Il forte di Joux () o castello de Joux è un castello trasformato in un fortino situato a La Cluse-et-Mijoux nel Doubs tra le montagne del Giura in Francia. Il luogo dista 15 km dal confine con la Svizzera.

Il 18 luglio 1996, il Ministero della Cultura francese ha designato il castello come monumento storico.

Storia

Altopiano della Pelouse e della Rochette

Sin dai tempi antichi, era previsto un pedaggio nel luogo dove oggi sorge il castello e esisteva una torre di guardia in legno sull'altopiano di La Rochette. Nel corso della conquista della Gallia, Giulio Cesare parla di un'alta montagna difesa da cinquanta uomini che consentiva l'ingresso nel paese dei Sequani. È qui che gli Elvezi fuggirono nel 58 a.C. prima di essere raggiunti da Cesare presso il fiume Saona. È nel 1039, con la morte di Corrado II il Salico e con l'avvento di Enrico III del Sacro Romano Impero, che il castello viene menzionato per la prima volta nella Vita Mathildis con il nome di Miroaltum; infatti, nel 1227, Enrico di Joux parlava del "castello di Joux, detto anche Miroaz" e si riscontrano varianti simili nelle carte geografiche del tempo (Miroual, Miroal, Miroaz, Mirua, Mirowaldum, Miroaldum, Mirouhaut). In epoca medievale, veniva sempre chiamato indifferentemente in francese "Fort de Joux" o "chasteau puis château de Joux": il nome Joux deriverebbe dal latino Juria, ossia "foresta montuosa", e dal celtico Jor, cioè "collina boscosa".

La montagna di Joux, separata dalla spettacolare faglia di Larmont, è divisa in tre zone: La Rochette, che sovrasta il villaggio di La Cluse-et-Mijoux; la Pelouse, che si affaccia su La Rochette; a sud-sud-ovest il Geran. Fort de Joux fu costruito su un terreno erboso, ma fin dall'inizio vi erano fortificazioni e un passaggio su La Rochette che consentiva l'accesso diretto al casello situato nel punto più stretto, dove attualmente si trova il fortino Chauffaud. È probabile che i signori di Salins esercitassero la propria autorità su gran parte del loro territorio (inclusa la valle d'Usie), forse in simultanea con l'abbazia territoriale di San Maurizio d'Agauno e con casata dei Joux. Nel 941, il monastero cedette in feudo ad Alberico di Salins tutta la valle composta da Goux-les-Usiers, Bians-les-Usiers e Sombacour. Grazie all'imperatore Federico Barbarossa, che confermò la loro carica al XII secolo, i signori di Joux furono in grado di espandere in modo significativo i propri possedimenti. I luoghi in mano alla casata locale si trovavano sulle montagne di Mouthe, Pontarlier e Montbenoît, lungo il fiume Doubs dal monte d'Oro, vicino a Métabief, al monte della Grande-Combe, oltre che Cicon, Lièvremont e Naisey.

Il sito, costruito all'ingresso della gola di Pontarlier, poiché giace sull'unica strada che attraversa il massiccio del Giura, ispirò subito i signori di turno a imporre un pedaggio che avrebbe garantito un reddito regolare: lo scopo finale era quello costruire un castello di pietra. La potente casata dei Joux, legata addirittura direttamente ai Burgundi, continuò a prendere possesso dei vari feudi del posto tra il X e il XIII secolo, tanto da riuscire a raggruppare sotto la stessa giurisdizione la maggioranza dei villaggi situati presso le montagne di Giura: è per questo che si auto-definirono i "potenti signori con gli stendardi del Giura" o "i signori delle foreste del Giura".

I signori di Joux, probabilmente discendenti dai principi borgognoni, si arricchirono molto grazie ai dazi imposti, in virtù del fatto che amministravano le uniche due rotte stradali disponibili tra la Borgogna e la Svizzera, oltre che più a sud la Lombardia; in più, si trovava lungo la via del sale e sulla via Francigena. Le persone che dipendevano dall'abbazia di Montbenoît, Pontarlier e dai feudi dei Joux erano esentate dai pagamenti. Grazie inoltre alle miniere di ferro, sale e argento, alla produzione di calce e del vetro oltre che della carne affumicata, la quale rendeva famosa fin dall'antichità la regione, i luoghi circostanti al castello vissero un periodo felice. Inoltre, la grande disponibilità di legname, nello specifico di abeti rossi, costituì un settore in costante crescita.

Nel corso di tutte le generazioni, i signori di Joux si comportarono in maniera quasi dispotica, ricattando i loro vicini e chiunque non avesse pagato loro ciò che dovevano. Non c'è dubbio che si schierarono con Oddone II di Blois quando il regno di Arles fu ceduto a Corrado II il Salico del Sacro Romano Impero durante la successione operata da re Rodolfo III nel 1032, scongiurando così la possibilità di venire governati da principi tedeschi: le lingue più parlate nella zona erano d'altra parte il francoprovenzale e il latino. Nel 1039, ad Alderico di Joux e a tutte le persone che si trovavano nel castello in quell'anno furono tagliati il naso e le orecchie da Bonifacio di Canossa e dalle sue truppe lombarde: si trattò di un'aggressione volta a ricordare la necessità per loro di obbedire all'imperatore del Sacro Romano Impero, anziché fortificare il sito per altro senza alcun permesso. Forse per timore di ulteriori rappresaglie i signori di Joux si schierarono sempre contro i lombardi guelfi a favore dell'imperatore (ghibellini). In siffatto contesto, Amaury III, accompagnato da Ottone di Champagne, dichiarò la sua fedeltà nel 1168 a Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero. Nel 1175, quando i tedeschi esaurirono i propri assalti, Amaury confermò il sostegno all'imperatore fino al 1183, ragion per cui si ritiene che partecipò alla terza crociata come Barbarossa, morto nel 1190. Per ricompensare la sua fedeltà, l'imperatore gli cedette la valle d'Usier e buona parte della pianura di Arlier. Furono avviati dei lavori di fortificazione delle postazioni a presidio del corso del fiume Doubs all'altezza di Pontarlier ed in particolare il quartiere di "Morieux" divenendo così la "roccaforte di Molar". Nel 1246 Amaury IV fu costretto da Giovanni I di Chalon (conte reggente di Borgogna e barone di Salins) a trattare con i "baroni borghesi" di Pontarlier: grazie ai diritti concessi agli uomini liberi, diminuirono i diritti sulle foreste e il banvino (diritto di imporre tasse straordinarie) di Pontarlier; anche per rappresaglia e ignorando il divieto, Amaury IV impose diritti di pedaggio esorbitanti a coloro che attraversavano le sue terre per andare a prendere il sale a Salins, originando un grande conflitto con Giovanni di Chalon, un altro signore locale, cosa che porterà la desolazione nelle terre dei Joux. Nel 1282, Enrico II di Joux partecipò a fianco dei ghibellini ai vespri siciliani contro i francesi dopo aver raccolto il denaro necessario e averlo preparato nel 1281. Giovanni di Joux combatté contro Filippo il Bello alla battaglia di Mons-en-Pévèle dove perse la vita con il suo scudiero.

I signori delle foreste del Giura

Il feudo passò poi per matrimonio alla casata di Blonay e in seguito di Vienne. Jeanne de Blonay, vedova senza eredi di Gauthier II di Vienne-Mirebel (morto nel 1390), la vendette a Guillaume de Vienne, primo cavaliere del Toson d'oro, nel 1410. Il figlio di quest'ultimo, chiamato anch'egli Guillaume (morto nel 1456), era sommerso di debiti e i discendenti di sua figlia Margherita, andata in sposa con Rodolfo IV di Hochberg, non potevano ricevere il castello di Joux nonostante in condizioni normali avrebbero dovuto ereditarlo. Infatti, dopo la morte della figlia nel 1453, il castello dovette essere venduto nel 1454 al duca e conte di Borgogna Filippo il Buono, che aveva già investito un'ingente cifra per il restauro (creò le fiere di Saint-Luc e Saint-Georges a Pontarlier per questo uso nel 1393). Dal 1475, Filippo di Hochberg, conte di Neuchâtel, e i suoi discendenti non desistettero mai dalla volontà di riappropriarsi del maniero. Con il sostegno finanziario di Luigi XI e approfittando delle controversie di quest'ultimo con il nuovo conte-duca, Carlo il Temerario, figlio di Filippo il Buono, ci riuscì in più occasioni, ma i duchi e i conti di Borgogna alla fine recuperarono le loro proprietà a seguito di numerose peripezie.

Nel 1475 il castello affrontò un assedio importante e gli occupanti resistettero ai bernesi partiti per saccheggiare Pontarlier. L'anno seguente, Katherin Bouchet coprì la ritirata di Carlo il Temerario dopo le battaglie di Morat e Grandson. Per questo, dopo la morte del padre Carlo il Temerario, Maria di Borgogna lo nominò signore a vita del castello di Joux. Con il matrimonio di Maria, il sito finì sotto l'autorità dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo. Nel 1481, Filippo di Hochberg, figlio di Rodolfo e Margherita di Vienna, collocò Antonio di Sarron sul luogo. Ne scaturì una serie di cause legali tra i conti e duchi di Borgogna, gli Hochberg, i conti di Neuchâtel e i marchesi (margravi) di Rothelin. Nel 1492 il parlamento di Dole assegnò il castello di Joux a Margherita d'Asburgo, figlia di Massimiliano; nessuno su oppose a tale decisione e come segno di pacificazione pose il marchese de Rothelin (la figlia di Filippo, Giovanna di Hochberg, ricevette solo Neuchâtel). Tuttavia, la storiografia ha dimostrato fino al 1815 che gli abitanti di Neuchâtel rivendicavano ancora Joux compie proprio feudo. Francesco I in persona dovette arbitrare un conflitto nato nel 1529 sul possesso della fortezza, ma sarà solo Talleyrand a cessare definitivamente la questione nel corso del Congresso di Vienna.

Le conquiste del XVII secolo

Nel corso della guerra dei trent'anni, il castello di Joux, a seguito della città di Pontarlier, cadde nel 1639 nelle mani dei francesi guidati da Bernardo di Sassonia-Weimar: durante i 15 giorni di scontri, i colpi di cannone si abbatterono sul Géran e i segni sono ancora oggi visibili. La fortezza passò a Van-der-Gruën, nominato da Weimar, poi da un certo Grim. Durante le negoziazioni della pace di Vestfalia, i francesi si mostrarono contrari a cedere la struttura, assegnata dal re al duca di Longueville, discendente degli Hochberg: questa passò agli spagnoli per circa un ventennio. Nel novembre 1659, con il trattato dei Pirenei, la Francia fece rientrare il territorio nella Franca Contea, oltre a far pace con la Spagna: uno degli articoli prevedeva infatti che il castello di Joux, ceduto temporaneamente al conte di Neuchâtel, andasse restituito alla Francia.

Nel 1668, affinché si recuperasse la dote della moglie (Maria Teresa), Luigi XIV acquisì personalmente la Franca Contea invadendola con la sua cavalleria leggera e sbaragliò la ridotta guarnigione di guardie svizzere posta a protezione del luogo. Il barone svizzero Ferdinand de Saint-Mauris che comandava la guarnigione, composta da 60 soldati più 20 cavalieri e 200 miliziani, finì sotto l'autorità del governatore della provincia Philippe de la Baume-Saint-Amour, marchese di Yenne. Lo svizzero fu accusato di essersi schierato con la Francia in barba al suo dovere di difendere i luoghi della Franca Contea perché arresosi molto rapidamente a de Noisy: gli uomini al suo seguito erano privi di una reale esperienza sul campo e si arresero col timore di ulteriori attacchi francesi. Il suo presunto tradimento non è stato ancora confermato e questi rigettò tali accuse per tutta la vita. Lo scrittore seicentesco Louis-Gabriel Michaud, nella sua Biografia universale antica e moderna, ritrae piuttosto il personaggio come un uomo d'onore travolto dal contesto e dagli eventi e anch'egli rigetta l'ipotesi di tradimento. Ad ogni modo, Luigi XIV fu costretto a restituire la Franca Contea alla Spagna per via del trattato di Aquisgrana (1668). Il barone di Saint-Mauris rimane governatore del luogo.

Nel 1674, quando le grandi potenze europee furono indebolite, Luigi XIV si fregiò personalmente della conquista della Franca Contea, spedendo il marchese de Duras ad assumere il controllo del castello di Joux. Gli svizzeri abbandonarono il presidio non appena seppero che i francesi stavano giungendo da nord.