La Repubblica Socialista Sovietica Lettone o RSS Lettone (; ), fu una delle repubbliche dell'Unione Sovietica.
Istituita il 21 luglio 1940, mentre nel resto del continente imperversava la seconda guerra mondiale, come stato fantoccio sovietico sul territorio della Repubblica di Lettonia precedentemente indipendente dopo che era stato occupata il 17 giugno 1940 dall'Armata Rossa, in conformità con i termini del patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939.
A seguito della dichiarazione di Welles del 23 luglio 1940, l'annessione degli Stati baltici all'Unione Sovietica il 5 agosto 1940 non fu riconosciuta come legittima dagli Stati Uniti, dalla Comunità europea, e la tredicesima, quattordicesima e quindicesima repubblica nominale costituente dell'URSS furono riconosciute quali occupate. Il territorio della Lettonia fu successivamente invaso dalla Germania nazista nel giugno-luglio 1941, prima di essere riconquistato dai sovietici nel 1944-1945. Ad ogni modo, la Lettonia continuò ad esistere come paese indipendente de iure per un certo numero di nazioni, le quali continuarono a riconoscere diplomatici e consoli lettoni come funzionari facenti funzione in nome dei loro ex governi.
Il periodo sovietico terminò in concomitanza con la dissoluzione dell'URSS. Il primo parlamento liberamente eletto della RSS Lettone approvò una dichiarazione "Sul ripristino dell'indipendenza della Repubblica di Lettonia" il 4 maggio 1990, convertendo il nome ufficiale del Paese in Repubblica di Lettonia. La piena indipendenza della Repubblica di Lettonia avvenne il 21 agosto 1991, mentre il putsch di agosto era in corso, e in seguito riconosciuta dall'Unione Sovietica il 6 settembre dello stesso anno.
Premesse e costituzione della RSS Lettone nel 1940
Il 24 settembre 1939, l'URSS entrò nello spazio aereo dell'Estonia, effettuando numerose operazioni di raccolta di informazioni. Il 25 settembre Mosca chiese all'Estonia di firmare un trattato di mutua assistenza che avrebbe consentito all'URSS di stabilire basi militari e di stazionare truppe sul territorio dei baltici. La Lettonia fu la prossima nel piano previsto dai sovietici, tanto che di lì a poco l'URSS presentò una richiesta simile a Riga. Il governo autoritario di Kārlis Ulmanis accettò l'ultimatum posto tra le condizioni da Stalin, firmando il trattato di mutua assistenza sovietico-lettone il 5 ottobre 1939. Il 16 giugno 1940, quando l'Armata Rossa era già giunta in Lituania, fu imposto un nuovo ultimatum affinché si stipulasse un'ulteriore intesa: i lettoni cedettero alla richiesta e la accettarono il 17 giugno.
Il ministro degli esteri sovietico Vjačeslav Molotov accusò la Lettonia e gli altri due Stati baltici di aver dato vita a una cospirazione militare contro l'Unione Sovietica, spingendo dunque, per tutta risposta, Mosca a chiedere nuove concessioni, tra cui la sostituzione degli esecutivi eletti con alcuni nuovi, "determinati" a "soddisfare" i trattati di amicizia "in maniera sana" e la facoltà di insediare un numero illimitato di truppe nei tre paesi. Centinaia di migliaia di soldati sovietici fecero il loro ingresso in Estonia, Lettonia, Lituania: il numero superava di gran lunga tutte le unità a disposizione da parte degli eserciti baltici.
Il governo di Ulmanis decise che, considerato l'isolamento internazionale e la schiacciante superiorità sovietica sia ai confini che già sul suolo nazionale, fosse meglio evitare spargimenti di sangue e impegnarsi in una guerra impossibile da vincere. L'esercito lettone non sparò alcun un colpo e venne rapidamente smantellato dalle epurazioni e accorpato all'Armata Rossa.
Il governo di Ulmanis si dimise e fu sostituito da un governo di sinistra creato su istruzioni dell'ambasciata dell'URSS. Fino all'elezione del Parlamento del Popolo del 14-15 luglio 1940, non ci furono dichiarazioni pubbliche sui piani governativi di adesione alle politiche comuniste o all'Unione Sovietica. Subito dopo l'occupazione, il Partito Comunista di Lettonia divenne l'unica formazione politica legittimata a partecipare alle elezioni e presentò di lì a poco il "Blocco dei lavoratori". Il tentativo da parte di altri esponenti di includere il blocco democratico (un'alleanza di tutti i partiti lettoni vietati, tranne il Partito socialdemocratico dei lavoratori) di potersi inserire nella lotta per il potere fallì. Gli uffici della coalizione furono chiusi, i volantini elettorali confiscati e i leader principali arrestati..
Gli stessi risultati elettorali furono palesemente truccati; il servizio stampa sovietico li emise così presto che apparvero su un giornale di Londra 24 ore prima della chiusura delle urne.
Il neoeletto parlamento popolare si riunì il 21 luglio per dichiarare la costituzione della RSS Lettone e richiedere l'ammissione all'Unione Sovietica lo stesso giorno. Un tale cambiamento nell'ordine costituzionale di base dello stato era illegittimo ai sensi della Costituzione della Lettonia, perché poteva essere emanato solo dopo un plebiscito con l'approvazione di due terzi dell'elettorato. Il 5 agosto, il Soviet Supremo dell'Unione Sovietica ultimò il processo di annessione accettando la petizione lettone e incorporò formalmente la Lettonia nell'Unione Sovietica.
Alcuni diplomatici lettoni rimasero in Occidente e il servizio diplomatico lettone continuò a sostenere la causa della libertà della Lettonia per i successivi 50 anni.
Seguendo il modello sovietico, il vero potere nella repubblica era nelle mani del primo segretario del Partito Comunista di Lettonia, mentre il capo titolare della Repubblica (il presidente del Presidium del Soviet Supremo) e il capo dell'esecutivo (il presidente del Soviet dei ministri) erano in posizioni subordinate. Alla luce di quanto detto, la storia della Lettonia sovietica può suddividersi nei periodi di governo dei primi segretari: Jānis Kalnbērziņš, Arvid Pel'še, Augusts Voss, Boris Pugo.
Mandato di Kalnbērziņš, 1940-1959 L'annus horribilis (1940-1941)
Nella seconda metà del 1940 si introdussero la Costituzione sovietica e il codice penale (sulla scia di quello russo). Alle elezioni del luglio 1940 seguirono quelle del Soviet Supremo dell'Unione Sovietica nel gennaio 1941. I tedeschi del Baltico rimanenti e chiunque potesse affermare di esserlo emigrarono nel Reich teutonico.
Il 7 agosto 1940 si procedette a nazionalizzare tutte le testate giornalistiche e le tipografie: la maggior parte dei quotidiani e delle riviste esistenti fu interrotta o apparve con nuovi nomi sovietici. Nel novembre 1940 iniziò la messa al bando dei libri, provvedimento che portò a stilare una lista nera di 4.000 testi. In contemporanea, avvennero arresti e deportazioni di alcuni personaggi dell'élite lettone (ad esempio lo scrittore Aleksandrs Grīns),. mentre altri, come Jānis Sudrabkalns, si piegarono alla propaganda e incominciarono a comporre opere filo-staliniste.
Poiché la Lettonia aveva attuato una radicale riforma agraria dopo l'indipendenza, la maggior parte delle aziende agricole era troppo piccola per essere nazionalizzata. Mentre le voci di un'imminente collettivizzazione furono ufficialmente smentite nel 1940 e 52.000 contadini privi di terra ricevettero piccoli appezzamenti fino a 10 ettari all'inizio del 1941.. Le piccole dimensioni dei terreni, l'imposizione delle quote di produzione e le tasse elevate fecero sì che ben presto gli agricoltori indipendenti sarebbero andati incontro al fallimento e avrebbero dovuto abbracciare l'ipotesi di costituire aziende agricole collettive.
Gli arresti e le deportazioni in Unione Sovietica cominciarono ancor prima che la Lettonia diventasse ufficialmente una repubblica socialista. In principio, si trasferirono coattivamente esponenti politici e militari più importanti come il presidente Kārlis Ulmanis, il ministro della Guerra Jānis Balodis e il capo dell'esercito Krišjānis Berķis che furono arrestati nel luglio 1940. L'NKVD arrestò inoltre la maggior parte dei rifugiati bianchi spostatisi in Lettonia. Ben presto le purghe toccarono i vertici del governo fantoccio quando il ministro della salute Jūlijs Lācis venne arrestato.
La prima occupazione sovietica è passata alla storia in Lettonia come Baigas gads, ovvero anno terribile..
Deportazioni del 14 giugno
All'inizio del 1941, Mosca iniziò a pianificare la deportazione di massa di "elementi antisovietici" dalle repubbliche baltiche. In preparazione, il generale Ivan Serov, vice commissario del popolo per la pubblica sicurezza dell'Unione Sovietica, firmò le istruzioni omonime, "[disposizioni riguardo] alla procedura di esecuzione delle deportazioni di elementi antisovietici da Lituania, Lettonia ed Estonia". Nella notte tra il 13 e il 14 giugno 1941, 15.424 abitanti della Lettonia - inclusi 1.771 ebrei e 742 di etnia russa - furono deportati in gulag e insediamenti speciali, principalmente in Siberia. Tra i deportati figuravano ex politici, ricchi uomini d'affari, agricoltori, poliziotti, membri dell'Aizsargi (un'organizzazione paramilitare lettone) e esponenti di spicco delle ONG e persino filatelisti o studiosi dell'esperanto, considerati soggetti inaffidabili. Circa 600 ufficiali lettoni andarono incontro all'arresto nella vase militare di Litene, molti dei quali furono giustiziati sul posto. La stessa sorte toccò a svariati prigionieri politici, fucilati in maniera frettolosa nel corso della ritirata sovietica dopo l'attacco tedesco del 22 giugno 1941. Tra le 30.000 e le 35.000 persone (1,8% della popolazione lettone) furono deportate durante la prima occupazione sovietica. Tra coloro che dovettero abbandonare il Paese rientrarono anche migliaia di ebrei lettoni: i trasferimenti raggiunsero quota 131.500 se si considerano anche la Lituania e l'Estonia.
Alcuni cittadini preferirono evitare un simile destino e nascondersi da amici o nelle foreste. Di lì a poco, molti lettoni diedero luogo a piccole unità di guerriglia che attaccarono i soldati dell'Armata Rossa in ritirata e accolsero i tedeschi con la bandiera della Lettonia indipendente.
Seconda guerra mondiale (1941-1945)
L'operazione Barbarossa, lanciata una settimana più tardi, interruppe i piani in corso volti a trasferire diverse centinaia di migliaia di altri baltici: le truppe naziste occuparono Riga il 1 luglio 1941.
Durante la fase di transizione, i lettoni diedero forma a due organismi che tentarono di ripristinare la Lettonia indipendente: il Comitato Centrale Lettone e il Consiglio di Stato Provvisorio.
Immediatamente dopo l'insediamento dell'autorità nazista, iniziò un processo di eliminazione della comunità ebraica e gitana, con molti omicidi avvenuti a Rumbula.
Gli omicidi furono commessi dall'Einsatzgruppe A, dalla Wehrmacht e dai Marines (a Liepāja), nonché da collaborazionisti lettoni, inclusi i 500-1.500 membri del Commando Arājs (che da soli uccisero circa 26.000 ebrei) e 2.000 o più baltici della SD.. Alla fine del 1941 quasi l'intera popolazione ebraica fu uccisa o collocata in campi di sterminio. Inoltre, circa 25.000 ebrei giunsero dalla Germania, dall'Austria e dall'odierna Repubblica Ceca, di cui circa 20.000 furono uccisi. L'Olocausto causò 85.000 vittime in Lettonia, la stragrande maggioranza delle quali semiti.
Un discreto numero di lettoni, inferiore ai collaboratori nazisti o ai filo-indipendentisti, resistette all'occupazione tedesca agendo in due tronconi separati: uno coordinato direttamente dalla Lettonia e un altro supervisionato da Mosca (il Movimento Partigiano Lettone). Il comandante lettone fu Arturs Sproģis.
I nazisti pianificarono di germanizzare i paesi baltici ipotizzando il trasferimento di circa 520.000 coloni tedeschi dopo la guerra. Nel 1943 e 1944 furono create due divisioni della Legione lettone attraverso una mobilitazione forzata che confluirono nelle Waffen-SS in lotta con l'Armata Rossa che stava avanzando verso ovest.
Rioccupazione sovietica e ripristino delle politiche staliniste (1945-1953)