San Gregorio nelle Alpi (San Regorio in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Belluno in Veneto. Si estende in Valbelluna ai piedi del Monte Pizzocco. La denominazione del comune fino al 1867 era San Gregorio.Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Geografia fisica Il comune di San Gregorio nelle Alpi, posto in una posizione semicentrale all'interno della media Valle del Piave, con i suoi si sviluppa sulle pendici del monte Pizzocco partendo da una quota altimetrica di 350 metri fino a giungere al punto più elevato posto a 2.187 metri sul livello del mare. Confina per buona parte con il comune di Santa Giustina sia a ovest sia a sud, per un breve tratto a nord-ovest con il comune di Cesiomaggiore e a est con il comune di Sospirolo.

Il territorio è piuttosto variegato, ma schematicamente si possono distinguere le tre zone altimetriche distinte: La parte più bassa rispetto al capoluogo, tra i 350 metri della frazione di Velos (il punto più basso del comune) e i 500 metri, in cui il pendio è dolce e alternato a brevi tratti di area pianeggiante. Come una cintura si snoda prossimo al confine con il comune di Santa Giustina, e abbraccia alcuni nuclei abitati e frazioni, tra cui Velos, Maserolle, Muiach, Fumach, Paluch, Luni, Paderno e Alconis prossimo ormai al comune di Sospirolo. Una parte intermedia che circonda il capoluogo San Gregorio e arriva fino al pianoro di Roncoi. Qui il territorio è più accidentato e pendente e raggruppa l'area posta tra i 500 e i 700 metri di altitudine in cui ancora sono presenti nuclei abitati. Fra i principali ricordiamo il paese di San Gregorio, e le frazioni di Roncoi, Barp, Cort, Carazzai. La fascia più alta, posta tra i 700 metri e la cima del monte Pizzocco a metri che rappresenta l'area montana in senso stretto, in cui il grande dislivello è coperto in un tratto brevissimo. L'area non presenta nuclei abitati se non case sparse e casere, fra cui la principale è Casera Ere, ed è in buona parte compreso all'interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Storia Dalle origini all'epoca romana Seppur un piccolo territorio, inevitabilmente legato alla storia più ampia della Valle del Piave, si suppone che l'uomo abbia abitato l'area di San Gregorio già sul finire dall'età del bronzo (tra il 1300 e il 900).

La civiltà dei castellieri trova qui segni deboli, ma inconfutabili. Ritrovamenti di castellieri, cioè insediamenti d'altura, su posizioni naturalmente protette e talvolta fortificatiLe più antiche fasi di colonizzazione del territorio feltrino, C Mondini – A. Villabruna, sono riconducibili anche a questo comune, a Suppiane e Castel de PedenaSan Gregorio Nelle Alpi: osservando il territorio, Gloria Sabina Manera (2001), cioè in un'area posta a monte del paese di San Gregorio.

Segni più concreti sono quelli riconducibili all'epoca romana. La Via Claudia Augusta Altinate, principale via di comunicazione in quei secoli, secondo gli studi di A. Alpago NovelloDa Altino a Maja sulla via Claudia Augusta,A. Alpago Novello, passava appena a sud dell'odierno Comune di San Gregorio. Secondo il tracciato più probabile da Praderadego in comune di Mel scendeva verso il castello di Zumelle fino all'abitato di Nave lungo la sponde del fiume Piave. Da qui un traghetto fluviale (zattere o piccole imbarcazioni) consentivano di raggiungere l'altra sponda, vicino alla confluenza con il torrente Veses nel territorio di Santa Giustina. Una volta a riva la strada riprendeva in direzione di Cesiomaggiore, dove nel 1786 è stato rinvenuto un cippo militare che confermava il passaggio della Via Claudia Augusta. Un ramo secondario della Via Claudia collegava poi Cesiomaggiore a Belluno, attraversando l'area pedemontana di San Gregorio vicino ai paesi di Villa di Pria (nel comune di Santa Giustina), Velos e Callibago, denotando come anticamente i principali collegamenti viari spesso privilegiassero la zona collinare al fondovalle, troppo soggetta alle piene anche devastanti del fiume Piave, fiume all'epoca dalla portata indubbiamente superiore a quella attuale (il minor deflusso idrico è causa dell'intenso sfruttamento idroelettrico) e di difficile attraversamento. Concretamente a San Gregorio non sono pervenuti resti archeologici dell'età romana, ma una piccola frazione si chiama Soravich, nome che deriva dalla sua ubicazione: sopra il vicus, termine latino con cui si indicava il capoluogo.

È da segnalare la presenza di alcuni cippi, segno inconfutabile della centuriazione romana, rinvenuti principalmente presso le frazioni di Fumach e Paderno oltre che nella stessa San Gregorio. Ritrovamento poi di monete antiche datate tra il I e il III secolo nelle località minori del Comune fanno supporre una presenza diffusa dell'uomo su questo territorio, non concentrato in grossi centri, ma su piccoli villaggi, ville rustiche e strutture stagionali.Atti del Convegno: Romanità in provincia di Belluno, Belluno 1988 (II ediz., 1995, pag. 144-145)

Il Medioevo Nel corso del Medioevo le sorti di questo territorio seguono quelle delle città vicine, principalmente Feltre e Belluno. Si succederanno nel tempo varie dominazioni. Al potere di Roma si sostituiranno i Longobardi dal 568 al 774. Poi dal 774 all'888 il dominio dei Franchi. Di epoca longobarda sono i ritrovamenti tra gli anni cinquanta e settanta di tombe altomedievali nella frazione di Fumach e a Moldoi nel vicino Comune di Sospirolo e i pannelli lapidei datati tra l'VIII e i IX secolo nella frazione di Paderno. A Paderno, a S. Felice, a Romagno e a San Gregorio stesso è documentata l'esistenza di alcuni castelli, da intendersi più come edifici e strutture fortificate che nel senso stretto del termine. Il Castello di Paderno, di cui è arrivato fino a noi solo il corpo principale, è l'unico che è visibile, anche se parzialmente restaurato nei secoli; esso è anche detto Castello di Pisocco, dal nome del suo proprietario che nel 1096 partì per la Prima Crociata, a cui parteciparono anche Ariberto e Andrighetto de Romagno, nomi legati a questo territorioA. Cambruzzi – A Vecellio, Storia di Feltre (1875, rist. 1995). Pisocco aveva raffigurato nel suo stendardo la lettera gotica "P", stendardo che è stato ritrovato dipinto negli affreschi della chiesetta di San Felice in monte. Gli altri castelli ormai sono scomparsi, ma a San Gregorio, vicino alla piazza, sorge un antico edificio che ricorda una torre medievale, segno dell'antica fortificazione.

Il dominio della Repubblica di Venezia Nel 1404 il Feltrino e il Bellunese passano sotto il dominio della Serenissima e vi resteranno fino al 1797.

In questa fase va segnalato che San Gregorio è assieme a Lamon uno dei pochissimi comuni della Valle del Piave a possedere documenti della propria Regola ancora visibili. La Regola di San Gregorio è datata 1405, costituita da 15 fogli scritti fronte e retro, conservati presso l'archivio parrocchiale.

- Una contesa secolare sui confini, avvenne in Val Scura e sui monti sovrastanti, tra la regola di Val e Fagarè da una parte (attuali frazioni di Cergnai, Campel e Villa di Pria, nel Comune di Santa Giustina), e la regola di San Gregorio dall'altra parte (comprendente sostanzialmente quasi tutto l'attuale territorio Comunale). Questo contenzioso andò avanti dal 1400 a tutto il 1700 con alterne vicende e molte sentenze a volte favorevoli a una parte e a volte contrarie. La prima sentenza assegnò alla Regola di Val e Fagarè La Val Scura e i monti sovrastanti sin alla sommità di Palia. Altre sentenze modificarono a più riprese i confini. La sentenza definitiva, sostanzialmente, indica come il confine sia individuato, "sotto i salti da una parte e sopra i salti gli altri), ovvero sotto i salti, (pareti rocciose), la regola di Val e Fagarè e sopra le pareti rocciose, la regola di San Gregorio. Con l'ultima sentenza i confini, sommariamente descritti e segnati sul posto da croci scolpite nella roccia, indicavano il confine regoliero a partire dal torrente Veses verso la montagna, (esiste ancora una porzione di muro che indicava tale limite, poco a monte del "pian della nogherola" sotto la località Benelli. Dal torrente Veses, passando per il muro di confine, si prosegue salendo lungo lo spigolo di San Felice, (costa Selina), lasciando a destra il "bosco di Muiach" (era un bosco a uso esclusivo della omonima frazione di San Gregorio). Proseguendo in spigolo la "costa Selina" si giunge a un sentiero che dal piano di Roncoi porta in Val scura, passando a lato di un piccolo colle con ruderi di fabbricati, (in Comune di Santa Giustina), poco distante sul sentiero in direzione dei ruderi, è presente una piccola sorgente d'acqua perenne con incavo e piccola vasca su roccia. Sempre salendo la "Costa Selina" si intercetta una seconda traccia di sentiero, poco accennata, che termina giusto prima delle balze rocciose, ancora salendo si giunge in prossimità dei prati, sottostanti la chiesa di San Felice (un tempo piccolo borgo abitato, ruderi di abitazioni). Il confine più o meno all'altezza di questa seconda traccia di sentiero, svolta a sinistra, alla metà delle crode sotto i prati di San Felice e il sottostante bosco con sentiero e sorgente (Fontanel). Il confine traversa in orizzontale le crode sino a giungere verso la Val Scura su una piccola cengia (localmente denominata banca) a strapiombo, giusto sotto la Chiesa, sulla quale venne rilevata la presenza di una croce consunta, scolpita su roccia farinosa. Sempre seguendo la cengia (molto stretta e accidentata), ma rimanendo ai piedi della parete rocciosa si arriva a intersecare il vecchio percorso carraio tagliato sulla roccia che da San Felice, porta alla Val Scura, e al "Bosco Litigoso" nonché alle casere con stalla, località Pradel (in abbandono ma di proprietà dello Stato). Si ricorda come in alcune delle sentenze, venne ordinato ai regolieri di San Gregorio di distruggere la strada che proveniva da San Felice e portava in Val scura, affinché potessero passare solamente animali e persone, non carri da trasporto. Da questo punto, in corrispondenza di una curva versi sinistra, si traversa la strada e si prende il sentiero detto del Fontanon che porta verso monte (a tratti estremamente ripido), tracciato che si snoda su un ghiaione (citato nelle sentenze), in direzione della Val delle Ere, passando per il Covol, Pala Man, Fontanon, Ere. Poco oltre l'inizio del sentiero del "fontanon" a circa trenta metri dalla partenza, si nota a sinistra una labile traccia di sentiero in disuso, quasi orizzontale sul ghiaione che si dirige verso la valle, mantenendo una quota costante. Il tracciato dl sentiero del Fontanon è stato da alcuni decenni modificato e spostato nel tratto iniziale, causa franamenti della vecchia sede ormai impraticabile ma ancora riconoscibile. Il confine segue il sentiero originale sin quasi sotto la parete posta poco prima del Covol, in corrispondenza di una netta svolta a destra (attuale terzo tornante). Proseguendo verso sinistra sotto la parete della Pala Man, verso la Val Scura, si arriva dopo una cinquantina di metri a un precipizio che interrompe la possibilità di proseguire oltre. In questo punto è presente una croce scolpita su roccia. Da questa croce (indicato localmente come "termen") si scende lungo la linea di massima pendenza per circa 100 metri sino alla base del filone roccioso, qui è stata rinvenuta un'altra croce scolpita, molto rovinata. Da questo punto si prosegue a destra costeggiando la parete rocciosa per altri 60/80 metri, seguendo una traccia di sentiero che altro non è che la prosecuzione di quel labile sentiero su ghiaione, prima accennato. In prossimità di un antro su roccia, poco a valle, sotto un masso sporgente è ubicata un'altra croce scolpita. Si segue sempre la traccia di sentiero che costeggia la base della parete rocciosa e in prossimità di un ampio dosso boscoso, verso valle, su una roccia poco evidente è segnalata un'altra croce scolpita.