Il Monoi, più comunemente, anche se impropriamente, noto come olio di Monoi, è un oleolito prodotto tradizionalmente nella Polinesia francese fin dall'antichità e diventato, soprattutto nella versione ricavata dalla gardenia tahitensis (meglio conosciuta anche come "fiore di Tiaré") macerata nell'olio di cocco, un prodotto o ingrediente cosmetico di un certo interesse commerciale.

Utilizzato e conosciuto solo nel mercato locale, a partire dalla seconda metà del Novecento, l'utilizzo del Monoi si è sempre più diffuso anche in Europa e negli Stati Uniti d'America.

Il suo nome INCI è: COCOS NUCIFERA OIL, GARDENIA TAHITIENSIS FLOWER EXTRACT con i due componenti principali in rapporto quantitativo 99/1.

Il "Monoï de Tahiti" è stato il primo cosmetico ad aver ricevuto l' AO, Appellation d'Origine, il marchio francese di Indicazione geografica analogo all'italiano DOP. Il marchio "Monoï de Tahiti" garantisce la qualità e l'origine dell'ingrediente cosmetico, ma anche la concentrazione minima presente nei cosmetici che lo utilizzano.

Visto il forte potenziale commerciale del solo termine "Monoi", l'industria cosmetica, dalla fine del XX secolo, se ne è appropriata per associarlo a molti cosmetici e profumi anche se privi di olio di cocco o non provenienti dalla Polinesia francese.

Denominazione Il termine di uso internazionale "Monoi" deriva dal tahitiano , pronunciato con un arresto glottale prima della "i", con il significato di olio sacro o olio profumato.

Il lemma è stato traslitterato nel dizionario francese in Monoï e successivamente inglesizzato, per un più semplice utilizzo internazionale, in "Monoi".

Il decreto territoriale francese 350 del 7 aprile 1988 definisce: Monoi tradizionale un olio profumato prodotto mediante macerazione e decantazione al sole di semi di cocco freschi o germinati (in particolare l'endosperma bianco chiamato anche albume) grattugiati e una o più piante polinesiane. Al contrario, "Monoi" senza qualificazioni è un olio profumato ottenuto da almeno il 90% di olio di copra raffinato, prodotto all'interno del territorio dalla Polinesia francese da noci di cocco e piante polinesiane. Il decreto francese del 1988 prevede l'aggiunta di profumi, coloranti cosmetici, conservanti, antiossidanti e filtri ultravioletti se necessari per garantire un buon prodotto.

La denominazione di origine "Monoï de Tahiti" è riservata al solo prodotto realizzato in Polinesia francese secondo le usanze locali, mediante macerazione dei fiori di Gardenia taitensis, tiarè, in olio di copra raffinato. I fiori di tiarè e le noci di cocco utilizzati nella fabbricazione del prodotto devono essere esclusivamente raccolte in una ben definita zona geografica della Polinesia francese. Possono entrare nella composizione del Monoi anche gli estratti da altre specie vegetali, a specifiche condizioni ed in conformità con la prassi locale.

Il marchio registrato anche figurativo "Monoï de Tahiti Appellation d’Origine" viene attribuito ai prodotti che rispettano specifiche norme produttive e qualitative certificate dallIstitute de Monoï, che supervisiona l'intero processo, dalla raccolta dei fiori di Tiaré, allo stoccaggio e alla spedizione del prodotto finito.

La generica denominazione "Olio di Monoi", che potrebbe far intendere che Monoi sia il nome della pianta da cui viene estratto, non è regolamentata e può essere attribuita a qualunque cosmetico contenente Monoi originale o imitazioni del Monoi originale.

La generica denominazione "Burro di Monoi" non è regolamentata e può essere attribuita a qualunque cosmetico contenente Monoi originale o imitazioni del Monoi originale che si presenta solido o semisolido a temperatura ambiente per la presenza di olio di cocco idrogenato o altri grassi vegetali come il burro di karité o illipé. Storia La data della prima realizzazione del Monoi non è nota, tuttavia alcuni riferimenti etnoantropologici ricondurrebbero ad un utilizzo ancestrale, all'epoca in cui l'attuale territorio della Polinesia francese era abitato solo dagli indigeni, ossia il popolo Maohi (), considerato l'antenato di tutti i popoli polinesiani. I primi esploratori europei che arrivarono nelle isole polinesiane, incluso James Cook, documentarono l'uso dell'olio di Monoi da parte dei nativi per scopi religiosi, medicinali e cosmetici. Georg Forster, naturalista a bordo del secondo viaggio di James Cook, annotò 13 diverse piante utilizzate per aromatizzare il Monoi.

James Morrison, compagno del nostromo del Bounty, per primo descrisse accuratamente il processo di produzione dell'oleolito.

Il Monoi aveva un importante ruolo nella vita degli indigeni polinesiani, letteralmente dalla loro nascita alla loro morte: con esso veniva infatti cosparso il corpo dei nuovi nati, in modo da mantenerne la pelle idratata durante la stagione calda e di impedire che si raffreddasse durante la stagione fredda, e sempre con esso veniva profumato il corpo dei morti per facilitarne il passaggio nell'Aldilà.

In particolare il gesto delle madri tahitiane si rifà alla leggenda della nascita del dio Tané, il dio tahitiano della bellezza. Secondo la leggenda, costui, figlio della dea Atéa, era nato senza forma, e così Ta’aroa, il dio creatore supremo nella mitologia della Polinesia francese, in risposta alle preghiere di Atéa cucì una pelle per il piccolo utilizzando della pelle di squalo e di manta e della scorza di cocco e di altre piante tipiche di quei territori. Dopodiché, la madre cosparse il corpo di Tané di Mono'i, rendendolo l'essere più bello del mondo.

Per quanto riguarda l'uso nelle cerimonie religiose degli antichi popoli polinesiani, che venivano celebrate nei marae, una sorta di templi a cielo aperto, il Monoi era utilizzato dagli sciamani Mahoi e Maori per ungere oggetti sacri e purificare le offerte per le divinità.

I navigatori polinesiani usavano invece il Monoi per proteggere il proprio corpo dal freddo, dal vento e dall'acqua salata durante le loro spedizioni in canoa, e anche oggi molti appassionati di surf e di attività subacquee utilizzano tale olio, la cui produzione a scopi commerciali è iniziate nel 1942, per gli stessi scopi. Infine, sin dall'antichità l'olio di Monoi veniva usato per ravvivare il colorito dei tatuaggi dei guerrieri.

Il primo riferimento ad una produzione commerciale del Monoi risale al 1932 quando un cosmetico chiamato “Monoi” viene prodotto e venduto da una azienda, Tiki, tuttora presente sul mercato.

La produzione commerciale del Monoi è decollata con la fondazione del frantoio Huilerie de Tahiti nel 1968 che stabilizzò l'offerta di olio di copra raffinato per i produttori di Monoi dell'area di Papeete.

I diversi Monoi tradizionali e non L'utilizzo religioso, medico e cosmetico degli oleoliti, con l'olio di cocco come olio base, si è diffuso in tutta la Polinesia, dove nei diversi arcipelaghi il Monoi poteva venir chiamato nella lingua locale in modo diverso: "monogi" nelle isole Tuamotu, "pani" nelle isole Marchesi ecc.

A seconda dell'utilizzo la composizione poteva cambiare. I più diffusi Monoi, traslitterando il tahitiano, sono:

Monoi Tiaré, ottenuto macerando la Gardenia tahitiensis. Ha diffuso la conoscenza e l'utilizzo del Monoi nel mondo ed ha per primo motivato una produzione industriale. Nell'utilizzo tradizionale non aveva solo finalità cosmetiche essendo inserito nelle formulazioni di alcuni rimedi della medicina locale e in alcuni riti religiosi. Monoi Ahi, ottenuto macerando con Santalum album, è diventato raro visto che la pianta è diventata rara nella Polinesia francese. Nell'uso tradizionale era utilizzato per ungere il corpo dei malati o per l'imbalsamazione. Monoi Rea, ottenuto macerando con il rizoma della Curcuma longa locale, chiamata Rea Tahiti. Veniva inserito nelle formulazione di molti rimedi medicali, per l'intenso colore giallo era anche utilizzato per decorare guerrieri ed i partecipanti a danze rituali. Gli veniva attribuita anche una azione di protezione solare e insettorepellente. Monoi Miri ottenuto macerando fiori e foglie del basilico; si credeva proteggesse dagli spiriti malvagi; Monoi Humuei o Kumu'hei ottenuto macerando una miscela di basilico, kau pe (Fagraea berteroana), vetiver, sandalo e ananas; viene ancora oggi utilizzato come una sorta di elisir d'amore per affascinare la persona amata. Sviluppati per la forte nota aromatica ed il gradevole profumo:

Monoi Maile ottenuto macerando la corteccia di Alyxia stellata, Apocynaceae; Monoi Tipianer ottenuto macerando i fiori di frangipane; Monoi Pitate ottenuto macerando fiori di gelsomino; Monoi Motoi ottenuto macerando fiori di Ylang-ylang;

Per soddisfare le esigenze dell'industria cosmetica, anche se i riferimenti a Monoi tradizionali sono scarsi, sono stati sviluppati anche Monoi con profumo di vaniglia, ananas, frutto della passione o mango.

Anche se non codificato negli standard di produzione dei Monoi tradizionali, producendo l'oleolito di Gardenia tahitiensis con olio di cocco vergine, si ottiene un ingrediente cosmetico incolore con una forte nota aromatica di cocco assente nell'olio di cocco raffinato derivato dalla copra.

Produzione La relativa solubilità degli oli essenziali prodotti dalle piante odorose negli oli fissi è la base del processo di trasferimento ed estrazione chiamato nell'industria dei profumi "enfleurage". Un'intera gamma di piante profumate viene utilizzata per la produzione di Monoï: fiori ma anche frutta, noccioli, bucce, legno sbriciolato e alcuni rizomi.

Per il miglior enfleurage i tempi di macerazione devono essere lunghi e le temperature controllate.

La produzione tradizionale o artigianale differisce da quella industriale soprattutto perché può prevedere che la separazione dell'olio dalla crema di cocco o dalla farina fresca possa avvenire in contemporanea con la macerazione delle piante odorose, unendo in sostanza la cosiddetta estrazione umida dell'olio di cocco all'estrazione dell'olio essenziale. La produzione industriale del Monoi prevede l'utilizzo di olio di copra precedentemente raffinato.

Per la produzione del Monoi Tiarè che rappresenta il 95% del Monoi esportato da Tahiti verso l'industria cosmetica mondiale (261 tonnellate nell'anno 2006) le materie prime da cui partire sono: i fiori di Tiaré e la copra.

Fiori di Tiaré

La gardenia taitensis, comunemente nota come "fiore di Tiaré", è una pianta della famiglia delle Rubiaceae. Si tratta in particolare di un arbusto tropicale sempreverde che cresce poco sopra il livello del mare in cespugli alti solitamente poco meno di un metro. Le foglie della pianta sono di un lucido color verde scuro e hanno una lunghezza che varia dai 5 ai 16 cm, mentre i fiori sono simpetali e attinomorfi, con petali di color bianco e dall'aspetto ceroso, lunghi dai 2 ai 4 cm, disposti a raggiera in un numero che varia da 5 a 9. Si ritiene che la pianta sia originaria della Melanesia e della Polinesia occidentale e che sia stata poi portata dai primi indigeni polinesiani nelle Isole Cook, nelle isole della Polinesia francese e forse anche nelle isole Hawaii, dove i fertili terreni vulcanici e la temperatura minima che non scende mai sotto i 10 °C ne hanno permesso una facile coltivazione. Oggi il fiore della gardenia taitensis è il fiore nazionale della Polinesia francese e delle Isole Cook.