Montombraro (o Monteombraro) è una frazione del comune italiano di Zocca, nella provincia di Modena, in Emilia-Romagna.

Storia Il paese trae il suo toponimo dal latino Mons Umbrarius o Mons Umbrariis variamente interpretato dagli storici nella sua etimologia come "Monte delle ombre", o "monte degli Umbri". Viene nominato per la prima volta in un contratto notarile di enfiteusi del 1100Rif. Archivio di Stato di Bologna -Fondo S.Stefano - 35/971 n.38 e successivamente nel 1163 quando un certo Gerardo detto "Furigone", proprietario di molte terre della zona, lo cita nel suo testamento. Notizie più esaurienti risalgono al 1195 quando il paese viene descritto comprensivo di castrum e curia attraverso una vendita di beni intercorsa fra Adigerio da BagnoAdigerio da Bagno è nominato insieme ad altri nel Lodo del 1188 dei Consoli di Modena, lodo pronunciato per pianificare le lotte di fazione fra le correnti guelfe e ghibelline del Frignano. In esso si stabiliscono i patti di alleanza e distensione fra i 2 partiti frignanesi, i Gualandelli e gli Aigoni (probabilmente sostituitisi ai Corvoli). È in seguito a questo lodo che Adigerio da Bagno, dopo tre giorni giura fedeltà insieme ad altri della stessa fazione guelfa degli Aigoni, ai Consoli di Modena dichiarando di voler essere cittadino di Modena. Fonte: G.Tiraboschi "Memorie storiche col codice diplomatico illustrato con note" - Vol. 3) e il vescovo Egidio di Modena.

Montombraro nel periodo comunale visse a periodi alterni la turbolenza delle guerre di confine. Per ben due volte il castello venne preso e distrutto dai Bolognesi. Nei primi anni del 1200 fu rovinato una prima volta. In seguito, nel 1271, i bolognesi tornarono armati ad assediarlo, espugnandolo, nonostante il patto di pace effettuato nel 1249 in cui i modenesi avevano promesso di non rifabbricare più alcun castello sulla sponda destra del Panaro. Il Senato di Bologna mandò Anselmo da Tivoli, Capitano del Popolo con due "tribù" della città a rovinare il Castello di Montombraro, nonché le fortezze di Savignano, Montecorone e Montorsello. Tutti gli edifici fino al Monte del Termine vennero incendiati e saccheggiati

Montombraro fra il XIV e il XV secolo passò a fasi alterne sotto il potere di Modena e di Bologna. Nel 1308, sotto l'influenza modenese, fu riconsegnato ai bolognesi insieme a tutti i castelli posti sulla riva destra del Panaro, per il tramite del testamento di Azzo d'Este. Dopo due anni, nel 1310 nello scontro fra i Guelfi di Manfredino Rastaldi e i Ghibellini di Guidinello Montecuccoli, prevalendo quest'ultimi, ritornò sotto il potere dei modenesi. Nel 1315 Bologna recuperò nuovamente il borgo mandando truppe armate in paese per cacciare dei banditi. Nel 1319 si ebbe notizia di una cruenta esecuzione avvenuta per mano bolognese contro una banda di fuoriusciti nemici di Bologna rifugiatisi a Montombraro. Furono inviati 100 cavalli e 50 fanti, e dopo un'aspra azione, i malcapitati furono tagliati a pezzi ed altri impiccati a Roncadella, contrada di Montombraro prossima ai confini. In seguito i bolognesi provvidero a rafforzare la sicurezza dei castelli confinari e tutti i fortilizi posti sotto il loro dominio; si sostituirono le guardie e si fecero nuove provvigioni di munizioni e di ripari.

Nel 1340 Montombraro risultò ancora una volta gravitante in area modenese poiché Obizzo d'Este nominò alcuni custodi nella torre. Tre anni prima i principali capi del Frignano, in quel periodo alleati con Bologna, si erano sottomessi al Marchese Obizzo. Per cinquant'anni Montombraro rimase sotto Modena, fino al 1390, anno in cui secondo la Cronaca italiana di Bologna, si diede al Comune bolognese, che lo perse nel dicembre dello stesso anno ma recuperandolo anche in brevissimo tempo, procurando però ingenti danni agli abitanti che a causa di ciò vennero compensati con esazioni dalle tasse.

Fortificato nel 1391 dai bolognesi, Montombraro si assoggettò nuovamente agli Estensi nel 1392, ricevendo dal marchese Alberto alcune concessioni fra cui l'esenzione dalle tasse per un decennio, l'annullamento di quelle non pagate, e l'amnistia ai banditi. Da questo periodo in poi rimase sempre di appartenenza modenese.

Nel 1409 Niccolò III d'Este, cresciuto in profondo affetto con Uguccione de Contrari donò a quest'ultimo l'intero borgo insieme a Savignano, Montecorone e MontorselloArch.di Stato di Modena - "Atto notarile di donazione di M.Ombraro fatta dal Marchese Niccolò III d'Este ad Uguccione de Contrari il 7 Ottobre 1409" - vedi in: Notai e Cancellieri camerali ferraresi - Vol. 1A - Notaio N.A. de Chiteriis de Abbatia "Instrumentum donationis Magnifici Ugutionis de Contrariis". Uguccione unificò i 4 territori riunendoli in un'unica giurisdizione sotto la Podesteria di Savignano. I Contrari ressero la Podesteria per 166 anni, fino all'estinzione della loro dinastia. Durante il governo dei Contrari furono mantenuti in vigore gli Statuti di Modena, salvo alcune grida emanate direttamente. Secondo gli usi feudali la popolazione era soggetta, per le leggi sul vassallaggio, al giuramento di fedeltà al Dominus che veniva legalizzato attraverso un atto notarile, assegnando alla cerimonia sia un valore politico, sia un valore religioso-morale. I Contrari governavano con leggi severe e rigide. Esisteva a Montombraro un Consiglio di reggenza rappresentato da alcuni capifamiglia eletti per sorteggio ogni anno, presieduto da un Massaro, la carica più rilevante, che deliberava sulle questioni interne, sui reati e sulle tasse. C'erano i Saltari, ufficiali di polizia rurali, vigilavano sulle campagne, sulle coltivazioni, gli orti e i boschi. Gli Estimatori, funzionari addetti alla misura dei danni, gli Arginieri per la manutenzione delle vie. Inoltre si eleggeva il Notaro o il Cancelliere e l'Avvocato consultore della Comunità. Si faceva anche la nomina di due guardie e del becchino.

Fra gli avvenimenti più importanti si ricorda un'epidemia di vajolo nel 1419, particolarmente virulenta soprattutto fra i giovani. Le rivalità e le risse con i luoghi confinanti, soprattutto con il bolognese, erano all'ordine del giorno connessi a fenomeni di banditismo e clandestinità, condizioni tipiche dei territori di confine. Una miriade di documenti attesta l'atmosfera cupa e precaria dell'epoca, confermata anche da cronache storiche. Il Campori scrive "...nel 1480 è memoria di risse ed omicidii tra quelli di Montombraro e gli uomini di Samoggia che furono per suscitare una guerra tra il Duca e i bolognesi, e di assassini annidatisi in quel di Montombraro, i quali, perseguitati da fanti bolognesi usavano riparare a un luogo detto Tavernetolo presso un prete di colà".

Con l'estinzione della Fam. dei Contrari avvenuta nel 1575, i territori da questi acquisiti rientrarono alla corte ducale e ritornarono per due anni in possesso degli Estensi, fino al 1577, anno in cui il Marchesato di VignolaIl marchesato di Vignola nel 1577 era composto dalla città di Vignola e dalle 2 Podesterie di Savignano e Monfestino: la Podesteria di Savignano con Savignano, Montombraro, Montecorone e Montorsello tutte ubicate sulla sponda destra del Panaro. La Podesteria di Monfestino, comprendente fino a 22 territori a sinistra del Panaro. cui apparteneva la Podesteria di Savignano con Montombraro, venne acquistato da Giacomo Boncompagni per 70.000 scudi d'oro puro. Figlio legittimo e riconosciuto di Papa Gregorio XIII, nato prima della sua elezione alla massima carica pontificia. Il Boncompagni e i suoi discendenti ressero il Marchesato fino al 1796, quando con l'avvento della rivoluzione francese e l'occupazione napoleonica dell'Italia furono abiliti i feudi e sciolti gli antichi legami politico-territoriali in favore di un nuovo ordinamento soggetto alle leggi francesi. I Pepoli, discendenti dei Contrari in linea femminile, intentarono causa per non perdere i diritti acquisiti, causa che si protrasse per molti anni contro i Boncompagni per concludersi poi in un atto di pacificazione.

Nel 1616 furono introdotti nel Marchesato i nuovi statuti che regolavano l'amministrazione interna dei territori dipendenti, fra cui Montombraro.

Da registrare, sotto il dominio Boncompagni, due importanti date storiche per il paese. Verso la metà di giugno dell’anno 1613 Francesco, della casata dei Medici,File:Francesco Medici (1594-1614).jpg - Wikimedia Commons imparentato con il Duca di Modena Alfonso II, passò senza permesso d’entrata, con la soldatesca fiorentina attraverso il Ducato Estense per andare in appoggio a Ferdinando Gonzaga, Duca di Mantova impegnato nella guerra del Monferrato. Fu un avvenimento eclatante per Montombraro e per tutti i paesi confinari, poiché si trattava di una soldatesca innumerevole composta da circa 20.000 uomini, tanto che l'avvenimento venne riportato dai parroci di CianoArchivio di Ciano - libro dei battezzati anno 1613 - scrittura del Parroco Sabattini e MontecoroneArchivio Parrocchiale di Montecorone - libro dei battezzati anno 1613 - scrittura del Parroco Grilli con dovizia di particolari. Per raggiungere Mantova il Medici sfidò le resistenze estensi, entrando a sorpresa nei territori fra Modena e Bologna, passando per il centro di Montombraro senza procurare danni. Accampatosi appena fuori dall'abitato i danni si mostrarono invece ingenti. Furono rovinati i raccolti, gli alberi e compiute azioni di saccheggio, seminando nella popolazione una grande paura.

L'altro funesto avvenimento fu la peste del 1630, quella manzoniana, che infestò tutta Italia, ma che a Montombraro decimò, fra luglio ed agosto, i due terzi della popolazione. Di 800 persone si contarono dopo l'epidemia solo 250 sopravvissuti. Preziose testimonianze scritte sul luttuoso evento furono lasciate dal capitano Ercole Aurelj,Arch.di Stato di Modena - Racc.miscellanea- Racc.Jacoli, Mazzo XVI - "Cronistorie del Frignano, Fascicolo 8 - “Cronichette del Capitano Ercole Aurelij - montombrarese doc, uomo d'arme al servizio del Boncompagni, che tenne la guardia nei due punti d'accesso al paese, al "Termine" e alla "Zingurlina" e che alla fine del contagio eresse, per un voto fatto alla Madonna, un oratorio detto Oratorio della Riva, ancor oggi esistente seppur ridotto a edicola. Dopo il terribile lutto, nel 1637 la Comunità di Montombraro inviò supplica al Duca Ugo Boncompagni di poter fare un mercato settimanale di lunedì, per tentare di “riabitare” il paese, supplica che venne concessa permettendo a Montombraro di ripartirePolo Archivistico di Vignola /Mo - BUSTA 35 – foglio 46v. –.

Il 1700 fu un secolo abbastanza innovativo per il paese. Fu eretta l'Opera Pia delle Scuole San Carlo e l'Oratorio di San Pellegrino detto anche "degli Erbolani ".

Curiosità storiche Anno 1299: un certo Pietro da Montombraro fu condotto in giudizio ed interrogato dalla Santa Inquisizione di Modena per deporre la sua testimonianza circa le ragioni per le quali i "Poveri di Cristo o minimi" ritenessero lecito e non peccaminoso palpeggiare in assenza di matrimonio il corpo nudo altrui. Lo stesso Pietro pur dichiarandosi un Povero di Cristo si dichiarò però contrario a questa forma di peccato condannata dalla Chiesa. Di questo personaggio si sa che viveva mendicando, senza fissa dimora, ospitato in vari luoghi fra cui l'hospitale. Questo riferimento riconduce all'esistenza dell'hospitale ubicato secondo le antiche carte presso l'ecclesia di Santa Maria di Roncadella, nel rione orientale di Montombraro.