Biografia Figlio di Mario, un commerciante di origine napoletana, si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Cagliari nel 1975.
La nascita di Radiolina Nel 1975 Nicola Grauso diede vita a Radiolina, la prima radio privata in Sardegna e tra le prime in tutta Italia, certamente la più antica tra quelle sopravvissute. L'avventura ebbe inizio in un appartamento di viale Marconi a Quartu Sant'Elena il 19 giugno 1975 grazie a un trasmettitore militare recuperato in un mercato di apparecchiature e residuati bellici a Livorno, due piatti e un piccolo mixer. Presto la stazione radio si trasferì in vico Duomo 1, nel quartiere Castello di Cagliari, per poter avere una postazione di emissione più elevata e raggiungere un maggior numero di utenti. Le trasmissioni di un certo spessore andarono in onda dalle 7 alle 24 e riscossero ampi consensi, perché nell'isola la novità di una radio libera organizzata fu forte. Nel palinsesto vi furono le tradizionali dediche, l'informazione e la musica trascinata da Super Arsenico, un medico che al termine del lavoro di corsia passava alla consolle della radio, trasmettendo i messaggi degli ascoltatori e tutto quello che era alternativo: dalla musica rock, al folk e al jazz. Inizialmente Grauso e i suoi collaboratori furono considerati come dei pirati e ai sensi della Legge 103 del 1975 arrivarono le prime denunce penali. Per quattro giorni, da martedì 9 a sabato 12 luglio 1975, furono costretti alla forzata interruzione delle trasmissioni. Nonostante l'offensiva ministeriale, il blocco all'occupazione delle frequenze venne presto superato perché, alla fine del settembre 1975, il giudice competente prosciolse i responsabili della radio con una motivazione ben precisa: "alle emittenti locali via etere non si dovevano applicare le disposizioni sul monopolio delle radiodiffusioni". Una sentenza storica che fece scalpore a livello nazionale e da apripista per tutte le emittenti. In seguito però la sentenza assolutoria venne impugnata dalla Procura della Repubblica e Radiolina fu nuovamente in attesa di giudizio. Nonostante le vicissitudini burocratiche, l'emittente non si fermò e a pochi mesi dall'esordio si ampliò sia nella diffusione che nel palinsesto arrivando a coprire le 24 ore e buona parte del comprensorio. La vera libertà d'antenna arrivò però solo il 28 luglio 1976 con la celebre sentenza numero 202 della Corte Costituzionale che affermò il principio della non invocabilità della limitatezza delle frequenze riguardo alle trasmissioni in ambito locale.
Videolina Il 6 settembre 1975, a pochi mesi dall'inizio dell'avventura radiofonica, Grauso decise di andare alla conquista anche del mondo televisivo iniziando le trasmissioni di Videolina. Con l'esordio della prima televisione via etere della Sardegna e di poche altre emittenti della penisola, si diede inizio alla storia dell'emittenza privata in Italia. «Nata quando era difficile nascere»: così recitava uno degli slogan di Videolina per sottolineare come l'emittente televisiva cagliaritana avesse contribuito ad aprire una breccia nel monopolio della comunicazione allora ad esclusivo appannaggio della Rai. Agli esordi trasmise dal canale UHF 38, seppure solo per poche ore al giorno. Il primo palinsesto di Videolina propose programmi in bianco e nero, i cartoni animati di Bruno Bozzetto e i film del neorealismo rosa. Non mancarono però notiziari, sport locale e il folklore isolano. Qualche mese più avanti, e soltanto in modo parziale, le trasmissioni passarono al sistema colore PAL114, precedendo nell'occasione la Rai, che iniziò a trasmettere regolarmente a colori solo dal 1º febbraio 1977 per 3 ore al giorno su ognuna delle due reti allora in onda.
Nel 1979 Grauso rilevò altre due emittenti nel frattempo nate a Cagliari, La Voce Sarda e Bibisì, iniziando una fase di espansione completata dal posizionamento di trasmettitori e ripetitori sulle vette di tutta l'isola creando "ponti elettronici" in seguito utilizzati anche dalle reti di Silvio Berlusconi. Lo spirito pionieristico di Videolina dei primi tempi, tuttavia, non esisteva più: al suo posto sorse un'azienda vera e propria, con un segnale capace di raggiungere l'80% della popolazione sarda.
Nel 1982 Nicola Grauso fu tra i pochi editori a restare vicino a Maurizio Costanzo (cosa che Costanzo dichiarò di non aver mai dimenticato), estromesso dal piccolo schermo a causa dello scandalo P2 in cui si ritrovò coinvolto. Il re dei talk show condusse su Videolina, per 14 settimane, la trasmissione domenicale "Dopo cena", esperienza che precedette la nascita del Maurizio Costanzo Show su Rete 4.
Un'altra scelta editoriale importante che fece di Videolina un punto di riferimento per i sardi fu quella di puntare sull'informazione, arrivando nel 1988 a mandare in onda, in maniera continuativa (sul modello della CNN), un telegiornale identico ogni mezz'ora, con possibilità di eventuali aggiornamenti e sviluppi delle notizie. I telespettatori abbandonarono così l'abitudine dell'ascolto del telegiornale in determinate ore prefissate.
Il successo e l'acquisto de L'Unione Sarda Il 17 maggio 1985, grazie al successo dell'ormai decennale esperienza editoriale di Videolina e Radiolina, Nicola Grauso acquistò il principale quotidiano dell'isola L'Unione Sarda. All'epoca dell'acquisizione, il giornale risultò essere, insieme a L'Osservatore Romano, l'ultimo quotidiano a utilizzare ancora piombo e linotype. Con un ulteriore investimento di 20 miliardi di lire, Grauso in poco tempo rivoluzionò il quotidiano che venne profondamente modernizzato. Nel 1986 arrivarono i primi computer in redazione e si avviò il procedimento di elettrificazione e telematizzazione della stampa, sostituendo quella a piombo. Nella redazione dellUnione Sarda si assistette a una vera e propria rivoluzione, un cambiamento "culturale" di valenza epocale. Tutti iniziarono a seguire i corsi di riqualificazione e si prepararono al nuovo modo di operare.
A questa fase evolutiva contribuì anche l'inaugurazione, nel 1987, di un moderno centro stampa. Il nuovo impianto permise la stampa del quotidiano fino a quaranta pagine, anche a colori e con inserti speciali, linee di confezione-spedizione d'avanguardia e stampe di quotidiani nazionali come Corriere della Sera, Corriere dello Sport - Stadio, La Gazzetta dello Sport, Il Sole 24 Ore, tutti trasmessi per via telematica dal continente.
La nuova gestione contribuì a far crescere i bilanci con gli introiti pubblicitari e a fidelizzare lettori con iniziative collaterali (come giochi a premi, contest, vincita di gadget e allegati rilegabili). L'apice della spinta innovatrice di Grauso alla guida del quotidiano isolano si ebbe nel luglio 1994: L'Unione Sarda divenne il primo quotidiano in Europa consultabile on-line secondo nel mondo dopo The Boston Globe.
L'esperienza editoriale di Grauso varcò i confini della Sardegna nel 1989 con l'acquisto di azioni della "Rinascita editrice Spa" (proprietaria della rivista Rinascita, allora diretta da Alberto Asor Rosa) e della Set, società editoriale titolare de Il manifesto.
Esperienza in Polonia Essendo convinto di non aver possibilità di movimento in Sardegna, a causa della battaglia politica contro di lui, nella primavera del 1991 Grauso varcò anche i confini dell'Italia diventando coproprietario, attraverso la STEI (Società Televisiva Italiana), del Życie Warszawy principale quotidiano di Varsavia e il secondo di tutta la nazione. Nell'affare rientrarono anche le due edizioni regionali Zycie Czestochowy e Zycie Radomskie. L'offerta di Grauso, economicamente inferiore rispetto a quella di giganti della comunicazione come i britannici della Maxwell Communication Corporation o dei francesi del gruppo Hachette, ebbe la meglio grazie al pieno appoggio del presidente Lech Wałęsa, del sindacato Solidarność e dei giornalisti che fin dall'inizio tifarono per il progetto sardo, soprattutto per il piano di ammodernamento previsto nell'offerta ricalcante l'esperienza dell'acquisto de L'Unione Sarda con pesanti investimenti nell'informatizzazione e nel centro stampa.
Grauso mantenne le promesse mettendo tutti i fondi necessari per un totale rinnovamento. Per prima cosa affittò un teatro precedentemente di proprietà dei servizi segreti della Difesa in pieno centro, che fu trasformato in un'originale redazione "open space". Nella platea le postazioni di giornalisti e poligrafici, in galleria gli uffici. A seguire costruì, a tempo di record, un moderno centro stampa alla periferia della capitale e attrezzò la redazione con computer di ultima generazione grazie ai quali i giornalisti poterono già fare tutto il lavoro da soli. Anche la grafica venne modificata, coinvolgendo Piergiorgio Maoloni, amico personale di Grauso, e resa più accattivante dando ampio spazio alla fotografia di qualità, ai disegni e alle vignette. Iniziò inoltre la produzione di inserti e supplementi quotidiani dedicati alle donne, al lavoro, alla cultura, all'economia, ai giovani e allo sport.
Le ambizioni di Grauso però non si fermarono qui; la sua idea fu quella di creare la prima vera TV privata nazionale polacca. Il primo passo, ad agosto del 1991, fu l'acquisto della rete televisiva Eko, e a seguire avviò l'installazione di antenne in punti nevralgici del paese: Varsavia, Cracovia, Danzica, Stettino, Lodz e Lublino. A inizio ottobre i ripetitori arrivarono a 11 e alla fine del 1992 furono 6 le televisioni locali controllate da Grauso. L'11 marzo 1993 l'annuncio ufficiale della nascita di Polonia 1, sotto forma di syndication tra 12 emittenti locali capaci di raggiungere 20 milioni di polacchi. La nuova società si propose di fornire alle testate locali un palinsesto comune di programmi nazionali e internazionali grazie ad accordi siglati da Grauso, per i programmi e la pubblicità, con la Sacis (Rai) e con la Fininvest. Le trasmissioni di Polonia 1 iniziarono domenica 18 aprile con l'opera lirica Don Giovanni di Mozart e un palinsesto di sei ore con inediti consigli per gli acquisti di stampo occidentale.
La nascita di Polonia 1 avvenne in assenza di una legge nazionale sull'emittenza che arrivò poi solo a fine 1993 assegnando un'unica frequenza per una tv privata nazionale. La syndication di Grauso dovette così competere con altre 27 società tra cui CNN, Reuters, Canal+ e il gruppo tedesco Bertelsmann. Nonostante gli importanti gruppi interessati, la frequenza fu assegnata a una società interamente polacca. Inutili furono tutti i tentativi di resistenza da parte di Grauso che nel marzo 1994, ormai a giochi fatti, promosse un grande evento televisivo in diretta su tutte le televisioni della syndication: affittò il Teatro Wielki, il maggiore della capitale, e fece arrivare l'Orchestra Filarmonica della Scala con il maestro Riccardo Muti. Il concerto fu un evento indimenticabile: tra gli ospiti eccellenti l'ex presidente Francesco Cossiga, tra gli assenti si notò particolarmente il nome di Lech Wałęsa. Una grande festa nei saloni dell'hotel Bristol fu l'apoteosi dell'evento, ma anche il simbolico epilogo dell'avventura polacca.
Di fronte all'impotenza di poter contrastare i nuovi equilibri politici, e nonostante il passaggio delle trasmissioni di Polonia 1 sul satellite, Grauso si disfece dell'emittente nel febbraio 1996 vendendola a Finmedia S.A. Luxemburg dell'imprenditore italiano Mariano Volani. Poco dopo fu la volta del Zycie Warszawy e dell'innovativo centro stampa che nel maggio del 1996 furono ceduti all'imprenditore Zbigniew Jakubas.
La nascita di Video on Line