Biografia Ugo nasce a Fouilloy, un sobborgo di Corbie nei pressi di Amiens, fra il 1096 e il 1111 da una nobile famiglia che aveva ricevuto in feudo dall’abbazia benedettina di Corbie i territori di Fouilloy. Presso questa stessa abbazia Ugo intraprende probabilmente i suoi studi canonicali e intorno al 1120 entra nel monastero agostiniano di Saint-Laurent-au-Bois. Il monastero, da quello che lo stesso Ugo ci racconta nel registro dell’abbazia, soffriva a quei tempi la mancanza di monaci a causa della rigidità della regola in fatto di povertà e rigore religioso; sono quindi censiti tre soli conversi e sette canoniciW.B. Clark, Hugh of Fouilloy’s Aviarium. The Medieval Book of Birds, Binghampton, New York, 1992, p.5 (Medieval and Renaissance Texts and Studies)..

Ugo per il suo ascetismo e il suo fervore religioso inizia ad acquisire fama tanto da diventare braccio destro del priore Olry, già fondatore del monastero stesso. Tutto ciò portò a un aumento significativo dei monaci che furono costretti a fondare una nuova filiazione a Saint-Nicolas-de-Régny. Nel 1132 Ugo ne diverrà priore.

Intorno agli anni 1149/50 venne nominato abate dai canonici regolari di Saint-Denis, presso Reims, ma è costretto a rifiutare la carica dopo aver condannato aspramente la ricchezza e la lascivia nelle quali questa fondazione era caduta. In legame a questa sua decisione si colloca anche la stesura della sua opera più famosa, il De claustro animae che aveva appunto l’obiettivo di redarguire i monaci dallo scegliere la via del peccato e di abbracciare completamente la vita claustrale. Nel 1152 succedette infine a Olry come priore di Saint-Laurent. Questa sua opera di riformatore, che forse andava oltre le istanze locali per inserirsi nell’ambito generale di riforma della Chiesa e del monachesimo, fu forse ispirata dalla frequentazione con Bernardo di ChiaravalleIl legame fra Bernardo ed Ugo emerge dal fatto che a consigliare i monaci di Saint-Denis di eleggere Ugo come proprio abate fu Guerric d’Igny, grande collaboratore del predicatore cistercense. da cui eredita anche una certa insofferenza per l’abuso di sculture e immagini sacre all’interno dei luoghi di culto.

A Saint-Laurent Ugo rimase fino alla morte sopravvenuta fra il 1172 e il 1174. Un’iscrizione risalente alla fine del XII sec. ci segnala infatti la morte del priore un 7 di settembre senza però specificare l’anno; in altri documenti vediamo citato il suo successore nel 1174 mentre Ugo viene nominato per l’ultima volta nel 1173R. Cordonnier, Des oiseaux pour les moines blancs: réflexions sur la réception de l'Aviaire d'Hugues de Fouilloy chez les cisterciens, «La vie en Champagne» 38, 2004, p. 3..

Le vicende successive di Saint-Laurent-au-Bois portarono a un suo accorpamento all’abbazia di Corbie. Tutto ciò contribuì a far dimenticare il nome di Ugo che rimase sconosciuto almeno fino al XVIII sec. Tuttavia, le sue opere ebbero una discreta diffusione in tutta Europa, fatto a cui contribuì l’attribuzione della paternità al ben più noto Ugo di San Vittore se non per qualche sporadico manoscritto. Una pratica di questo tipo era abbastanza comune nel Medioevo e aveva la funzione di dare maggiore autorità a uno scritto composto da personaggi meno conosciuti; il tutto può essere anche effetto di un semplice errore di attribuzione aiutato dall’omonimia. Secondo altre ipotesi l’autore, per modestia e consapevole dalla non eccelsa qualità letteraria dei suoi scritti, decise lui stesso di rimanere nell’anonimatoQuesto accade per esempio esplicitamente nel prologo del De claustro animae..

La vita di Ugo per molto tempo è stata considerata misteriosa e fino alla sua riscoperta in tempi abbastanza recenti non si erano mai avute informazioni certe. Anzi, si trovano spesso all’interno già degli autori medievali delle attribuzioni e delle false informazioni relative a questo autore. In particolare, di Ugo si disse che era stato nominato cardinale nel 1144 da papa Innocenzo II e per molto tempo fu considerato un monaco benedettino dell’abbazia di Saint-Pierre di Corbie, luogo in cui in realtà si era solo formato in giovane etàF. Negri, Il «De claustro animae» di Ugo di Fouilloy: vicende testuali in «Aevum. Rassegna di scienze storiche, linguistiche e filologiche» 80, 2006, pp.389-421 e in particolare p.391..Le informazioni sulla vita di Ugo di Fouilloy sono tratte ed elaborate da I. Gobry, Hugues de Fouilloy in Dictionnaire de spiritualité ascétique et mystique, doctrine et histoire, a cura di Marcel Viller - F. Cavallera - J. de Guibert - A. Rayez et al., 17 voll., Paris, 1937-1995.

Opere Le opere di Ugo non possono essere collocate cronologicamente con esattezza, ma si situano tutte intorno alla metà del XII sec. e dopo il 1132, anno della sua nomina a priore di Saint-Nicolas. Questo emerge dal tono paternalistico che suggerisce come Ugo dovesse trovarsi in una situazione di superiorità e comando.

De claustro animae Il De claustro animae è considerata la più importante opera di Ugo di Fouilloy, composta presumibilmente entro il 1149La datazione, che non vede concordi tutti gli studiosi, è confermata da alcuni indizi presenti all’interno del testo. A questo proposito si veda F. Negri, Per una lettura del De claustro animae di Ugo di Fouilloy, tesi di dottorato, Università degli studi di Parma, ciclo XXIV, tutor: A. Minarini, p.34 e Franco Negri, Una lettera di Ugo di Fouilloy e il suo «De claustro animae», «Aevum. Rassegna di scienze storiche, linguistiche e filologiche» 85, 2011, pp. 353-67. Probabilmente entro questa data Ugo dovette aver composto i primi due libri, ma la forte coerenza interna al testo potrebbe far pensare a una conclusione dell’intera opera entro la stessa data.. La rilevanza di questo testo è testimoniata anche dalla folta tradizione manoscritta nella quale compare un codice, il ms. Paris, BnF, lat. 13417, probabilmente composto sotto la sorveglianza dell’autore a Saint-Laurent-au-Bois in anni compatibili con la vita di UgoPer una descrizione del manoscritto e dei motivi della presunta idiografia si veda F. Negri, Per una lettura del De claustro animae di Ugo di Fouilloy, cit. p.14 e ss.. Le ragioni della composizione del testo si legano alla nomina di Ugo ad importanti ruoli di potere: il priore, resosi conto dello stato morale in cui si trovava il monastero, decise che era necessario comporre un’opera didattica che redarguisse i monaci dal male e li conducesse verso la via della salvezza.

Composizione Da una serie di indizi interni al testo e soprattutto dai prologhi si può ricavare che i vari libri non furono probabilmente scritti nell’ordine con cui si presentano nella versione definitiva e che vennero solo in un secondo momento riuniti in un unico testo. L’ordine di composizione dovrebbe essere stato II, III, I, IV; secondo alcuni studiosi al testo completo venne poi aggiunto un quinto libro che era in realtà un’altra opera di Ugo di Fouilloy, il De hypocrita. Tutti i libri presentano anche una struttura interna molto coesa fatto che li rende autonomi gli uni dagli altri tanto che alcuni libri nella tradizione presentano dei titoli propri.

Contenuto e struttura Il De claustro, all’interno di una cornice allegorica e moralizzante, nasce con l’intenzione di presentare i pregi della vita claustrale e di porsi come insegnamento per i giovani monaci o canonici, ponendosi quindi con quel forte intento didattico che permea tutta la produzione di Ugo di Fouilloy (Ugo dice spesso nelle sue opere di scrivere ad aedificationem claustralium). I valori su cui più di tutti punta Ugo sono quelli cristologici della povertà e dell’umiltà, le vere qualità del religioso che sono a fondamento di quella riforma della Chiesa che deve partire proprio dai più umili esponenti della gerarchia ecclesiastica. Conta però sottolineare che l’atteggiamento di Ugo rifugge una qualsiasi eccessiva rigidità e severità, ma anzi si pone in modo propositivo per ispirare nuovi ideali di comportamento ai suoi subordinati. La lettura allegorica del chiostro, che segue una più puntuale descrizione reale di questo e della sua organizzazione, però non solo analizza l’ambiente fisico come un’immagine dell’anima, ma pone lo stesso come luogo ispiratore di una riforma moraleJ.W.F. Laemers, Claustrum animae: The Community as Example for Interior Reform in Virtue and Ethics in the Twelfth Century, a cura di István P. Bejczy- R.G. Newhauser, Leiden-Boston, MA, 2005, pp. 95-119 e in particolare p.123..

Dal prologo del primo libro possiamo ricavare delle informazioni aggiuntive rispetto a quelle che sono le modalità di costituzione dell’opera. L’autore si rivolge, come topicamente accadeva nelle opere claustrali, a un confratello (frater amantissime) che gli avrebbe chiesto di scrivere un’opera per la comunità; inoltre l’autore fin da subito palesa di aver compiuto un lungo lavoro di studio che lo ha portato a rielaborare sotto forma di un unico testo una pluralità di fonti. Nel prologo non si fa riferimento a nessuna situazione particolare, ma anzi si cerca di mantenere una certa generalizzazione che permetta l’utilizzo del trattato in tutti i contesti possibili; anche per questo l’autore fin da subito invoca la volontà dell’anonimato, fatto che effettivamente poi portò alle scorrette attribuzioni di cui si è detto sopra.

L’opera si suddivide in quattro libri, ognuno dei quali preceduto da un prologo:

Libro I: Ugo presenta quelle che sono le quattro possibili cause di tentazione per un monaco e i modi con i quali il diavolo avanza le sue false promesse (cap. 1-7); si passa poi alla trattazione dei nove benefici della vita comunitaria (cap. 8-16). In questo modo oltre a mettere in guardia i giovani discenti dai possibili mali, Ugo mostra i pregi della chiusura in monastero e dell’allontanamento dal secolo. Libro II (o De aedificatione claustri materialis): qui l’autore presenta le caratteristiche del chiostro materiale e della sua organizzazione interna (cap. 1-10). Si affrontano allora delle considerazioni sul numero dei confratelli, sull’organizzazione del lavoro, sulla preparazione del cibo, sulle strutture architettoniche del chiostro, sugli abiti dei monaci e sull’organizzazione interna della società monastica. In seguito (cap. 11-22) vengono presentate le intemperanze all’interno del chiostro: un’alimentazione troppo ricca, le liti, l’ozio, degli abiti troppo sontuosi, … Libro III (o De claustro spirituali): in questo libro troviamo un cambiamento di prospettiva e l’andamento si fa più allegorico e spirituale. Ugo passa alla descrizione del chiostro interiore (cap. 1-10) presentando una lettura allegorica delle varie parti del chiostro per poi specificamente passare a una lettura dello stesso tipo riferita al Tempio di Salomone. Libro IV: dopo alcuni capitoli dedicati alla confessione (cap.1-5), si passa all’analisi allegorica della città di Gerusalemme che diviene la Gerusalemme celeste, preannuncio della gloria dei cieli a cui il religioso deve mirare come luogo di eterna contemplazione.

Ognuno dei libri risponde a uno dei livelli di lettura dell’esegesi cristiana: il primo libro propone una lettura storica, il secondo una lettura morale o tropologica, il terzo una lettura mistica e il quarto una lettura anagogicaLe notizie sul contenuto e sulla struttura del De claustro animae sono tratte da F. Negri, Per una lettura del De claustro animae di Ugo di Fouilloy cit..

Fonti e modelli