Maniago (Manià in friulano) è un comune italiano di abitanti dell'ex provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia. È nota per l'arte fabbrile, tanto da ricevere l'appellativo di "Città del coltello" (sono infatti molte le coltellerie, impiantate artigianalmente, a partire dall'età medievale).

Origine del nome Il nome proprio Maniago nasce come toponimo in epoca romana, come testimoniano alcuni reperti archeologici rinvenuti nella zona. La sua origine è stata fatta risalire alla lingua latina, con l'aggiunta del suffisso celtico -aco, e deriva, secondo gli studiosi, da "terra di Manilius".

Geografia fisica Territorio e ambiente Il comune si trova nella parte occidentale del Friuli-Venezia Giulia, all'imboccatura di 2 valli, della pedemontana pordenonese: la Val Cellina e la Val Còlvera, a circa dal mare Adriatico. Il suo centro urbano sorge a un'altitudine di 283 , nella zona di confluenza tra i torrenti Cellina e Còlvera, che attraversa l'abitato maniaghese. Il territorio comunale raggiunge un'altezza massima di 1.224 e un'altezza minima di 171

Sorge in una piana ai piedi delle Prealpi, che si innalzano alle spalle dell'abitato. Tra i principali rilievi maniaghesi vi sono il Monte Jôuf, il Monte Fara e il Monte San Lorenzo. Nel suo territorio sono presenti ambienti molto diversi tra loro, che comportano una grande varietà di flora e fauna.

Nella porzione settentrionale del Comune, dall'altitudine più elevata, si estendono boschi di latifoglie, quali querce, castagni, faggi, acacie e aceri, con un rigoglioso sottobosco; nella zona meridionale si trova l'area dei Magredi, protetta come 'riserva naturale' (situata dove le acque di Cellina e Meduna sprofondano nella falda acquifera); è un ambiente pianeggiante, caratterizzato da forte permeabilità del suolo e dalla conseguente scarsa produttività dei terreni.

Il comune è situato a circa 25 km a nord‑est di Pordenone e dista 45 km da Udine. Inoltre, si trova a breve distanza da Spilimbergo (17 km) e da San Daniele del Friuli (28 km).

Fiumi e torrenti torrente Meduna torrente Cellina Torrente Còlvera Rio Molta

Monti Monte Jôuf, 1.224 Monte Fara, 1.342 Monte San Lorenzo, 736

Valli Valcellina (fur. Valcelina) Val Còlvera (fur. Valcolvare) Valpiccola (fur. Valpiçula)

Clima

Il clima di Maniago (classificazione climatica: zona E, 2.850 GG) è 'temperato', con inverni piuttosto freddi ed estati calde, ma non secche (Maniago è interessata da una piovosità piuttosto regolare, durante tutti i mesi dell'anno, con le medie più alte in estate e autunno). Gli inverni sono caratterizzati da temperature moderatamente basse (media gennaio +1,5 °C), spesso con minime notturne negative tra gennaio e marzo, e da precipitazioni minori rispetto ad altri mesi (gennaio è il mese meno piovoso, con una media di ). A partire dalla metà degli anni duemila si è assistito a un calo delle nevicate, rispetto ad inverni precedenti. Le stagioni intermedie sono variabili e presentano caratteristiche ora della stagione precedente, ora di quella successiva, in particolar modo nel primo periodo autunnale, durante il quale talvolta si registrano temperature estive. L'estate maniaghese è caratterizzata da temperature piuttosto elevate, specie in luglio e agosto, quando il termometro supera spesso i +25 °C, con precipitazioni e temporali molto frequenti, soprattutto in giugno. La nebbia è fenomeno abbastanza raro e di breve durata, si verifica poche volte all'anno, soprattutto nelle prime ore del mattino.

Stazioni meteorologiche Nel territorio comunale è ubicata la stazione meteorologica di Maniago.

Nella tabella sottostante sono riportati i valori climatologici medi relativi al trentennio di riferimento climatico 1961-1990, registrati presso la stazione meteorologica di Maniago; in particolare i valori medi mensili e stagionali di temperatura e precipitazioni registrati nella città in tale periodo di riferimento.

Sismologia Secondo la classificazione sismica, il territorio del comune di Maniago appartiene alla zona 1 (Ordinanza PCM n.3274 del 20/03/2003), caratterizzata da un elevato livello di sismicità. L'evento sismico di maggior rilievo che ha colpito il comune nell'ultimo secolo è stato il Terremoto del Friuli del 1976, con epicentro a nord-est di Maniago, tra Gemona del Friuli e Artegna. La città, così come molti altri centri abitati del territorio, è stata gravemente danneggiata dal sisma, con rilevanti danni a edifici e monumenti e numerosi sfollati.

Storia La strategica posizione di Maniago, lungo la pedemontana del Friuli Occidentale, ha sempre permesso alla cittadina di svolgere un ruolo importante nel contesto viario che conduceva dalla pianura ai passi montani, attraverso le valli del Cellina, del Còlvera e del Meduna. Tracce di presenza umana riferite al periodo Neolitico sono state rinvenute nelle grotte del monte San Lorenzo, in particolare frammenti di oggetti in ceramica e altri reperti in pietra, che testimoniano l'esistenza di possibili insediamenti abitativi preistorici.

Modeste le testimonianze circa la presenza in zona dei Celti, abitanti in terra friulana da III secolo a.C., anche se sono ancora vive alcune usanze, come l'accensione dei falò epifanici, che a questa popolazione possono riferirsi. Sicure sono le prove che documentano sul territorio la presenza dei Romani, a cominciare dalla stessa voce Maniago, nome di origine latina con suffisso celtico -aco, forse terra di Manilius.

Il rinvenimento di numerose monete e lapidi con iscrizioni di epoca romana e, soprattutto, il tracciato della strada che da Concordia, per San Quirino, San Foca e il guado della Cossana arrivava a Maniago e proseguiva verso la montagna, salendo dal versante meridionale del San Lorenzo, consente di dilatare la storia maniaghese ben oltre i mille anni ufficiali. Databili intorno all'VIII secolo sono alcuni frammenti scultorei murati sulla facciata del Duomo e risalenti al periodo dei Longobardi, popolo che, raggiunto il Friuli nel 568, si stabilì anche a Maniago e nelle terre vicine, probabilmente ai piedi del Monte Fara, voce che in longobardo significa proprio "famiglia".

Il primo documento che riporta il nome di Maniago in forma scritta è il diploma dell'imperatore Ottone II di Sassonia, inviato da Ravenna al fedele Rodoaldo, Patriarca di Aquileia, per confermargli il possesso di alcune terre tra cui la cortem que vocatur Maniacus, vale a dire la corte che è chiamata Maniaco. È il 12 gennaio 981. Nel documento sono chiaramente indicati i confini della corte, posta tra le acque del Cellina e del rivo Corto, presso la chiesa di Marcadello, luoghi questi ultimi identificati con il Rugo Storto e la Chiesa di Madonna di Strada in comune di Fanna.

Monumenti e luoghi d'interesse Nonostante si tratti di un centro poco esteso, a Maniago sono conservati pregevoli monumenti che mostrano il passato e la storia della cittadina nel corso dei secoli, in particolar modo durante la dominazione veneziana. I luoghi e i monumenti più rappresentativi sono situati principalmente nel centro storico e nelle vie circostanti a esso.

Architetture religiose

Duomo di San Mauro Martire, eretto nel 1488 sui resti di un precedente edificio di culto risalente al tempo dei Longobardi, rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura tardo gotica del Friuli Venezia Giulia. Impreziosito dal notevole portale settecentesco a sesto acuto, opera di Giacomo Conte, e dal pregiato rosone centrale altamente decorativo, il duomo custodisce al suo interno importanti opere artistiche, tra i quali una pala di Pomponio Amalteo del 1558 e gli affreschi del coro dello stesso pittore risalenti al 1572. Chiesa dell'Immacolata Concezione, detta "della Madonna", posta all'imboccatura di Piazza Italia. L'attuale costruzione, progettata dall'architetto Antonio Aprilis, risale al 1778 e rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura neoclassica della provincia di Pordenone. Si hanno tuttavia testimonianze di un precedente edificio religioso, confermate da un documento del 1411 e dalla lapide tombale recante la data 1628 posta all'interno della chiesa. Chiesa di San Carlo, eretta nel 1637 ai piedi del castello. Contiene un altare ligneo del Seicento, di probabile scuola bellunese, che racchiude una pala di autore ignoto raffigurante San Carlo Borromeo. Chiesa della Santissima Trinità, posta all'inizio della via che conduce al castello e pertinenza della residenza signorile dei conti di Maniago, fu edificata nel XVII secolo. Chiesetta del Pater Noster, piccolo edificio in località Maniago di Mezzo, detto anche "delle Fontanutis", per la vicinanza ad una fonte d'acqua. Chiesa di Sant'Antonio Abate, costruita nel 1785 a Fratta di Maniago. Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, principale chiesa situata nella frazione di Maniagolibero e risalente al 1781. Chiesetta di San Vigilio, a Maniagolibero, fu costruita tra l'XI e il XII secolo e poi modificata nelle epoche successive. Chiesetta di San Floriano, situata a Maniagolibero. Chiesa di San Francesco, situata nella frazione di Dandolo. Chiesa dei Santi Daniele e Antonio da Padova, eretta nella frazione di Molino di Campagna. Chiesetta di San Lorenzo in Monte, piccola chiesa di epoca medievale eretta sulla sommità del Monte San Lorenzo, che domina l'abitato di Maniago.

Architetture civili Edifici Castello di Maniago, castello del XII secolo localizzato alle pendici del monte Jôf. Palazzo d'Attimis-Maniago, un tempo residenza del casato di Maniago, risalente al XVIII secolo e affacciato su Piazza Italia; è un complesso di edifici tutelato dall'Istituto Regionale per le Ville Venete (IRVV), composto da un corpo centrale, dalle scuderie e dai granai. Sulla facciata rivolta verso la piazza è possibile ammirare un affresco di Pomponio Amalteo, raffigurante un leone che tiene sotto la zampa lo stemma nobiliare dei conti Attimis Maniago e la loggetta del XVI secolo, mentre nella parte retrostante, oltre la corte, si trova l'ampio parco, composto da un giardino all'italiana e da un parco all'inglese, di 7 ettari, che dal palazzo giunge fino ai piedi del castello. Villa di Conti, elegante complesso edificato nel corso del XVII secolo ai piedi del Monte Jôuf. Si trova all'inizio della via che conduce al castello, all'interno della cinta muraria che racchiudeva anche il villaggio di artigiani e mastri impiegati presso il maniero. Loggia centrale, situata in Piazza Italia e risalente al 1661, costruita in sostituzione di un precedente edificio posto al centro della piazza, usato per le assemblee dei capifamiglia e andato distrutta. È stata utilizzata, nel tempo, come sede del tribunale e del mercato cittadino. Oggi è il monumento dedicato ai Caduti di tutte le guerre. Ex filanda, risalente alla seconda metà dell'800, situata allo sbocco della Val Còlvera, lungo il corso dell'omonimo torrente, rappresenta uno dei più interessanti esempi di archeologia industriale in provincia di Pordenone. Sottoposta a un profondo restauro conservativo negli anni novanta, è oggi sede della biblioteca civica di Maniago e di esposizioni di carattere culturale. Teatro Giuseppe Verdi, situato alla confluenza tra via Umberto I e Largo San Carlo, occupa un edificio del XVIII secolo che ospitava originariamente una filanda, il Setificio a vapore Giuseppe Zecchin fu Lorenzo, scritta ancora oggi ben visibile sulla facciata. Nei primi anni del Novecento la filanda è stata convertita in circolo per le prime proiezioni cinematografiche e per le feste da ballo. L'attività teatrale ebbe inizio tra gli anni sessanta e ottanta. Gli eleganti interni dell'edificio ospitano notevoli esempi artistici e architetturali, quali lo scalone d'ingresso, i due lampadari originali e i preziosi affreschi in stile liberty del 1922. Architetture spontanee