Antefatti Il 12 gennaio 2020, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha confermato che un nuovo coronavirus era la causa di una nuova infezione polmonare che aveva colpito diversi abitanti della città di Wuhan, nella provincia cinese dell'Hubei, il cui caso era stato portato all'attenzione dell'OMS il 31 dicembre 2019.
Sebbene nel tempo il tasso di mortalità della COVID-19 si sia rivelato decisamente più basso di quello dell'epidemia di SARS che aveva imperversato nel 2003, la trasmissione del virus SARS-CoV-2, alla base della COVID-19, è risultata essere molto più ampia di quella del precedente virus del 2003, e ha portato a un numero totale di morti molto più elevato.
Panoramica Il primo caso della pandemia di COVID-19 che ha colpito il mondo intero nel 2019-20 è stato riscontrato in Africa il 14 febbraio 2020; in particolare si trattava di una persona di cui non è stata rivelata la nazionalità ma di cui è stato confermato che non fosse africana, la cui positività alla malattia è stata riscontrata in Egitto, dove è stata messa subito in isolamento. Il primo caso nell'Africa subsahariana è invece stato registrato due settimane dopo, il 28 febbraio, in Nigeria; anche in questo caso non si trattava di una persona africana o comunque residente in Africa, bensì di un italiano partito dall'Italia e atterrato all'aeroporto internazionale di Lagos il 25 febbraio. Dopo questi primi casi, il virus si è via via sparso in tutti gli Stati del continente africano, e, stando a quanto riportanto dal New York Times, la maggior parte dei casi risultati positivi all'inizio della pandemia nei vari paesi era costituita da persone arrivate o rientrate dall'Europa e dagli Stati Uniti d'America piuttosto che dalla Cina.
Molti esperti sanitari si sono detti preoccupati da una possibile diffusione della COVID-19 in Africa, poiché i sistemi sanitari di molti paesi del continente sarebbero del tutto inadeguati a rispondere a una simile pandemia, dato che già in condizioni non di emergenza soffrono di carenza di equipaggiamenti (per fare un esempio, nel Sudan del Sud sono disponibili solo quattro ventilatori polmonari per una popolazione di 11 milioni di abitanti), di mancanza di fondi, di personale sanitario non sufficientemente addestrato e di strumenti inadatti a tracciare la diffusione del virus (ad esempio a São Tomé e Príncipe mancano laboratori di analisi e i tamponi usati vanno mandati in Gabon perché possano essere analizzati). Quello che si teme è che, se non tenuta sotto controllo sin da subito e dai pochi primi casi, l'epidemia potrebbe dilagare in Africa, causando danni economici, politici e naturalmente sanitari, incalcolabili.
Matshidiso Moeti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che anche solo il fatto di potersi lavare le mani frequentemente e di mantenere il distanziamento sociale potrebbe rivelarsi estremamente difficile in alcuni Paesi africani. Allo stesso modo, anche le chiusure di attività, uffici, negozi e servizi pubblici potrebbe essere difficilmente attuabile, considerando anche il fatto che in Africa, a seconda delle nazioni considerate, sono presenti anche focolai ed epidemie di malaria, HIV, tubercolosi e colera, mai del tutto tenuti sotto controllo nel continente e anzi, in alcuni casi, come il Botswana, in cui la percentuale dei sieropositivi è pari a circa il 20% della popolazione, fortemente presenti. Anche per questo l'OMS ha aiutato diversi paesi africani ad approntare laboratori dove realizzare test per la COVID-19.
In Africa la pandemia viene gestita autonomamente da ogni diverso Stato, che ha implementato con modi e tempi diversi alcune misure di prevenzione che sono comunque, nella maggior parte dei casi, comuni, come la restrizione dei viaggi, la cancellazione dei voli sia interni sia internazionali, la cancellazione di eventi e manifestazioni pubbliche e la chiusura di scuole e frontiere. In alcuni Stati, tuttavia, credenze religiose di vario tipo rischiano di mettere il paese in vero pericolo, è il caso ad esempio del Burundi, paese che dal 2015 sta affrontando una gravissima crisi politica ed economica, in cui sembra che la presidenza, pur avendo dichiarato lo stato di emergenza, sembra decisa a lasciare il popolo nelle mani di Dio.
È opinione comune di molti esperti il fatto che in qualche modo l'esperienza accumulata nel combattere le epidemie di ebola che ogni qualche tempo nascono nel continente, abbia aiutato i diversi paesi ad affrontare meglio anche l'epidemia di COVID-19.
Data la possibile catastrofe economica che potrebbe suscitare la COVID-19 in Africa in Paesi che stanno già soffrendo economicamente da prima della pandemia, catastrofe che sta in parte già avvenendo a causa tutte le chiusure preventive attualmente in corso nei vari Paesi africani, l'8 aprile, riprendendo un appello che aveva già lanciato il 25 marzo, il presidente del Senegal Macky Sall ha chiesto l'approntamento di una strategia di cancellazione del debito dei Paesi africani accompagnato da un piano di riprogrammazione del debito commerciale, per far sì che i Paesi possano riprendersi dalla crisi economica derivata dalla crisi sanitaria.
Il 5 maggio 2023, l'Organizzazione mondiale della sanità dichiara ufficialmente la fine della pandemia.
Casi confermati per singolo Stato e territorio +Tabella riepilogativa dei casi confermati in Africa (al 24 gennaio 2023)NazioneCasiMortiGuariti4 054 522102 5883 912 506515,64524,613442,1825711186232453694882467352610760130911830322671081002 192711629157120742 15511361111332799102644600930529292844778 8973611985410352781425867364856265032271 621292025642255048110 480161674394134270354 3321031927410332710133257175425327502422622302442085419449519301011892079 16741111532121451085101055940108202774006432443314 39 0 39362113445231918116081517 11 0 11 10 1 9816810402Totale54.2032.07518.537 Note
Algeria
Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel paese il 25 febbraio; in particolare si trattava di un cittadino italiano arrivato in Algeria il 17 febbraio che, dopo la positività al test, è stato messo subito in isolamento. I casi successivi si sono registrati a distanza di una settimana, quando la mattina del 2 marzo è stato comunicato che una donna e sua figlia erano state trovate positive al SARS-CoV-2.
Alla fine di marzo, in Algeria era stato confermato un totale di 716 casi e di 44 morti. Alla fine di aprile i casi erano saliti a e le morti a , mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Angola
I primi due casi di COVID-19 sono stati confermati nel paese il 21 marzo; si trattava in particolare di un cittadino cinese che si trovava a Benguela per lavoro.
Anche grazie al fatto che diverse misure preventive, come la chiusura delle frontiere, erano state attuate dal governo prima ancora della conferma del primo caso, alla fine di marzo, in Angola era stato confermato un totale di soli 7 casi e di 2 morti (avvenute entrambe il 29 marzo). Alla fine di aprile i casi erano saliti a 27 e le morti erano rimaste costanti a 2, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 86 e le morti a 4.
Benin
Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel Paese, in particolare nella capitale Porto-Novo, il 16 marzo; si trattava di cittadino burkinabè che era entrato nel Paese il 12 marzo dopo aver soggiornato 11 giorni in Belgio.
Anche grazie al fatto che diverse misure preventive, erano state attuate dal governo prima ancora della conferma del primo caso, alla fine di marzo, in Benin era stato confermato un totale di soli 9 casi, mentre la prima morte è stata registrata il 6 aprile, quando i contagi confermati erano saliti a 26; alla fine di aprile, poi, i casi erano saliti a 84 e le morti a 2, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Botswana
I primi tre casi di COVID-19 sono stati confermati nel paese il 30 marzo; si trattava in particolare di due uomini e una donna che avevano fatto ritorno dal Regno Unito e dalla Thailandia e che, al momento della comunicazione da parte del governo, erano in isolamento presso il Ketumile Masire Teaching Hospital. Il giorno dopo l'annuncio, comunque, le analisi fatte su una donna morta il 25 marzo hanno rivelato che anch'essa era affetta da COVID-19 e che era stata quella la causa della morte.
Alla fine di marzo, in Botswana era stato confermato un totale di soli 4 casi e di una sola morte. Alla fine di aprile i casi erano saliti 23 e nell'arco del mese non era stata registrata nessuna nuova morte, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Burkina Faso
I primi due casi di COVID-19 sono stati confermati nel Paese il 9 marzo; facendo del paese il sesto in cui si fossero riscontrati casi fino ad allora. In particolare si trattava di due cittadini del Burkina Faso, marito e moglie, da poco rientrati da un viaggio in Francia.
Alla fine di marzo, in Burkina Faso era stato confermato un totale di 261 casi e di 14 morti, la prima delle quali registrata il 18 marzo. Alla fine di aprile i casi erano saliti a 645 e le morti a 43, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Burundi
I primi due casi di COVID-19 sono stati confermati nel Paese il 31 marzo; si trattava di due cittadini burundesi di ritorno da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti che, all'epoca dell'annuncio, erano già mantenuti in isolamento in un hotel di Bujumbura.
Alla fine di aprile i casi erano saliti a 11, mentre la prima morte è stata annunciata dal ministro della sanità, Jean Bosco Girukwishaka, il 12 aprile. Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e non era stata registrata alcuna nuova morte.
Camerun
Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel Paese il 6 marzo; si trattava in particolare di un cittadino francese che era arrivato nella capitale, Yaoundé, il 24 febbraio.
Alla fine di marzo, in Camerun era stato confermato un totale di 193 casi e di 7 morti. Alla fine di aprile i casi erano saliti a e le morti a 58, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Capo Verde
Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel Paese il 20 marzo; si trattava in particolare di un cittadino britannico di 62 anni che si trovava nel paese per turismo e che, il 24 marzo, sarà anche la prima vittima di COVID-19 sul territorio di Capo Verde.
Alla fine di marzo, a Capo Verde era stato confermato un totale di soli 6 casi e di una morte. Alla fine di aprile i casi erano saliti a 113, quando il turista britannico era ancora l'unica vittima, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Ciad
Il primo caso di COVID-19 è stato confermato in Ciad il 19 marzo; si trattava in particolare di un cittadino marocchino arrivato nel Paese dalla città camerunense di Douala.
Alla fine di marzo, in Ciad era stato confermato un totale di 6 casi. Alla fine di aprile i casi erano saliti a 52 e le morti a 2, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Comore
Il primo caso nell'arcipelago è stato registrato il 30 aprile. La soglia dei 10 casi riportati è stata superata il 9 maggio, con una morte riportata, mentre alla fine del mese il totale dei casi era salito a e le morti a 2.
Costa d'Avorio
Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel Paese l'11 marzo; si trattava in particolare di un cittadino ivoriano da poco rientrato dall'Italia.
Alla fine di marzo, in Costa d'Avorio era stato confermato un totale di 179 casi. Alla fine di aprile i casi erano saliti a e le morti, la prima delle quali registrata il 3 aprile, a 14, mentre alla fine di maggio il totale dei casi era salito a e le morti a .
Egitto
Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel Paese il 14 febbraio, quando un cittadino cinese è stato trovato positivo alla malattia all'aeroporto internazionale del Cairo.