Linvasione della Cecoslovacchia da parte del Patto di Varsavia (nome in codice Operazione Danubio; ) fu l'operazione militare congiunta volta all'occupazione del territorio della Cecoslovacchia da parte di cinque Stati membri del Patto di Varsavia, ossia: Unione Sovietica, Polonia, Bulgaria e Ungheria; invasione posta in essere nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968.
La Romania di Ceaușescu e l'Albania di Hoxha si rifiutarono di prendere parte all'operazione, mentre le forze della Germania Est (RDT), fatta eccezione per un piccolo numero di specialisti, non parteciparono all'invasione vera e propria perché poche ore prima dell'operazione militare, dall'URSS arrivò l'ordine di non attraversare il confine cecoslovacco.Per il timore di una resistenza più forte nell'eventualità di una partecipazione di truppe tedesche all'invasione, data la precedente occupazione della Cecoslovacchia. Cfr.
Nella fase iniziale furono circa 250 000 le truppe del Patto a violare i confini della Cecoslovacchia, aumentando via via fino a raggiungere il numero di 500 000 nella sua fase finale. 137 civili cecoslovacchi persero la vita e 500 furono gravemente feriti durante l'occupazione.
L'invasione riuscì nel suo scopo di fermare il processo di liberalizzazione avanzato da Alexander Dubček con la Primavera di Praga e rafforzò la supremazia dell'ala autoritaria all'interno del Partito Comunista di Cecoslovacchia (KSČ). Durante questo periodo, la politica estera dell'Unione Sovietica e dei suoi Stati satelliti seguiva le linee dettate dalla cosiddetta dottrina Brežnev.
Contesto Governo di Novotný Il processo di destalinizzazione in Cecoslovacchia era stato avviato sotto il governo di Antonín Novotný tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, ma progrediva in modo più lento rispetto a quanto avveniva negli altri paesi del blocco orientale.. Seguendo l'esempio di Nikita Sergeevič Chruščëv, Novotný proclamò il completamento della fase socialista e, con la nuova costituzione del 1960,. il paese adottò il nome di "Repubblica Socialista Cecoslovacca". Tuttavia, la destalinizzazione continuò ad andare a rilento: la riabilitazione delle vittime dell'era stalinista, come quelle condannate nei processi di Slánský, era stata presa in considerazione già nel 1963, ma non ebbe luogo fino al 1967.
All'inizio degli anni sessanta, la Cecoslovacchia subì una recessione economica e l'applicazione del modello sovietico dell'industrializzazione non ebbe i risultati sperati: prima della seconda guerra mondiale, la RSC era già un paese industrializzato ma il modello sovietico teneva conto principalmente delle economie meno sviluppate. Il tentativo di Novotný di ristrutturare l'economia con il Nuovo modello economico del 1965, stimolò anche la crescente domanda di riforme politiche.
Congresso degli scrittori del 1967 Mentre il regime comunista alleggeriva le proprie regole, l'Unione degli scrittori cecoslovacchi iniziò cautamente a manifestare il proprio malcontento, e nella loro gazzetta Literární noviny, i membri affermarono che la letteratura avrebbe dovuto essere indipendente dalla dottrina del partito. Qualche mese dopo, durante una riunione del KSČ, fu deciso che sarebbero state intraprese azioni amministrative contro gli scrittori che esprimevano apertamente il sostegno alla riforma avanzata dall'Unione. Poiché solo una piccola parte del sindacato sosteneva queste convinzioni, i membri rimanenti furono chiamati a disciplinare i loro colleghi. Il controllo sul Literární noviny e su molte altre case editrici fu trasferito al Ministero della Cultura e persino i membri del partito che in seguito diventarono importanti riformatori - incluso Dubček - approvarono queste mosse.
Ascesa di Dubček
La primavera di Praga fu un periodo di liberalizzazione politica nella Cecoslovacchia socialista dopo la seconda guerra mondiale. Cominciò il 5 gennaio 1968, quando il riformista Alexander Dubček fu eletto Primo Segretario del Partito Comunista di Cecoslovacchia (KSČ).
Le riforme della primavera di Praga furono un importante tentativo di Dubček di concedere ulteriori diritti ai cittadini della Cecoslovacchia in un atto di decentramento parziale dell'economia e di democratizzazione. Le libertà concesse includevano un allentamento delle restrizioni sulla stampa, la parola e i viaggi. Dopo la discussione nazionale sulla divisione del paese in una federazione di tre repubbliche, Boemia, Moravia-Slesia e Slovacchia, Dubček decise di dividere il paese nella Repubblica Socialista Ceca e nella Repubblica Socialista Slovacca.Czech radio broadcasts 18–20 August 1968
Posizione di Brežnev
Il segretario del PCUS Leonid Brežnev e i governi dei Paesi del Patto di Varsavia iniziarono a temere che le liberalizzazioni in atto in Cecoslovacchia, tra cui la fine della censura e la sorveglianza politica da parte della polizia segreta, potessero diventare dannose per i loro interessi. La Cecoslovacchia avrebbe potuto infatti separarsi dal blocco orientale e danneggiare la posizione dell'Unione Sovietica in una possibile guerra con le potenze della NATO, non potendo più attingere alla base industriale cecoslovacca. I leader cecoslovacchi non avevano alcuna intenzione di abbandonare il Patto di Varsavia, ma il governo sovietico mise in dubbio le effettive intenzioni di Praga.
Tra le altre paure vi era la diffusione della liberalizzazione e dei disordini in altri Stati dell'Europa orientale. I Paesi del Patto di Varsavia temevano che se le riforme della Primavera di Praga fossero state incontrollate, quegli ideali avrebbero potuto diffondersi in Polonia e nella Germania Est, rovesciando lo status quo. All'interno dell'URSS, il nazionalismo nella RSS Estone, Lettone, Lituana e Ucraina rappresentava un importante problema interno e il governo temeva che gli eventi di Praga avrebbero potuto intensificare i sentimenti nazionalisti di suddette repubbliche.
Secondo i documenti degli archivi ucraini compilati da Mark Kramer, il presidente del KGB Jurij Andropov e i leader ucraini Pëtr Šelest e Nikolaj Podgornyj furono i principali sostenitori dell'intervento militare. Secondo altre versioni, l'iniziativa per l'invasione venne originariamente dalla Polonia, in quanto il politico polacco Władysław Gomułka e in seguito il suo collaboratore, leader della Germania Est, Walter Ulbricht, fecero pressioni su Breznev per accordarsi sulla lettera di Varsavia e sul conseguente coinvolgimento militare. Gomułka accusò Brežnev di essere cieco e di guardare la situazione in Cecoslovacchia con troppa emozione. Ulbricht, a sua volta, insistette sulla necessità di attuare un'azione militare in Cecoslovacchia mentre Breznev dubitava ancora. Secondo il politico sovietico Konstantin Katušev, "i nostri alleati erano ancora più preoccupati di quanto non stessimo facendo a Praga. Gomułka, Ulbricht, Živkov, persino Kádár, hanno valutato la Primavera di Praga in modo molto negativo".
Inoltre, parte della Cecoslovacchia confinava con l'Austria e la Germania Ovest, che si trovavano dall'altra parte della cortina di ferro. Ciò significava che agenti stranieri avrebbero potuto penetrare facilmente in Cecoslovacchia ed in qualsiasi membro del blocco comunista e che i disertori potessero fuggire in Occidente.Valenta (Fn. 7) 17 L'ultima preoccupazione emerse direttamente dalla mancanza di censura: gli scrittori i cui lavori erano stati censurati in Unione Sovietica potevano semplicemente pubblicare le proprie opere a Praga o Bratislava.
Posizione degli Stati Uniti e della NATO Gli Stati Uniti d'America e la NATO preferirono non intervenire sull'evolversi della situazione in Cecoslovacchia. Mentre l'Unione Sovietica temeva di perdere un alleato nel blocco orientale, gli USA non avevano assolutamente alcun desiderio di ottenerlo. Il presidente Lyndon B. Johnson aveva già coinvolto gli Stati Uniti nella guerra del Vietnam ed era improbabile che fosse in grado di ottenere un appoggio per un potenziale conflitto in Cecoslovacchia. Inoltre, voleva perseguire un trattato di controllo degli armamenti con i sovietici, il SALT, e aveva bisogno di mantenere rapporti pacifici con l'URSS e non voleva rischiare di far saltare l'accordo con un intervento in Cecoslovacchia.Dawisha (Fn. 6) 10 Per questi motivi, gli Stati Uniti dichiararono che non sarebbero intervenuti nella questione.
Negoziati con l'URSS e altri stati del Patto di Varsavia La leadership sovietica cercò all'inizio di limitare l'impatto delle iniziative di Dubček attraverso una serie di negoziati: i presidium di Cecoslovacchia e URSS accordarono un incontro bilaterale per luglio 1968 a Čierna nad Tisou, vicino al confine slovacco-sovietico. Fu la prima volta che il Presidium sovietico si incontrò al di fuori del territorio dell'URSS.
All'incontro parteciparono Brežnev, Aleksej Kosygin, Nikolaj Podgornij, Michail Suslov per l'URSS, e Dubček, il presidente Ludvík Svoboda, il primo ministro Oldřich Černík ed il presidente dell'assemblea nazionale Josef Smrkovský per la Cecoslovacchia. Dubček difese il programma dell'ala riformista del Partito Comunista Cecoslovacco e confermò la propria aderenza al Patto di Varsavia e al Comecon. La leadership del KSČ, tuttavia, era divisa tra riformisti (Dubček, Josef Smrkovský, Oldřich Černík, Josef Špaček e František Kriegel) е conservatori antiriformisti (Vasil Biľak, Drahomír Kolder e Oldřich Švestka). Brežnev scelse il compromesso. I delegati cecoslovacchi riaffermarono la loro fedeltà al Patto di Varsavia e promisero di eliminare le tendenze anti-socialiste, prevenire la rinascita del Partito Socialdemocratico Cecoslovacco e controllare la stampa attraverso la re-imposizione di un livello superiore di censura. In risposta, l'Unione Sovietica concordò il ritiro delle proprie truppe dalla Cecoslovacchia (ancora di stanza dalle esercitazioni del 1968) e accettò il congresso del KSC per il 9 settembre. Dubček apparve davanti alle telecamere della Československá televize e riaffermò l'alleanza della Cecoslovacchia con l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia.
Il 3 agosto, i rappresentanti di Unione Sovietica, Repubblica Democratica Tedesca, Polonia, Ungheria, Bulgaria e Cecoslovacchia si incontrarono per firmare la Dichiarazione di Bratislava, con la quale affermarono una fedeltà irremovibile al marxismo-leninismo e all'internazionalismo proletario e dichiararono una lotta implacabile contro l'ideologia borghese e tutte le forze "antisocialiste". Dopo la conferenza, le truppe sovietiche lasciarono il territorio cecoslovacco ma rimasero lungo i confini.
Cospirazione cecoslovacca contro Dubček Molto prima dell'invasione, Alois Indra, Drahomír Kolder e Vasil Biľak pianificarono un colpo di Stato, riunendosi spesso presso l'ambasciata sovietica ed il centro ricreativo del Partito nella diga di Orlík.. Quando riuscirono a convincere la maggioranza del Presidium (sei degli undici membri votanti) a schierarsi con loro contro i riformisti di Dubček, chiesero all'URSS di lanciare un'invasione militare. La dirigenza dell'URSS stava anche valutando di aspettare il Congresso del Partito slovacco del 26 agosto, ma i cospiratori cecoslovacchi "hanno richiesto espressamente la notte del 20".
Il piano prevedeva che durante un dibattito in risposta al rapporto Kašpar sulla situazione della Cecoslovacchia, i membri conservatori avrebbero insistito su Dubček per fargli presentare due lettere che aveva ricevuto dall'Unione Sovietica, dove erano elencate le promesse che aveva fatto ai colloqui di Čierna nad Tisou ma che non era riuscito a mantenere. L'occultamento di Dubček di lettere così importanti e la sua riluttanza a mantenere le sue promesse avrebbero dovuto portare a un voto di fiducia che la maggioranza ormai conservatrice avrebbe vinto, conquistando quindi il potere e inviando una richiesta di aiuto all'URSS per prevenire una controrivoluzione. Le truppe sovietiche avrebbero dovuto reprimere l'esercito cecoslovacco e qualsiasi forma di resistenza violenta.