Le relazioni tra Estonia e Russia (in estone: Eesti-Vene suhted; ) vengono intrattenute da secoli, ma la prima volta in cui le due realtà interagirono entrambe da Stati indipendenti risale al 2 febbraio 1920, giorno in cui la RSFS Russa riconobbe de iure la Repubblica di Estonia. Inoltre, la prima rinunciò per sempre a tutte le rivendicazioni territoriali sull'Estonia, sottoscrivendo il trattato di Tartu. A quel tempo, i bolscevichi avevano appena acquisito il controllo della maggior parte del territorio russo, e la legittimità del loro governo era fortemente contestata dalle potenze occidentali e dai bianchi.

Dal Medioevo al Novecento Estonia e Rus' di Kiev

Nel 1030 Jaroslav il Saggio della Rus' di Kiev organizzò una spedizione militare nel territorio dei Ciudi e costruì una struttura difensiva che chiamò Jurjev sul sito della loro abbattuta fortezza (nella moderna Tartu). Nel 1060, la Rus' di Kiev tassò i Sosoli (una tribù estone), causandone una ribellione l'anno successivo che spinse gli abitanti ad attaccare anche Jurjev distruggendola. Durante il regno di Jaroslav, si costruirono le prime chiese cristiane ortodosse in Estonia. Tuttavia, questa non fu cristianizzata fino al XIII secolo dai crociati tedeschi e danesi.

Estonia e Regno russo

Nel 1558 Ivan il Terribile invase la Confederazione Livoniana (le odierne Estonia e Lettonia) e a quel punto scoppiò la guerra di Livonia (1558-1582), un conflitto a cui presero parte il Regno russo e una coalizione composta da Danimarca, Granducato di Lituania, Regno di Polonia (in seguito Confederazione polacco-lituana) e Svezia. L'armistizio di Jam Zapolski nel 1582 firmato dalla Russia e dalla Confederazione polacco-lituano vide la prima rinunciare alle sue rivendicazioni sulla Livonia e, l'anno successivo, lo zar fece pace anche con la Svezia. In base al trattato di Pljussa, la Russia cedeva Narva e la costa meridionale del Golfo di Finlandia, il suo unico accesso al Mar Baltico. La situazione fu parzialmente invertita 12 anni dopo, quando ai sensi della pace di Teusina cessò una nuova guerra tra Svezia e Russia.

Estonia e Impero russo

Grande guerra del nord

La sconfitta della Svezia nella grande guerra del nord nel 1721 portò al trattato di Nystad, il quale permise all'Impero russo di prendere possesso dei territori baltici svedesi in Estonia (oggi Estonia settentrionale) e Livonia (oggi Estonia meridionale e Lettonia settentrionale). Il sistema legale, la chiesa luterana, i governi locali e municipali e l'istruzione rimasero per lo più tedeschi fino alla fine del XIX secolo e in parte fino al 1918.

Nel 1819, le province baltiche furono le prime nello Zarato in cui fu abolita la servitù della gleba e in cui la nobiltà godette di maggiore autonomia, i quali consentirono a loro volta di assegnare ai contadini della terra o di trasferirsi nelle città. Tali misure permisero lo sviluppo economico e la rinascita dell'identità e della cultura nazionale locale, poiché l'Estonia si trovò risucchiata dalla corrente di risveglio nazionale che cominciò a diffondersi in Europa a metà del XIX secolo.

XX e XXI secolo Dichiarazione di indipendenza estone

Durante la prima guerra mondiale, mentre le truppe russe battevano in ritirata e quelle tedesche si spingevano a est il 24 febbraio 1918, il cosiddetto Comitato per la salvezza del Consiglio nazionale estone Maapäev emanò la Dichiarazione d'indipendenza.

Estonia e RSFS Russa: la guerra d'indipendenza estone e il trattato di Tartu

La guerra d'indipendenza estone (1918-1920), scoppiata in concomitanza con la guerra civile russa, segnò il passo necessario affinché fosse riconosciuta da Mosca la sovranità della Repubblica di Estonia all'indomani della Grande Guerra e della Rivoluzione d'ottobre del 1917. Le ostilità cessarono nel 1920 con la vittoria dell'Estonia sui suoi avversari.

Il trattato di Tartu fu l'accordo di pace siglato da Estonia e RSFS Russa il 2 febbraio 1920 che pose fine alla guerra d'indipendenza estone. Ai sensi di esso, la Russia (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa) riconobbe la sovranità dell'Estonia e rinunciò a qualsiasi rivendicazione territoriale sull'Estonia.

Estonia e Unione Sovietica

Relazioni politiche Nel 1920, al secondo congresso del Comintern si decise i partiti comunisti all'estero avrebbero dovuto costituirsi ex novo oppure separandosi dai partiti socialdemocratici di turno; in ogni caso, essi avrebbero dovuto rendere conto a Mosca e non ai loro collegi elettorali interni.

Gli ultimi anni di indecisione e la morte di Vladimir Lenin (21 gennaio 1924) innescarono una lotta per il potere tra Lev Trockij e Iosif Stalin. Fino a quando tale dualismo perdurò, la politica estera sovietica andò alla deriva.

Il 1º dicembre 1924 il Comintern supervisionò colpo di Stato in Estonia poi fallito.

Trattati tra Estonia e URSS Prima della seconda guerra mondiale, la Repubblica d'Estonia e l'URSS avevano firmato e ratificato diversi trattati, qui elencati in ordine cronologico:

Patto Briand-Kellogg (27 agosto 1928): si ripudiava la guerra come strumento di risoluzione delle controversie (ratificato anche da Estonia e URSS il 24 luglio 1929) Trattato di non aggressione: stipulato il 4 maggio 1932. Convenzione per la definizione di aggressione: il 3 luglio 1933, per la prima volta nella storia del diritto internazionale, veniva fornita una definizione di aggressione in un trattato vincolante sottoscritto all'ambasciata sovietica a Londra dall'URSS e, tra i vari firmatari, dalla Repubblica d'Estonia. L'articolo II definisce così le forme di aggressione: sarà riconosciuto come aggressore quello Stato che per primo commetterà una delle seguenti azioni (...): Par. 2: invasione da parte delle forze armate del territorio di un altro Stato, anche senza previa dichiarazione di guerra. Par. 4: istituzione di un blocco navale di coste o porti di un altro Stato.

Scoppio della seconda guerra mondiale

Il destino delle relazioni tra l'URSS e la Repubblica di Estonia prima della seconda guerra mondiale fu deciso dal patto di non aggressione tedesco-sovietico e dal suo protocollo aggiuntivo segreto dell'agosto 1939.

1 settembre 1939, la Germania invase la Polonia. Il 3 settembre Gran Bretagna, Francia, Australia e Nuova Zelanda dichiararono guerra alla Germania; Il 14 settembre, il sottomarino polacco ORP Orzeł raggiungeva Tallinn; Il 17 settembre l'Unione Sovietica diede il via alla campagna di Polonia; Il 18 settembre si verificò l'incidente dell'Orzeł: il sottomarino polacco fuggì dall'internamento a Tallinn e alla fine si recò in Regno Unito. La neutralità dell'Estonia fu messa in dubbio dall'Unione Sovietica e dalla Germania; Il 24 settembre 1939, navi da guerra della Marina Rossa apparvero al largo dei porti estoni, i bombardieri sovietici iniziarono a sorvolare minacciosamente su Tallinn e sulla campagna circostante. Alla luce dell'incidente dell'Orzeł, la stampa e la radio di Mosca avviarono una campagna propagandistica contro l'Estonia, tacciandola di essere "ostile" all'Unione Sovietica. Mosca chiese all'Estonia di consentire all'URSS di stabilire basi militari e di stazionare 25.000 soldati sul suolo estone per la durata della guerra europea. Il governo dell'Estonia accettò l'ultimatum firmando il corrispondente accordo il 28 settembre 1939.

I contenuti del patto, dalla durata decennale, sono così riassumibili:

L'URSS otteneva il diritto di posizionare uomini dell'Armata Rossa in basi navali e aeroporti sulle isole strategiche situate a ridosso di Tallinn, del golfo di Finlandia e del golfo di Riga; L'URSS era obbligata a intensificare gli scambi commerciali annui con l'Estonia e fornire canali d'emergenza nel caso in cui, minacciato il mar Baltico dalla guerra, sarebbe stato impossibile per gli estoni proseguire le relazioni economiche con il resto del continente. In quel caso, sarebbe stato possibile tessere rapporti con altre zone dell'URSS o insediamenti ad esempio situati sul mar Nero e sul Mar Bianco; I due stati avevano l'obbligo di assistenza reciproca in caso di "aggressioni scatenate da qualsiasi grande potenza europea"; La sovranità dell'Estonia non veniva intaccata dal trattato. L'atto, si legge, "non deve influenzare" i "rapporti economici e l'apparato statale".

Annessione sovietica del 1940

Il 12 giugno 1940 la Flotta del Baltico ricevette l'ordine di eseguire un blocco militare totale dell'Estonia e, a due giorni di distanza, questo fu effettivamente posto in essere. Due bombardieri sovietici abbatterono l'aereo passeggeri finlandese Kaleva che volava da Tallinn a Helsinki e trasportava tre valigette diplomatiche dalle legazioni statunitensi a Tallinn, Riga e Helsinki.

Il 16 giugno 1940, l'Unione Sovietica invase l'Estonia: l'Armata Rossa uscì dalle basi militari in cui era confinata e fece compagnia ai circa soldati sovietici aggiuntivi entrati nel paese. Vjačeslav Molotov aveva accusato gli stati baltici di cospirazione contro l'Unione Sovietica e consegnato un ultimatum in Estonia per l'istituzione di un governo approvato dai sovietici. Ai sensi il patto Briand-Kellogg, il governo estone preferì di non ricorrere alla guerra come mezzo di risoluzione, valutata realisticamente la soverchiante superiorità numerica dei sovietici sia ai confini che all'interno del paese: si preferì dunque non resistere ed evitare spargimenti di sangue.

Il 17 giugno, il giorno in cui la Francia si arrese alla Germania, l'Estonia accettò l'ultimatum e la sovranità dell'Estonia cessò de facto di esistere. L'occupazione militare della repubblica estone fu completata entro il 21 giugno 1940 e resa "ufficiale" da un colpo di Stato comunista diretto dalle truppe sovietiche.

Gran parte delle Forze di difesa estoni e della Lega di difesa estone si arresero di concerto con le disposizioni del governo estone e furono disarmate dall'Armata Rossa.. Solo il battaglione indipendente estone di stanza a Tallinn in via Raua fece resistenza ai danni della milizia comunista dell'Armata Rossa e di "Autodifesa popolare", combattendo contro le truppe invasori il 21 giugno 1940. Quando l'Armata Rossa dispiegò rinforzi aggiuntivi supportati da sei mezzi corazzati, la schermaglia proseguì per diverse ore fino al tramonto. Alla fine la resistenza militare fu piegata ricorrendo a negoziati e il battaglione indipendente si consegnò e fu disarmato. Diversi furono i feriti di entrambi gli schieramenti: morirono circa dieci russi e due militari estoni di cui si conosce il nome, Aleksei Männikus e Johannes Mandre.

Lo stesso giorno, il 21 giugno 1940, la bandiera dell'Estonia fu sostituita con una bandiera rossa su Ermanno il Lungo (Pikk Hermann), la quale simboleggiava l'operatività del governo indipendente dal 1918 simbolo del governo in vigore in Estonia.

Il 14-15 luglio, a seguito di decreti emanati in maniera contraria alle leggi locali, si tennero le elezioni parlamentari in tutti e tre i paesi baltici: a concorrere furono autorizzati solo i comunisti e i partiti alleati e i risultati furono palesemente truccati. Coloro che non avevano timbrato il passaporto per aver votato erano passibili di fucilazione. Furono istituiti tribunali per punire i "nemici del popolo", coloro che non avevano rispettato il "dovere politico" di votare il Partito Comunista dell'Estonia. Il "parlamento" così eletto proclamò l'Estonia una repubblica socialista il 21 luglio 1940 e chiese all'Unione Sovietica di essere annessa a quest'ultima. L'Unione Sovietica "accettò" la proposta dell'Estonia il 6 agosto e la ribattezzò come Repubblica Socialista Sovietica Estone. L'occupazione e l'annessione dell'Estonia nel 1940 all'Unione Sovietica furono considerate illegittime e non furono mai ufficialmente riconosciute dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti, Canada e da altre democrazie occidentali.

Terrore sovietico