Questa voce riguarda la storia di Caltanissetta e del suo comprensorio dalla preistoria ai giorni nostri.
Dalla preistoria alla tarda antichità I primi villaggi sicani
Sebbene alcune selci lavorate ritrovate nel sito di Gibil Gabib e altri reperti archeologici attribuibili all'Età del rame testimoniano che il territorio di Caltanissetta fosse abitato sin dal IV millennio a.C., i primi nuclei urbani di cui si è a conoscenza sono alcuni villaggi dell'Età del bronzo sorti intorno al XIX secolo a.C. sulle principali alture a ovest dell'Imera meridionale: Gibil Gabib, Sabucina, Vassallaggi, San Giuliano e Capodarso. Ne sono stati individuati almeno cinque all'interno del territorio comunale, ma potrebbero essere di più: l'archeologo Piero Orlandini ne ipotizzava più di uno sui pendii di Sabucina.
La presenza di un numero così elevato di insediamenti in un'area relativamente poco estesa è giustificata dall'eccezionale fertilità del suolo e dalla presenza di diverse sorgenti d'acqua, in netto contrasto con il resto dell'entroterra siciliano, notoriamente arido e argilloso, dove infatti insediamenti di questo tipo scarseggiano.
Gli abitanti di tali villaggi, che Diodoro Siculo identifica come Sicani, sono riconducibili alla cultura di Castelluccio: si trattava in prevalenza di agricoltori sedentari, dediti saltuariamente anche alla pastorizia e alla caccia. Ciascun nucleo manteneva una propria autonomia politica, ed era dotato della propria necropoli, ma analogamente ad altri siti castellucciani si ipotizza che essi costituissero un'unica entità sociale ed economica, condividendo persino lo stesso luogo di culto, che è stato individuato presso il monte San Giuliano. Allo stesso tempo, però, l'assenza di oggetti di importazione tra i reperti archeologici indica un atteggiamento di chiusura e diffidenza verso l'esterno.
Sabucina
Intorno al 1270 a.C. i villaggi castellucciani furono abbandonati e ne venne costruito uno nuovo arroccato sulla cima del monte Sabucina. Si tratta di un fenomeno analogo a quanto avvenuto del resto della Sicilia in risposta all'invasione dei Siculi, un popolo proveniente dalla penisola italica che si stanziò nella parte orientale dell'isola: gli abitanti dei piccoli villaggi indifesi si riunivano fondandone uno in un luogo più sicuro e difendibile, e la conformazione naturale del monte Sabucina e la sua posizione, ad ovest del "confine" lungo il fiume Himera con i Siculi, rispondeva alle esigenze difensive degli abitanti dell'attuale territorio nisseno. Data l'impossibilità di risalire al nome originario del sito, tale insediamento viene indicato con il toponimo contemporaneo della località, Sabucina.
In una prima fase, procede senza soluzione di continuità con la cultura di Castelluccio, pur presentando una società più evoluta anche in funzione dell'ostilità con i vicini nemici, come dimostra la produzione di oggetti molto complessi e funzionali, ma con pochi e semplici elementi decorativi. Il sito venne abbandonato bruscamente dopo tre secoli, probabilmente a causa dell'incursione e del saccheggio da parte dei Siculi.
Sabucina tornò ad essere abitata nel VIII secolo a.C., circa duecento anni dopo l'improvviso abbandono, da popolazioni locali eredi degli antichi Siculi e Sicani ormai integrati e mescolati. Cessate le esigenze belliche, la posizione strategica del villaggio fu utilizzata per controllare la principale via di accesso dalla costa all'entroterra, rappresentato dalla valle dell'Imera, che favorì la nascita di un fiorente scambio commerciale con Greci e Cartaginesi stanziati lungo la costa, come si evince da alcuni oggetti ivi ritrovati. In questo periodo tornarono a essere abitati anche gli altri siti abbandonati nel XIII secolo. A Sabucina la cultura greca pian piano andò a sostituirsi a quella indigena; inizialmente ebbe rapporti privilegiati con Gela, ma nel VI secolo a.C. entrò nell'area di influenza di Akragas, probabilmente a seguito della conquista da parte del tiranno Falaride durante la campagna di conquista dell'entroterra fino alla colonia di Himera, sulla costa tirrenica dell'isola. Durante il periodo agrigentino Sabucina visse un periodo d'oro, galvanizzato da una fiorente agricoltura e da intensi scambi commerciali con Akragas, ma non divenne mai una sua sottocolonia, e anzi mantenne una propria identità indigena come mostrano le opere risalenti a quel periodo, tra cui il sacello di Sabucina.
Durante il V secolo a.C. si osserva una fase di declino del villaggio, che inizia contemporamente alla guerra che Ducezio, re dei Siculi, scatenò contro i grossi centri ellenizzati dell'entroterra. È stato supposto pertanto che Sabucina rimase coinvolta nella guerra, e alcuni storici si sono spinti a identificarla con Motyon, città distrutta da Ducezio e non ancora individuata con precisione. In ogni caso Sabucina fu definitivamente abbandonata intorno al 400 a.C. e anche i successivi tentativi di ripopolamento da parte di Timoleonte, nel 310 a.C., fallirono.
Epoca romana e bizantina Non esistono prove a sostegno dell'esistenza un centro urbano nel territorio di Caltanissetta durante il periodo romano; ad esempio tra tutti i centri abitati isolani menzionati da Cicerone nelle Verrine, nessuno è riconducibile a Caltanissetta o all'antica Sabucina; gli stessi ritrovamenti archeologici dimostrano che il territorio dovesse essere distante dai luoghi abitati. La quasi totale assenza di centri urbani nell'entroterra siciliano durante questa fase della Storia è spiegabile dal fatto che, a seguito della conquista romana della Sicilia, il territorio iniziò ad essere gestito secondo lo schema del latifondo; questo, unito all'avvento della pax romana che rese superfluo ogni sistema difensivo, causò la scomparsa di numerosi villaggi arroccati in luogo di un concentramento delle attività antropiche in pochi centri urbani posti a fondovalle. La stessa situazione si riscontra nella successiva epoca bizantina, durante la quale non si può escludere la presenza di qualche villa rurale, ma non si può parlare di un vero insediamento urbano.
Fondazione della città
I primi documenti in cui compare il nome della città risalgono all'epoca normanna. Il primo a menzionare un toponimo riconducibile a Caltanissetta fu nell'XI secolo il cronista personale del Gran Conte Ruggero, Goffredo Malaterra, che narrò la conquista normanna della Sicilia; egli la annovera, con il nome di Calatenixet, tra le undici rocche conquistate per accerchiare e isolare l'emiro di Enna:
Tale testo dimostra inequivocabilmente l'esistenza di un insediamento antecedente all'arrivo dei Normanni; tuttavia, nonostante sia banalmente intuibile il passato arabo della città anche dalle evidenti tracce lasciate nel linguaggio, nella toponomastica locale e persino in alcuni aspetti culturali, nella vasta bibliografia geografica redatta durante il Emirato di Sicilia e giunta fino ai giorni nostri, Caltanissetta non viene mai menzionata. Il motivo è spiegabile dal fatto che non fosse una città, ma soltanto una "rocca", cioè un castello affiancato da un modesto borgo fortificato.
Si noti come Caltanissetta sia l'unico toponimo di cui il Malaterra si preoccupa di fornire una traduzione in latino, oltretutto confermata successivamente: il toponimo infatti deriva dall'arabo Qalʿat an-nisāʾ, letteralmente traducibile come "rocca delle donne" (o "castello delle donne"), che è il nome con cui il geografo arabo Idrisi indicava la città nel 1154 ne Il libro di Ruggero.. Tuttavia, in base ai suoi studi sull'origine del toponimo Caltanissetta, lo studioso Luigi Santagati sostiene che i primi ad abitare nell'attuale luogo della città potrebbero essere stati i Bizantini, che nella seconda metà dell'VIII secolo avrebbero edificato il castello di Pietrarossa e l'annesso borgo che avrebbero chiamato Nissa dal possibile nome della città di provenienza degli stratioti fondatori della cittadina. Fondatori che nel 730, o più probabilmente durante il periodo iconoclasta tra il 730 e il 787, emigrarono dalla antica Nissa degli Ittiti, oggi Nevşehir, dall'omonima provincia in Anatolia centrale. Successivamente con l'arrivo degli Arabi, intorno all'846, il nome sarebbe diventato Qalʿat an-nisāʾ per assonanza con il vecchio nome bizantino.
Testualmente il Santagati scrive: «All’origine della denominazione di Caltanissetta potrebbe quindi esserci stato un insediamento omogeneo di stratioti provenienti dalla città prima greca, poi romana e bizantina di Nissa, oggi conosciuta come Nevşehir, sita nella Cappadocia (Turchia). La regione a partire dal 730 patì una gravissima crisi socio-economica che costrinse gran parte della popolazione a trasferirsi altrove; una piccola parte di questa potrebbe essersi insediata nel luogo dell’attuale Caltanissetta chiamandola col nome d’origine. Una volta caduto in mano araba l’insediamento avrebbe assunto il nome di Qal’at an-Nissa o Nisa (rocca di Nisa) da cui la facile confusione con il termine arabo nisa o nisah (donne) plurale di marah (donna).»
A sostegno di questa ipotesi vi è la circostanza della vita di Gregorio di Nissa noto anche come Gregorio Nisseno (Cesarea in Cappadocia, 335 - Nissa, 395 circa): questi è stato un vescovo e teologo greco antico, nel 371 fu nominato vescovo della Diocesi di Nissa; Egli viene venerato da tutte le Chiese cristiane, è uno dei Padri cappadoci; ed è considerato uno dei Padri orientali più espressivi del IV secolo. Morì tra gli anni 395 e 400 e la sua festa si celebra il 9 marzo.
Dagli arabi alla Dinastia aragonesi X-XI secolo: Emirato di Sicilia
Come nel resto dell'isola, a dispetto del grandissimo impatto che la cultura islamica ha lasciato sul territorio, dalla lingua alle tecniche agricole, passando per la cucina, le testimonianze architettoniche nel territorio nisseno risalenti a questo periodo storico sono scarse. Tra queste, vi è un casale rurale fortificato, oggi inglobato all'interno del complesso dell'abbazia di Santo Spirito, di cui è ben riconoscibile un massiccio edificio rettangolare sormontato da una torre di vedetta, cinto da mura dotate di un portone con sistemi anti-assedio, dal momento che, a causa della lontananza dal villaggio, doveva essere in grado di provvedere autonomamente alla propria difesa. È probabile che anche il castello di Pietrarossa (o parte di esso) sia stato costruito in questo periodo. Infine, rimangono deboli tracce nell'impianto urbano del quartiere di Santa Domenica, che sicuramente corrisponde al borgo arabo, pur essendo impossibile stabilirne con certezza gli esatti confini; in esso sono ancora oggi individuabili cortili triangolari su cui si affacciano le facciate principali delle abitazioni, tipici del mondo islamico.
XI-XII secolo: il Regno di Sicilia
Nel 1061 Ruggero d'Altavilla sbarcò in Sicilia, dando il via alla conquista normanna dell'isola, che terminerà trent'anni dopo, nel 1091, con la caduta di Noto. Caltanissetta, insieme ad altre undici "rocche" situate tra Agrigento e Enna, fu conquistata da Ruggero nel 1086, un anno prima della battaglia finale contro l'emiro di Enna Ibn al-ʿAwwās, da cui questi ne uscì sconfitto, avvenuta probabilmente presso Capodarso, dove oggi sorge l'omonimo ponte.