Mola di Bari (usualmente Mola, Màule in dialetto locale.) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia. Rifondata da Carlo I d'Angiò nel 1277 su un insediamento più antico, sorge lungo la costa del mare Adriatico 20 km a sud-est del capoluogo. Il suo porto peschereccio è tra i più importanti della regione.
Geografia fisica La superficie comunale, di 50,72 km2, è racchiusa fra il mare Adriatico e i comuni di Bari, Noicattaro, Rutigliano, Conversano e Polignano a Mare.
Orografia Il territorio comunale presenta le caratteristiche orografiche della Terra di Bari, con un andamento pianeggiante o lievemente ondulato e un unico salto marcato di quota a circa 4 km dalla costa, in corrispondenza del primo gradone premurgiano (la Serra). I picchi altimetrici non superano comunque i 140 metri s.l.m. delle contrade San Materno, Brenca e Pozzovivo.
La costa, bassa e rocciosa, corre per 10,7 km secondo la direttrice nord-ovest sud-est e presenta un andamento pressoché rettilineo con l'eccezione della piccola penisola rocciosa (la Terra) corrispondente al primo nucleo dell'insediamento abitato, all'altitudine della quale si riferisce quella ufficiale del comune (5 metri s.l.m.).
Geologia Lungo la fascia costiera affiorano depositi dunari di era quaternaria, indicati in cartografia come tufi delle Murge e costituiti da calcareniti bianco-gialline piuttosto friabili, con presenza di fossili.
Nell'interno, il suolo è invece contraddistinto dalla stratificazione di formazioni calcaree e calcarodolomitiche di era mesozoica, quali il calcare di Bari (di periodo giurassico superiore-turoniano, costituito da un'alternanza di calcilititi e calcareniti) e il calcare di Mola (di periodo cenomaniano superiore-turoniano inferiore, costituito da calcari detritici).P. Santamaria, A. Parente, V. Magnifico, 2001, "Variazioni del paesaggio agrario di Mola di Bari in funzione delle trasformazioni colturali: progresso o involuzione? ", Atti del Convegno Territorio e Società nelle aree meridionali, Bari-Matera 24-27 ottobre 1996, Adda Editore, Bari, 451-464.Antonio Brusa, Dino Borri, 1985, Città come aula, Edipuglia, Bari. ISBN 88-7228-024-9.
Idrografia Dal punto di vista idrografico, il territorio molese è solcato perpendicolarmente alla linea di costa da diverse lame. Quella di sant'Antonio (o sant'Onofrio) è l'unica lama urbana conservatasi, sebbene canalizzata nel suo ultimo tratto. La lama di san Giuseppe, alla periferia dell'abitato, è la prima del più regolare sistema di lame che segna la parte sud-orientale del territorio molese. Tra queste si impone la gravina di Monsignore che più a monte, in territorio di Conversano, forma una gola profonda alcune decine di metri.Nel 2006 con l'istituzione della Riserva naturale regionale orientata dei Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore, l'area della gravina ricadente nel territorio di Conversano è soggetta a tutela da parte della Regione Puglia.
Assenti gli specchi d'acqua permanenti, all'estremità sud-orientale del territorio comunale sono tuttavia presenti alcune doline prive di inghiottitoio (parte del sistema dei cosiddetti laghi di Conversano) che in presenza di piogge abbondanti si trasformano in piccoli bacini idrici, impiegati in passato per l'irrigazione e indicati nella cartografia del XIX secolo come laghi di Spinazzo o di Denazzo.Arcangelo Ghisleri, Geografia per tutti, n. 10, editore Vallardi, 1892.Cosimo Bertacchi, "Una corsa nelle Puglie", Rassegna Pugliese di Scienze, Lettere ed Arti 12(1), Trani-Bari, 1894 Non lontana, la grave di Minghiazze, una cavità sotterranea in parte ostruita da detriti, caratterizzata da formazioni stalattitiche a canna d'organo e a fetta di prosciutto. La natura carsica del territorio è attestata anche dalla presenza di diversi inghiottitoi.
Storia
Origini Diversi reperti ritrovati sia presso l'attuale centro abitato sia nelle vicine contrade di Scamuso e Portone di Ruggiero testimoniano che il territorio di Mola è stato popolato a partire dal Neolitico.
Restano tuttavia contraddittorie le testimonianze di una fondazione greca o romana: in favore della prima ipotesi vi sono i ritrovamenti di alcune monete, andate poi disperse, e di un antico stemma in pietra raffigurante la civetta simbolo di Atene incastonato sulle antiche mura del paese. Ad avvalorare l'origine romana si hanno invece una cisterna (fons Julia) e la pavimentazione a mosaico di una villa di età imperiale posta sulla costa a nord dell'abitato, in contrada Paduano o Padovano (già Turris Juliana), nella cui caletta naturale si osservano anche i resti di un piccolo molo in pietra. I suddetti elementi non sembrano tuttavia sufficienti a testimoniare l'esistenza di un centro abitato propriamente detto, quanto piuttosto di un territorio agreste con alcuni insediamenti sparsi. È certo infatti che tra le città di Bari ed Egnatia, poste lungo l'importante via Appia-Traiana tra Roma e Brindisi, dovevano esservi diverse mansiones, ossia stazioni di posta per il cambio dei cavalli e il riposo dei viandanti, ma le testimonianze classiche (Tabulae e Itinerarii) per tutto il primo millennio dell'era cristiana non citano toponimi riferibili direttamente a Mola o ubicati in corrispondenza dell'attuale centro abitato.
Alto medioevo Solo a partire dall'XI secolo in alcuni documenti incominciano a ricorrere i toponimi Maulum, Moles, Maula e infine Mola, che tuttavia non sono accompagnati da appellativi geografici riferibili con chiarezza a un centro urbano.
Nell'area vi era tuttavia una diffusa presenza di piccole comunità umane, che solevano raccogliersi presso le grotte che si aprono ai margini delle molte lame che solcano il territorio molese perpendicolarmente alla linea di costa. Le ragioni di tali insediamenti sono molteplici: le lame, oltre a garantire un apporto sia pure discontinuo di acqua dolce, fungevano da vie di comunicazione e da nascondigli in caso di attacchi di pirati e predoni, offrendo quindi più garanzie rispetto a un agglomerato urbano.
A testimoniare la presenza di comunità rupestri nel territorio di Mola, in una grotta presso la chiesa rurale di San Giovanni Battista, a sud dell'abitato, sino a pochi decenni fa era leggibile un pregevole dipinto murario che riportava la data del 1020.
La rifondazione angioina
Le testimonianze che attestano la presenza di un centro urbano restano scarse e contraddittorie fino al 6 giugno 1277, quando Carlo I d'Angiò ordinò che si provvedesse a «rendere abitabile quel luogo che si chiama Mola, per la comodità di coloro che si trova[va]no di passaggio ed anche per la sicurezza della costa». Incaricò quindi i regi carpentieri Jean da Toul e Pierre d'Angicourt a sovrintendere all'edificazione della cinta muraria, di un forno e di una chiesa.
L'uso da parte di Carlo I del termine «ricostruzione» lascia intendere che nei decenni precedenti vi era un insediamento, che sarebbe poi stato volontariamente abbandonato dai suoi abitanti oppure distrutto. Le congetture su una distruzione per opera dello stesso Carlo I d'Angiò, nel corso del conflitto che lo vide contrapporsi agli Svevi, non sono tuttavia attestate da testimonianze attendibili. Né sembra suffragata da documenti la notizia, riportata dallo storico settecentesco Pietro Giannone e acriticamente ripresa da molte fonti anche contemporanee, secondo la quale Mola era un porto importante all'epoca delle Crociate. Tra il 1277 e il 1279, lo stesso Carlo I d'Angiò ordinò la costruzione di un palacium di tre piani e il ripopolamento coatto di Mola con 150 «masnadieri e fuoriusciti» che avevano occupato abusivamente alcune proprietà ecclesiastiche o nobiliari. A ciascuno di loro fu assegnata una porzione di terra all'interno delle mura affinché vi costruissero degli alloggi, e una parte della campagna circostante che avrebbe garantito il loro sostentamento. Presumibilmente a questo periodo va ascritta la realizzazione della rete viaria rurale tuttora visibile, caratterizzata da diversi capodieci, strade che si susseguono parallele tra loro a una distanza regolare di 550 metri, dalla linea di costa per circa 3 km verso l'interno.
Mola passò quindi tra alterne vicende e, salvo il probabile breve dominio feudale di Teseo Macedonio nel 1283, mantenne lo status di città demaniale fino al primo Quattrocento. Secondo alcuni degli storici locali,Così si esprime De Santis (Ricordi storici di Mola di Bari, op. cit.) sebbene venga contraddetto da Calabrese (Mola di Bari, op. cit.) che sottolinea invece l'esiguità delle contribuzioni dei molesi rispetto a quelle dei centri vicini. questo fu un periodo di relativa prosperità per la cittadina, la cui popolazione registrò un significativo aumento. Pressoché indolore fu la calata in Terra di Bari dell'esercito ungherese di Luigi I (1348), cui i molesi dichiararono subito fedeltà, risparmiando il paese dai saccheggi nei quali incorsero i centri vicini.
XV e XVI secolo Con il passaggio del regno di Napoli dagli Angioini agli Aragonesi, l'indebitamento della corona determinò la cessione dei beni demaniali in favore dei creditori. Mola perse così lo status di città libera e fu assoggettata a diversi feudatari: i Gesualdo dal 1417, i Maramaldo dal 1436, i Toraldo dal 1464..
Nel 1495 con la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia per rivendicare il regno di Napoli, Mola, insieme con altri porti pugliesi, fu ceduta dagli Aragonesi ai Veneziani in cambio di un ingente prestito. La Serenissima detenne a più riprese la città, ma non riuscì mai a espugnare il castello cittadino, che rimase fedele a Napoli. Con il periodo della dominazione veneziana, che si protrasse a più riprese fino al 1530, Mola rafforzò i legami con l'altra sponda dell'Adriatico e registrò un generale progresso economico..
Tornato nuovamente sotto i Toraldo, nel 1563 il feudo di Mola fu venduto all'asta alla famiglia Carafa.. Nel 1584 i molesi riuscirono a raccogliere la considerevole somma di 50.000 ducati che permise loro di liberarsi dal giogo feudale per essere soggetti solo al regio demanio. Ben presto però la condizione economica di Antonio Carafa fu tale da imporre di rifondere i creditori attraverso la vendita all'asta del feudo di Mola..
La dominazione dei Vaaz e l'emancipazione feudale
Nel 1609 Mola passò nelle mani di Michele Vaaz, esponente di un'agiata famiglia di mercanti ebraici portoghesi di recente conversione, i Vaaz, giunto nel regno di Napoli nel 1580. Michele era fortemente connesso con la corte del vicereame spagnolo, dove ricoprì diversi incarichi di rilievo, in particolare quello di Consigliere nel Consiglio collaterale di Napoli. LUniversità di Mola, che rappresentava gli interessi delle famiglie notabili del luogo, organizzò immediatamente una fiera opposizione al nuovo feudatario, impugnando il decreto del 1584 con il quale Filippo II aveva concesso il regio demanio alla città. Non mancarono dispute legali e scontri fisici tra i cittadini e i rappresentanti della famiglia Vaaz, fino a quando il 28 luglio 1612 un parlamento generale, nel quale sedevano i cittadini più deboli e corrotti e gli adepti dell'usurpatore, riconobbe l'atto d'acquisto del portoghese, nel frattempo nominato conte di Mola.
Il clero e l'università locale accompagnati dalla gran parte della popolazione, misero in atto numerose proteste, memoriali e ricorsi al viceré e alla Camera della Sommaria, ai quali seguirono violenze e soprusi da parte dei rappresentanti del nuovo feudatario; molti molesi furono imprigionati nel castello di Bari.