Il Fronte attivista lituano o LAF (in lituano: Lietuvių aktyvistų frontas) fu un'organizzazione di resistenza di breve durata istituita nel 1940 dopo che la Lituania fu occupata dall'Unione Sovietica. L'obiettivo dell'organizzazione era liberare la Lituania e ristabilire la sua indipendenza. Il LAF pianificò e realizzò la rivolta di giugno e istituì il governo provvisorio nazionale, attivo per breve tempo. Il governo si è auto-sciolto e il LAF fu bandito dalle autorità naziste nel settembre del 1941. A livello storiografico, si è abbastanza concordi sul ritenere che l'organizzazione abbia avuto più ombre che luci a causa delle posizioni antisemite e anti-polacche.

Durante l'occupazione sovietica

Il LAF fu fondato il 17 novembre 1940. Kazys Škirpa, ex addetto militare lituano in Germania, viene spesso accreditato come l'ideatore. Il LAF doveva unire persone di vari orientamenti politici che intendevano rendere la Lituania di nuovo una nazione indipendente, senza essere più dunque assoggettati all'Unione Sovietica o alla Germania nazista. L'unità di Berlino, formata da Kazys Škirpa, riunì principalmente ex emigranti e diplomatici lituani in Germania. Tra i rappresentanti delle principali fazioni e partiti lituani prima del conflitto, all'interno del LAF, i più influenti furono i nazionalisti uniti e i democratici cristiani. Col passare del tempo, cellule del Fronte attivista lituano si formarono in varie città lituane, organizzando reti di spionaggio dirette talvolta da ex militari (è il caso di Jonas Noreika). I gruppi costituitisi nel Paese baltico mantennero opinioni politiche più liberali rispetto a quelle del quartier generale di Berlino. La mancanza di corrispondenza tra Berlino e le unità lituane non favorì discussioni sull'ideologia. In Germania, il LAF ebbe contatti con Wilhelm Canaris e l'Abwehr. Il Fronte si aspettava che la Germania nazista avrebbe attaccato l'Unione Sovietica e, di conseguenza, pianificò di sfruttare quest'occasione per fomentare una ribellione e ripristinare così la sovranità statale della Lituania.

Il 22 aprile 1941, i rappresentanti delle cellule di Vilnius e Kaunas del LAF pensarono a dar vita ad un governo provvisorio della Lituania e delinearono un elenco dei membri. Il governo clandestino lituano avrebbe avuto il compito, tra gli altri, di riacquisire il paese quando l'esercito sovietico sarebbe stato espulso dall'esercito tedesco. I rappresentanti dell'esecutivo appartenevano quasi tutti alle sezioni del Fronte di Vilnius e Kaunas. Due dei suoi membri, incluso Kazys Škirpa che avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di primo ministro, erano in Germania e la Gestapo gli impedì in seguito di partire. Nell'estate del 1941, molte persone di questo governo e svariati membri del LAF furono arrestate, giustiziate o deportate dalle autorità sovietiche (nello specifico,Armata Rossa o NKVD).

Rivolta di giugno

La Germania dichiarò guerra all'Unione Sovietica il 22 giugno 1941 e lo stesso giorno il LAF avviò l'insurrezione. I rivoltosi resero più facile l'acquisizione della Lituania per i tedeschi. Il giorno successivo, il 23 giugno, fu dichiarata l'indipendenza della Lituania. Furono circa 10.000 persone a partecipare alla ribellione e a perdere la vita uccisi dai sovietici in ritirata furono in 700. Il Fronte attivista lituano liberò i prigionieri politici detenuti dai sovietici. Il 21 giugno quattro membri del governo furono arrestati dalle autorità sovietiche, il designato primo ministro Kazys Škirpa fu messo agli arresti domiciliari a Berlino, e ad un altro ministro non fu permesso rientrare in patria. Per questi motivi, fu nominato ad interim come capo dell'esecutivo Juozas Ambrazevičius: il governo provvisorio dichiarò l'indipendenza e diede notizia al popolo dell'inizio della sua operatività il 23 giugno.

Nonostante gli sforzi, i negoziati con la Germania sul riconoscimento della Lituania fallirono, poiché il governo nazista non aveva interesse a ripristinare la sovranità della Lituania. Il generale feldmaresciallo Walther von Brauchitsch emise una direttiva il 26 giugno 1941 al comandante dell'Heeresgruppe Nord in base al quale "i piccoli nuclei armati lituani e la polizia lituana" dovevano essere privati delle armi e inviati ai campi di concentramento. Al disarmo degli attivisti del LAF procedette la Wehrmacht a Kaunas il 26 giugno e l'operazione fu completata due giorni più tardi. Gli ultimi ad essere esautorati militarmente erano le cellule attive a Zarasai e Obeliai tra il 28 e il 29 giugno. Le autorità tedesche non ricorsero ad atti di coazione estremi per impossessarsi della nazione. Infatti, l'istituzione di propri impianti amministrativi (Reichskommissariat Ostland) privò lentamente il governo dei suoi poteri nelle settimane di luglio del 1941. Non intravedendo soluzioni alternative, l'esecutivo provvisorio si sciolse nell'agosto del 1941, al contrario del Fronte attivista che continuò ad esistere come organizzazione. Il 15 settembre inviò un memorandum sullo status della Lituania dopo che l'Amministrazione civile tedesca iniziò a operare (noto in lituano col titolo Apie Lietuvos būklę, vokiečių civilinei administracijai pradėjus veikti) in Germania per protestare contro l'occupazione della Lituania ed esprimere nuovamente il desiderio di ridiventare una nazione libera, senza il giogo di potenze straniere. Per tutta risposta, il LAF fu abolito il 26 settembre; le proprietà in suo possesso furono confiscate e il suo leader in quel momento, Leonas Prapuolenis, fu arrestato e spedito al campo di concentramento di Dachau. Altri membri di spicco quali Pilypas Narutis-Žukauskas e Petras Paulaitis si unirono alla resistenza antinazista.

Controversie

Il LAF è stata un'organizzazione controversa a causa delle sue opinioni antisemite e anti-polacche e della collaborazione nel complesso offerta alla Germania nazista. Ad esempio, l'opuscolo del LAF intitolato "A cosa servono gli attivisti?" affermava: "Il Fronte attivista lituano, ripristinando la nuova Lituania, è determinato a compiere un'epurazione degli ebrei immediata e necessaria dalla nazione lituana ...". La retorica filo-nazista del LAF e la propaganda strenuamente antisemita che sfociava nel mito del bolscevismo ebraico furono ampiamente cavalcate in Lituania prima e durante l'insurrezione di giugno: probabilmente per questo la popolazione locale si sentì legittimata a commettere le violenze di massa contro gli ebrei accadute già prima dell'arrivo dei teutonici nel paese, che continuarono durante l'occupazione nazista (1941-1945).

Più del 95% della popolazione ebraica della Lituania fu massacrata durante l'occupazione nazista: si tratta della percentuale più alta mai raggiunta nei Paesi colpiti dall'Olocausto. Gli storici ritengono ciò sia stato possibile per via della notevole collaborazione nel genocidio operata dai paramilitari locali non ebrei, sebbene sia tuttora oggetto di discussione la misura in cui queste organizzazioni cooperarono. Mai tante vittime si erano registrate in un così breve arco temporale nella storia della Lituania.

L'obiettivo della rivolta di giugno organizzata dal LAF era di assumere il controllo della Lituania mentre le forze sovietiche si ritiravano di fronte all'attacco della Germania. Durante la rivolta di giugno, i paramilitari del LAF commisero svariate atrocità (stupri, omicidi, saccheggi). I tedeschi stessi parlavano di questi "alleati" come di "rapinatori organizzati". Inoltre, tra la serie di atti emessi dal governo provvisorio della Lituania istituito dal LAF che discriminava gli ebrei, l'esempio più lampante è stato offerto dal "Žydų padėties nuostatai" (ovvero regolamento sullo status degli ebrei). Secondo alcuni autori, questa disposizione legislativa non è mai stata effettivamente adottata e fu presa in considerazione dal solo governo provvisorio. Al di là dei numerosi casi in cui furono crimini commessi contro gli ebrei, si può citare, come esempio contrario, il tentativo del LAF di impedire, senza successo, il pogrom organizzato da Algirdas Klimaitis a Vilijampolė. In seguito, il governo provvisorio della Lituania indicò ai generali Reklaitis e Pundzevičius del comitato di difesa del LAF di discutere con lui. Indossando una bandiera lituana sul petto, Klimaitis incontrò i due ex generali lituani e provò con spiegazioni fallaci a giustificare le sue azioni. I generali riuscirono a persuaderlo sul fatto che i massacri da lui compiuti più che aiutare la Lituania ad ottenere l'indipendenza, stavano solo aiutando i nazisti a fare il lavoro sporco.

Tra le ipotesi inizialmente immaginate dalle autorità naziste rientrava l'incoraggiamento e il coinvolgimento tacito della popolazione locale negli attacchi agli ebrei. Queste pianificazioni vengono ben descritte nel rapporto X.15 del 1941 del Brigadeführer generale e capo della polizia di sicurezza dei territori orientali occupati delle Schutzstaffel, Franz Walter Stahlecker, al ministro del Reich Heinrich Himmler. Nel documento in cui riepiloga inizialmente i suoi incarichi relativi allo sterminio degli ebrei nei Paesi baltici, Franz Walter Stahlecker suggeriva che le esecuzioni nei territori occupati dalla Wehrmacht avrebbero dovuto avvenire in modo che i nazisti fossero rimasti "puliti" agli occhi della storia e che non avrebbe dovuto trapelare nessuna traccia dell'ispirazione, organizzazione o conduzione dei nazisti. Le azioni avrebbero dovuto apparire come se la popolazione baltica e le istituzioni locali, di propria iniziativa, avessero pianificato l'esecuzione delle comunità ebraiche.

In una situazione siffatta, il LAF e i suoi paramilitari inizialmente si rivelarono utili per i fini perseguiti dai teutonici. Nel frattempo, il governo provvisorio della Lituania fece ben poco per contrastare la violenza e la persecuzione verso gli ebrei perpetrate dai nazisti e dai collaboratori locali. Preferì perseguire il suo obiettivo principale, ossia la protezione dei cittadini di etnia lituana e il ripristino della sovranità della Lituania con il patrocinio della Germania nazista. Il ministro lituano della difesa nazionale Stasys Raštikis (ex comandante delle forze armate nazionali) incontrò personalmente alcuni generali della Germania nazista per discutere della situazione. Parlando con il comandante che si occupava della regione di Kaunas, Oswald Pohl, e al rappresentante del comando militare Karl von Roques, tentò di difendere i diritti degli ebrei; tuttavia essi risposero che la Gestapo stava gestendo queste situazioni e che dunque non avrebbero potuto aiutarlo.

All'inizio dell'occupazione, il Primo Ministro ad interim del governo provvisorio della Lituania Juozas Ambrazevičius (alias Juozas Brazaitis) convocò una riunione a cui presero parte i ministri del gabinetto assieme all'ex presidente Kazys Grinius, al vescovo Vincentas Brizgys e altri. I ministri espressero angoscia per le atrocità commesse, limitandosi a puntualizzare che "nonostante tutte le misure da prendere contro gli ebrei per il loro coinvolgimento nel comunismo e i danni arrecati all'esercito tedesco, partigiani e lupi solitari dovrebbero evitare le esecuzioni pubbliche di ebrei." Secondo lo storico lituano-americano dell'Olocausto Saulius Sužiedėlis, "il messaggio non equivaleva ad una condanna pubblica, né poteva ritenersi che questo, da solo, avrebbe potuto convincere almeno alcuni dei lituani che si erano offerti volontari o si erano resi complici nelle uccisioni a ripensare al proprio comportamento." I battaglioni paramilitari lituani formati dal LAF e dal governo provvisorio (noti come battaglioni lituani TDA) furono poi arruolati dai nazisti per aiutare a realizzare l'Olocausto.