Mineo (Minìu o Minèu in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania, in Sicilia.
È situato sulle pendici nord-occidentali dei monti Iblei.
Geografia fisica Territorio
Il territorio menenino occupa il 4º posto, dopo Caltagirone, Ramacca, Bronte, come estensione tra i 55 comuni della provincia di Catania. Si estende per ettari (oltre salme, l'antica unità di misura siciliana). Il suo vasto territorio comprende a sud e a est una zona montuosa di altitudine compresa fra i 500 ed i , si tratta delle propaggini nord-occidentali dei Monti Iblei. Questa zona, detta in siciliano Parti di vigna, è contraddistinta da un'alternanza di avvallamenti (Fiume Caldo), colline (Poggio della Spiga, Poggio Palermo ecc.) e altopiani (Piano di Camuti). Questo territorio è ricco di uliveti secolari, mandorleti e macchia mediterranea (sono presenti querce, roverelle e lecci).
A nord-ovest il centro abitato si affaccia sulla valle dei Margi. la valle dei Margi (o del fiume Caltagirone, chiana di Minìu in siciliano) è una appendice sud-occidentale della piana di Catania, intensamente coltivata ad agrumeti ed ortaggi. Oltre la vallata si incontra una vasta zona collinare(le propaggini sud-orientali dei monti Erei) al centro del quale sorge la frazione di Borgo Pietro Lupo. Questo territorio è coltivato prevalentemente a cereali (frumento). In questa parte del territorio menenino scorre il fiume Pietrarossa dal cui sbarramento con la incompiuta Diga di Pietrarossa si sarebbe dovuto originare un omonimo lago artificialehttps://storiaduepuntozero.wordpress.com/2012/07/23/lincompiuta-diga-di-pietrarossa-v/#more-11779 | L'incompiuta diga di Pietrarossa
A nord est si incontra il monte Catalfaro, nei pressi del quale scorrono il torrente omonimo e il torrente Gelso, chiamato nell'antichità Erice. Il fiume dei Margi, il Pietrarossa ed il torrente Catalfaro sono tutti affluenti del Gornalunga e quindi del Simeto. Tutto il territorio del comune di Mineo ricade nel bacino idrografico del fiume Simeto.
Clima
Il paese, arroccato sulla sommità di due colli sulle propaggini nordoccidentali degli Iblei, gode di un clima collinare salubre e secco. Le precipitazioni si concentrano nei mesi autunnali e invernali, a carattere piovoso. L'estate è calda, secca e tutto sommato mitigata per via dell'altitudine e di una relativa ventilazione.
Origini del nome Il nome Mineo deriva dal latino Menae-arum che continua il greco Menainon (Μεναινων) e il siculo Menai. Secondo un'ipotesi che risale al XIX secolo, il termine greco-siculo sta per accampamento di soldatiGiuseppe Gambuzza, Mineo nella storia, nell'arte e negli uomini illustri, Caltagirone, 1999Nel suo Dizionario topografico della Sicilia Vito Amico nel 1855 recita "Mineo, lat. Menae, sic. Mineu. Città Gioconda, dagli antichi Menena, poi Meneum, in vernacolo Mineu, dai Greci Menai, giusta Bochart dalla voce punica Manaim che vale accampamenti di soldati.". Un'ipotesi più recente riconduce il siculo "Menai" al sostrato pre-indoeuropeo (cfr. il basco mendi, 'monte'), questo elemento è presente in diversi toponimi dell'Italia meridionale (ad esempio Taormina).Giovanni Ruffino, Lingue e culture in Sicilia, Palermo, 2013, p. 377 e s.
Storia
L'origine di Mineo si perde nella notte dei tempi. La città ha conosciuto tutte le vicende storiche che hanno contribuito a formare l'identità siciliana nel corso dei secoli. Comunque tra gli antichi è citata da Diodoro Siculo, Tolomeo, , Stefano, Vibio, Cicerone e .
Nel 1448 Alfonso V d'Aragona concesse in feudo la città alla famiglia Barilla di Reggio Calabria.
Il 3 maggio 1826 a Mineo è stata osservata la caduta di un meteorite, battezzato appunto Mineo.
Simboli
Stemma
Lo statuto comunale così descrive lo stemma cittadino: «Scudo sormontato da una corona a 5 punte e con la scritta Urbs Maenarum vetustissima ed iucondissima (sic! - da correggere in Urbs Maenarum Vetustissima et Iucundissima) che abbraccia lo scudo.
Lo scudo è suddiviso in due parti: quella di sinistra di colore giallo porta l'emblema dell'aquila reale ricamata in oro, quella di destra di colore azzurro raffigura il busto della Patrona di Sant'Agrippina che si erge al di sopra di una torre merlata, di colore marrone, anch'essa ricamata in oro.»Per quanto lo statuto comunale sia esplicito le raffigurazioni comunemente accettate e diffuse presentano le due parti simmetricamente invertite. Lo statuto comunale, così come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, presenta due evidenti refusi nel motto anziché et compare ed e anziché Iucundissima si legge Iucondissima. Nel dettaglio: «A sinistra spicca l'immagine di Sant'Agrippina [..] emergente dal castello, come quando apparve nei giorni in cui Mineo stava per essere saccheggiata dai Saraceni. A destra è l'aquila imperiale, anch'essa coronata, che mostra tutt'intera stilizzata, la sua parte anteriore con le ali spiegate, con il becco rivolto verso destra e le zampe aperte ai lati verso l'esterno.» La corona è all'antica, cioè a cinque punte senza perle. L'aquila e la figura della santa sono ambedue coronate.
In alcune raffigurazioni dalla torre fa capolino un diavolo. In alcune versioni anziché una torre se ne hanno tre, in questo modo si evidenzia la somiglianza tra le torri e l'abside merlata della Chiesa di Sant'Agrippina. A metà del XVIII secolo il Marchese di Villabianca afferma che «[Mineo] mostra nell'arma un Castello a due Torri».Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 1, Palermo, 1754. p. 68
Gonfalone Il gonfalone è un drappo di blu.
Motto Il motto (Città di Mineo antichissima e felicissima) fu concesso alla comunità menenina dall'imperatore Carlo V il 27 giugno 1543.Contratto del 18 aprile 1542 stipulato a Messina tra il procuratore di Mineo e il viceré. Il contratto fu ratificato dall'imperatore Carlo V il 27 giugno 1543 - Il titolo fu concesso tacitamente e aggiunto in margine al documento. Cfr. Giuseppe Gambuzza, "Mineo", 1995. Cfr. L'allegato "B" dello Statuto del Comune di Mineo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana parte I n. 32 del 30 luglio 2004.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili e militari Escludendo le costruzioni di tipo militare (i castelli, le mura ecc.) la maggior parte degli edifici menenini sono stati realizzati dopo il terremoto del Val di Noto del 1693, praticamente fra il tardo Seicento e l'Ottocento. Si tratta di palazzi fatti costruire dalla nobiltà cittadina o dall'alta borghesia terriera, edifici nella loro semplicità di provincia testimoniano un certo gusto del bello e che si inseriscono armonicamente nel tessuto urbanistico della città.
Castello di Serravalle: La costruzione del castello risale al '200, alla struttura originaria nel corso del XIX secolo sono state aggiunte altre opere.
Ruderi del Castello Ducezio: antico castello che si trova nella parte alta della città.
Castello di Mongialino: Il castello si trova in C.da Montalfone nei pressi del fiume Pietrarossa al confine con la provincia di Enna. Documentazione del castello si ha a partire dal '300, ancora nel '700 era sostanzialmente integro.
Castello rupestre della Grotta di Sant'Agrippina: Il complesso rupestre della Lamia, oggi noto come la grotta di Santa Agrippina, per il suo impiego come santuario campestre della santa patrona di Mineo, presenta i caratteristici accorgimenti di un sito fortificato.
Porta Adinolfo: Si tratta dell'antica porta del Mercato, l'unica delle cinque porte che ancora esiste a Mineo. Le porte attraverso le quali si accedeva alla città erano: Porta del Mercato, Audientia (Udienza), Jacò (forse da un ebreo Jacob che abitava nelle vicinanze), Odigitria (Itria) e Pusterna (si trattava di una porta minore, di una posterla appunto). Porta del Mercato fu ristrutturata nel 1746 e successivamente alla fine del XIX secolo, quando fu dedicata all'eroe del vespro Adinolfo da Mineo. In ciascun lato in alto si trova una torre arricchita da un disco solare, simboli che indicano il castello Ducezio e il tempio del dio Sole.
Monumento a Luigi Capuana: Si trova al centro della piazza principale di Mineo, piazza Buglio. La statua e i pannelli in bronzo sono opera del maestro Vincenzo Torre. Il monumento fu inaugurato nel 1936. II basamento è in travertino. Nei pannelli sono raffigurate scene tratte dalle opere dello scrittore: Giacinta, Bona genti, Il marchese di Roccaverdina e un'allegoria delle sue fiabe.
Municipio ex Collegio dei Gesuiti: Il Collegio fu progettato dall'architetto gesuita Natale Masuccio da Messina, a volerne la fondazione fu Tommaso de Guerriero (o de Gurreri) e la consorte Desiata de Parisio in onore dell'unica figlia Angela morta prematuramente. Con l'espulsione dei gesuiti dal Regno di Napoli e Sicilia (1767) passò nel patrimonio dell'amministrazione civile. Ma l'effettiva requisizione si avrà sono 64 anni dopo. Nel 1831 il Collegio dei Gesuiti fu requisito in base ad una circolare ministeriale in cui si ordinava di risparmiare sugli «affitti degli uffici amministrativi e di giustizia trasferendo detti uffici presso conventi e case religiose abbandonate.»G. Gambuzza, Mineo nella storia, nell'arte e negli uomini illustri, Caltagirone, 1999. Vì si trovano attualmente gli uffici comunali, il Giudice di pace, l'archivio storico Receputo Gulizia, l'ufficio Sanitario, la Fondazione Giuseppe Bonaviri ecc. L'interessante chiostro interno è utilizzato per eventi culturali.
Palazzo Capuana: vi nacque lo scrittore Luigi Capuana, esponente di spicco del "verismo", assieme all'amico Giovanni Verga che più volte venne a trovarlo a Mineo. Il palazzo settecentesco, in via Romano, sede oggi dell'omonimo museo e della biblioteca comunale, è particolare per le mostre e per i timpani a semicerchio e a triangolo che ornano i balconi, nonché per il portale d'ingresso e per la bella scala.
Palazzo Tamburino: Apparteneva alla famiglia del notaio Vespasiano Spalletta (N.B.: Le Poste Italiane il 16.6.1994 hanno emesso un francobollo illustrativo dell'Archivio di Stato di Catania, riproducente l'"Incipit" del registro del suddetto notaio Spalletta, relativo all'anno "indizionale" 1623). Dal notaio Spalletta passò ai Tamburino, avendo la figlia Agrippina sposato Matteo Tamburini (da cui presero origine i Tamburino a Mineo), transfuga da Caltanissetta per sfuggire alla repressione consecutiva alla congiura antispagnola del 1650Giacomo Tamburino,«Dall'Andalusia alla Sicilia», Maimone Ed., Catania, 2005. Il palazzo, ricostruito dopo il terremoto del 1693, si trova in piazza Buglio (allora piazza del Mercato). Dalle sobrie linee settecentesche presenta ornamenti in rilievo di ispirazione classica. All'interno, l'androne è abbellito da una scala e da colonne doriche.
Villa Santa Margherita: La villa di campagna di Luigi Capuana si trova in quasi completo abbandono. L'edificio è stato costruito a strapiombo su un profondo canyon che dona al sito un grande fascino. Il Capuana ambientò qui il suo celebre romanzo Scurpiddu