L'Indocina francese (Indochine française), ufficialmente Unione indocinese (Union indochinoise) tra il 1887 e il 1941, poi Federazione indocinese (Fédération indochinoise) tra il 1941 e il 1954, fu una colonia francese che riuniva il Tonchino, l'Annam, la Cocincina (regioni che costituiscono l'odierno Vietnam), i territori che formano oggi il Laos e la Cambogia, nonché l'exclave di Kwangchowan in Cina.

Spesso viene chiamata semplicemente "Indocina", creando così confusione con la nozione geografica di Indocina (o penisola indocinese), che comprende invece tutti i paesi situati tra l'India e la Cina, ossia anche la Birmania, il Siam ed una parte della Malaysia.

Il Siam, divenuto Thailandia nel 1939, era uno stato cuscinetto tra l'Indocina francese, che andava dal Siam al Mar Cinese Meridionale, e l'Indocina britannica, che era formata dai territori dell'attuale Birmania e da alcuni possedimenti nella penisola malese.

Storia I primi missionari cattolici di nazionalità portoghese, spagnola, italiana e francese misero piede in Indocina nel XVII secolo. Erano in gran parte gesuiti, come Alexandre de Rhodes (1591-1660), autore del primo sistema di romanizzazione della lingua vietnamita, il quốc ngữ. I colonizzatori francesi favorirono la diffusione del quốc ngữ, a scapito di altri sistemi di trascrizione del vietnamita (come il chữ nho e chữ nôm, derivati dai caratteri cinesi degli han), con la precisa intenzione di ridurre l'influenza della cultura cinese e soprattutto dei letterati, all'epoca duramente contrari al Protettorato. I nazionalisti non tardarono a intuire che quello stesso strumento poteva favorire la loro causa, perché era più facile da apprendere, poteva veicolare con più facilità il moto di rinnovamento della cultura vietnamita e rappresentare un fattore unificante per popolazioni che finora si erano guardate con diffidenza..

Gli interessi economici francesi (sfruttamento delle risorse naturali comprendenti tè, caffè, carbone, caucciù) diedero grande impulso alla conquista dell'Indocina, dato che i membri della Camera di commercio di Marsiglia avevano intenzione di "fare di Saigon una nuova Singapore", che a quel tempo era una colonia britannica. Uomini d'affari francesi ritenevano che la colonizzazione avrebbe risolto la crisi degli sbocchi industriali, e consideravano inoltre il Tonchino un trampolino verso l'immenso mercato cinese.

La decisione di Napoleone III di invadere il Vietnam (luglio 1857) fu dunque in larga parte una conseguenza del consolidamento del capitalismo francese e in particolare del suo bisogno di mercati di sbocco. Vietnam, su britannica.com.

Le conquiste in Cambogia e Vietnam

Nel XIX secolo, alla vigilia dell'intervento francese, il Vietnam era un impero capeggiato dai sovrani della dinastia Nguyễn e il suo territorio si estendeva lungo la costa orientale della penisola indocinese, dal delta del Mekong a quello del fiume Rosso. I vicini regni laotiani di Vientiane, Luang Prabang e Champasak alla fine del XVIII secolo erano stati annessi o resi vassalli dal Regno di Thonburi dei siamesi, che nel 1782 era diventato il Regno di Rattanakosin.

Il Regno Khmer era entrato fin dal XVII secolo in un periodo di decadenza, dominato alternativamente dal Vietnam e dal Siam, dei quali era tributario. La politica espansionistica di questi due regni provocò due rivolte del popolo cambogiano nel 1845, che portarono l'anno successivo alla firma di un trattato di pace con cui Siam e Vietnam si spartirono la suzeraineité sul Paese, costretto a pagare tributi a entrambi.

Il re di Cambogia Ang Duong chiese in seguito l'intervento della Francia, presente nella regione con interessi commerciali e missioni cattoliche nella vicina Cocincina e interessata ad assumere il controllo nella zona del delta del Mekong. I negoziati che seguirono giunsero a un punto morto. Nel 1858 ebbe inizio la colonizzazione francese del Vietnam e, alla morte di Ang Duong, nel 1860 il figlio e successore Norodom fu costretto da una rivolta a lasciare Oudong (dal 1616 capitale del regno) e in seguito dovette rifugiarsi a Bangkok. Fece rientro a Oudong nel 1862 con l'aiuto dei siamesi nel periodo in cui i vietnamiti erano in crisi per l'espansione francese, e il governo di Bangkok approfittò per riprendere il totale controllo della Cambogia.

I francesi avevano continuato a tenere i contatti con il governo di Oudong e - per sottrarsi definitivamente al dominio siamese - il 1º agosto 1863 re Norodom firmò il trattato che assegnò ai francesi il protettorato sul Paese (Protectorat du Cambodge). I siamesi furono comunque in grado di mantenere il controllo sulle province occidentali cambogiane, che avrebbero finito per cedere ai francesi nel 1907. Norodom mantenne una buona autonomia fino al 1884, quando un nuovo trattato consentì agli europei di assumere il controllo dell'amministrazione e di intraprendere una serie di radicali riforme per aprire i commerci con l'Occidente.

I primi interventi militari francesi nel sud del Vietnam risalgono al 1858 (campagna di Cocincina), all'epoca del Secondo Impero (1852-1871), con il pretesto della protezione dei missionari cattolici nelle comunità chrétiennes, fondate nella zona dopo il XVII secolo. Dopo essersi procurati il controllo dell'intera Cocincina nel 1867, a partire dal 1872 iniziarono gli attacchi contro il resto del Paese. Nel giugno 1883 le truppe di Parigi intrapresero la conquista del nord con la campagna del Tonchino. Il 20 agosto successivo sconfissero i vietnamiti nella battaglia di Thuận An, alle porte di Huế, e imposero alla corte vietnamita il trattato di Huế, con cui furono istituiti i protettorati su Annam e Tonchino (Protectorat d'Annam e Protectorat du Tonkin). I cinesi da lungo tempo avevano la suzeraineté sul Vietnam e tentarono di impedire la conquista francese; nell'agosto 1884 scoppiò la guerra franco-cinese, conclusasi nell'aprile 1885 con la vittoria dei francesi, che ottennero così pieno controllo del Vietnam.

I siamesi furono allarmati dalla pressione risultante sul vicino Regno di Luang Prabang, sotto il loro controllo dalla fine del XVIII secolo, e nel 1886 occuparono le mường dei thái nel nord-ovest del Vietnam per stabilire confini a loro favorevoli. Le mường furono riunite nella confederazione indipendente Sip Song Chu Tai ('dodici principati tai'), ma nel 1888 i francesi cacciarono i siamesi ed occuparono a loro volta la zona facendone un protettorato autonomo chiamato Pays Taï.

L'Unione indocinese e la conquista del Laos La nuova colonia venutasi a creare fu battezzata Unione indocinese nel 1887, sotto la Terza repubblica (1870-1940). Comprendeva i protettorati di Cambogia, Cocincina, Annam e Tonchino.

Negli anni successivi l'attenzione dei francesi fu rivolta alla conquista dei territori laotiani, che erano in mano ai siamesi. Iniziarono ad esercitare una forte pressione che si risolse nella vittoriosa guerra franco-siamese del 1893, con la quale i siamesi cedettero tutti i territori laotiani sulla riva orientale del Mekong che facevano parte dei regni di Vientiane (annesso al Siam alcuni decenni prima), di Luang Prabang e di Champasak, tributari del Siam. Nei quindici anni successivi, una serie di trattati imposti dai francesi costrinse i siamesi a cedere anche le province occidentali cambogiane e ampi territori ad ovest del Mekong, quelli nel nord di pertinenza del regno di Luang Prabang e quelli nel sud del regno di Champasak.

Nell'ambito dell'espansione verso i territori laotiani si può inserire anche la vicenda del regno di Sedang, fondato nel 1888 da un avventuriero francese, Marie-Charles David de Mayrena, che era giunto nella provincia di Kon Tum su richiesta non ufficiale del governatore della Cocincina Charles Le Myre de Vilers. Il regno, formato dalla confederazione delle tribù dei Sedang, Bahnar e Rengao, venne annesso all'Indocina francese nel 1890.

Nel 1897, con le ultime sacche di resistenza ormai spazzate, i Francesi poterono dedicarsi sistematicamente al riordino del proprio dominio coloniale in Indocina, con la centralizzazione dell'amministrazione e l'introduzione di corvé in capo ai villaggi. Nel Paese potevano circolare solo merci vietnamite e francesi. Attraverso bonifiche ed espropri si formarono vasti latifondi per la coltivazione e l'esportazione di riso e caucciù..

Il Vietnam allo scoppio della Grande guerra Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, la società vietnamita sperimentò profonde trasformazioni: la rete delle infrastrutture crebbe e il sistema scolastico fu riorganizzato sul modello francese, mentre le comunità agricole tradizionali, che per lo più consideravano il suolo una proprietà indivisa, andavano sparendo in favore di nuove élite. Se in parte le campagne ancora oscillavano fra tradizione confuciana e buddhista, da un lato, e il modello occidentale e capitalistico, dall'altro, la popolazione urbana accolse progressivamente la cultura francese e il cattolicesimo.

Fu proprio nell'élite colta degli ambienti urbani che iniziò a manifestarsi un'opposizione al dominio coloniale: particolare impressione destarono la Rivoluzione Xinhai del 1911 in Cina (che determinò l'abdicazione dell'imperatore Pu Yi e la formazione della nuova Repubblica di Cina), i moti di Pechino del 1919, gli scioperi di Hongkong del 1922 e di Shanghai del 1925. Altrettanto importante per la formazione di una sensibilità patriottica in Vietnam fu l'afflato anti-imperialista della Rivoluzione d'ottobre del 1917 in Russia...

Reparti indocinesi parteciparono alla prima guerra mondiale, combattendo in particolare nella battaglia della Somme.

I moti del 1930

Con la Grande depressione (1929) giunse il picco della crisi generale del capitalismo. La crisi nei paesi coloniali fu ancora più grave che in Europa e negli USA: le economie delle colonie si fondavano sull'esportazione di materie prime estremamente sensibili alle fluttuazioni dei prezzi e la caduta del prezzo del riso, ad esempio, comportava la rovina dei contadini, senza alcun tipo di ammortizzatore sociale, ma toccava anche gli operai, i piccoli funzionari, gli impiegati e, infine, anche i grandi proprietari e i commercianti. La crisi economica saldò dunque le rivendicazioni di diversi strati della popolazione. A partire dal 1930, si scatenarono in Indocina una lunga serie di rivolte e scioperi: duramente represse, queste proteste continuarono in tono minore, per poi riesplodere con la guerra del Pacifico (1941-1945)..

La seconda guerra mondiale

Le crescenti aspirazioni imperialiste e il nazionalismo che stavano scuotendo l'Impero giapponese portarono il governo di Tokyo ad intraprendere la seconda guerra sino-giapponese nel 1937. Dopo una serie iniziale di travolgenti successi, i giapponesi si trovarono bloccati anche in conseguenza degli aiuti internazionali alla Cina di Chiang Kai-shek. Una delle priorità giapponesi fu quella di bloccare i rifornimenti di armi ed altri generi di necessità al Kuomintang. È stato stimato che, fino al giugno del 1940, dal porto vietnamita di Haiphong gli statunitensi avessero inviato in Cina circa 10 tonnellate di aiuti ogni mese. Nel settembre del 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale e nel giugno 1940, dopo aver portato a termine l'invasione della Francia, i tedeschi imposero ai francesi la formazione del governo collaborazionista di Vichy.

I giapponesi approfittarono della capitolazione della Francia e nel settembre del 1940 occuparono il nord dell'Indocina francese, costringendo Vichy a concedere all'Esercito imperiale l'uso di tre basi aeree del Tonchino e il passaggio di truppe. Furono così in grado di garantirsi l'interruzione degli aiuti degli Stati Uniti alla Repubblica cinese, che venivano inviati con la ferrovia dalla stazione di Haiphong, principale porto del Vietnam settentrionale, a quella di Kunming, nella provincia cinese sud-occidentale dello Yunnan.