La Repubblica di Lituania (in lituano: Lietuvos Respublika) esistita tra il 1918 e il 1940 fu uno Stato costituito nell'Europa orientale, sulle rive del Mar Baltico, dopo la sconfitta dell'Impero tedesco nella prima guerra mondiale e la Rivoluzione d'ottobre del 1917. In virtù del favorevole contesto storico-sociale, fu possibile per la Lituania ottenere la propria indipendenza, un evento questo rientrante tra le conseguenze della prima guerra mondiale. Era dal 1795, ovvero in concomitanza della terza spartizione della Confederazione polacco-lituana, che il Paese baltico non risultava autonomo. L'attuale Repubblica di Lituania si considera il successore dello Stato lituano nato nel 1918, ritenendo il periodo intercorso tra l'occupazione sovietica dei paesi baltici nel 1940 e la restaurazione dell'indipendenza avvenuta nel 1990 alla stregua di un'incorporazione illegittima ai sensi del diritto internazionale e non di una valida annessione dal punto di vista giuridico.

Storia Proclamazione dell'indipendenza

La Lituania aveva proclamato la propria autonomia il 16 febbraio 1918 a seguito dell'emanazione del cosiddetto Atto d'indipendenza.. Malgrado ciò, la Lituania era all'epoca militarmente occupata dall'esercito imperiale tedesco, impegnato nella prima guerra mondiale. La Germania aveva costituito l'Ober Ost nelle odierne Lettonia, Lituania e in parte della Bielorussia per amministrare i territori ottenuti a seguito della firma del trattato di Brest-Litovsk, ai sensi del quale l'Impero russo era uscito dal conflitto.. La Germania tentò di strumentalizzare le aspirazioni indipendentiste dei baltici con la speranza di costituire uno Stato cliente; l'obiettivo era quello di costituire il Regno di Lituania, il quale avrebbe dovuto essere guidato dal duca Guglielmo di Urach (Mindaugas II), un nobile di etnia tedesca. La proposta non andò in porto e il Consiglio della Lituania, l'organo governativo costituito ad interim, preferì virare verso l'ipotesi di dare vita a una repubblica. Tuttavia, le pressioni di Berlino apparivano ancora forti e fu soltanto verso la fine del 1918 che la Lituania riuscì ad agire in maniera autonoma. La firma dell'armistizio di Compiègne, con cui si chiude la Grande Guerra, coincise con l'inizio del lungo processo di ritiro delle truppe tedesche dal suolo baltico; ciò permise all'Estonia, alla Lettonia e alla Lituania di non essere più sottoposte a domini stranieri e di proclamarsi autonome. Non molto tempo dopo, la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, subentrata allo Zarato russo, si dimostrò interessata a riconquistare quanto sottratto dal trattato di Brest-Litovsk.

Confini: la contesa su Vilnius

I confini della prima Repubblica di Lituania differivano leggermente da quelli della moderna Lituania, con la grande eccezione della regione di Vilnius. Sebbene nella dichiarazione d'indipendenza la Lituania avesse indicato Vilnius come sua capitale per motivazioni storiche (era infatti il centro principale del Granducato di Lituania), la città, abitata per la maggior parte da cittadini polacchi all'inizio del Novecento, passò in mano alla Seconda Repubblica di Polonia subito dopo la fine della prima guerra mondiale. Il 1º gennaio 1919, l'esercito imperiale tedesco ancora presente in Lituania si ritirò e cedette l'autorità su Vilnius a un comitato polacco locale, contravvenendo alle richieste dell'amministrazione lituana. Tale evento permise la costituzione di un'amministrazione polacca composta da vecchi membri delle formazioni locali di autodifesa polacca, a quel tempo arruolati nel Wojska Lądowe.. Così come i tedeschi, anche i lituani si ritirarono dalle regioni. Il 5 gennaio 1919 la città fu presa dalle forze bolsceviche che avanzavano da est e Vilnius fu proclamata la capitale della Litbel (la Repubblica Socialista Sovietica Lituano-Bielorussa). Mentre imperversava la guerra polacco-sovietica, tra l'inverno e la primavera del 1919 la città venne amministrata da figure affiliate ai comunisti. Il 19 aprile la città fu nuovamente conquistata dalla Polonia nell'ambito dell'offensiva di Vilna, passando di nuovo quindici mesi dopo, il 14 luglio 1920, in mano alle forze sovietiche. In quest'occasione, i lituani appoggiarono i sovietici poiché, in cambio del loro sostegno, fu loro promessa la garanzia di ricevere il possesso di Vilnius e del suo circondario.

Poco dopo la sconfitta riportata nella battaglia di Varsavia nel 1920, l'Armata Rossa in ritirata lasciò la città alla Lituania, di concerto con il trattato di pace di Mosca sovietico-lituano del 12 luglio 1920. L'intesa riconosceva la sovranità lituana su molte delle aree appartenenti alla cosiddetta Lituania Propria, inclusa Vilnius. Sebbene la città stessa e i dintorni cambiarono effettivamente bandiera, la rapidità dell'offensiva polacca impedì che i lituani potessero insediarsi in maniera stabile in un così breve lasso di tempo. L'alternativa poteva essere quella di cercare di preservare il controllo di Vilnius militarmente, ma i baltici preferirono scongiurare questo scenario. La conclusione delle guerre d'indipendenza lituane, protrattesi tra il 1918 e il 1920, garantì ai baltici più meridionali la propria sovranità. A contribuire a questo risultato fu sicuramente la Polonia, la quale, in virtù delle sue vittorie conseguite nella guerra sovietico-polacca, riuscì secondo alcuni storici a garantire allo Stato lituano un ventennio di indipendenza, considerando che la RSFS Russa uscì sconfitta dal conflitto con Varsavia.

Molti storici sostengono che il motivo principale dietro l'accordo sovietico con la Lituania fosse quello di indebolire la Polonia e consegnare i territori contesi a uno Stato più debole, ovvero la Lituania dell'epoca, al fine di riconquistare l'area più facilmente dopo che il ritiro dell'Armata Rossa si fosse arrestato. Inoltre, l'indipendenza delle repubbliche baltiche era vista da Vladimir Lenin come un evento temporaneo. Tuttavia, dopo la battaglia del fiume Niemen, l'Armata Rossa riportò gravi perdite e la Russia bolscevica dovette abbandonare i suoi propositi di re-incorporazione dei territori persi dall'Impero russo a seguito della firma del trattato di Brest-Litovsk.

Proprio quando Mosca cessava di costituire una grande minaccia nell'area geografica, almeno in quel momento, le relazioni polacco-lituane peggiorarono. In termini demografici, Vilnius risultò una delle città lituane più polonizzate e russificate durante il dominio russo 1795-1914, come emerge dai dati anagrafici a disposizione, invero abbastanza limitati.

Malgrado il loro ritiro, i lituani rivendicavano territorialmente l'area e rifiutarono di ritenere legittima qualsiasi pretesa dei polacchi sulla città e sulla regione circostante. I negoziati sul futuro dell'area contesa, intrattenuti sotto l'egida della Conferenza degli Ambasciatori per sua volontà a Bruxelles e a Parigi, giunsero a una situazione di stallo. Il presidente della Polonia, l'autoritario e ambizioso Józef Piłsudski, si dimostrò assai preoccupato per questa situazione, in quanto temeva che la Triplice intesa avesse ritenuto legittimi i contenuti del trattato di Mosca del 1920. Poiché entrambi i Paesi erano ufficialmente in pace e la delegazione lituana aveva respinto l'ipotesi di effettuare un plebiscito, i polacchi decisero di assicurarsi la regione tra il mese di settembre e di ottobre del 1920 in quella che divenne nota come guerra polacco-lituana.

Il generale Lucjan Żeligowski, a capo della divisione lituano-bielorussa dell'esercito polacco, inscenò un finto ammutinamento (ammutinamento di Żeligowski) e il 9 ottobre 1920, al comando delle truppe ai suoi ordini, fece il suo ingresso a Vilnius, compiendo un'operazione per certi versi molto simile all'Impresa di Fiume. Dopo essere stato accolto da folle festanti, il generale Żeligowski dichiarò Vilnius la capitale della neocostituita Repubblica della Lituania Centrale, auto-proclamandosi suo capo di Stato.. I negoziati a Bruxelles proseguirono, ma quanto accaduto a Vilnius rese più gravosa la prosecuzione dei negoziati. Come già la Lituania aveva intuito e come il presidente Józef Piłsudski stesso ammise tempo dopo, le manovre necessarie per l'esecuzione dell'ammutinamento di Żeligowski furono tutte eseguite con l'approvazione della Polonia. Tra i piani proposti dall'Intesa si avanzò quello di creare uno Stato polacco-lituano la cui forma di governo sarebbe stata simile a quella della Confederazione Elvetica, con il controllo sull'area contesa che avrebbe dovuto essere condiviso. Sebbene tale ipotesi riscontrò il tacito consenso di entrambe le fazioni, la Polonia insistette affinché fossero invitati nelle trattative anche i rappresentanti della Lituania Centrale. I politici lituani sostenevano che la Lituania centrale non fosse altro che uno Stato fantoccio della Polonia e respinsero l'idea; il risultato fu l'ennesimo stallo negoziale.

Il governo lituano stabilì la sua capitale de facto nella città di Kaunas, assegnandole esplicitamente lo status di "capitale provvisoria" e chiedendo a Varsavia, ancora una volta, la restituzione dei territori contesi. Tra il 1919 e il 1938, la Lituania rifiutò di intrattenere rapporti diplomatici con la Polonia fino a quando il governo polacco non avesse ceduto la città. A nulla valsero gli interventi effettuati nel corso degli anni Venti della Società delle Nazioni. L'ultimatum polacco alla Lituania del 1938 costrinse Kaunas a ripristinare le relazioni diplomatiche, ma i baltici non rinunciarono alle proprie rivendicazioni e si appellarono al fatto che la stessa Costituzione lituana individuava in Vilnius la capitale dello Stato.

Periodo democratico

L'assemblea costituente, che si riunì soltanto nell'ottobre del 1920 a causa delle minacce avanzate dalla Polonia, si riunì e avviò molte riforme ritenute necessarie nel neonato Stato. Questo bisogno nasceva dall'esigenza per la Lituania di ottenere il riconoscimento internazionale e un posto in seno alla Società delle Nazioni. Su questa scia, si approvò una legge per la riforma agraria, si introdusse una valuta nazionale (il litas) e si adottò una carta costituzionale definitiva nell'agosto 1922. Le prime elezioni della giovane repubblica per eleggere il Seimas (parlamento) ebbero luogo nell'ottobre 1922. La questione costituzionale più controversa riguardò il ruolo della presidenza; nella sostanza, i poteri del governo risultavano abbastanza limitati, considerando che il parlamento unicamerale godeva di una libertà di manovra molto invasiva. I suoi membri, eletti dal popolo per un triennio, eleggevano appena entrati in carica loro stessi un presidente, il quale era autorizzato a nominare un primo ministro. Quest'ultima figura aveva poi il compito di formare un gabinetto dei ministri. Il mandato presidenziale non poteva essere ricoperto per più di due mandati consecutivi. Il principale successo duraturo raggiunto durante la prima legislatura riguardò la rivolta di Klaipėda, avvenuta dal 10 gennaio al 15 gennaio 1923. La sommossa coinvolse la Lituania Minore, una regione tradizionalmente bramata dai nazionalisti lituani e che rimase sotto il dominio tedesco dopo la Grande Guerra ad eccezione della regione di Klaipėda, abitata da una significativa minoranza lituana (27,6% o 38.900 su 141.000). La Lituania approfittò dell'occupazione della Ruhr nell'Europa occidentale e si insediò a tutti gli effetti nella regione di Klaipėda, un territorio separato dalla Prussia orientale ai sensi del trattato di Versailles e posto sotto l'amministrazione francese con il placet della Società delle Nazioni. La regione fu incorporata come distretto autonomo nel maggio 1924 e consentì l'unico accesso del Paese al mar Baltico. Klaipėda era inoltre un importante centro industriale, ma i numerosi abitanti tedeschi della regione resistettero al dominio lituano durante gli anni Trenta. La rivolta di Klaipėda fu l'ultimo conflitto armato avvenuto in Lituania prima della seconda guerra mondiale..