Biografia Giorgio Marco León di Borbone-Parma (alla nascita Jorge Marcos León de Borbón), nacque a Milano il 20 maggio 1900, dalla relazione tra il pittore romano Filippo Maria Folchi-Vici (1861-1947) con la principessa Elvira María Teresa Enriqueta di Borbone e Borbone-Parma (1871-1929) da cui ebbe altri due figli, i gemelli León Fulco (1904-1962) e Filiberto (1904-1968).
Il padre Filippo, già sposato con altri figli, non li ha mai riconosciuti; presero quindi il cognome della madre, donna Elvira, che a sua volta era figlia del duca di Madrid Carlo Maria di Borbone-Spagna e di Margherita di Borbone-Parma. Ella, prima della relazione con Folchi, stava per sposare l'arciduca Leopoldo Ferdinando d'Asburgo-Lorena – figlio del granduca di Toscana deposto nel 1859 Ferdinando IV –, piano bloccato dall'imperatore Francesco Giuseppe I per motivi politici. Nel 1896 donna Elvira fuggì col pittore romano venendo conseguentemente diseredata da suo padre, il duca di Madrid, che la considerava morta e conseguentemente non riconobbe mai i nipoti. Dovette poi negli anni citare in una causa legale suo padre e i suoi fratelli per il riconoscimento dell'eredita e i titoli della madre scomparsa nel 1893, causa per cui i tribunali dell'epoca le diedero ragione.
Dopo la morte di Don Carlos, la situazione cambiò. La madre si riavvicino al fratello e alle sorelle. Giorgio ed i suoi fratelli furono infine riconosciuti come membri della famiglia dai parenti materni (il ramo dei Borbone-Parma, da cui proveniva la madre di Elvira, Margherita). Ricevettero così il titolo di "Principi" a titolo di cortesia, non vincolato a una successione legale automatica, ma legato a prerogative dinastiche interne alla casata reale a cui apparteneva sua madre, che scelse di accoglierli e titolarli per sanare la sua posizione, nonostante le più umili origini paterne. Sarà poi il suo eroismo come militare a contribuire e consolidare l'uso del titolo di "Principe" presso il Regio Esercito, l'opinione pubblica e nelle istituzioni del tempo, che lo identificarono ufficialmente con quel rango.
Giorgio di Borbone-Parma prestò servizio come volontario nella prima guerra mondiale arruolandosi appena diciassettenne nel 68º reggimento fanteria come soldato semplice. Promosso sottotenente passò nel 164º fanteria venendo congedato nel 1919.
Dopo la prima guerra mondiale si trasferì a Parigi con la madre per completare gli studi.
Fu richiamato a domanda l'anno seguente in Alta Slesia con il Corpo di spedizione italiano, rimanendovi fino al 1922 quando fu ricollocato in congedo col grado di Tenente.
Tornò in Italia e venne assunto dall'Ente del Turismo Provinciale di Roma.
Sempre a Parigi si sposò con Germaine Marie Pilard il 19 dicembre 1931, relazione da cui nacque sempre in quell'anno e prima del matrimonio la figlia Beatrice.
Nel 1935 partì volontario nella 221ª Legione Camicie Nere della Divisione "Tevere" in Africa Orientale nella guerra per la conquista dell’Etiopia, rientrando in Italia nel 1936. Successivamente posto in congedo, quando l'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, chiese nuovamente di essere arruolato venendo impiegato con il grado di Capitano nel 82º Reggimento fanteria "Torino" ottenendo di essere poi trasferito al 31º Reggimento fanteria "Siena".
Il 19 settembre 1940 s'imbarcò alla volta dell’Albania da dove, nell’ottobre successivo, prendeva parte alle operazioni belliche contro la Grecia sul fronte greco-albanese.
Venne insignito della Medaglia di Bronzo al valore militare per le ferite riportate il 24 novembre 1940 durante i combattimenti sul monte Gelil, dove durante un attacco delle forze armate greche, in un momento cruciale della battaglia, alcuni reparti del 31º Fanteria rischiavano di essere travolti dalla furia avversaria. Benché ferito riordinava i suoi soldati e li spingeva al contrassalto riuscendo ad evitare ben più gravi conseguenze. Ripresosi dalle ferite, al Principe di Borbone venne offerto un incarico di comando nelle retrovie, ma rifiutò e volle nuovamente essere impiegato in prima linea.
Nel frattempo il fronte si era impantanato nella località di Quota 731, a 20 km a nord-est di Klisura, che invano era stata a più riprese attaccata dai soldati della 47ª Divisione Bari. La notte tra il 13 e 14 marzo i reparti della Bari riuscirono ad occupare la Quota 731 di Monastero, ma dopo qualche ora furono obbligati a ritirarsi per i violenti concentramenti di fuoco avversari che sconvolsero profondamente la limitata ampiezza della quota. Nel pomeriggio del 14 marzo vi fu un nuovo tentativo di impadronirsi di Quota 731, ma senza grandi risultati.
Giorgio di Borbone-Parma morì in combattimento il 19 marzo 1941 presso Quota 731 di Monastero, collina nei pressi di Ballaban a nord e ai piedi del monte Trebeshina in Albania, quando i comandi italiani decisero un nuovo attacco, ma questa volta appoggiato anche da reparti di carri armati, il cui compito sarebbe stato quello di irrompere con irruenza nello schieramento avversario, cercare di scompaginarlo e creare confusione, in attesa dell’arrivo del grosso delle fanterie lanciate all’assalto. Il Principe fu il primo ad irrompere nello schieramento avversario e riuscì con i suoi uomini ad occupare la posizione nemica. Ma l’arrivo dei rinforzi fu vana perché più a valle i fanti della Divisione Bari vennero inchiodati dal fuoco dell’artiglieria greca.
Impossibilitati a continuare nell'avanzata, i soldati non poterono far altro che ripiegare sulle posizioni di partenza. La lotta del Principe contro i militari greci che avanzavano continuò fino all'esaurimento di tutte le munizioni e le bombe a mano che aveva a disposizione, quando un colpo di fucile lo colpiva alla testa uccidendolo all’istante.
Inizialmente venne sepolto sul posto, presso la zona di Monastero, e le quote 717-703-731 vennero dichiarate "Zona Sacra", utilizzata come sacrario militare, ai piedi e a nord del Monte Trebeshina. Insignito di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria, i suoi resti mortali, se ritrovati, non furono identificati e trasferiti al Sacrario militare dei caduti d'oltremare a Bari.Molti resti di soldati italiani caduti durante la Campagna di Grecia rimasero sepolti in Albania per decenni. Sebbene non vi sia stata una campagna di distruzione mirata delle tombe militari, dopo la seconda guerra mondiale, esse caddero spesso in stato di abbandono o furono profanate e rese anonime, nel clima di generale degrado dei siti religiosi voluta dal regime comunista di Enver Hoxha. Nello specifico, mirava a cancellare le tracce dell'occupazione fascista (1939-1943) e a promuovere la narrazione nazionalista della "liberazione" partigiana, lasciando molti luoghi di sepoltura in uno stato di abbandono per decenni. Solo dopo la caduta del regime è stato possibile avviare operazioni di recupero delle salme.
Matrimonio e discendenza Si sposò il 29 dicembre 1931 a Parigi con Germaine Marie Pilard (nata a Le Magné comune di Mers-sur-Indre in Francia il 23 marzo 1894, figlia di Eugène e Marie Fauchère) da cui ebbe una figlia: Beatrice Elvira Giorgetta di Borbone (nata a Courbevoie il 27 gennaio 1931), conosciuta semplicemente come Beatrice di Borbone, fu una nota stilista e titolare dell'omonimo atelier di alta moda a Roma, sposò l'imprenditore di tessuti Sergio Costa, ebbe figli.Gioia, anno XX, Nr. 48 Volume 1, Rusconi e Paolazzi Editori, 1 dicembre 1957, p. 30-34.
Onorificenze
Note Annotazioni
Fonti
Bibliografia Dino Campini, Ferrea Mole Ferreo Cuore, Italia storica, 2011, Genova. Giulio Bedeschi, Fronte greco-albanese, c'ero anch'io, Mursia, 1977. Rinaldo Panetta, Il ponte di Klisura: i carristi italiani in Albania, 1940-1941, Mursia, 1975. Ugo De Lorenzis, Dal primo all'ultimo giorno: ricordi di guerra, 1939-1945, Longanesi, 1971. Bruna Micheletti, Pier Paolo Poggio, L'Italia in guerra 1940-43, Fondazione "Luigi Micheletti", 1992. José María Zavala, Bastardos y Borbones: Los hijos desconocidos de la dinastía, Random House Mondadori, 2011. Maurizio Parri, Le Fiamme Rosse del 31º Reggimento carristi, Soldiershop, 2021. Vito Panunzio, Il "secondo fascismo", 1936-1943: la reazione della nuova generazione alla crisi del movimento e del regime, Mursia, 1988. Patrick van Kerrebrouck, La maison de Bourbon: 1256-2004, Volume 1, Patrick van Kerrebrouck, 2004.
Categoria:Casato dei Borbone-Parma Categoria:Ufficiali del Regio Esercito Categoria:Italiani della seconda guerra mondiale Categoria:Medaglie d'oro al valor militare Categoria:Medaglie di bronzo al valor militare