Scanno incomincia ad essere abitata sin dal Paleolitico, tuttavia le prime tracce di abitazioni risalgono nell'età dei metalli, mentre di epoca seguente sono delle tombe e delle statuette raffiguranti Ercole. In epoca romana l'abitato fu assoggettato alla tribù Sergia. Nel pagus di Collangelo furono trovate delle iscrizioni inerenti Betifulo forse originarie di Sulmona o dal suo territorio circostante. Nel VI secolo vi fu la dominazione longobarda ma continuò a far parte del dominio del ducato di Spoleto sotto il dominio dei Franchi, in seguito fu dei Borrello. Durante il regno di Federico II, il patto fatto da un conte Di Sangro con un sultano turco scatenò le ire di un pontefice e la susseguente distruzione di Scanno da parte dei guelfi. Nel 1315 fu feudo dei D'Aquino mentre dal 1563 fu dei D'Afflitto, e dal 1791 iniziò il feudo dei Caracciolo. Nell'Ottocento dopo l'eversione dei feudi, nei territori limitrofi di Scanno vi furono delle orde di briganti che, in seguito furono sgominate dai carabinieri, tra cui Chiaffredo Bergia, nello stesso periodo i Di Rienzo, dei borghesi locali, si sostituirono nelle proprietà ai feudatari locali.
Origini del nome Il nome di Scanno parrebbe derivare dal latino Scamnum col significato di sgabello o scranno, secondo altri deriva dal latino scannum che indicherebbe il confine delle centurie romane con cui si divideva un territorio conquistato, oppure in un'iscrizione trovata presso la chiesa di Sant'Angelo in Barreggio (Villetta Barrea), in cui si citava Scanno-Betifulo. Tuttavia il nome venne citato in un documento della cronaca Cassinese in cui si cita Venit ad Scamnum, termine che si corruppe in Scageum, poi in Scamnum, infine nel nome odierno.
Storia L'età antica Preistoria Degli insediamenti presso le pendici delle Toppe Vulgo risalgono al Paleolitico, ad un periodo risalente 400.000-350.000 anni fa, che ne testimoniano la frequentazione umana.
Del Neolitico sono degli insediamenti siti sul Monte Genzana, risalenti al V millennio a.C., e attestano uno sfruttamento del territorio a carattere pastorale.
In seguito, in un periodo compreso tra l'età del bronzo e gli inizi dell'età del ferro, tra il X ed il IX secolo a.C., risalgono il fondo di una capanna con delle tracce di rivestimento, e delle tracce di ceramiche che hanno permesso di datare l'insediamento sito, nei pressi della circumlacuale del lago di Scanno, alla civiltà del periodo subappenninico-protovillanoviano. La struttura, rinvenuta mediante i lavori di costruzione della via circumlacuale, fa supporre un'abitazione non isolata e di un insediamento ben più ampio sito presso le sponde del lago. I reperti sono da ascrivere ad una capanna, ma i reperti ritrovati fanno sospettare ad uno stanziamento più grande.
L'epoca preromana Di epoca successiva sono delle sepolture: delle sepolture ad inumazione ritrovate presso il Carapale nel 1898, durante dei lavori di potenziamento della rete idrica del paese. Le coperture erano in pietra locale. Le tombe hanno conservato reperti che sono attribuiti al VI-IV secolo a.C. tra cui sono da citare: olle, anforette e leyathoi in ceramica lavorata a mano; ma non mancavano oggetti in bronzo, tra cui: catenine in doppia maglia, un vasetto in miniatura usato come pendente.
Una di queste tombe non era coperta né da laterizio, né da lastre calcaree né includeva materiale funebre. Altre due tombe contenevano degli scheletri faccia contro faccia. In una di queste due ultime tombe si rinvenne un vaso rotto con all'interno una piccola anforetta. Un'altra tomba era realizzata da muretti eretti a secco e coperta da delle lastre di pietra non lavorate. All'interno vi era un vaso.
Alla sinistra del Carapale sono stati ritrovati dei frammenti di tegole, forse prova di varie alluvioni che hanno distrutto delle case.
In località Acquevive, sempre nel 1898, presso la sponda sinistra del lago di Scanno, presso uno scoglio è stata portata alla luce un'altra tomba con, all'interno due piccoli anelli in bronzo con delle lamine ed un filo bronzeo non saldate ed un pugnale in ferro.
Mediante i ritrovamenti venne fatta una ricostruzione delle zone abitate in epoche arcaiche, e venne così ipotizzato che gli insediamenti vennero edificati in prossimità dei corsi d'acqua, situazione che si mantenne fino al periodo della prima guerra sociale.
Nello stesso anno fu scoperta un'altra sepoltura in località Acquaviva presso il lago. La tomba è inerente ad un individuo adulto con corredo funebre di lance ed un pugnale di ferro. In precedenza, nel 1874, sempre ad Acquaviva furono trovate alcune statuette raffiguranti Ercole in atteggiamento assaltante. Una di queste statuette, andata persa, era alta , raffigurava Ercole con la pelle del leone nemeo che cingeva il capo e legata al petto. Un'altra statuetta di Ercole fu trovata in località Fonte Coperta, sulla riva sinistra del torrente Carapale, ove furono ritrovate anche delle altre sepolture.
Il periodo romano
Giovanni Pansa, citando gli storici Tanturri e Colarossi-Mancini, ipotizza che nel 217 a.C. si fosse scatenato un terremoto che deviò le acque del fiume di Monte Genzana, riempiendo il bacino lacustreG. Pansa, Miti, leggende e superstizioni d'Abruzzo, II, pp. 64-70.
Dopo la guerra sociale (91-89 a.C.), in seguito alla definizione giuridica dei territori assoggettati, la Valle Peligna ed il territorio fino a Scanno fu assoggettato alla tribù Sergia nella terra dei Peligni. In seguito, i territori preferiti dai romani in età tardo-repubblicana ed imperiale per dei piccoli insediamenti da realizzare, soprattutto ville e fattorie, furono le località chiamate Giardino, Collangelo e Iovana, ma anche il Vallone dei Romani e dei Romani siti più in alto, rimandano ad antiche ascendenze. A Collangelo furono trovate delle tombe e materiali da costruzione, Antonio De Nino alla fine dell'Ottocento nelle sue campagne di scavi avvalorava il ritrovamento in zona, di tre iscrizioni lasciando gli studiosi ad ipotizzare che si trattassero di iscrizioni topografiche e storiche.
Queste tre iscrizioni, pertinenti delle sepolture, risalgono ad un periodo compreso il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. ed oggi murate una nella chiesa di San Giovanni Battista, una nella chiesa di San Rocco, mentre la terza è andata smarrita. Secondo Alfonso Colarossi-Mancini, Collangelo sarebbe confuso con il Colle Sant'Angelo sito nei pressi della già citata Acquaviva. Nel Museo della lana a Scanno si conserva un'altra iscrizione anticamente murata in un edificio privato della località Giardino. Questa iscrizione rinvenuta nel 1921 nel Fosso Iovana mostra due nomi gentilizi romani Alfius e Gaidius. Le due iscrizioni rimaste di Collangelo citano delle cariche magistratuali inerenti al municipium di Betifulo, tuttavia l'impossibilità della presenza di magistrati nel territorio di Scanno giustificato dalla mancanza di un centro urbano definito giuridicamente e strutturato nelle forme consuete di amministrazione che comprendevano dei decurioni e di quattuomviri fa ipotizzare che le iscrizioni provengano da Sulmona o dal suo contado, questo farebbe cadere l'ipotesi che Betifulo corrisponderebbe a Scanno, così come l'ultima iscrizione succitata farebbe ipotizzare che il ruolo dei due personaggi fosse quello dei due magistrati, inerenti al municipio di Sulmona del I secolo d.C.Tuttavia Colarossi-Mancini sempre in Storia di Scanno e guida della valle del Sagittario (vedi 2º capitolo alle pp. 25-27, è sicuro che la lapide provenga da Betifulo non trovandosi d'accordo nel libro Monografie scannesi di Giuseppe Tanturri, p. 107 che afferma che la lapide è stata trovata a Iovana creando una bagarre sul luogo di origine della lapide..
Altre tracce dell'antichità romana a Scanno sono nelle parti di muratura non attribuibili ad un periodo ben definito ritrovate presso la chiesa di San Lorenzo a Iovana ai piedi dell'antico borgo fortificato di Torre Iovana, località che Colarossi-Mancini vorrebbe deformazione di Iovis Ara su una base che richiama una suggestione fonetica non ancora provata da delle prove archeologiche.
Il problema di Betifulo Betifulo era un insediamento preistorico di Scanno, l'insediamento continuò ad esistere anche in epoca romana e cristiana, fu un pagus ma taluni lo considerano municipio, ma Alfonso Colarossi-Mancini nel suo libro Storia di Scanno e della Valle del SagittarioAlfonso Colarossi Mancini, Storia di Scanno e della Valle del Sagittario, 2ª ristampa. asserisce che il più vicino municipio romano era Sulmona in quanto a Scanno non c'era un tessuto urbano ben definito come per l'appunto a Sulmona. Tuttavia uno dei primi documenti che cita Scanno è del 1067, trattasi di un documento della Cronaca cassinese, in cui dei conti valvensi fecero una donazione al monastero di Cassino, in questo documento il borgo viene citato come venit ad Scannum come confine di San Pietro in Lago e questo nome si mantenne per alcuni documenti redatti in seguito, mentre precedentemente, forse era chiamato Betifulo.
Il Medioevo ed il Rinascimento
Scanno sicuramente fu inglobata da Augusto nella Regio IV Samnium. Dopodiché non si hanno più attestazioni sino al Medioevo. Tra il 568 ed il 572 vi fu il periodo longobardo. I longobardi lasciarono ai Bizantini solo piccoli territori di presidio, e si pensa che delle torri di guardia vi fossero anche nei pressi di Scanno. Questo periodo fu un momento molto buio in cui i genitori non seppellivano i propri figli, il grano e l'uva non venivano raccolti. Ovunque regnava il silenzio, la desolazione ed il fetore dei cadaveri lasciati a decomporre nelle piazze e nelle campagne. Tuttavia i longobardi erano tolleranti assimilando culture, credenze, usanze e religioni.
Non si può affermare con certezza quando il cristianesimo arrivò alla valle del Sagittario ma è certo che a Betifulo, una volta accettata la cristianità, gli abitanti del nucleo iniziarono a chiamare il loro borgo Sant'Angelo, e di certo dovette succedere la stessa cosa a Collangelo che come Iovana doveva avere un nome di una divinità greca. Sicuramente la costruzione delle prime chiese in zona avvenne tra l'VIII e il IX secolo, dato il toponimo stesso "Sant'Angelo" di chiara derivazione tardo longobarda e franca. In seguito, con le invasioni degli Eruli e degli Ostrogoti incomincia un periodo di oblio nella zona scannese. Alcuni attribuiscono proprio al periodo bizantino-longobardo l'arrivo dalla costa abruzzese di popoli emigranti che avrebbero introdotto a Scanno la nota costumanza delle donne, mentre altri storici come il Colarossi-Mancini vogliono che tale usanza derivi dalla presenza federiciana a Scanno.
Ludovico II imperatore rinnovò a Sant'Angelo di Barreggio (presso Villetta Barrea) la chiesa di Sant'Angelo ad acquam vivam che doveva sorgere nei pressi di Scanno, in seguito, nel 964, questa chiesa fu confermata da Ottone I di Sassonia ai monaci di Montecassino e, nel 973 fu confermata da Ottone II, figlio di Ottone I, a Sant'Angelo di Barreggio.
In seguito, dopo l'istituzione dei trentasei ducati furono tolti definitivamente gli ultimi privilegi delle dinastie di senatori romani a Scanno, inclusa nel ducato di Spoleto.
Sotto il dominio dei Franchi Scanno continuò a far parte del dominio del ducato di Spoleto.
Intorno all'anno 1000 il titolo di conte diventò ereditario, ed il quel periodo, i conti del gastaldato di Valva presso Corfinio erano Berardo, Todino e Ranisio.
In seguito, nel 1042, il dominio passò ai Borrello i quali, dopo essersi spostati nella Valle del Sangro, con la sede del potere sparsa tra gli stessi centri di Borrello, Civitaluparella, Pescopennataro, cambiarono il nome in Di Sangro.