui le necessità difensive varranno a cessare. Un altro elemento che segnerà l'andamento delle vicende storiche è la presenza di una curtis regia fin dall'epoca longobarda che testimonia un'importante presenza di beni fiscali; questo sarà un fatto costante storia medievale di Monselice che nel Duecento diventerà un patrimonio diretto dell'impero.Casazza 2009, pp. 34-35.
Durante la storia, la Rocca era riuscita a rivestire il ruolo strategico e militare grazie soprattutto alla sua posizione privilegiata; un'altura isolata dalla cui sommità si potevano vedere le coste dell'Adriatico, le Prealpi venete e la Pianura Padana. Questo aspetto era fondamentale per l'osservazione e per il controllo della pianura circostante. A sud dei Colli passava il fiume Adige e cingeva la Rocca dividendosi in due rami secondari. Il fiume proseguiva fino a Pernumia e da qui procedeva in direzione sud-est verso Conselve, Arre, Candiana e Conca d'Albero per poi sfociare in laguna.Vedovetto 2023, pag.10
Fonti scritte del 906 d.C. attestano che Monselice fu sede di un comitato nell'epoca di dominazione carolingia, ossia una circoscrizione pubblicata amministrata da un conte. Il comitato copriva un vasto territorio ma non durò a lungo; un documento del 970 attesta che Padova riacquista il suo primato amministrativo come sede di comitatus e Monselice, pur conservando la propria autonomia, ne risulta subordinata in qualità di iudicaria, termine che all'epoca designa un distretto minore rispetto al comitato.Settia 1994, pp. 88-89.
Dopo l'anno mille Vi sono numerosi elementi che testimoniano di come Monselice ha vissuto questi anni legata al potere imperiale. Dal 1013 era presente un luogo adibito al potere pubblico, mansio publica, al suo interno aveva luogo tutto ciò che era di competenza regia ed in particolare le cause giudiziarieVedovetto 2023, pag. 12. Nel 1160 e 1161 è documentata la presenza del delegato imperiale, il conte Pagano, funzionario di Federico Barbarossa, che pronuncia sentenze in una mansio publicaCanzian 2009, pag. 45. Sempre nel 1161 e ancora nel 1184 è testimoniata la presenza dello stesso imperatore Federico Barbarossa. Il rapporto che legava Monselice all'imperatore si fondava su due elementi; i beni demaniali presenti nel territorio e la lunga tradizione di rapporto diretto tra la comunità residente e il sovrano. Ne consegue che il sovrano aveva la facoltà di utilizzo militare delle strutture e di procedere ad ulteriori fortificazioni, come farà Federico II nel 1239. A fianco dell'autorità regia, esercitavano il loro potere membri dell'aristocrazia cittadina, cavalieri e notai che eleggevano i propri rappresentanti, detti console e podestà. Questa forma di autogoverno portò alla formazione del Comune, che veniva controllato dai funzionari imperiali o dall'imperatore in persona.
Con la morte dell'imperatore Enrico V], successore di Federico Barbarossa, Monselice finì nella sfera dell'influenza comunale di Padova avviando legami economici con alcune famiglie aristocratiche della città. Questi rapporti economici furono agevolati dalle escavazioni del Canale Battaglia che avvennero tra il 1189 ed il 1201 e che favorirono la nascita di impianti idraulici come mulini, o di gualchiere per la lavorazione dei tessuti o cartiere.Canzian 2009, pag. 50
Nei primi anni del XIII secolo d.C. la contesa politica che videro contrapporsi le fazioni politiche di guelfi e ghibellini, i primi che sostenevano lo Stato Pontificio e i secondi l'imperatore del Sacro Romano Impero, ebbero dei risvolti anche nel territorio bassopadovano. Azzo VII d'Este, signore della vicina Este e già protetto dell'imperatore Federico II, in seguito venne in contrasto con lui assumendo l'incarico di capeggiare i guelfi della Marca.
Con l'avvento dell'imperatore Federico II di Svevia, Monselice tornò sotto l'egemonia imperiale, la ripresa del controllo su Monselice fu possibile grazie alla collaborazione con Ezzelino III da Romano. In previsione di un suo attacco alla città di Monselice, l'imperatore richiese a Ezzelino III da Romano, signore della Marca Trevigiana, di innalzare una struttura a difesa dell'abitato. Questi ordinò dunque la costruzione di una rocca situata al vertice della collina che domina, l'abitato e parte della pianura circostante. Iniziata nel 1239, per la sua struttura si ricorse ai materiali demolendo dell'antica pieve di Santa Giustina, risalente al X secolo. La fortezza, a pianta quadrata si elevava da una base troncopiramidale che sostiene la parte abitata, alta circa 20 metri, verso la parte sommitale realizzata in legno, attorniata da cinque cerchie murarie, delle quali le parti preesistenti più antiche risalgono al VI secolo, rendendola per le capacità belliche del tempo inespugnabile.
Rolandino da Padova testimonia nelle sue Cronache la fortificazione della rocca sommitale e delle sue cortine murarie per garantire la sicurezza del luogo, raccontando che Federico II ne ordinò le costruzioni durante la visita a Monselice del 1239. Ne consegue un'immagine di “città Imperiale” alla quale i contemporanei associavano immediatamente il castello ben visibile da tutto il territorio circostante.Canzian 2009, pag. 52
Dopo la morte di Federico II nel 1250 e la sconfitta di Ezzelino, Monselice torna definitivamente sotto l'influenza del Comune di Padova. Negli anni successivi la fortificazione segue le sorti del territorio e di Monselice finché non fu conquistata dalle truppe dei Scaligeri nel 1317. Da questo momento ha inizio un periodo di instabilità che durerà fino all'estate del 1338 quando Monselice, in mano al capitano scaligero Pietro Dal VermeCanzian 2009, pag. 41, verrà conquistata dopo un lungo assedio imposto da Marsilio da Carrara e Ubertino da Carrara e passerà sotto il dominio carrarese. In qualità di avamposto difensivo verso sud, viene ampliato e ulteriormente fortificato l'impianto delle mura di Ezzelino, che assumono nella seconda metà del XIV secolo la loro configurazione definitiva: una cerchia esterna provvista di torri e di monumentali porte di accesso e quattro cerchie interne, che risalgono la Rocca fino al torrione sulla vetta. Il periodo carrarese non vede solo interventi alle opere di difesa, i signori di Padova vi individuano il luogo per la propria residenza e avranno in donazione il castello, come sancito dal diploma di conferimento a Giacomo II da Carrara da pare dell'imperatore Carlo IV di Lussemburgo nel 1348. Pochi anni dopo, l'imperatore in persona soggiornerà una notte nel palazzo oggi chiamato Ca' Marcello.Canzian 2009, pag. 59.
Agli inizi del ‘400 Monselice verrà coinvolta nel conflitto tra Venezia e i Carraresi e nel 1405 verrà consegnata pacificamente al comandante veneziano Carlo Zeno. Il castello verrà ceduto alla Serenissima e alcune ricche famiglie veneziane come i Marcello e i Duodo. Pur non essendo, vista la posizione oramai lontana dalle mura esterne, direttamente interessata da eventi bellici, la rocca svolge una sua funzione difensiva anche in occasione dell'assedio portato dalle truppe del Regno di Francia nel luglio 1510 come parte della guerra della Lega di Cambrai.
Negli anni successivi, intervallati da periodi di assenza di vicende belliche, l'evoluzione delle armi e della strategia fecero diventare sempre più obsolete le fortezze concepite nel periodo medioevale e la rocca perdendo progressivamente la sua importanza strategica venne lasciata all'incuria del tempo e abbandonata.
Ricerche archeologiche
Importanti conferme storiche e nuove scoperte sono venute alla luce grazie agli scavi archeologici che si sono svolti in tre fasi diverse;
1988-1990 una prima fase coordinata dalla Società Archeologica Veneta sotto la direzione di Gian Pietro Brogiolo, finalizzate alla verifica dei depositi archeologici tramite ricognizioni, rilievi, analisi stratigrafiche delle architetture conservate e saggi di scavo. Le indagini hanno riguardato quattro aree campione dell'insediamento sommitale, di mezzacosta e del pedemonte e hanno consentito di documentare tratti della cinta altomedievale e una torre con sepolture longobarde al suo esterno.