Il palazzo Minei è un edificio di valore storico e architettonico di Napoli, ubicato sul colle di San Potito.

Storia e descrizione

Nel primo trentennio del 1700 (1 Febbraio 1733) nel Regno di Napoli durante la monarchia Asburgica; il Patrizio Napoletano; Don Felice Antonio Magno Minei, (1686 – 1767) Dottore In Legge. Con atto presso Notaio Gregorio Servillo. Acquista da Don Domenico Carafa, un lotto di terreno censito nella pianta della Platea Della Costigliola sottoscritto sul libro dell'esazione dei Cenzi ''Magnifico Don Felice Minei 24 gennaio 1732 '' custodito presso L'ASNN . L'antico borgo del Limpiano definito; portaria di S.Potito una collina di Napoli, '' Costigliola '' a centralita' definibile '' Decentrata '' a forte rapporto squilibrato, tra altezza e ampiezza del piano topografico. Pur rientrando nel centro collinare della città di Napoli. Nell'anno 1600, per conferire legalita' ai nuovi spazi residenziali, I Carafa, favorirono l'installazione di case religiose. Infatti, nel 1613 Don Francesco Carafa vendette alle monache Benedettine, che vi edificarono il monastero di San Potito. Un suolo in precedenza appartenuto ai Grimaldi Marchesi di Pietracatello. L'area di questa collina '' San Potito '' inizio' a popolarsi grazie alla nobilta' e alla ricca borghesia del '' Regnum Neapolitanum '' è fuori. Tutta legata con i nobili '' Carafa '', la quale acquista dagli stessi; i lotti di terreno, che verranno destinati alla Costruzione delle proprie nobili dimore. Tale nobiltà; si servirà delle migliori menti architettoniche del tempo; concedendosi la Costruzione di maestosi palazzi che possiamo ancora oggi ammirare, come il palazzo '' Minei ''in stile Sanfeliciano. Da riferimenti di rogatorie notarili del 1750 custodite presso l'archivio di Stato Storico Napoli; relative a scritture di Don Felice Antonio Minei: Rifer..1759 Notaio Ranieri [Accosto il venerabile Monastero di San Potito sopra di regij studi Palazzo Grande posto nel mezzo del suo comprensorio delle case nel ripartimento delli Vichi Casciati aperti nel medesimo suolo per il comodo degli inquilini, e delle costrutte abitazioni il tutto da esso edificato dalle fondamenta con mio denaro libero]. Il ceto nobiliare ha lasciato, in questa zona di Napoli; diverse tracce di appartenenza storica, legate al proprio livello socio- economico – culturale, edificando a gusto architettonico maestosi ed artistici Palazzi Nobiliari. Nelle chiese; imponenti cappelle gentilizie familiari, di culto devozionale. Oltre alle notevoli elargizioni '' Beneficiis Ecclesiasticis '', e devozione; contribuendo alla nascita e mantenimento di esistenti opere assistenziali. Presso l'archivio storico di stato di Napoli; ritroviamo a pianta - redatta da Giovan Giacomo di conforto nel 1614 ed aggiornata al 1726, - Isolato Nr 5 - è individuato con la scritta [Giardino appresso S.To Potito ed è del Sig. Domenico Carafa ]. Tale terreno ricordato in epoca precedente come '' portaria di San Potito '' è visibile nella veduta Baratta del 1629. Mentre nella cartografia ‘’ Carafa ‘’ viene registrato l’edificazione del palazzo Minei. L'avvio alla costruzione del palazzo nobiliare Minei; fu condizionata da un ritardo di oltre due anni, dalle monache di San Potito e dai Padri dell'ordine di San Giuseppe dei Vecchi; in quanto, imposero una fascia libera intorno ai propri conventi. Oltre a un allargamento della strada o Scesa San Potito, davanti all'ingresso della chiesa realizzato da Cosimo Fanzago, e monastero R.R. P.P. clerici regolari di San Giuseppe dei Vecchi. Tali controversie seguite e curate dal Patrizio napoletano giureconsulto Don Felice Antonio Minei e da altri Dottori in legge; ebbero fine, il 28 Luglio dell'anno 1734. Accordi ben definiti e rogatoria del notaio Nicola Farace di Napoli,; definiscono le aree perimetrali del palazzo Minei con annesse misure di distanze rispettivamente: lato monastero San Potito e lato ingresso monastero chierici minori chiesa S.Giuseppe dei Vecchi. Dimostrazione storica, come gli ordini religiosi sollecitarono e, condizionarono lo sviluppo della Costigliola. Con la venuta a Napoli di Carlo divenuto Carlo III; dilaga negli ambienti filo-Borbone, la divulgazione degli ideali illuministi. Politica dettata da Carlo III di Borbone, che vede la città di Napoli, vivere un periodo di rinnovamento, i cui borghi extra/moenia divengono meta d'interesse per la pianificazione territoriale. Il Minei, in data 28 Luglio 1734; con ritardo di anni, conclusa la vertenza da mandato alla realizzazione del progetto del proprio palazzo. Ai Sig.ri. Ing. Gennaro Dell'aquila, regio ingegnere del Sacro Regio Consiglio; Gioacchino Fanciano, tavolario; Pompeo Serio, capo mastro, e il regio Ingegn.re Don Filippo Fasulo. Il '' Dell'aquila '' realizzerà oltre al palazzo '' Minei '', anche il palazzo '' De Vietri '', in zona San Potito. Il tavolario Gioacchino Fanciano, affermato '' fabbricatore '' e '' conoscitore '' dei materiali da costruzione. Realizzerà dopo il palazzo Minei; altra fabbrica, per conto del giureconsulto Don Felice Minei. Rifer [In una tenuta. Col casino e compreso di case, massaria, e quarantotto moggi di terra nel casale di questa città di S. Sebastiano nel luogo detto alle quattro vie, sotto la taverna della cercola confina la via pubblica per più parti, e la masseria del monastero di Monte Oliveto di questa città .RIFER.ASNN-ARCHIVIO Notai].