La linotype (in italiano linotipoLemma "linotipo" in Aldo Gabrielli, Grande dizionario italiano.) è una macchina tipografica che compone e giustifica automaticamente ciascuna linea di caratteri del testoGiuliano Vigini, Glossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Milano 1985, pag. 69.. Rappresenta il superamento della composizione a mano e fu introdotta negli ultimi decenni del XIX secolo. Il termine linotype è una contrazione line of types (colloquialmente line-o'-type), la linea di caratteri in metallo che la macchina è in grado di comporre automaticamente. È costituita da 92000 elementi meccanici capaci di effettuare 445 operazioni altrettanto meccaniche al minuto, in un'epoca senza elettronica.
Storia Invenzione
La linotype è una macchina che fonde le singole lettere e le giustappone, automaticamente spaziate, nella lineaNereo Vianello, La citazione di opere a stampa e manoscritti, Leo Olschki, Firenze 1970, pag. 13.. Va premesso che prima i tipografi erano costretti a prendere i singoli caratteri in metallo (fossero lettere, numeri o segni di punteggiatura) da grandi cassetti di legno (cassettoni). Venivano sistemate a mano in un attrezzo chiamato "compositore" per formare le parole e le righe di testo, il tutto costituiva sia una enorme fatica manuale necessaria a comporre i testi e una perdita enorme di tempo che richiedeva la presenza di molte maestranze. È per tale motivo che universalmente i quotidiani dell'epoca avevano un numero di pagine molto ridotto (spesso solo 4 o addirittura 8 pagine) rispetto a quelli realizzati tramite linotype, comprendenti oltre gli articoli, la pubblicità, gli inserti speciali su vari argomenti. Per fare un paragone, una singola pagina di giornale poteva richiedere 2-3 giorni di composizione a mano, questo compito era assolto da una sola linotype in un'ora. Contemporaneamente l'editoria libraria poté ridurre i tempi per la composizione da mesi a settimane.
All'origine, l'idea di Moore e Clephane All'origine dell'invenzione va ricordato Charles T. Moore, nato nel 1834, tipografo-inventore americano che rese possibile le prime fasi per creare la macchina linotype. Insieme a James Ogilvie Clephane (1842-1910), un altro inventore americano (di origine scozzese) stenografo abilitato all'esercizio della professione forense (aveva prestato servizio nello staff di Abramo Lincoln) cercava un metodo più veloce per comporre testi e pubblicare atti legali. Moore sviluppò un prototipo di macchina da scrivere e nel 1876 incontrò un tedesco proveniente da Hachtel, nel Württemberg, (dove vi conseguì la specializzazione di orologiaio prima di emigrare nel 1872 in USA), Ottmar Mergenthaler, che migliorò l'idea di Moore, creando la macchina linotype. Questa macchina consentiva di assemblare lettere e fondere righe di caratteri con facilità. Clephane era l'assistente d'ufficio del segretario di Stato William Seward e partecipò al corteo funebre del presidente Lincoln, lungo Pennsylvania Avenue, il 19 aprile 1865.
Baltimora (Maryland) e New York Baltimora è la città in cui tutto nacque e la storia della linotype è preservata presso il Baltimora Museum of Industry in Key Highway 1415 proprio a quasi 1 km. di distanza dove si trovava la vecchia fabbrica di assemblaggio, un'officina-capannone che era in centro città sito fra Camden Street e South Howard Street. Qui nel 1889 fu presentata la prima macchina chiamata Blower, ma non essendo ancora perfezionata nei meccanismi non aveva la piena funzionalità presentando dei difetti. Emersero contrasti fra i finanziatori e Merghentaler con il risultato che lui, nel 1888, si spostò a Brooklyn proprio quando emersero i suoi primi problemi di salute. Ebbe un attacco di pleurite che fortunatamente superò a fine anno potendo completare quello che sarà battezzata la «Model I», questa risulterà totalmente affidabile e clla fabbrica di Baltimora sarà per questo travolta dalle ordinazioni. Si aprì un altro stabilimento nella stessa città, in località Locust Point fra Clagett street e Allen streetOggi non esiste più perché dove sorgeva lo stabilimento c'è il nuovo complesso di McHenry Row, il parcheggio "Key Highway" a sud della torre dell'acqua al 1631 di Whetstoneway., complessivamente nell'anno 1894 si produssero 525 Modell I. Purtroppo la salute di Mergenthaler declinò e tutta la produzione tornò a 315 km (196 miglia) di distanza, New York, a Brooklyn,
L'azienda era la Mergenthaler Linotype Company. Lo stabilimento si trovava a Brooklyn, occupava un intero isolato vicino al Brooklyn Navy Yard, delimitato da Ryerson Street, Park Avenue, Hall Street e Flushing Avenue.
Fu installata per la prima mondiale, nel 1886, al New York Tribune con il risultato di essere la prima macchina per la composizione tipografica automatica a poter consentire notevoli aumenti di produttività. Fu in quell'anno che Thomas Edison pronunciò la famosa frase su questa invenzione. Un'altra celebrità cui fu fatta vedere questa macchina fu Albert Einstein che si sedette sul posto del linotipista (senza digitare alcuna lettera fu riferito) mentre era in visita il 25 gennaio 1933 a New York presso il giornale «Jewish Daily Bulletin», foglio pubblicato dal 1924 al 1935. Fu un successo commerciale in tutto il mondo, soltanto negli USA c'erano 25.000 macchine in uso nel 1911, 33.000 nel 1916 e più di 100.000 nel 1954.
Il problema della lingua cinese Avendo gli ideogrammi, la scrittura cineseVedasi anche Lingua cinese Lingua cinese standard non è alfabetica a differenza di tutte le altre. Per tale motivo i giornali cinesi non usavano le macchine linotype tradizionali a causa della scrittura logografica, che ha migliaia di caratteri complessi. Le linotype erano dotate di tastiera con 90 caratteri che poi emettevano le pesanti matrici di piombo o ottone. Gli editori quindi optavano per la composizione manuale, o per litografia e fotocomposizione. Prima della meccanizzazione, i compositori gestivano enormi armadi per caratteri, con 6.000-10.000 caratteri cinesi distinti, selezionandoli manualmente. Molti giornali usavano la litografia, con giornalisti che scrivevano a mano il layout su pietre litografiche. Negli anni attorno il 1920, alcune aziende cercarono di introdurre un alfabeto cinese fonetico per meccanizzare la lingua, ma tali tentativi si rivelarono fallimentari.
La linotype in Giappone
Fu sviluppata anche una versione giapponese della linotype fu prototipata, ma per via del gran numero di caratteri kanji, non raggiunse mai un utilizzo pratico e non fu mai impiegata nella stampa di giornali in Giappone. Fu sviluppata in sinergia con la società Linotype nell'agosto del 1930 e come riferivano le cronache del quotidiano Osaka Mainichi Shimbun (大阪毎日新聞)(大阪毎日新聞) Nel 1876 uscì con il nome Osaka Nippo, dal 1888 Osaka Mainichi Shimbun, dal 1943 riunendo tutte le edizioni regionali delle varie prefetture è il "Mainichi Shimbun". fu fatta una dimostrazione nel luglio dello stesso anno. Tuttavia proprio la presenza di un alto numero di caratteri "kanji" rese estremamente difficoltosa una soluzione atta a costruire un sistema in grado di far circolare la matrice per una riga, proprio a differenza del sistema in utilizzo per alfabeto. L'idea naufragò quindi si passò dalla composizione tipografica direttamente alle nuove tecniche informatiche, queste ultime invece hanno finalmente superato e cancellato ogni difficoltà.
Le linotype russe La lingua russa non costituisce invece problema. Semplicemente il magazzino ha le matrici con l'alfabeto cirillico con i vari caratteri.
La Russia ha prodotto per conto suo macchine linotype che erano probabilmente copie delle americane, smontate e a fondo studiate. È dal 1932 che inizia la vera produzione in serie, presso la ex fabbrica Simonov, la Maksa Geltsa (Макса Гельца) di Leningrado a nome di Max Hölz, agitatore politico anarcoide di sinistra caduto in disgrazia anche all'interno del suo movimento, poi forse perché poteva costituire un esempio scomodo fu cambiato il nome in "Lenpoligrafmash"(Ленполиграфмаш). Qui nacquero le linotype sovietiche (chiamate «linotip», "линотип") per ridurre la dipendenza da quelle occidentali, importate. Lo stabilimento continuò la produzione per molti anni, costruendo modelli come la linotype «N-124». Dopo la seconda Guerra mondiale cambiò nome, alcuni modelli avevano targhette "Neotyp" (Неотип), "Novatype" (Новатип) o semplicemente "Rossija" (Россия).
Nel passato: la tipografia sempre vicino alla redazione
Una volta era indispensabile applicare il sistema «redazione sopra, tipografia sotto»: i giornali uscivano di macchina a l'una o le due di notte per le varie edizioni, i tipografi e gli impaginatori si confrontavano per correggere con il «proto» (l'addetto a scovare gli errori di battitura) i testi scritti dalle 22.00 quando si iniziava a impostare l'impaginazione, in attesa chiaramente che notizie gravi l'avrebbero cambiata in tutto. La vicinanza tra giornalisti, il direttore del quotidiano e tipografi anche con i ritmi serrati creava un clima particolare con la stampa a caldo, le linotype, gli odori di inchiostri e dei loro solventi, quello metallico della lega fusa, il legno dei cassetti degli attrezzi e dei caratteri facendo venire in mente il paragone con l'odore di vapore e litantrace delle vaporiere ferroviarie. Oggigiorno è tutto cambiato sostituito da operatori con camicia bianchi davanti a terminali con stampanti laser su cui si interviene immediatamente per correzioni, cambi d'impaginazione, colori.
Alcuni esempi, solo per citarne alcuni, di redazione (al piano di sopra), tipografia con rotative lo sono state le sedi dai grandi giornali a quelli più locali, dal Corriere della Sera, sempre in via Solferino 28 (ancora esistente ma senza più l'annessa tipografia); La Stampa che era dal 1968 al 2012 in via Marenco 32; il genovese "Il Secolo XIX" che aveva luminosi finestroni smerigliati per le sale di composizione con tutto accanto quand'era dal 1968 al 1999 nel palazzo di via Varese 2, vicino la stazione Brignole.
Grandi sale di composizione I grandi gruppi disponevano di grandi sale di composizione, reparti dove lavoravano fino a 200 tipografi: il Corriere della Sera disponeva di 90-100 linotype, La Stampa e Stampa SeraStampa Sera chiuderà definitivamente il 18 aprile 1992. avevano 60-80 macchine. Gli elevati investimenti erano remunerati da: pubblicità, alta tiratura (non più paragonabili con quelle d'oggi) e dagli abbonamenti annuali. A fare concorrenza alla stampa non vi era che la radio (la televisione fu introdotta in Italia nel 1954). Oggi, in clima di continua informazione h24 ricevuta da tutti da ogni angolo del globo anche su dispositivi personali come gli smartphone, è impensabile fare un paragone. Di quei tempi, degli inchiostri, del piombo restano foto emblematiche come quella di Arrigo Levi, direttore La Stampa (1973~1978) mentre scende in tipografia a tarda sera con i giornalisti per confrontarsi con i tipografi o del milanese «Corriere della Sera». Il New York Times ne utilizzò 160 fino all'ultimo giorno del piombo, datato 1º luglio 1976.
La «Monotype» Diversamente dalla lino, la monotype realizzava i singoli caratteri necessari per la stampa allineati in una linea simile a quelle composte a mano, partendo dalla striscia perforata realizzata dalla tastiera Monotype.
È utilizzata soprattutto in editoria, primariamente per la composizione di libri: se si fa un errore è facile sostituire i singoli caratteri errati semplificando il lavoro di composizione. Il sistema Monotype funziona suddividendo la composizione tipografica in due macchine separate: una tastiera pneumatica che perfora un nastro di carta e una macchina di fusione che utilizza aria compressa attraverso i fori del nastro per posizionare una matrice, iniettare metallo fuso in uno stampo e fondere singoli caratteri mobili.