La provincia di Macerata è una provincia italiana delle Marche di abitanti, con capoluogo Macerata. Comprende 55 comuni e si estende per , dal versante adriatico fino alla dorsale dell'Appennino umbro-marchigiano.
Occupa la parte centro-meridionale della regione e confina a nord con la provincia di Ancona, a est con il mare Adriatico, a sud con le province di Fermo e Ascoli Piceno e a ovest con la provincia di Perugia, in Umbria. È l'unica provincia marchigiana a confinare con altre tre province della stessa regione.
Geografia fisica Territorio La provincia di Macerata occupa la parte centro-meridionale delle Marche e si estende dal mare Adriatico, che ne delimita il versante orientale, fino alla dorsale dell'Appennino umbro-marchigiano. Confina a nord con la provincia di Ancona, a sud con le province di Fermo e Ascoli Piceno e a ovest con la provincia di Perugia, in Umbria. Con una superficie di , il territorio presenta una conformazione prevalentemente collinare nella parte centro-orientale e montuosa nel settore occidentale.
Secondo la classificazione altimetrica dell'ISTAT, che attribuisce ciascun comune a una zona in base alle caratteristiche fisiche e all'utilizzazione prevalente del territorio, la provincia è suddivisa esclusivamente tra aree di collina e di montagna, senza comuni classificati come pianeggianti. Nella tradizionale ripartizione statistica per zone altimetriche, circa il 67,7% della superficie provinciale è classificato come collina e il restante 32,3% come montagna.
La morfologia segue nel complesso la disposizione trasversale caratteristica del versante adriatico dell'Appennino centrale. Procedendo da ovest verso est, ai rilievi appenninici succede una vasta fascia collinare che degrada progressivamente verso la costa. I principali sistemi vallivi, disposti prevalentemente in direzione ovest-est, contribuiscono a suddividere il territorio in dorsali collinari parallele e costituiscono gli assi naturali di collegamento tra l'interno e il litorale.
Il settore occidentale comprende alcuni dei maggiori rilievi dell'Appennino umbro-marchigiano e, nella parte meridionale, una porzione del massiccio dei Monti Sibillini. Il paesaggio diviene qui propriamente montano, con versanti più acclivi, vallate incassate e quote sensibilmente superiori rispetto alla fascia centrale e costiera.
Una particolare configurazione presenta l'estremità sud-occidentale della provincia, dove il territorio amministrativo marchigiano supera in alcuni punti lo spartiacque principale dell'Appennino e comprende l'area dell'Alto Nera. I territori di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera sono strettamente legati al sistema geografico della Valnerina e formano un'area montana di cerniera tra Marche e Umbria. La pianificazione regionale descrive in particolare Visso, posto all'estremità sud-occidentale della provincia, come centro situato «a cavallo dell'Appennino» e come crocevia tra il territorio marchigiano e i comuni della Valnerina.
La fascia centrale è dominata dal paesaggio collinare, nel quale sorgono numerosi centri storici collocati sulle sommità e sui crinali. Verso est le colline diminuiscono progressivamente di quota fino a raggiungere la stretta fascia litoranea adriatica. Anche quest'ultima, nella classificazione altimetrica dell'ISTAT, rientra prevalentemente nella zona di collina litoranea, poiché la classificazione statistica considera ciascun territorio comunale nella sua interezza.
La Provincia dispone di un sistema informativo territoriale attraverso il quale sono raccolte la cartografia provinciale e le informazioni relative ai principali vincoli ambientali, paesaggistici e territoriali; tali dati costituiscono anche parte della base conoscitiva del Piano territoriale di coordinamento provinciale.
Storia Dall'antichità all'alto Medioevo Il territorio dell'attuale provincia di Macerata non costituì, prima dell'età contemporanea, un'unità politica o amministrativa omogenea. La sua storia si sviluppò intorno a diversi centri della fascia costiera, delle vallate del Chienti e del Potenza e dell'area appenninica, riuniti entro una medesima circoscrizione provinciale soltanto nel XIX secolo.
Nell'età del ferro gran parte dell'attuale territorio provinciale rientrava nell'area della civiltà picena, documentata archeologicamente da numerose necropoli. Fra i siti più significativi del Maceratese figurano le necropoli di Pitino, presso San Severino Marche, di Moie di Pollenza e di Tolentino. A partire dal III secolo a.C. il territorio piceno venne progressivamente incorporato nello Stato romano e profondamente romanizzato.
Fra i principali centri antichi dell'odierna provincia ebbe particolare importanza Camerinum, capitale dei Camerti. La città concluse un'alleanza con Roma nel 310 a.C., mantenendosi fedele durante la seconda guerra punica e le guerre contro i Cimbri; dopo la guerra sociale divenne municipio.
La dissoluzione dell'ordinamento romano determinò una lunga trasformazione degli assetti politici. Dopo la guerra gotica, Camerino entrò nel 553 nell'esarcato bizantino di Ravenna; conquistata dai Longobardi nel 592, diede il nome a un ducato successivamente incorporato nel Ducato di Spoleto. Con la conquista franca, Carlo Magno fece di Camerino il centro di una marca che si estendeva dall'Appennino verso l'Adriatico.
Comuni, signorie e dominio pontificio Tra il pieno e il basso Medioevo il territorio dell'attuale provincia rimase politicamente articolato fra numerosi comuni, signorie e domini ecclesiastici. Macerata si costituì in libero comune nel XII secolo e, alla fine dello stesso secolo, durante il pontificato di papa Innocenzo III, riconobbe l'autorità della Chiesa insieme ad altre città della Marca di Ancona.
Diversa fu la vicenda di Camerino, che dopo il 1198 entrò nell'orbita dello Stato Pontificio conservando una considerevole autonomia. Schierata nel XIII secolo con la parte guelfa contro gli Svevi, la città fu distrutta nel 1259 dalle truppe di Manfredi di Sicilia. La ricostruzione fu legata all'ascesa dei Da Varano, la cui signoria si consolidò nei decenni successivi e, salvo alcune interruzioni, durò sino al 1545.
Nel corso del XIV e XV secolo anche Macerata risentì dell'indebolimento dell'autorità pontificia nella Marca. La città fu soggetta per alcuni periodi a poteri signorili e conobbe, tra gli altri, il dominio dei Da Varano e quello di Francesco Sforza, che controllò una parte considerevole della Marca nella prima metà del Quattrocento. Dopo il 1445 Macerata tornò stabilmente sotto il governo pontificio.
Camerino rimase invece sotto i Da Varano fino alla metà del XVI secolo, fatta eccezione per il periodo comunale del 1434-1444 e per la breve parentesi del 1502-1503, quando papa Alessandro VI la eresse in ducato per Giovanni Borgia. Nel 1545 la città e il suo territorio furono infine assoggettati direttamente alla Santa Sede.
La progressiva stabilizzazione del governo pontificio non cancellò le autonomie locali. I numerosi centri del Maceratese continuarono a possedere propri ordinamenti, magistrature e statuti, mentre Macerata assunse un ruolo crescente nell'amministrazione della Marca. La documentazione oggi conservata nell'Archivio di Stato di Macerata testimonia la presenza, tra l'altro, della Curia generale della Marca di Ancona e di numerosi podestà, governatori e altri uffici periferici dello Stato pontificio.
Età napoleonica e Restaurazione La continuità del dominio pontificio fu interrotta alla fine del XVIII secolo dalle campagne francesi in Italia. Nel 1797 Macerata venne occupata nel quadro dell'espansione francese nello Stato della Chiesa; durante i conflitti successivi la città fu occupata dagli austriaci nel giugno 1799 e ripresa dai francesi nel luglio seguente.
Una più profonda riorganizzazione amministrativa seguì all'incorporazione delle Marche nel Regno d'Italia napoleonico nel 1808. Macerata divenne capoluogo del Dipartimento del Musone, mentre Camerino fu inserita nelle circoscrizioni dipartimentali stabilite dal nuovo ordinamento. Il sistema napoleonico introdusse nel territorio strutture amministrative, giudiziarie e fiscali uniformate al modello francese; nell'Archivio di Stato di Macerata si conservano, fra gli altri, i fondi della Prefettura del Dipartimento del Musone, dell'Intendenza di finanza, della Direzione del demanio, della Corte di giustizia civile e criminale e delle giudicature di pace.
Dopo la caduta del sistema napoleonico il territorio tornò allo Stato Pontificio. La Restaurazione comportò una nuova organizzazione periferica: con il motu proprio di papa Pio VII del 6 luglio 1816 lo Stato fu ripartito in delegazioni apostoliche. Macerata divenne sede di una delegazione di seconda classe compresa nella provincia pontificia della Marca, mentre Camerino costituì una delegazione di terza classe e continuò a essere identificata anche come ducato di Camerino.
Gli assetti non rimasero immutati. Camerino, sede di delegazione dopo la Restaurazione, venne unita amministrativamente a Macerata nel 1825 e tornò autonoma nel 1831. I riparti territoriali pontifici documentano inoltre una fase intermedia nella quale, dal 1827 al 1831, la circoscrizione ebbe la denominazione di delegazione di Macerata e Camerino.
La posizione amministrativa di Macerata si rafforzò nel corso della Restaurazione. Vi avevano sede, oltre alla delegazione apostolica, uffici con competenza più ampia, fra i quali la Direzione del bollo, registro e ipoteche delle Marche e il Tribunale d'appellazione per le Marche. Il territorio che faceva capo alla circoscrizione maceratese pontificia non coincideva tuttavia con quello dell'attuale provincia: la documentazione dell'epoca riguarda anche comuni oggi appartenenti alle province di Ancona e Fermo.
Annessione al Regno d'Italia e istituzione della provincia La configurazione fondamentale della provincia contemporanea risale al Risorgimento. Nel settembre 1860 l'esercito piemontese entrò nelle Marche pontificie e, dopo la battaglia di Castelfidardo, il territorio passò sotto l'amministrazione del Regno di Sardegna. Il successivo riordinamento amministrativo delle Marche fu definito dal governo guidato nelle province dell'Italia centrale attraverso i provvedimenti del dicembre 1860.
Con il regio decreto n. 4495 del 22 dicembre 1860, emanato nell'ambito della riorganizzazione promossa dal ministro dell'interno Marco Minghetti, venne definita la nuova circoscrizione della provincia di Macerata. L'ordinamento superò la precedente frammentazione pontificia e organizzò la provincia in due grandi circondari, quello di Macerata e quello di Camerino.
La circoscrizione camerinese derivava in larga parte dall'antica delegazione apostolica di Camerino, che perse quindi la propria autonomia provinciale ma conservò il ruolo di capoluogo di circondario. Secondo il prospetto ufficiale allegato al provvedimento, la nuova provincia comprendeva complessivamente 52 comuni e abitanti, dei quali nel circondario di Camerino.
La riforma comportò anche significativi scambi territoriali con le province confinanti. Una delle modifiche più rilevanti riguardò Visso, che prima dell'Unità gravitava amministrativamente verso Norcia e l'Umbria. Il regio decreto n. 4495 del 22 dicembre 1860 trasferì Visso e il suo territorio dalla provincia di Perugia a quella di Macerata, inserendoli nel circondario di Camerino. Il territorio vissano comprendeva allora anche gli odierni comuni di Ussita e Castelsantangelo sul Nera, che ottennero successivamente l'autonomia comunale nel 1913.
Contestualmente il nuovo assetto modificò anche il settore settentrionale della precedente circoscrizione maceratese. Il riordinamento del 1860 trasferì alla provincia di Ancona territori che in epoca pontificia avevano fatto capo a Macerata, contribuendo a definire un confine provinciale più vicino a quello contemporaneo.