È ricordata per essere diventata la prima donna vicepresidente del Senato nel 1972.

Biografia

Tullia Romagnoli Carettoni è nata a Verona il 30 dicembre 1918, figlia di Ettore Romagnoli, uno dei più illustri grecisti italiani, compie gli studi superiori a Milano, per poi trasferirsi con la famiglia a Roma dove si iscrive alla facoltà di Lettere. Pur cresciuta in un ambiente famigliare borghese conformista, cui tuttavia deve la sua raffinata educazione e una formazione intellettuale e culturale d'eccellenza, dimostra fin da giovane di avere carattere forte e indipendente e le idee chiare. Si laurea giovanissima in archeologia e nel 1940 sposa Gianfilippo Carettoni, ricercatore e archeologo, che negli anni '60 e '70 è stato Sovrintendente alle Antichità di Roma. Nel 1941 mette al mondo il suo unico figlio al quale, in memoria del padre, mette il nome di Ettore.

Docente della scuola italiana Lo scoppio della seconda guerra mondiale sorprende Tullia Carettoni all'inizio del suo percorso di insegnante di lettere, dapprima nelle scuole private poi, cessata la guerra, partecipa con successo ai concorsi pubblici e nel 1947 le viene assegnata Latina come prima sede d'insegnamento. Tornata a Roma le viene assegnata la cattedra di lettere all'Istituto Tecnico Leonardo da Vinci e poi nel 1956 quella di Storia dell'Arte al Liceo-ginnasio Torquato Tasso, dal 1956 al 1960. Nel 1959, a seguito della sua elezione a membro della Direzione Nazionale del Partito Socialista Italiano, lascia l'insegnamento per dedicarsi interamente all'attività politica.

L'impegno politico

L'interesse per la politica di Tullia Romagnoli Carettoni, inizia a Roma negli anni dell'università per poi maturare come opposizione al regime fascista e diventare partecipazione attiva nella Resistenza romana con le formazioni liberali. Nell'immediato dopo guerra confluisce con queste nel Partito d'Azione. Nel 1947 i forti contrasti interni al partito, sulle alleanze e le prospettive politiche, determinano il suo scioglimento e la diaspora dei suoi maggiori esponenti; la Carettoni, insieme al troncone principale guidato da Riccardo Lombardi, confluisce nel Partito Socialista, che proprio all'inizio di quello stesso anno aveva subito la “scissione di Palazzo Barberini”. Si candida senza successo, nelle elezioni del 1948, con il Fronte popolare, in un collegio piemontese.

L'essere a quel tempo una delle pochissime donne impegnate nella politica e, soprattutto, il suo carattere deciso, la sua preparazione culturale, la vivace intelligenza e le particolari doti organizzative, la impongono come uno dei quadri di maggiore interesse del partito socialista. Può finalmente far valere, nel partito e non solo, le sue idee sullo stato dell'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado e battersi con passione a sostegno della parità e della condizione femminile in una società moderna. Le vengono assegnati incarichi di prestigio e responsabilità nel settore della scuola ed in quello femminile e di rappresentanza del partito nelle organizzazioni di massa. In tale veste opera nel Sindacato Nazionale Scuola Media, allora ancora unitario, e nell'Unione Donne Italiane. Impegno massacrante, ma non impossibile. Riesce per qualche anno e con abilità a conciliare casa, scuola e partito.

L'adesione ad un partito di massa (il PSI), con le sue regole interne, allora ancora fossilizzate sul culto del centralismo democratico e fortemente condizionate dal patto di unità d'azione con i comunisti, è stata per Tullia Carettoni una salutare scuola per capire l'utilità ed i limiti della disciplina di partito. Per contro la partecipazione attiva alle scelte politiche fondamentali del Paese in un momento storico di grandi mutamenti interni e internazionali ha contribuito ad arricchire, a dare spessore, alla sua formazione politica.

Infatti gli anni '50 segnano eventi importanti sia sul piano istituzionale che politico ed il Partito Socialista, seppure all'opposizione, li vive da protagonista. Sono gli anni della ricostruzione materiale e morale del Paese nei quali le scelte politiche interne sono fortemente condizionate da quelle internazionali che risentono a loro volta della radicalizzazione della divisione in blocchi. I timidi approcci di distensione seguiranno un andamento altalenante e si consolideranno a livello di rapporti diplomatici. Le questioni internazionali alimenteranno nel nostro Paese il dibattito tra le forze politiche e nei partiti avviando un ampio processo di revisione culturale e ideologico. La rivelazione dei crimini staliniani e alcuni tragici eventi accelereranno il processo di autonomia socialista dal PCI e l'avvio di quel percorso politico che approderà alla fine di quegli anni, non senza contrasti interni e l'ufficializzazione di correnti di pensiero diversificate, all'apertura al dialogo con i Cattolici.

Eletta nel Comitato Centrale del Partito Socialista, Tullia Carettoni condivide la linea autonomista di allontanamento dal Partito Comunista e sposa l'idea del dialogo con i cattolici che ritiene un passaggio necessario per interrompere anni di governi conservatori dominati dalla Democrazia Cristiana, necessario per rinnovare il paese attraverso la costruzione di un nuovo quadro politico-parlamentare e per avviare un positivo confronto sulle principali riforme da avviare. Tesi non condivisa dalla sinistra del PSI che teme l'involuzione socialdemocratica del partito.

A sostegno della linea politica ufficiale del partito Tullia Carettoni partecipa a dibattiti, tavole rotonde, conferenze e gira l'Italia in lungo e in largo affrontando, preparatissima, problematiche politiche interne o internazionali, a volte scottanti, con la serena forza della ragione.

Al 33º Congresso socialista, svoltosi a Napoli nel febbraio 1959, viene eletta membro della Direzione Nazionale e, come detto, lascia l'insegnamento ormai diventato inconciliabile con il nuovo e maggiore carico di responsabilità politiche. Per sette anni è l'unica donna a essere membro della Direzione Nazionale del partito socialista italiano.

In un paio di anni prende corpo quella politica di centro-sinistra che segnerà la storia politica italiana degli anni a venire e che prende avvio nel 1962 con l'appoggio esterno dei socialisti ad un governo presieduto dal democristiano Amintore Fanfani. La riforma della scuola media unica e obbligatoria e, soprattutto, la nazionalizzazione dell'energia elettrica, una delle riforme fortemente volute dai socialisti, ed in particolare da Riccardo Lombardi, uno dei suoi dirigenti di maggiore rilievo, sembrano confermare la tesi che la trasformazione della società italiana possa realizzarsi solo con l'alleanza tra PSI e DC. Tuttavia nel giro di pochi mesi questa tesi subisce un duro ridimensionamento, confermato negli anni successivi dall'abbandono delle cosiddette ''riforme di struttura'' e la sostanziale rinuncia a una compiuta programmazione economica.

Alle elezioni politiche dell'aprile 1963 Tullia Romagnoli Carettoni, candidata per il Senato nel collegio di Mantova, viene eletta con un'ottima percentuale di voti e fa il suo ingresso in Parlamento dove viene assegnata alla Commissione Istruzione Pubblica e Belle Arti.

Nel contempo iniziano i dissensi all'interno della corrente autonomista del PSI guidata da Nenni. Al momento di varare il nuovo governo di centro-sinistra organico, ossia con la partecipazione diretta del PSI, Riccardo Lombardi e altri esponenti autonomisti vicini alle sue posizioni, tra cui Tullia Romagnoli Carettoni, rifiutano (16-17 giugno 1963, ''notte di S. Gregorio”) di approvare il programma negoziato da Nenni con Aldo Moro e provocano il rinvio della nascita del governo; la discriminante non è la partecipazione al governo, ma il mantenimento di una prospettiva di cambiamento radicale della struttura socio-economica del Paese.

La partecipazione al governo è invece la principale motivazione della scissione della sinistra socialista guidata da Tullio Vecchietti e Dario Valori che, insieme a Lelio Basso, danno vita nel gennaio 1964 al PSIUP. Questa scelta viene giudicata da Tullia Romagnoli Carettoni come una sorta di scorciatoia. Fare un altro partito non serve e non risolve il problema di fondo, vale a dire che, una volta fatta la scelta di andare al governo, per preservarne l'autonomia sarebbe stato più efficace restare nel partito e contribuire alla promozione di una sua linea politica autonoma, ben distinta dalle linee programmatiche del governo, frutto di mediazione tra partiti di diverso orientamento politico. Questo modo di interpretare il ruolo del PSI e la sua politica come funzione distinta dalla sua partecipazione al governo non sono condivise da coloro, e sono la maggioranza del partito, che, al contrario, considerano preminente l'ingresso del partito nella “stanza dei bottoni” e sposano la tesi del pieno sostegno al programma di governo concordato. Ciò determina la definitiva frattura della corrente autonomista e la formale nascita della corrente lombardiana.

Le stretta creditizia e i “fatti del luglio 1964” (durante i quali Nenni denuncia il «rumore di sciabole» che giungeva da settori delle Forze Armate) con le dimissioni del Presidente della Repubblica Antonio Segni, frenano la spinta riformatrice del centrosinistra, costringendo il PSI sulla difensiva.

Mentre l'attenzione del mondo è rivolta con apprensione alla guerra del Vietnam, dove i bombardamenti americani sul Nord fanno temere una estensione del conflitto, in Italia il PSI, per aumentare la propria forza contrattuale nel governo, decide di avviare il processo di unificazione col PSDI.

La tutela e la valorizzazione dei beni culturali italiani

Sempre nel 1964 Tullia Carettoni viene nominata Vicepresidente della Commissione parlamentare d'indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, meglio nota come “Commissione Franceschini” che, grazie al prezioso apporto della sua vasta competenza nella materia, dopo un lavoro d'indagine scrupoloso, emana ben 84 Dichiarazioni, la prima delle quali contiene per la prima volta la nozione di “bene culturale”, espressione che da quel momento entra ufficialmente nel linguaggio giuridico italiano.

Il distacco dal PSI

L'unificazione socialista non piace alla Carettoni che tenta in tutti i modi quanto inutilmente di opporvisi. Al Congresso del PSI, convocato per benedire quell'operazione politica, un piccolo gruppo di lombardiani, tra cui la stessa Carettoni, rompe con la corrente e decide di non aderire al nuovo partito che nasce comunque il 30 ottobre 1966. Il nuovo partito è fragile e fin dai primi mesi di vita mostra i propri limiti. Poi i poco consolanti risultati elettorali conseguiti alle amministrative e i forti contrasti politici e personali interni ne determineranno il declino.

Pur determinato da profonde convinzioni politiche per Tullia Romagnoli Carettoni il distacco dal PSI è stato un evento sofferto. Venti anni di militanza in un partito lasciano il segno e non basta a sanare la ferita la costituzione del Movimento dei Socialisti AutonomiIL MOVIMENTO DEI SOCIALISTI AUTONOMI Circolo Rosselli Milano, pensato più per dare un punto di riferimento a tutti coloro che non avevano aderito al Partito Socialista Unificato (PSU), che come una possibile alternativa a quella scelta. Più suggestiva politicamente è l'iniziativa a cui sta pensando Ferruccio Parri, il vecchio capo della Resistenza, che ritrova al Senato iscrivendosi al Gruppo parlamentare Misto.

Parri riteneva maturo lo scongelamento dei milioni di voti comunisti ed il superamento della cosiddetta “delimitazione della maggioranza”, che di fatto veniva invocata dai partiti al governo per escludere il PCI da ogni decisione politica. L'iniziativa doveva anche servire per riavvicinare alla politica tutti coloro che per un motivo o per un altro se ne erano allontanati nel corso degli anni.